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Articolo 439 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Misura degli alimenti tra fratelli e sorelle

Dispositivo dell'art. 439 Codice civile

Tra fratelli e sorelle gli alimenti sono dovuti nella misura dello stretto necessario [433, n. 6] (1).

Possono comprendere anche le spese per l'educazione e l'istruzione se si tratta di minore (2).

Note

(1) Lo stretto necessario indica i bisogni essenziali e primari della persona, il cd. "demanio dei poveri".
(2) Il comma è stato così sostituito dall'art. 9 della L. 8 marzo 1975 n. 39.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

215 E' stata mantenuta la formula dell'art. 439 del c.c., che limita allo stretto necessario la misura degli alimenti tra fratelli e sorelle, nonostante la proposta di soppressione, che è stata fatta. E' sembrato infatti che sia stata realizzata una benigna innovazione a favore dei fratelli e delle sorelle, sopprimendosi la condizione richiesta dal codice del 1865 che essi, per aver diritto agli alimenti, dovevano trovarsi in condizioni fisiche tali da essere impossibilitati a provvedere al proprio mantenimento per cause non imputabili a loro colpa. Ora, non sarebbe stato conveniente andare oltre, poiché è indubbio che i fratelli e le sorelle, quando, come normalmente avviene, si sono costituiti una nuova famiglia, non si trovano negli stessi rapporti di intimità e di familiarità delle altre categorie degli aventi diritto agli alimenti. Del resto, l'art. 439, pur affermando il principio della misura dello stretto necessario, con criteri di sufficiente larghezza stabilisce che gli alimenti possono comprendere anche le spese per l'educazione e l'istruzione di persona minore degli anni diciotto.

Massime relative all'art. 439 Codice civile

Cass. civ. n. 15397/2013

La circostanza che la pretesa alimentare sia rivolta nei confronti di un fratello non comporta la sua infondatezza, ma solo la determinazione del relativo importo nella misura dello stretto necessario, ai sensi dell'art. 439 c.c..

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Consulenze legali
relative all'articolo 439 Codice civile

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Andrea L. chiede
lunedì 11/06/2018 - Estero
“Buon giorno, ho tre sorelle tutte sopra i 50 anni in buona salute, che vengono ancora sostenute dalla pensione dei miei genitori, adesso mio padre essendo sopra gli 80 anni, vuole comprare un'auto a rate, che non gli concedono.
Essendo l'unico figlio che lavora, mi ha chiesto di fargli da garante per queste rate, la mia preoccupazione che questo possa comportare il rischio futuro di dover mantenere le mie sorelle, quando non ci saranno più i miei genitori.
Non convivo più con la mia famiglia, sono emigrato all'estero, io e mia moglie abbiamo una buona situazione economica, vorrei sapere se esiste una possibilità per tutelarsi da eventuali richieste di denaro.”
Consulenza legale i 15/06/2018
Il quesito pone due questioni ben distinte l’una dall’altra.
Una infatti è quella relativa alla prestazione di garanzia personale da parte del fratello per l’acquisto dell’auto del padre e l’altra è quella dei rapporti del primo con le sorelle quando non ci saranno più i genitori.

Per quanto riguarda il primo aspetto, si tratta di garanzia detta “fideiussione”: essa comporta l’assunzione, da parte del fideiussore, di un obbligo “solidale” unitamente al debitore principale (“solidale” significa che il debitore può indifferentemente chiedere il pagamento integrale all’uno o all’altro dei coobbligati), salvo che le parti non si siano espressamente accordate affinché, in caso di inadempimento del debitore principale, prima venga richiesto il pagamento a quest’ultimo e solo in un secondo momento, se il debitore principale è insolvente, al fideiussore.
Nel caso di specie, dunque, tutto dipenderà dal contenuto del contratto che si andrà a stipulare con il venditore dell’auto.
Se il fideiussore (nel nostro caso, il figlio) dovesse pagare al posto del padre, avrà diritto di regresso contro quest’ultimo (ovvero potrà chiedergli la restituzione di quanto versato al suo posto).
Se il padre dovesse morire prima di aver saldato il debito, il fideiussore rimarrà unico obbligato, e – nel caso paghi - potrà far valere il proprio diritto di credito nei confronti dell’eredità paterna.

Per quanto riguarda, invece, le sorelle mantenute fino a questo momento dal padre, va detto che occorre verificare se nel caso di specie sussista o meno l’obbligo alimentare.
Quest’ultimo trova la sua disciplina negli articoli 435 e seguenti del codice civile e consiste nell’obbligo cui sono tenuti per legge determinati soggetti appunto di “prestare gli alimenti”, ovvero occuparsi di chi versa in “stato di bisogno”.
Con questa espressione si intende la mancanza di ogni risorsa o il disporre di mezzi insufficienti a soddisfare le necessità primarie e garantirsi un’esistenza dignitosa.
L’alimentando (ovvero chi ha diritto agli alimenti) si deve trovare nell’impossibilità e/o incapacità di ovviare a questa situazione; mentre, da parte sua, chi è tenuto a corrispondere gli alimenti lo è - tuttavia - solo nei limiti in cui glielo consentano le sue condizioni patrimoniali e reddituali e solo dopo aver soddisfatto prima i propri bisogni.
L’obbligo alimentare viene soddisfatto o mediante la corresponsione di un assegno periodico oppure mediante l’accoglienza dell’alimentando in casa dell’obbligato.

L’art. 435 c.c. stabilisce che anche i fratelli e le sorelle sono tenute agli alimenti.
L’art. 439 c.c. aggiunge, però, che tra fratelli e sorelle gli alimenti sono tenuti nella misura dello stretto necessario.
Ciò significa che in questo caso specifico occorre aver riguardo ai soli bisogni primari comuni a tutti gli individui, ovvero vitto, alloggio, vestiario, cure mediche e simili ed ai mezzi normalmente necessari per soddisfarli, indipendentemente dalle condizioni economiche dell’obbligato.
Al soddisfacimento di ulteriori bisogni, invece, fratelli e/o sorelle non sono tenuti neppure se le loro condizioni economiche lo consentano. Quindi, questo anche per rispondere al quesito, le sorelle non avrebbero diritto di avanzare pretese strettamente economiche (denaro) nei confronti del fratello, ma eventualmente solo di essere aiutate a soddisfare le proprie necessità primarie (vestirsi, mangiare, dormire sotto un tetto, curarsi ecc.)

Si noti bene poi che, affinché insorga l’obbligo degli alimenti, lo stato di bisogno non è sufficiente: è necessaria anche, infatti, come già accennato poc’anzi, l’incapacità del bisognoso di rimuovere quella situazione. Va tenuta in considerazione, a tal proposito, (e ciò ad avviso di chi scrive, rileva in modo particolare nella fattispecie che ci occupa) la capacità lavorativa: l’impossibilità, infatti, di provvedere al proprio mantenimento con il lavoro deve valutarsi con riguardo alla posizione sociale di chi versa in stato di bisogno, alle sue capacità fisiche ed intellettuali ed alle possibilità ambientali di svolgere una concreta e proficua attività.
E’ irrilevante, invece, che l’alimentando si trovi in stato di bisogno per propria colpa, a meno che – però – tale situazione non derivi da un’inattività volontaria e prolungata del soggetto capace in realtà di procurarsi il sostentamento necessario.

Ora, per tornare al quesito che ci occupa, l’eventuale insorgere dell’obbligo alimentare in capo al fratello a favore delle sorelle quando i genitori non saranno più in vita dipenderà, quindi, da una serie di circostanze: per quanto riguarda il fratello, parrebbe che la sua condizione economica e lavorativa gli consenta senza troppi problemi di sostenere l’eventuale mantenimento delle sorelle; tuttavia, per quanto riguarda invece queste ultime, dai pochissimi dati che offre il quesito sembrerebbe evincersi che l’età e le condizioni di salute delle due donne siano tali da consentire ampiamente lo svolgimento di un’attività lavorativa che consenta loro il sostentamento, specialmente sotto il profilo del soddisfacimento dei bisogni essenziali.
Parrebbe poi, altresì, che tale stato di volontaria “inerzia” si stia protraendo da lungo tempo senza che le due sorelle abbiano mai manifestato l’intenzione di darsi da fare per non pesare sulle spalle dei genitori.

Se le due dovessero, dunque, chiedere gli alimenti al fratello, dovrebbero farlo in primo luogo rivolgendosi ad un Giudice ed in secondo luogo offrendo la prova in giudizio (l’onere incomberebbe infatti su di loro) dello stato di bisogno (incolpevole).

Purtroppo una tutela preventiva del fratello non è possibile: unico consiglio che si può offrire, forse, è quello di aiutare le sorelle a reperire un’occupazione, in modo che – se poi loro dovessero rifiutare – si possa sostenere e dimostrare che lo stato in cui versano è addebitabile ad esclusiva loro colpa ed intenzionale inerzia.


Antonio B. chiede
domenica 07/01/2018 - Lombardia
“Buongiorno volevo una spiegazione sull’articolo 433 se può essere applicabile al mio caso. Ho un cognato che ha un’assistenza pensionistica per invalidità di 298 € al mese senza genitori e con quattro fratelli tre di questi provvedono alla sua assistenza dividendosi compiti nelle mensilità uno di questi è un anno che non partecipa più a nessun tipo di assistenza. volevo sapere se c’è qualche modo per rifarsi sul fratello che non collabora. Volevo precisare inoltre che, i cinque fratelli, compresa mia moglie, aveva una proprietà che è stata venduta ed il ricavato accreditato su un conto corrente da cui si attinge l’importo mensile per l’affitto del mio cognato con invalidità. Mentre per il mantenimento quotidiano (viveri, medicinali, sigarette) ci si divideva i compiti mensilmente tra i rimanenti 4 fratelli per permettere al fratello con problemi una vita dignitosa. Da circa 1 anno uno dei fratelli non collabora più a tale assistenza mensile. Grazie per le risposte che mi darete”
Consulenza legale i 14/01/2018
Il diritto agli alimenti trae il suo fondamento nell’evocata solidarietà familiare e trova la sua disciplina agli artt. 433 e seguenti del codice civile.
Gli alimenti sono dovuti a chi, legato da un rapporto di parentela od affinità, versa in stato di bisogno e si trova nell’incapacità di provvedere ai suoi bisogni essenziali per vivere, tenuto conto però delle condizioni economiche di chi è obbligato al versamento.

Per quanto la dizione “alimenti” sembri circoscrivere l’ambito di applicazione della norma esclusivamente alle necessità alimentari, appunto, del parente bisognoso, è però pacifico che l’espressione abbia in realtà un significato più ampio arrivando a ricomprendervi tutto quanto è necessario per vivere (alloggio, vestiario, cure per la persona e così via) ad esclusione delle "necessità" futili o superflue.

Circa le modalità attraverso le quali adempiere all’obbligo suddetto, la legge prevede una facoltà alternativa in quanto l’obbligato può scegliere di provvedere direttamente ai bisogni dell’alimentando oppure corrispondergli una somma di denaro che serva a far fronte alle sue necessità. Nel caso specifico sembrerebbe che i fratelli obbligati provvedono ai bisogni dell’alimentando direttamente, ma un fratello sia in disaccordo sulla sussistenza dell’obbligo.

L’art. 433 c.c. stabilisce poi un ordine tra e varie categorie graduate di obbligati: prima l’eventuale donatario, poi il coniuge cui seguono figli e discendenti, poi genitori ed ascendenti, generi e nuore, suoceri e da ultimi i fratelli: soltanto lì dove manchi una categoria, gli alimenti possono essere richiesti alla categoria successiva .
Nel caso specifico, ammesso che sono i fratelli a far fronte allo stato di bisogno dell’alimentando, evidentemente non sussistono categorie di parenti/affini che siano obbligati in precedenza rispetto a questi, ragion per cui occorrerà tener conto in particolare dell’art. 439 c.c. nella parte in cui prevede che “Tra fratelli e sorelle gli alimenti sono dovuti nella misura dello stretto necessario”.
La Legge presumendo che i fratelli e le sorelle, come generalmente avviene, si sono costituiti una nuova famiglia e dunque non si trovano più nel medesimo rapporto di intimità e di familiarità delle altre categorie di obbligati, limita ancor di più la misura degli alimenti a quanto strettamente necessario per vivere.

Tuttavia le disposizioni normative richiamate, nel loro astrattismo e generalità, non prevedono altri criteri più specifici per quantificare nel dettaglio il dovuto poiché comunque ogni situazione deve essere valutata singolarmente dagli obbligati e dall’alimentando, se sono d’accordo, oppure da un giudice.
Così appunto l’art. 441 c.c. prevede che “Se più persone sono obbligate nello stesso grado, alla prestazione degli alimenti, tutte devono concorrere alla prestazione stessa, ciascuna in proporzione delle proprie condizioni economiche. [omissis] Se gli obbligati non sono concordi sulla misura, sulla distribuzione e sul modo di somministrazione degli alimenti, provvede l'autorità giudiziaria secondo le circostanze.”

Alla luce di quanto esposto dunque è possibile chiedere al Giudice che condanni il fratello che immotivatamente si sottrae agli obbligo alimentare, al pagamento del dovuto sempreché sussistano le condizioni di legge ed in particolare che non vi siano obbligati che, ai sensi dell’art. 443 c.c.c, appartengono ad una categoria precedente e che il fratello obbligato sia nella possibilità economica di contribuire.

In presenza di questi presupposti, occorrerà proporre la relativa domanda innanzi all’Autorità Giudiziaria senza attendere troppo tempo in quanto l’art.445 c.c. precisa che gli alimenti sono dovuti solo dalla domanda giudiziale e dunque non è possibile richiedere gli arretrati, e sarà il Giudice a determinare la concreta misura del contributo economico dovuto.

Da ultimo si ricorda che, oltre all’azione civile per il riconoscimento dell’obbligo alimentare, il mancato versamento del dovuto ha altresì rilevanza penale: chi, infatti, vi si sottrae intenzionalmente, commette il reato di cui all’art. 570 del codice penale rubricato “Violazione degli obblighi di assistenza familiare” .

MARI chiede
mercoledì 11/04/2012 - Puglia
“SONO TENUTI anche i fratelli che hanno loro famiglia e che, quindi, non convivono con sorelle per le quali sarebbero richiesti gli alimenti?”
Consulenza legale i 23/04/2012

Il diritto agli alimenti viene attribuito per legge ad una persona in considerazione della sua incapacità di provvedere al proprio sostentamento e al necessario per vivere, considerando l'espressione "alimenti" più ampia del significato comune, comprendendo oltre all'alimentazione, il vestiario, l'alloggio, le cure della persona e l'istruzione.

I presupposti dell'obbligazione degli alimenti sono: a) un rapporto di parentela, affinità, adozione o una intervenuta donazione; b) lo stato di bisogno dell'avente diritto accompagnato dall'impossibilità di provvedere al proprio mantenimento; c) la capacità economica dell'obbligato.

Inoltre, l'art. 433 del c.c. stabilisce l'ordine gerarchico delle persone tenute all'obbligazione degli alimenti che sono:

  1. il coniuge, anche se legalmente separato [[ 129 bis, 156 comma 3 cc]];
  2. i figli legittimi o legittimati o naturali o adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi, anche naturali;
  3. i genitori [[ 279 cc]] e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, anche naturali; gli adottanti;
  4. i generi e le nuore;
  5. il suocero e la suocera;
  6. i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali art. 439 del c.c..

Nel caso, prospettato i fratelli saranno gli ultimi soggetti obbligati a fornire gli alimenti alle sorelle che si trovano in uno stato di bisogno, essendo tenuti per primi tutti gli altri soggetti indicati dalla norma. Pertanto, solo nel caso in cui l'obbligazione alimentare non possa essere soddisfatta dai soggetti indicati dalla predetta norma che precedono i fratelli, questi ultimi saranno tenuti a tale obbligo nella misura però dello stretto necessario.


Lucio M. T. chiede
martedì 13/03/2012 - Toscana

“Spett.le Brocardi.it,

sono il terzo di tre fratelli tutti di età superiore ai 50 anni. Mi trovo attualmente in disoccupazione e con risparmi azzerati. Ho diversi debiti, di cui il più grosso è costituito dall'affitto del mio appartamento: infatti sono in arretrato di 7 mensilità e la Proprietà ha attivato l'iter di sfratto secondo contratto di locazione.
Se sarò costretto ad andarmene, dovrò vivere per strada.
I miei due fratelli maggiori hanno una posizione economica abbastanza buona: hanno un obbligo legale di mantenermi nei miei "bisogni primari"? Come dovrei procedere in caso di loro obbligo?
Ringraziando, porgo distinti saluti.

Lucio Maria T.”

Consulenza legale i 22/03/2012

Gli alimenti sono attribuiti a una persona in considerazione della sua incapacità di provvedersi il necessario per vivere, e ne viene fatto carico ad un'altra persona (per il vincolo di coniugio, parentela o affinità che la lega con la prima), tenuto conto delle sue possibilità economiche.

E' da tener presente che l'espressione "alimenti" nel linguaggio giuridico ha un significato ben più ampio del significato comune, e comprende, oltre all'alimentazione, quanto è necessario per l'alloggio, il vestiario, le cure della persona, l'istruzione scolastica e così via. Gli alimenti sono dovuti nei limiti del necessario a favore di chi ne ha bisogno, di chi si trova in personale difficoltà di vita.

L'art. 433 del c.c. stabilisce un ordine successivo tra le varie categorie di persone che devono gli alimenti in base al rapporto familiare. Soltanto là dove manchi il congiunto di una categoria, oppure quando egli non sia in grado di provvedere, si passa alla categoria successiva. I primi obbligati sono, nell'ordine, il coniuge, seguono i figli, vengono poi i genitori (art. 436 del c.c.) e in loro mancanza gli ascendenti prossimi anche naturali; vengono poi i generi e le nuore, il suocero e la suocera; ultimi i fratelli. In particolare, questi ultimi, debbono soltanto gli alimenti strettamente necessari per vivere.

Per ottenere gli alimenti si deve adire il giudice chiedendo il riconoscimento del diritto agli alimenti attraverso un atto di citazione che dichiari i fratelli tenuti a prestare gli alimenti a favore del soggetto che versa in stato di bisogno.


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    Considerazioni preliminari al commento del Titolo XIII del Primo libro del Codice civile (artt. 433-448) intitolato "Degli alimenti" - Art. 433 (Persone obbligate ) - Art 434 (Cessazione degli obblighi tra affini) - Art. 435 (Obbligo dei genitori e dei figli naturali) - Art. 436 (Obbligo tra adottante e adottato) - Art. 437 (Obbligo del donatario) - Art. 438 (Misura degli alimenti) - Art. 439 (Misura degli alimenti tra fratelli e sorelle) - Art. 440 (Cessazione,... (continua)

  • Come calcolare gli assegni di mantenimento nei casi di separazione e divorzio

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