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Articolo 420 quater Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Sospensione del processo per assenza dell'imputato

Dispositivo dell'art. 420 quater Codice di procedura penale

(1)1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 420 bis e 420 ter e fuori delle ipotesi di nullità della notificazione, se l'imputato non è presente il giudice rinvia l'udienza e dispone che l'avviso sia notificato all'imputato personalmente ad opera della polizia giudiziaria.

2. Quando la notificazione ai sensi del comma 1 non risulta possibile, e sempre che non debba essere pronunciata sentenza a norma dell'articolo 129, il giudice dispone con ordinanza la sospensione del processo nei confronti dell'imputato assente. Si applica l'articolo 18, comma 1, lettera b). Non si applica l'articolo 75, comma 3.

3. Durante la sospensione del processo, il giudice, con le modalità stabilite per il dibattimento, acquisisce, a richiesta di parte, le prove non rinviabili.

Note

(1) Il presente articolo è stato aggiunto dall'art. 19, della l. 16 dicembre 1999, n. 479 e poi sostituito dall'art. 9, della l. 28 aprile 2014, n. 67. Il testo precedente stabiliva: (Contumacia dell'imputato). - 1. Se l'imputato, libero o detenuto, non compare all'udienza e non ricorrono le condizioni indicate negli articoli 420, comma 2, 420 bis e 420 ter, commi 1 e 2, il giudice, sentite le parti, ne dichiara la contumacia. 2. L'imputato, quando si procede in sua contumacia, è rappresentato dal suo difensore. 3. Se l'imputato compare prima che il giudice adotti i provvedimenti di cui al comma 1 dell'articolo 424, il giudice revoca l'ordinanza che ha dichiarato la contumacia. In tal caso l'imputato può rendere dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio. 4. L'ordinanza dichiarativa di contumacia è nulla se al momento della pronuncia vi è la prova che l'assenza dell'imputato è dovuta a mancata conoscenza dell'avviso a norma dell'articolo 420 bis ovvero ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore od altro legittimo impedimento. 5. Se la prova dell'assenza indicata nel comma 4 perviene dopo la pronuncia dell'ordinanza prevista dal comma 1, ma prima dei provvedimenti cui al comma 1 dell'articolo 424, il giudice revoca l'ordinanza medesima e, se l'imputato non è comparso, rinvia anche d'ufficio l'udienza Restano comunque validi gli atti compiuti in precedenza, ma se l'imputato ne fa richiesta e dimostra che la prova è pervenuta con ritardo senza sua colpa, il giudice dispone l'assunzione o la rinnovazione degli atti che ritiene rilevanti ai fini dei provvedimenti di cui al comma 1 dell'articolo 424. 6. Quando si procede a carico di più imputati, si applicano le disposizioni dell'articolo 18, comma 1, lettere c) e d). 7. L'ordinanza dichiarativa della contumacia è allegata al decreto che dispone il giudizio. Nel decreto è in ogni caso indicato se l'imputato è contumace o assente.".

Ratio Legis

L'imputato può scegliere liberamente di presenziare o meno all'udienza preliminare, di conseguenza si coglie appare indispensabile verificare se la sua mancata apparizione sia realmente frutto di una scelta o non dipenda da altre ragioni.

Spiegazione dell'art. 420 quater Codice di procedura penale

L'udienza preliminare si svolge in camera di consiglio, non essendo quindi pubblica, con la partecipazione necessaria del pubblico ministero e del difensore dell'imputato.

La presenza dell'imputato non è invece necessaria, il quale può dunque liberamente scegliere di non presenziare. Per contro, egli ha comunque il diritto di assistervi.

La norma in oggetto disciplina la sospensione del processo penale per via dell'assenza dell'imputato.

La sospensione, per essere disposta, necessita di alcuni presupposti. Innanzitutto il giudice deve accertare che la notificazione relativa all'udienza sia stata correttamente notificata e non sia nulla. In secondo luogo non vi deve essere un legittimo impedimento dell'imputato o del difensore, ovvero ancora l'imputato non deve avere espressamente dichiarato di non voler comparire.

Compiuti tali accertamenti, il giudice rinvia l'udienza in caso di assenza dell'imputato, disponendo la notifica dell'avviso da parte della polizia giudiziaria.

In seguito, qualora la notificazione di cui sopra non risulti possibile (ad esempio per irreperibilità dell'imputato), e sempre che non risulti palese la necessità di procedere ex art. 129 qualora si manifesti l'esistenza di determinate cause di non punibilità, il giudice dispone con ordinanza la sospensione del processo.

Tuttavia, la norma chiarisce che la sospensione non impedisce di acquisire le prove non rinviabili.

Può comunque essere disposta la separazione di processi precedentemente riuniti.

Massime relative all'art. 420 quater Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 24955/2017

All'imputato non comparso senza allegare alcun legittimo impedimento, quando non ne sia dichiarata la contumacia, deve essere necessariamente comunicato il rinvio dell'udienza, non potendo egli ritenersi rappresentato dal difensore ex art. 420 quater, comma secondo, cod. proc. pen., tuttavia l'omissione dell'avviso, non integrando un'ipotesi di mancata citazione dell'imputato, determina una nullità di ordine generale e a regime intermedio, che deve essere eccepita nella prima occasione processuale utile dal difensore.

Cass. pen. n. 24494/2017

L'art. 420 quater c.p.p., che prevede, nella formulazione introdotta dalla legge n. 67/2014, la “sospensione del processo” e non, genericamente, del “procedimento”, per assenza dell'imputato, non può trovare applicazione nell'ambito dei procedimenti cautelari (principio affermato, nella specie, con riguardo ad un caso in cui, su appello proposto dal pubblico ministero ai sensi dell'art. 310 c.p.p. e nonostante l'irreperibilità dell'indagato, era stata disposta l'applicazione nei confronti di quest'ultimo di una misura cautelare).

Cass. pen. n. 46481/2014

La formale rinuncia dell'imputato a presenziare al dibattimento può essere revocata soltanto con una manifestazione di volontà che, sia pure esplicitata attraverso un comportamento concludente, abbia l'obiettivo significato di neutralizzare il precedente consenso espresso alla celebrazione del processo "in absentia". (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la nullità del processo celebrato in assenza dell'imputato che, detenuto per altra causa, dopo aver formalmente rinunciato a comparire alla prima udienza, non aveva più espresso alcuna volontà di segno contrario, né posto in essere comportamenti interpretabili in tal senso).

Cass. pen. n. 1497/2014

In tema di giudizio contumaciale, ove risulti perfezionata la "vocatio in ius" e le parti non abbiano addotto circostanze dimostrative dell'impossibilità di partecipare al giudizio, l'omissione formale di una tempestiva dichiarazione di contumacia non incide sullo status da attribuire all'imputato che - così come quello formalmente dichiarato contumace - deve considerarsi rappresentato dal difensore, con la conseguenza che l'avviso dato a quest'ultimo dell'eventuale rinvio ad udienza fissa vale come avviso dato all'imputato.

Cass. pen. n. 1784/2012

La comparizione in giudizio dell'imputato già dichiarato contumace determina il venir meno della situazione di fatto che aveva dato luogo alla relativa declaratoria, sicché la contumacia viene a cessare indipendentemente dalla esistenza di un formale provvedimento di revoca. Ne deriva che, in tal caso, il termine per proporre appello avverso la sentenza del giudice di pace depositata nel pieno rispetto del termine di cui all'art. 544, comma secondo, c.p.p., decorre dalla scadenza del termine di deposito della motivazione, ex art. 585, comma secondo, lett. c), c.p.p..

Cass. pen. n. 17218/2009

Il potere di rappresentanza dell'imputato contumace da parte del difensore opera non solo nel corso delle udienze dibattimentali, ma anche nel caso di sospensione del dibattimento. (La Corte ha, in applicazione di tale principio, ritenuto legittima la notifica all'imputato contumace, nella persona del difensore, del rinvio effettuato fuori udienza).

Cass. pen. n. 24573/2006

La mancata comparizione in udienza dell'imputato detenuto, che abbia rinunciato ad essere presente ed abbia quindi accettato il giudizio in sua assenza, non dà luogo a contumacia, ma ad una mera assenza, sicché non sussiste alcun obbligo di notifica dell'avviso di deposito, con estratto, della sentenza.

Cass. pen. n. 1519/2006

L'art. 486, quinto comma, c.p.p. prescrive che il legittimo impedimento del difensore deve essere « prontamente» comunicato, onde consentire all'ufficio, che lo ritenga giustificato, di predisporre tutti gli adempimenti necessari a evitare ingiusti oneri agli altri soggetti processuali e a consentire la celebrazione in data successiva e prossima del dibattimento rinviato. Ne consegue che il difensore è obbligato a comunicare l'impedimento non appena esso si verifica e non in prossimità della celebrazione del processo. In particolare, allorché l'impedimento riguardi altro dibattimento, non può il difensore riservarsi di scegliere fino al giorno prefissato, ma deve, appena ricevuta la comunicazione dei due giudizi, effettuare la scelta e darne pronta comunicazione al giudice cui chiede il rinvio.

Cass. pen. n. 45276/2003

Il giudizio celebrato in contumacia nei confronti di imputato detenuto all'estero per reati colà commessi, la cui richiesta di presenziare al dibattimento sia stata respinta dalla competente autorità straniera, non essendone consentita l'estradizione, né la consegna temporanea all'Italia, è affetto da nullità assoluta e non sanabile neanche per effetto del consenso successivamente prestato dal medesimo imputato a partecipare al giudizio di appello in videoconferenza internazionale, che non può essere inteso come equipollente a una tacita rinuncia alla precedente richiesta di partecipazione personale, dovendo la rinuncia stessa risultare in modo espresso o almeno non equivoco per facta concludentia.

Cass. pen. n. 22416/2003

Non può essere dichiarata la contumacia dell'imputato, il quale si trovi all'estero in stato di libertà provvisoria con obbligo di soggiorno, nell'ambito di un procedimento penale a suo carico, nel caso in cui la competente autorità straniera abbia respinto l'istanza del predetto, volta ad ottenere il permesso di lasciare lo Stato estero e recarsi in Italia per la celebrazione del processo.

Cass. pen. n. 30286/2002

Nell'ipotesi in cui l'imputato, che già si sia rifiutato di sottoporsi all'esame richiesto dal P.M. ed abbia rilasciato dichiarazioni spontanee, chieda nuovamente di essere interrogato, è inapplicabile, in via analogica, l'art. 420 quater, comma 3, c.p.p., che prevede la possibilità, in sede di udienza preliminare, di rendere dichiarazioni spontanee e di chiedere di essere interrogato. Deve riconoscersi, infatti, una sostanziale diversità tra la posizione di colui che, pur essendo presente, si sottrae all'esame per scelta difensiva rispetto a quella del contumace tardivamente comparso, come pure alla funzione dell'interrogatorio medesimo, mezzo di prova nel primo caso e mezzo di difesa nel secondo.

Cass. pen. n. 6/2002

È corretta la dichiarazione di contumacia dell'imputato ritualmente citato e non comparso pur quando essa sia adottata contestualmente all'ordinanza con la quale il giudice, previa nomina di un difensore d'ufficio, disponga il rinvio del dibattimento ad altra udienza (di cui fissi al tempo stesso la data), per riconosciuto, legittimo impedimento del difensore di fiducia dello stesso imputato. Ne deriva che a quest'ultimo - a differenza che al difensore impedito - non deve essere notificato alcun avviso della nuova udienza, essendo egli rappresentato a tutti gli effetti, ai sensi dell'art. 420 quater, comma 2, c.p.p., dal difensore d'ufficio.

Cass. pen. n. 39930/2001

L'assoluto impedimento a comparire dell'imputato, indicato dall'art. 420 quater comma 1 c.p.p., sussiste anche in relazione ad una malattia a carattere cronico, purché determini un impedimento effettivo, legittimo e di carattere assoluto, riferibile ad una situazione non dominabile dall'imputato e a lui non ascrivibile (in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto l'invalidità dell'ordinanza con cui il giudice di merito aveva dichiarato la contumacia dell'imputato sul presupposto che non sussistesse l'ipotesi di impedimento a comparire, trattandosi di una malattia di natura cronica e, come tale, non suscettibile di prevedibili futuri miglioramenti).

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Damiano S. chiede
mercoledì 24/02/2021 - Emilia-Romagna
“Gent.ma Redazione Brocardi.it

in data 1 Febbraio 2021 mi è stato notificato un "ordine di carcerazione e decreto di sospensione del medesimo" in quanto riconosciuto colpevole dei reati, ex:
Art. 81 c.2 C.P., Art. 635 c.2 C.P. ed Art. 625 n. 7 C.P. il 3/12/2015.

Da quanto mi è stato detto all'atto del ritiro dell'"ordine di carcerazione e decreto di sospensione" (che invio in allegato) sono stato condannato in un processo che è avvenuto in mia assenza il 29/11/2016, con pena divenuta definitiva il 1/01/2017, sono cioè stato condannato in contumacia. A tal punto, vorrei far notare che, essendo io residente abituale in Bologna, con dimora e residenza fissa dal 2008, mai cambiata ed essendo sempre stato reperibile, non sono stato mai avvisato di nessun procedimento a mio carico, nonostante nell'"ordine di esecuzione per la carcerazione" viene detto che sono stato assistito in giudizio dal difensore affidatomi ma con il quale non ho mai avuto contatti se non dopo il 1 Febbraio 2021, giorno del ritiro dell'atto a mio carico. Sono stato così affidato ad un collega del sopracitato avvocato il quale ha inviato una "istanza di restituzione nel termine" alla Corte d'Appello di Bologna per cercare di ottenere un nuovo processo (richiesta che invio in allegato).
Inoltre nel 2019, a causa di un colloquio di lavoro, sono andato personalmente a ritirare una "Visura del casellario giudiziale" (che invio in allegato) dal quale risulta nessun procedimento ("NULLA") iscritto a mio carico.
Si precisa che al momento è, sia a me che all'avvocato, non noto il fascicolo relativo al mio caso, nonostante ne sia stata fatta richiesta.
Ammesso che mi sento estraneo alle accuse che mi sono state fatte, la mia domanda è se è possibile avanzare qualche denuncia alla Procura di Bologna per avermi condannato in contumacia e per non avermi mai notificato alcun atto e se si entro quanto tempo, considerando che il fascicolo del procedimento a mio carico è ancora tutt'oggi non noto, sia a me che al mio difensore; nel caso sia possibile, non essendo noto il fascicolo, contro chi fare una denuncia o un esposto. Ne ho provato a parlare con il mio primo avvocato, quello che poi mi ha affidato ad un suo collega, dicendogli che da qualche parte avevo letto che c'è una scadenza di 30 giorni per la denuncia che vorrei fare io, ma egli ha risposto che non ci sono scadenze, non essendo nemmeno noto il fascicolo del caso...
Vorrei precisare che ho provato a ricercare sulla cronologia di Windows del mio laptop se per caso fossi a casa quel giorno, dato che passo molto tempo al computer per motivi di studio. Sfortunatamente la cronologia è presente, tutta, ma solo a partire dal 2018, anno in cui ho cambiato computer a causa di rottura del precedente. Sono convinto che se fossi stato avvisato in tempo del procedimento a mio carico avrei potuto dimostrare con la cronologia di Windows del laptop che sono estraneo ad i fatti, cosa che mi è assolutamente preclusa dopo oltre 5 anni dai fatti dei quali sono accusato; da qui la mia volontà di sporgere una denuncia, perchè mi è stato precluso un giusto processo e le rimanenti mie difese per dimostrare l'estraneità ad i fatti si trovano fortemente indebolite dal fatto che nemmeno potrei trovare testimoni di avvenimenti accaduti oltre 5 anni fa!

Attendendo con ansia una vostra risposta,
vi ringrazio ed invio i miei cordiali saluti!”
Consulenza legale i 02/03/2021
La risposta al quesito è, purtroppo, negativa.

Nell’ambito del procedimento penale vige la regola per la quale l’imputato può essere sottoposto a processo (e, in caso, condannato) soltanto ove questi sia consapevole di tale circostanza e sia messo nelle condizioni di parteciparvi in modo attivo, per esercitare il legittimo diritto di difesa.
Diritto che, si badi bene, non si realizza per la sola assistenza difensiva, partendo dal presupposto che quest’ultimo diritto possa concretamente integrare le facoltà difensive solo attraverso la piena consapevolezza dell’imputato di ciò che accade.

Ciò che è successo nel caso di specie sembra essere purtroppo riconducibile ad un mero errore delle cancellerie del tribunale bolognese - e dello stesso giudice che ha trattato il processo - i quali, non rendendosi conto delle evidenti anomalie riguardanti le notifiche che pongono l’indagato/imputato nelle condizioni di conoscere del processo a suo carico, hanno comunque proceduto alla celebrazione del processo in parola, omettendo tutte le formalità riguardanti l’irreperibilità e la sospensione (cfr. art. 420 quater c.p.p.).

Nonostante ciò, si sconsiglia di presentare una denuncia - querela in relazione a quanto accaduto.

Ciò per l’assorbente ragione che quanto verificatosi – quasi sicuramente – non sembra riconducibile ad una condotta dolosa da parte degli uffici e degli organi del tribunale di Bologna, ma ad un mero – quanto spiacevole e grave – errore di fatto, che difficilmente potrebbe configurare una qualsivoglia fattispecie delittuosa.

Quanto, invece, al termine di decadenza di giorni 30 richiamato nella richiesta di parere, per mero dovere di precisione si specifica che una qualsivoglia querela può essere proposta entro tre mesi dal momento in cui la persona offesa dal reato abbia avuto contezza del reato posto in essere in suo danno.
Tale principio (espresso dall’art. 124 c.p.), applicato al caso di specie, ci induce a ritenere che, anche nella denegata ipotesi in cui dovesse sussistere un fatto di rilevanza penale, il termine per il deposito della querela comincerebbe a decorrere da quando si è presa visione del fascicolo processuale e, dunque, si è avuta precisa contezza di quanto accaduto.

Nel caso di specie, dunque, si suggerisce – come del resto già si sta facendo – di munirsi di un difensore al fine di eccepire la violazione commessa e ottenere la celebrazione di un nuovo processo.


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