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Articolo 317 bis Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Pene accessorie

Dispositivo dell'art. 317 bis Codice penale

La condanna per i reati di cui agli articoli 314, 317, 318, 319, 319 bis, 319 ter(1), 319 quater, primo comma,320, 321, 322, 322 bis e 346 bis importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici(2) e l'incapacità in perpetuo di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio. Nondimeno, se viene inflitta la reclusione per un tempo non superiore a due anni o se ricorre la circostanza attenuante prevista dall'articolo 323 bis, primo comma, la condanna importa l'interdizione e il divieto temporanei, per una durata non inferiore a cinque anni né superiore a sette anni.(3)

Quando ricorre la circostanza attenuante prevista dall'articolo 323 bis, secondo comma, la condanna per i delitti ivi previsti importa le sanzioni accessorie di cui al primo comma del presente articolo per una durata non inferiore a un anno né superiore a cinque anni(4).

Note

(1) L'art. 1 della l. 6 novembre 2012, n. 190 ha introdotto il riferimento agli articoli 319 e 319 ter.
(2) L'interdizione perpetua è prevista anche per il privato concorrente, aspetto fortemente criticato dalla dottrina, che ritiene che così venga meno l'obbiettivo di perseguire direttamente i pubblici funzionari.
(3) La pena accessoria segue anche alla condanna per la tentata concussione.
(4) Tale disposizione è stata modificata dall'art. 1 comma 1 lett. m) della L. 9 gennaio 2019 n. 3.

Ratio Legis

La pena accessoria qui trova la propria ratio nell'esigenza di punire maggiormente coloro che, esercitando una pubblica funzione, abbiano danneggiato la P.A..

Spiegazione dell'art. 317 bis Codice penale

Data la strumentalizzazione dei pubblici poteri per i fini illeciti di cui alle norme elencate, il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere l'applicazione diretta ed obbligatoria della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici (artt. 20 e ss.).
Nondimeno, qualora il disvalore penale sia minore, e dunque venga inflitta una pena inferiore ai tre anni di reclusione, la condanna importa solamente l'interdizione temporanea (art. 28).

Massime relative all'art. 317 bis Codice penale

Cass. pen. n. 12228/2014

Il delitto di concussione, di cui all'art. 317 c.p. nel testo modificato dalla l. n. 190 del 2012, è caratterizzato, dal punto di vista oggettivo, da un abuso costrittivo del pubblico agente che si attua mediante violenza o minaccia, esplicita o implicita, di un danno "contra ius" da cui deriva una grave limitazione della libertà di determinazione del destinatario che, senza alcun vantaggio indebito per sé, viene posto di fronte all'alternativa di subire un danno o di evitarlo con la dazione o la promessa di una utilità indebita e si distingue dal delitto di induzione indebita, previsto dall'art. 319 quater c.p. introdotto dalla medesima l. n. 190, la cui condotta si configura come persuasione, suggestione, inganno (sempre che quest'ultimo non si risolva in un'induzione in errore), di pressione morale con più tenue valore condizionante della libertà di autodeterminazione del destinatario il quale, disponendo di più ampi margini decisionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta, perché motivata dalla prospettiva di conseguire un tornaconto personale, che giustifica la previsione di una sanzione a suo carico. (In motivazione, la Corte ha precisato che, nei casi ambigui, l'indicato criterio distintivo del danno antigiuridico e del vantaggio indebito va utilizzato, all'esito di un'approfondita ed equilibrata valutazione del fatto, cogliendo di quest'ultimo i dati più qualificanti idonei a contraddistinguere la vicenda concreta).

Il reato di concussione e quello di induzione indebita a dare o promettere utilità si differenziano dalle fattispecie corruttive, in quanto i primi due illeciti richiedono, entrambi, una condotta di prevaricazione abusiva del funzionario pubblico, idonea, a seconda dei contenuti che assume, a costringere o a indurre "l'extraneus", comunque in posizione di soggezione, alla dazione o alla promessa indebita, mentre l'accordo corruttivo presuppone la "par condicio contractualis" ed evidenzia l'incontro libero e consapevole della volontà delle parti.

Sebbene l'art. 317-bis cod. pen., modificato dalla l. n. 190 del 2012, non prevede tra i reati che comportano l'interdizione dai pubblici uffici l'induzione indebita a dare o promettere utilità di cui all'art. 319 quater cod. pen., tuttavia deve ritenersi che a tale reato consegue comunque detta pena accessoria, trattandosi di reato commesso con abuso di poteri. (In motivazione la Corte ha precisato che la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici deve essere modulata nella sua durata in base alle norme generali di cui agli artt. 29, 31 e 37 cod. pen.).

Cass. pen. n. 48526/2009

Il principio di legalità della pena e quello di applicazione, in caso di successione di leggi penali, della legge più favorevole, operano anche con riguardo alle pene accessorie. (La Corte ha escluso, in conformità a detto principio, l'applicabilità, con sentenza di applicazione della pena nel limite di anni due, delle pene accessorie di cui all'art. 609 nonies c.p. in relazione a fatti commessi prima dell'entrata in vigore della L. n. 38 del 2006 introduttiva di detta possibilità).

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