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Articolo 319 bis Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

[Aggiornato al 27/11/2019]

Circostanze aggravanti

Dispositivo dell'art. 319 bis Codice penale

La pena è aumentata (1) se il fatto di cui all'art. 319 ha per oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l'amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene nonché il pagamento o il rimborso di tributi[32quater] (2).

Note

(1) Si tratta di due aggravanti speciali applicabili alla corruzione propria di cui all'art. 319, che si applicano qualora l'accordo corruttivo tra il soggetto esercente una pubblica funzione e il privato abbia ad oggetto determinati atti considerati dal legislatore particolarmente delicati e pregiudizievoli per la P.A..
(2) In caso di condanna per il reato in esame troverà applicazione l'art. 32quater ovvero l'applicazione della pena accessoria della incapacità di contrattare con la P.A..

Spiegazione dell'art. 319 bis Codice penale

Tramite la presente norma il legislatore ha inteso punire più severamente le condotte tipizzate dall'art. 319, qualora il pactum sceleris abbia ad oggetto particolari utilità, le quali, per la loro importanza, determinano un vulnus maggiore al bene giuridico tutelato.

Massime relative all'art. 319 bis Codice penale

Cass. pen. n. 38698/2006

La circostanza aggravante prevista dall'art. 319 bis c.p. (avere conferito pubblici impieghi, stipendi o pensioni o stipulato contratti interessanti la P.A. di appartenenza) si applica anche ai dirigenti di aziende municipalizzate in relazione ai contratti che essi abbiano stipulato in loro nome.

Cass. pen. n. 9927/1995

In tema di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, l'art. 319 bis (introdotto dall'art. 8, L. 26 aprile 1990, n. 86) ha definito diversamente l'ambito di applicazione dell'aggravante già prevista nel precedente testo dell'art. 319 cpv., n. 1, c.p., legando l'aumento di pena non più al verificarsi del risultato bensì all'oggetto dell'accordo criminoso. La L. n. 86/1990 non ha, pertanto, abrogata, ma soltanto modificata la predetta aggravante, per cui il giudice, ai sensi dell'art. 2, comma 3, c.p., deve applicare la disposizione più favorevole al reo.

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