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Articolo 7 Codice della strada

(D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Regolamentazione della circolazione nei centri abitati

Dispositivo dell'art. 7 Codice della strada

1. Nei centri abitati i comuni possono, con ordinanza del sindaco:

  1. a) adottare i provvedimenti indicati nell'art. 6, commi 1, 2 e 4;
  2. b) limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale, conformemente alle direttive impartite dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti, per le rispettive competenze, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio ed il Ministro per i beni culturali e ambientali;
  3. c) stabilire la precedenza su determinate strade o tratti di strade, ovvero in una determinata intersezione, in relazione alla classificazione di cui all'art. 2, e, quando la intensità o la sicurezza del traffico lo richiedano, prescrivere ai conducenti, prima di immettersi su una determinata strada, l'obbligo di arrestarsi all'intersezione e di dare la precedenza a chi circola su quest'ultima;
  4. d) riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli degli organi di polizia stradale di cui all'art. 12, dei vigili del fuoco, dei servizi di soccorso, nonché di quelli adibiti al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria, munite del contrassegno speciale, ovvero a servizi di linea per lo stazionamento ai capilinea;
  5. e) stabilire aree nelle quali è autorizzato il parcheggio dei veicoli;
  6. f) stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, [di concerto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le aree urbane];
  7. g) prescrivere orari e riservare spazi per i veicoli di categoria N, ai sensi della lettera c) del comma 2 dell'articolo 47, utilizzati per il carico e lo scarico di cose;
  8. h) istituire le aree attrezzate riservate alla sosta e al parcheggio delle autocaravan di cui all'art. 185;
  9. i) riservare strade alla circolazione dei veicoli adibiti a servizi pubblici di trasporto, al fine di favorire la mobilità urbana.

2. I divieti di sosta si intendono imposti dalle ore 8 alle ore 20, salvo che sia diversamente indicato nel relativo segnale.

3. Per i tratti di strade non comunali che attraversano centri abitati, i provvedimenti indicati nell'art. 6, commi 1 e 2, sono di competenza del prefetto e quelli indicati nello stesso articolo, comma 4, lettera a), sono di competenza dell'ente proprietario della strada. I provvedimenti indicati nello stesso comma 4, lettere b), c), d), e) ed f) sono di competenza del comune, che li adotta sentito il parere dell'ente proprietario della strada.

4. Nel caso di sospensione della circolazione per motivi di sicurezza pubblica o di sicurezza della circolazione o per esigenze di carattere militare, ovvero laddove siano stati stabiliti obblighi, divieti o limitazioni di carattere temporaneo o permanente, possono essere accordati, per accertate necessità, permessi subordinati a speciali condizioni e cautele. Nei casi in cui sia stata vietata o limitata la sosta, possono essere accordati permessi subordinati a speciali condizioni e cautele ai veicoli riservati a servizi di polizia e a quelli utilizzati dagli esercenti la professione sanitaria, nell'espletamento delle proprie mansioni, nonché dalle persone con limitata o impedita capacità motoria, muniti del contrassegno speciale.

5. Le caratteristiche, le modalità costruttive, la procedura di omologazione e i criteri di installazione e di manutenzione dei dispositivi di controllo di durata della sosta sono stabiliti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

6. Le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico.

7. I proventi dei parcheggi a pagamento, in quanto spettanti agli enti proprietari della strada, sono destinati alla installazione, costruzione e gestione di parcheggi in superficie, sopraelevati o sotterranei, e al loro miglioramento e le somme eventualmente eccedenti ad interventi per migliorare la mobilità urbana.

8. Qualora il comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. Tale obbligo non sussiste per le zone definite a norma dell'art. 3 "area pedonale" e "zona a traffico limitato", nonché per quelle definite "A" dall'art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico.

9. I comuni, con deliberazione della giunta, provvedono a delimitare le aree pedonali e le zone a traffico limitato tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull'ordine pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio. In caso di urgenza il provvedimento potrà essere adottato con ordinanza del sindaco, ancorché di modifica o integrazione della deliberazione della giunta. Analogamente i comuni provvedono a delimitare altre zone di rilevanza urbanistica nelle quali sussistono esigenze particolari di traffico, di cui al secondo periodo del comma 8. I comuni possono subordinare l'ingresso o la circolazione dei veicoli a motore, all'interno delle zone a traffico limitato, anche al pagamento di una somma. Con direttiva emanata dall'Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale entro un anno dall'entrata in vigore del presente codice, sono individuate le tipologie dei comuni che possono avvalersi di tale facoltà, nonché le modalità di riscossione del pagamento e le categorie dei veicoli esentati.

9bis. Nel delimitare le zone di cui al comma 9 i comuni consentono, in ogni caso, l'accesso libero a tali zone ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida. (3)

10. Le zone di cui ai commi 8 e 9 sono indicate mediante appositi segnali.

11. Nell'ambito delle zone di cui ai commi 8 e 9 e delle altre zone di particolare rilevanza urbanistica nelle quali sussistono condizioni ed esigenze analoghe a quelle previste nei medesimi commi, i comuni hanno facoltà di riservare, con ordinanza del sindaco, superfici o spazi di sosta per veicoli privati dei soli residenti nella zona, a titolo gratuito od oneroso.

12. Per le città metropolitane le competenze della giunta e del sindaco previste dal presente articolo sono esercitate rispettivamente dalla giunta metropolitana e dal sindaco metropolitano.

13. Chiunque non ottemperi ai provvedimenti di sospensione o divieto della circolazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 87 a € 345.

13-bis. Chiunque, in violazione delle limitazioni previste ai sensi della lettera b) del comma 1, circola con veicoli appartenenti, relativamente alle emissioni inquinanti, a categorie inferiori a quelle prescritte, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 168 a € 679 e, nel caso di reiterazione della violazione nel biennio, alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici a trenta giorni ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI. (2)

14. Chiunque viola gli altri obblighi, divieti o limitazioni previsti nel presente articolo, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 42 a € 173. La violazione del divieto di circolazione nelle corsie riservate ai mezzi pubblici di trasporto, nelle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 83 a € 333. (1)

15. Nei casi di sosta vietata, in cui la violazione si prolunghi oltre le ventiquattro ore, la sanzione amministrativa pecuniaria è applicata per ogni periodo di ventiquattro ore, per il quale si protrae la violazione. Se si tratta di sosta limitata o regolamentata, la sanzione amministrativa è del pagamento di una somma da € 26 a € 102 e la sanzione stessa è applicata per ogni periodo per il quale si protrae la violazione.

15-bis. Salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano senza autorizzazione, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare senza autorizzazione l'attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 771 ad euro 3.101. Se nell'attività sono impiegati minori, o se il soggetto è già stato sanzionato per la medesima violazione con provvedimento definitivo, si applica la pena dell'arresto da sei mesi a un anno e dell'ammenda da 2.000 a 7.000 euro. È sempre disposta la confisca delle somme percepite, secondo le modalità indicate al titolo VI, capo I, sezione II. (1)

Note

(1) Comma inserito dalla legge n. 214 del 1° agosto 2003, di conv. del decreto-legge n. 151/2003.
(2) Comma inserito dalla legge 29 luglio 2010 n.120
(3) Comma inserito così dalla Legge 30 dicembre 2018, n.145

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Consulenze legali
relative all'articolo 7 Codice della strada

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Enrico M. chiede
lunedì 04/11/2019 - Marche
“Buongiorno,
desidererei avere un Vostro parere legale in merito alla seguente situazione che, di seguito, descrivo brevemente:

- nella città dove abito (piccolo paese di provincia di circa 5.000 abitanti) si svolge annualmente una sagra della durata di cinque giorni. Nelle giornate centrali della sagra, dal venerdi pomeriggio alla domenica pomeriggio, le vie di accesso al centro storico dove si svolge la manifestazione vengono transennate e alle persone che si presentano agli ingressi viene impedito l'accesso se non sono munite di biglietto o se non lo acquistano. Come si può comprendere tutto ciò è motivo di frequenti discussioni tra il personale addetto agli ingressi e tutti coloro che non sono interessati alla festa ma hanno necessità di accedere in centro per i motivi più disparati, ad es. perchè devono andare al lavoro o devono recarsi in negozio a fare spesa, andare in farmacia o semplicimente vogliono rientrare a casa abitando in centro.
Al di la del fatto che consentire l'accesso in centro a coloro che vi abitano potrebbe creare una disparità di trattamento con coloro che invece abitano fuori, in quanto i primi potrebbero assistere alla festa senza pagare il biglietto, chiedo se limitare o impedire libertà di movimento a chi alla festa non è interessato sia un fatto legalmente motivato ed accettabile.
Grazie.”
Consulenza legale i 07/11/2019
Le fonti normative sulle quali solitamente si fondano le ordinanze che impongono limitazioni analoghe a quelle citate nel quesito sono gli artt. 5, 6 e 7 del Codice della strada, relativi alla regolamentazione della circolazione nei centri abitati e non da parte degli Enti proprietari delle strade.
Infatti, la nozione di “circolazione” è molto ampia e comprende, in generale, il movimento, la fermata e la sosta dei pedoni, dei veicoli e degli animali (art. 3 del codice strada).

In particolare, secondo l’art. 7 del Codice della strada il Comune può con ordinanza disporre in via permanente o temporanea la sospensione della circolazione o stabilire obblighi, divieti e limitazioni per tutte o alcune categorie di utenti all’interno del centro abitato.
Le giustificazioni delle ordinanze restrittive della circolazione veicolare o pedonale possono risiedere, ad esempio, nella tutela dell’incolumità pubblica, nell’esistenza di particolari esigenze di circolazione, nella prevenzione dell’inquinamento o nella tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale.
Si tratta di una materia che la giurisprudenza attribuisce alla competenza dei dirigenti comunali (Consiglio di Stato, 13 luglio 2017, n. 3460), i quali dispongono di larghi poteri discrezionali nel valutare ed adottare le diverse misure possibili in base alle caratteristiche specifiche di ogni Comune oppure alla presenza di altre situazioni particolari (come possono essere i festeggiamenti per la sagra del paese o lo svolgimento di manifestazioni culturali o ricreative).

Data l’ampiezza della discrezionalità attribuita agli organi comunali e la varietà dei provvedimenti in astratto adottabili, si è posto il rilevante problema della compatibilità di tali poteri con la tutela della libertà di circolazione e movimento sancita dall’art. 16 della Costituzione e la questione è stata già affrontata dalla Corte costituzionale con la sentenza 12 marzo 1965, n.12.
Tale decisione riguardava, nello specifico, la compatibilità costituzionale delle previsioni del previgente Codice della strada che conferivano al Prefetto il potere di limitare discrezionalmente la circolazione al di fuori dei centri abitati, ma i principi in essa espressi sono ancora attuali ed applicabili, dato che le disposizioni oggi vigenti sono molto simili per contenuto e principi ispiratori.

Nella sentenza n.12/1965 si chiarisce, anzitutto, che l’uso delle strade, come l’uso di altri beni pubblici, può essere regolato anche sulla base di esigenze che, sebbene trascendano il campo della sicurezza e della sanità, attengano al buon regime della cosa pubblica, alla sua conservazione, alla disciplina che gli utenti debbono osservare, alle eventuali prestazioni che essi sono tenuti a compiere e così via.
Così, le ordinanze che limitano la circolazione di veicoli e/o pedoni, quando siano rivolte al “buon uso della strada”, non contrastano con l’art. 16 Cost., a meno che la tutela delle esigenze della circolazione sia solo un pretesto per raggiungere scopi diversi da quelli perseguiti dal Codice della strada o fini contrastanti con norme di grado ancora più elevato.

Questa linea interpretativa è stata confermata dalla sentenza della Corte costituzionale 19 luglio 1996 n.264, puntualizzando che la tipologia dei limiti imposti dalla pubblica autorità deve tenere conto dei vari interessi pubblici in gioco (come l’impatto ambientale, la situazione topografica o dei servizi pubblici ecc.) e deve essere ispirata a criteri di ragionevolezza.
Inoltre, come tutti i provvedimenti amministrativi e come previsto anche dall’art. 5 del Codice della strada le ordinanze in parola devono essere adeguatamente motivate.

Gli stessi principi fondamentali vengono seguiti anche dalla giurisprudenza amministrativa in materia, che non ritiene violato l’art. 16 Cost. quando non siano vietati l’accesso e la circolazione all’intero territorio comunale, ma solo in relazione ad aree limitate, seppur vaste, dell’abitato (da ultimo, Consiglio di Stato, 18 ottobre 2019, parere n.2637).
In conclusione, le restrizioni imposte dall’Amministrazione comunale sono ammesse, purché fornite di specifica motivazione e ragionevoli in rapporto alla situazione concreta.

Il comma 4 dell’art. 7 del Codice della strada, comunque, consente, laddove siano stati stabiliti obblighi, divieti o limitazioni di carattere temporaneo o permanente, di rilasciare permessi di accesso o transito alle aree interessate per accertate necessità subordinati a speciali condizioni e cautele.
Ciò dovrebbe essere sufficiente a risolvere i problemi evidenziati nel quesito, soprattutto per chi è costretto ad accedere al centro storico anche nei giorni della sagra perché residente o per motivi di lavoro, considerato anche che si tratta di pochi giorni nell’arco di un anno.

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