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Articolo 230 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 29/02/2020]

Modo dell'interrogatorio

Dispositivo dell'art. 230 Codice di procedura civile

L'interrogatorio (1) deve essere dedotto per articoli separati e specifici.

Il giudice istruttore procede all'assunzione dell'interrogatorio nei modi e termini stabiliti nell'ordinanza che lo ammette [102 disp. att.] (2).

Non possono farsi domande su fatti diversi da quelli formulati nei capitoli, a eccezione delle domande su cui le parti concordano e che il giudice ritiene utili; ma il giudice può sempre chiedere i chiarimenti opportuni sulle risposte date [2734 c.c.] (3).

Note

(1) L'interrogatorio formale può essere reso solo dalla parte che sia legittimata a rendere la confessione ai sensi degli artt. 2730 e 2731 c.c.: essa deve avere il libero esercizio del diritto conteso.
Se la parte è priva della capacità di disporre di tale diritto (si pensi ad esempio all'interdetto), spetta al suo rappresentante legale costituito in giudizio rendere l'interrogatorio. Egli non può rifiutare di sottoporvisi: l'efficacia probatoria della sua eventuale confessione opera nei limiti del suo potere di rappresentanza.
Nel caso di curatela, l'interrogatorio va reso personalmente dall'inabilitato o dal minore emancipato, con l'assistenza del curatore.In caso di contrasto tra le dichiarazioni del curatore e quelle del soggetto sottoposto a curatela, le risposte di quest'ultimo sono ritenute inefficaci.
(2) L'ordinanza che ammette l'interrogatorio formale è una tipica ordinanza istruttoria, modificabile e revocabile dal giudice che l'ha emessa (art. 177 del c.p.c.) e soggetta al controllo del collegio in sede di decisione della causa (art. 178 del c.p.c.). Se pronunciata fuori dall'udienza va comunicata alle parti costituite; se, invece, emessa in udienza, si considera conosciuta dalle parti costituite, presenti o che avrebbero dovuto essere presenti.
Ai sensi dell'art. 292 del c.p.c., l'ordinanza che ammette l'interrogatorio formale della parte è uno degli atti che devono essere notificati personalmente al contumace.
(3) Il giudice può esercitare la sua facoltà di chiedere gli opportuni chiarimenti sulle risposte date dall'interrogando sia in caso di semplici risposte rese da quest'ultimo, sia quando egli non si limiti a rispondere alle domande, ma aggiunga altre dichiarazioni.
La parte che ha deferito l'interrogatorio potrà rivolgere richieste di chiarimento all'interrogando esclusivamente per il tramite del giudice.

Ratio Legis

La norma, che disciplina le modalità di espletamento dell'interrogatorio formale, è espressione del principio dispositivo che regge il processo civile, per il quale al giudice è sottratto ogni potere inquisitorio nella ricerca della verità. Per attuare tale principio, il legislatore ha previsto il divieto di porre all'interrogato domande su fatti diversi da quelli formulati nei capitoli, ad eccezione di quelle concordate dalle parti e ritenute utili dal giudice.

Spiegazione dell'art. 230 Codice di procedura civile

Secondo parte della dottrina l'interrogatorio formale non deve necessariamente risolversi nell'articolazione di domande in ordine alla verità di fatti sfavorevoli a colui al quale viene deferito, in quanto può anche riguardare circostanze delle quali non si sappia se saranno vantaggiose per l'interrogando o per il deducente.

Secondo altra tesi, invece, non è possibile tenere distinto l'interrogatorio dalla confessione, in quanto la seconda è provocata dal primo, in un rapporto di mezzo a scopo che non è possibile scindere.

L’interrogatorio può essere condotto solo nei confronti della parte, in quanto solo questa che ha la facoltà di confessare.

Per la validità della confessione è richiesta disponibilità:
- soggettiva, nel senso che la parte che presta la confessione deve essere capace di disporre del diritto cui i fatti confessori si riferiscono;
- oggettiva, ovvero i fatti oggetto della confessione devono riferirsi a diritti disponibili.

L'interrogatorio è anche possibile in relazione ad accadimenti che rientrino nella conoscenza solo indiretta dell'interrogando, il quale, attraverso un'attività di ricerca o di indagine, potrebbe averne acquisito cognizione in tempo successivo al loro verificarsi.

Poiché si è detto che l'interrogatorio deve essere funzionale alla confessione, non sarà ammesso quello deferito a persona fisica assolutamente incapace piuttosto che al suo legale rappresentante, ovvero al rappresentante che non sia in grado di obbligare il rappresentato.
Con riferimento alle persone giuridiche, la confessione del rappresentante vincola l'ente soltanto entro i limiti del potere rappresentativo, ed inoltre l'interrogatorio andrà deferito al rappresentante in carica, anche nel caso in cui i capi di prova richiedano la conoscenza di fatti che non gli siano noti.

Affinchè l'interrogatorio possa essere funzionale alla confessione occorre che sia dedotto per articoli separati e specifici; ciò comporta che non si potrà dare ingresso ad una articolazione indistinta nella forma, non sviluppata in domande puntuali, su ciascuna delle quali la parte sarà chiamata a riferire se siano, o meno, veritiere.

Non sarà neppure ammissibile l'interrogatorio costruito per mezzo di un generico richiamo ai fatti della causa.

L'ordinanza di ammissione, che deve indicare modalità e termini dell'assunzione, non è reclamabile ex art. 178 del c.p.c., ma revocabile e modificabile dal giudice che l'ha emessa.
La parte che ha deferito l'interrogatorio può rinunciarvi, anche contro la volontà di quella che sarebbe stata chiamata a renderlo, essendo evidente la carenza di interesse da parte di questa a dare risposte che al più potrebbero sfavorirla.

Sulle risposte date il giudice può sollecitare chiarimenti, mentre sono consentite domande su circostanze diverse da quelle dedotte nei capitoli già sottoposti al vaglio di ammissibilità e rilevanza solo previo accordo delle parti e valutazione del giudice.
Tale potere, comunque, non è estensibile sino ad interrogare la parte su fatti non previamente indicati e non valutati in sede di ammissione dell'interrogatorio.

All'interrogato non è richiesto di attenersi perfettamente ai quesiti, come nel giuramento e, dunque, è possibile che egli, investendo con la sua risposta altri fatti, offra al giudice l’occasione per chiedere i chiarimenti opportuni.

Massime relative all'art. 230 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 20476/2015

L'interrogatorio formale reso in un processo con pluralità di parti, essendo volto a provocare la confessione giudiziale di fatti sfavorevoli alla parte confitente e favorevoli al soggetto che si trova, rispetto ad essa, in posizione antitetica e contrastante, non può essere deferito, su un punto dibattuto in quello stesso processo, tra il soggetto deferente ed un terzo diverso dall'interrogando, non avendo valore confessorio le risposte, eventualmente affermative, fornite dell'interrogato. Invero, la confessione giudiziale produce effetti nei confronti della parte che la fa e della parte che la provoca, ma non può acquisire il valore di prova legale nei confronti di persone diverse dal confitente, in quanto costui non ha alcun potere di disposizione relativamente a situazioni giuridiche facenti capo ad altri, distinti soggetti del rapporto processuale e, se anche il giudice ha il potere di apprezzare liberamente la dichiarazione e trarne elementi indiziari di giudizio nei confronti delle altre parti, tali elementi non possono prevalere rispetto alle risultanze di prove dirette.

Cass. civ. n. 4486/2011

L'interrogatorio formale reso in un processo con pluralità di parti, essendo volto a provocare la confessione giudiziale di fatti sfavorevoli alla parte confitente e favorevoli al soggetto che si trova, rispetto ad essa, in posizione antitetica e contrastante, non può essere deferito, su un punto dibattuto in quello stesso processo, tra il soggetto deferente ed un terzo diverso dall'interrogando, non avendo valore confessorio le risposte, eventualmente affermative, fornite dall'interrogato. Invero, la confessione giudiziale produce effetti nei confronti della parte che la fa e della parte che la provoca, ma non può acquisire il valore di prova legale nei confronti di persone diverse dal confitente, in quanto costui non ha alcun potere di disposizione relativamente a situazioni giuridiche facenti capo ad altri, distinti soggetti del rapporto processuale e, se anche il giudice ha il potere di apprezzare liberamente la dichiarazione e trarne elementi indiziari di giudizio nei confronti delle altre parti, tali elementi non possono prevalere rispetto alle risultanze di prove dirette.

Cass. civ. n. 20104/2009

In tema di interrogatorio formale, la parte richiedente può soltanto invocare il potere discrezionale del giudice di merito di ammettere tale mezzo di prova in relazione alla sua indispensabilità ai fini della decisione. (Nella specie la S.C. ha rigettato il motivo prospettato dal ricorrente secondo cui il giudice di merito non si sarebbe potuto esimere, in ogni caso, dall'ammettere il mezzo istruttorio volto a provocare la confessione della controparte).

Cass. civ. n. 19435/2008

In tema di prova della simulazione tra le parti la legge, mentre vieta (tranne determinati casi) la prova per testimoni e per presunzioni, non vieta, invece, l'interrogatorio formale che abbia per oggetto negozi per i quali non sia richiesto l'atto scritto "ad substantiam". Infatti, le limitazioni poste - nei rapporti anzidetti - dal secondo comma dell'art 1417 cod. civ riguardano soltanto la prova testimoniale e, correlativamente (ai sensi dell'art. 2729, comma secondo, cod.civ.), quella per presunzioni e non anche il suddetto mezzo istruttorio volto a provocare la confessione giudiziale della controparte, attesi il carattere di piena prova legale della confessione e l'inesistenza, per questa, di una disposizione corrispondente a quella della simulazione diretta non ad accertare un patto aggiunto o contrario al contenuto di un documento, bensì a ricercare la verità reale contro quella formale risultante dall'atto scritto. Peraltro, attraverso le risposte date dall'interessato in sede di interrogatorio formale, può essere utilmente acquisita sia la prova piena che un principio di prova, nel caso in cui le risposte siano tali da rendere verosimile la simulazione, con la conseguenza di rendere ammissibile la prova testimoniale in deroga al normale divieto.

Cass. civ. n. 24370/2006

Il giudice del merito, che non è tenuto ad ammettere a valutare tutti i mezzi di prova dedotti dalle parti ove ritenga sufficientemente istruito il processo, ben può, nell'esercizio dei suoi poteri discrezionali insindacabili in cassazione, non ammettere il dedotto interrogatorio formale, quando, alla stregua di tutte le altre risultanze di causa, valuti il medesimo come meramente dilatorio e defatigatorio. (La Corte ha confermato sul punto la sentenza di merito, correggendone però la motivazione ex art. 384, secondo comma, c.p.c.: laddove il giudice di merito aveva ritenuto superfluo l'interrogatorio formale facendo una valutazione prognostica sull'improbabilità che la parte rendesse, in sede di interrogatorio, dichiarazioni completamente contrastanti con le argomentazioni più volte ribadite negli scritti difensivi, la Corte ha ritenuto che dalla sentenza si potesse desumere la già acquisita sussistenza di elementi di prova sufficienti a fondare la decisione).

Cass. civ. n. 8544/2000

L'interrogatorio formale essendo diretto a provocare la confessione della parte alla quale è deferito è sempre ammissibile, purché concludente e non in contrasto con gli elementi probatori già acquisiti, sì da apparire dilatorio e defatigatorio.

Cass. civ. n. 9840/1999

In assenza di confessione l'efficacia probatoria delle dichiarazioni rese dalla parte in sede di interrogatorio formale, è soggetta al libero apprezzamento del giudice, il quale ben può saggiarne la consistenza alla luce e nel necessario coordinamento con altri elementi del complesso probatorio.

Cass. civ. n. 10077/1998

La valutazione del giudice in ordine all'amminissibilità ed alla rilevanza di un interrogatorio formale va effettuata, ai sensi dell'art. 187 c.p.c., sulla base del contenuto dei capitoli in rapporto ai termini della controversia, e non in base al supposto esito del mezzo istruttorio, perché altrimenti la detta valutazione si risolverebbe in un apprezzamento fondato su di una supposizione.

Cass. civ. n. 1088/1995

L'interrogatorio formale è un mezzo diretto a provocare la confessione giudiziale di fatti sfavorevoli al confitente e ad esclusivo vantaggio del soggetto deferente; con la conseguenza che, in un rapporto processuale con pluralità di parti, l'interrogatorio non può essere deferito, da una parte all'altra, su un punto dibattuto, nel medesimo processo, tra il deferente e il terzo, non potendosi riconoscere alcun valore confessorio all'eventuale risposta affermativa dell'interrogato, né potendosi trarre elementi di prova dalla mancata risposta, per ritenere accertati fatti che si risolvano a svantaggio dell'altra parte processuale.

Cass. civ. n. 5884/1993

L'ammissione dell'interrogatorio formale non può essere negata, assumendosene l'inconcludenza, per il solo fatto che la parte interroganda abbia, in atti processuali pregressi, smentito quanto dedotto in interrogatorio, in quanto lo scopo dell'interrogatorio formale è proprio quello di provocare la confessione della parte.

Cass. civ. n. 8879/1987

L'interrogatorio libero delle parti, non essendo preordinato a provocare la confessione della parte, non costituisce un mezzo di prova e le dichiarazioni in esso contenute devono considerarsi elementi chiarificatori e sussidiari di convincimento sia nel processo del lavoro, pur dovendosi ammettere la piena validità delle suddette dichiarazioni a formare il convincimento del giudice allorquando riguardino fatti che possono essere conosciuti soltanto dalle parti in causa.

Cass. civ. n. 1419/1987

La differenza tra simulazione assoluta e simulazione relativa assume rilevanza, anche ai fini probatori, qualora con quest'ultima si intenda far valere il contratto dissimulato, ma non quando si miri a far dichiarare l'inefficacia del negozio simulato, stante l'indipendenza tra la questione dell'inesistenza del secondo e quella dell'efficacia o meno del primo con la conseguenza che la prima è indipendente dalla seconda e gli effetti meramente negativi della simulazione si producono indipendentemente dal concorso o meno dei requisiti di sostanza e di forma necessari alla validità del negozio dissimulato. Pertanto, nel caso di azione od eccezione con la quale la parte deduca la simulazione di un contratto di compravendita siccome dissimulante una donazione, nulla per difetto di forma, da essa fatta all'altra parte, non può ritenersi inammissibile una prova per interrogatorio formale solo per la sua supposta inidoneità a provare il negozio dissimulato e la nullità dello stesso per mancanza dei particolari requisiti di forma prescritti, qualora il deducente si proponga di dimostrare, con tale mezzo, la simulazione della compravendita e, quindi, la insussistenza del dovere di adempiere le obbligazioni nascenti da un contratto mai venuto in essere.

Cass. civ. n. 4651/1985

L'interrogatorio formale ed il giuramento decisorio sono ammissibili non solo al fine di provare la simulazione inter partes, ma anche per dimostrare in genere l'esistenza di fatti o circostanze diversi o contrastanti con il contenuto dell'atto scritto.

Cass. civ. n. 5761/1981

Non può provarsi mediante confessione un atto per il quale sia richiesta ad substantiam la forma scritta.

Cass. civ. n. 4704/1981

È ammissibile inter partes l'interrogatorio formale deferito per provocare la confessione giudiziale della simulazione di un contratto di trasferimento immobiliare, sempre che ove trattisi di simulazione relativa, esista nel negozio apparente il requisito di forma richiesto per il negozio dissimulato, ovvero si abbia di mira l'accertamento di rapporti non originati dal rapporto simulatorio e che a esso sopravvivano indenni.

Cass. civ. n. 1443/1981

Poiché l'interrogatorio non formale è un mezzo diretto esclusivamente a chiarire e precisare i fatti di causa, le risposte date dalla parte nel corso di esso non hanno valore di confessione, bensì costituiscono elementi sussidiari di convincimento, liberamente valutabili dal giudice per trarne argomento di conforto o di indebolimento delle risultanze probatorie già acquisite.

Cass. civ. n. 2638/1979

L'illegittimità dell'ordinanza di ammissione contemporanea dell'interrogatorio formale e della prova testimoniale sulle stesse circostanze di fatto, nella parte in cui ritiene rilevante, ai fini del decidere, il secondo mezzo istruttorio prima dell'accertamento dell'esito negativo dell'interrogatorio, non si estende al contestuale provvedimento di concessione di un termine perentorio all'istante per l'indicazione dei testi da escutere. Non esiste, infatti, un rapporto di interdipendenza fra le due parti dell'atto per cui l'invalidità dell'una (ammissione della prova testimoniale) si comunichi inevitabilmente all'altra (concessione di un termine per l'indicazione dei testi) a norma dell'art. 159 c.p.c. Fra quei due provvedimenti esiste, invece, un rapporto di necessaria gradualità, nel senso che l'indicazione specifica dei testimoni e dei capitoli, sui quali ciascuno di essi deve essere interrogato, deve precedere l'ammissione della prova testimoniale: anche sotto questo profilo il primo provvedimento, funzionalmente anteriore al secondo, conserva la propria validità, ai sensi del già citato art. 159 c.p.c.

Cass. civ. n. 1954/1967

L'interrogatorio formale costituisce, nella varietà delle prove orali previste dalla legge, il mezzo rivolto a provocare quella confessione giudiziale che, ai sensi dell'art. 2733 c.c., forma piena prova contro il confitente. La legge non pone limiti all'ammissibilità di questo mezzo di prova, a meno che esso non verta su contratti per i quali è richiesta la forma scritta ad substantiam, ma esige solo la specifica deduzione dei fatti mediante capitoli separati. In relazione poi al singolo processo nel corso del quale l'interrogatorio formale sia richiesto, il giudice istruttore, nell'esercizio dei suoi poteri discrezionali, può rifiutarne l'ammissione per motivi di economia processuale anche quando esso si riveli superfluo o perché siano state già acquisite le prove sufficienti a dirimere ogni incertezza sui fatti di causa ovvero perché le circostanze che formano oggetto dell'interrogatorio siano state ammesse dalla controparte in modo esplicito. In ogni altro caso, il giudice ha il dovere di disporre tale mezzo istruttorio, né è valido motivo per escluderlo la circostanza che la parte che si vuole interrogare abbia già, in comparsa o nell'atto di citazione, categoricamente smentito quanto nell'interrogatorio stesso è dedotto, ben potendo la parte medesima, posta a diretto contatto con l'avversario e con il giudice, modificare il proprio comportamento difensivo.

Cass. civ. n. 697/1967

La deduzione di prova per interrogatorio formulata nella comparsa conclusionale non è ammissibile, anche se abbia ad oggetto fatti che potrebbero dar luogo ad un giudizio di revocazione.

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