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Articolo 6 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Diritto al nome

Dispositivo dell'art. 6 Codice civile

Ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito (1).

Nel nome si comprendono il prenome e il cognome.

Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati (2).

Note

(1) Il diritto al nome si acquista al momento della nascita ed in base al rapporto di filiazione, basandosi sugli atti di nascita e di battesimo.
Cfr. art. 29, d.P.R. 3-11-2000, n. 396 (Semplificazione dell'ordinamento dello stato civile) e vedasi Cass. 3779/1978.
(2) Cfr. d.P.R. 3-11-2000, n. 396 (Semplificazione dell'ordinamento dello stato civile); art. 5, l. 1-12-1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio); art. 5, l. 14-4-1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso).

Ratio Legis

La norma tutela l'identità personale dell'individuo come singolo e nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (di cui all' art. 2 Cost.), segnando così il superamento della concezione pubblicistica del nome come semplice strumento di identificazione della persona nell'esclusivo interesse della collettività.
Il diritto al nome è pertanto uno dei diritti della personalità costituzionalmente riconosciuti e garantiti, precisando la stessa Carta, tra l'altro, che nessuno può essere privato, per motivi politici, del nome (art. 22 Cost.).
Come diritto della personalità, il diritto al nome è assoluto, indisponibile e non patrimoniale.

Brocardi

Nomen

Spiegazione dell'art. 6 Codice civile

I cambiamenti del nome sono ammessi solo nei limiti stabiliti dalla legge.
Vi sono pochi casi, analiticamente disciplinati (d.P.R. 396/2000 sui cambiamenti e modificazioni del nome e del cognome): le modifiche del cognome, con decreto presidenziale, per un mutamento della situazione familiare; le modifiche del cognome, con decreto del procuratore generale, nelle ipotesi di cognome ridicolo o vergognoso; le modifiche del prenome a seguito del mutamento di sesso. Non esiste comunque un diritto al cambiamento del nome.
Distinta è l'ipotesi della rettificazione, disciplinata dagli artt. 95 e ss. del d.P.R. 396/2000, e che riguarda una mera eliminazione delle difformità tra la realtà effettiva e le risultanze dei registri dello stato civile. Al di fuori di tale ipotesi, vige il cd. principio di immutabilità del nome di cui al co. III dell'art. 6.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

38 Nell'art. 6 del c.c. si afferma il diritto al nome, elemento distintivo della personalità, precisandosi che nella espressione «nome» si comprendono il prenome e il cognome, il che avrà il vantaggio pratico di coordinare l'art. 6 con i successivi articoli 7 e 8, che provvedono alla tutela del diritto al nome. E' sembrato utile mantenere la disposizione con cui si dichiara che non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati. E' vero che, nella legge sull'ordinamento dello stato civile, viene regolata la materia in generale dei cambiamenti dei nome, ma la legge speciale fissa soltanto la procedura relativa, mentre nel codice occorre affermare il principio fondamentale della immutabilità del nome; salvo sempre l'intervento dello Stato anche in questa materia.

Massime relative all'art. 6 Codice civile

Cass. civ. n. 2426/1991

La XIV disposizione transitoria della Costituzione, la quale, nell'escludere la riconoscibilità dei titoli nobiliari, eccezionalmente attribuisce il diritto alla cognomizzazione dei predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922, va interpretata, alla stregua della sent. n. 101 del 1967 della Corte costituzionale, nel senso che presupposto di tale diritto è l'avvenuto riconoscimento del titolo anteriormente all'entrata in vigore della Costituzione e che la relativa tutela giudiziale può essere fatta valere esclusivamente in base alla disciplina privatistica del diritto al nome. Ne consegue che il diritto alla cognomizzazione spetta ex lege soltanto al soggetto per il quale il riconoscimento è avvenuto ed ai suoi discendenti, mentre non può farsi valere da soggetti non compresi in tale categoria ed in particolare dagli ascendenti, in quanto, ai sensi dell'ordinamento dello stato civile approvato con R.D. n. 1238 del 1939, il patronimico si trasferisce dal padre al figlio e non viceversa.

Cass. civ. n. 3779/1978

Il diritto della persona al nome si acquista la momento della nascita ed in base al rapporto di filiazione, e, quindi, va riscontrato essenzialmente alla stregua degli atti di nascita o di battesimo, mentre l'utilizzazione protratta nel tempo del nome medesimo non può di per sé avere valore acquisitivo del relativo diritto, stante la non estensibilità in proposito degli istituti dell'usucapione e dell'immemorabile, operanti nel campo dei diritti reali.

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