Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 31 Codice del processo amministrativo

(D.lgs. 2 luglio 2010, n. 104)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Azione avverso il silenzio e declaratoria di nullitā

Dispositivo dell'art. 31 Codice del processo amministrativo

1. Decorsi i termini per la conclusione del procedimento amministrativo e negli altri casi previsti dalla legge, chi vi ha interesse può chiedere l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere.

2. L'azione può essere proposta fintanto che perdura l'inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. È fatta salva la riproponibilità dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti.

3. Il giudice può pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio solo quando si tratta di attività vincolata o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall'amministrazione.

4. La domanda volta all'accertamento delle nullità previste dalla legge si propone entro il termine di decadenza di centottanta giorni. La nullità dell'atto può sempre essere opposta dalla parte resistente o essere rilevata d'ufficio dal giudice. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle nullità di cui all'articolo 114, comma 4, lettera b), per le quali restano ferme le disposizioni del Titolo I del Libro IV.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 31 Codice del processo amministrativo

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Stefania C. chiede
martedė 18/06/2019 - Veneto
“Nel caso di centro per l'infanzia a gestione privata
- per il quale il Comune ha emesso provvedimento di rigetto della domanda di autorizzazione all'esercizio ai sensi della normativa regionale veneta (l. r. n. 22/2002 e relative delibere attuative) e provvedimento di divieto di esercizio di attività non autorizzata
- che opera attivamente, ospitando minori, nonostante sia privo delle prescritte autorizzazioni
come si deve procedere per portare ad esecuzione il provvedimento amministrativo e far concretamente cessare l'attività non autorizzata ? E' possibile il ricorso all'art. 21 ter ?”
Consulenza legale i 24/06/2019
Quando il privato cittadino si ritiene leso da un atto o da un provvedimento della Pubblica Amministrazione può ottenere dal Giudice amministrativo l’annullamento del provvedimento stesso, ma solo quando ricorrano le tre condizioni seguenti:

a) la titolarità di una posizione giuridica, in astratto configurabile come interesse legittimo, inteso come posizione qualificata – di tipo oppositivo o pretensivo – che distingue il soggetto dal “quisque de populo” in rapporto all'esercizio dell'azione amministrativa;

b) l'interesse ad agire, ovvero la concreta possibilità di perseguire un bene della vita, anche di natura morale o residuale, attraverso il processo, in corrispondenza ad una lesione diretta ed attuale dell'interesse protetto, a norma dell'art. 100 c.p.c.;

c) la legittimazione attiva o passiva di chi agisce o resiste in giudizio, in quanto titolare del rapporto controverso dal lato attivo o passivo.

Quando non ricorrono le condizioni di cui sopra, come nella fattispecie in oggetto, in cui vi è solo un interesse “pubblico” acché il centro per l’infanzia eserciti le sue funzioni in conformità alla legge e con i requisiti richiesti dalla stessa.

In tali ipotesi il privato cittadino può comunque presentare una istanza alla Pubblica Amministrazione competente per materia e per territorio, al fine di rendere effettivo il disposto di cui all’articolo 21 ter.

Cionondimeno, può accadere che la Pubblica Amministrazione, pur essendo tenuta per legge a provvedere a fronte di un’istanza del privato, rimanga inerte.

In questi casi, il soggetto istante non rimane privo di tutela. Infatti, la giurisprudenza, in un primo momento, e il legislatore successivamente, hanno elaborato dei meccanismi che consentono al privato di tutelare comunque la sua posizione.

In particolare, fino alla recente legge di riforma del procedimento amministrativo, ove l’amministrazione non avesse risposto ad un’istanza, trascorsi 60 giorni, o il diverso termine indicato dalla legge, il privato avrebbe dovuto notificare un atto formale di diffida a provvedere nel termine di 30 giorni. Decorso questo ulteriore termine si sarebbe formato il cd.”silenzio-rifiuto”, solo in presenza del quale l’interessato avrebbe potuto rivolgersi al giudice.

Questa disciplina deve però ritenersi superata alla luce della recente modifica apportata all’art. 2 della L.241/90 dalla L.15/05.

Ai sensi del comma 4 - bis, art.2, L.241/90, introdotto dalla L.15/05, decorso il termine di 30 giorni dalla proposizione dell’istanza o il diverso termine eventualmente stabilito dalla legge, il ricorso avverso il silenzio può essere proposto anche senza necessità di diffida all’amministrazione inadempiente.

Esigenze di certezza del diritto hanno peraltro indotto il legislatore a prevedere anche un termine massimo entro il quale l’istante può proporre ricorso al Tribunale amministrativo: e cioè, fin tanto che perdura l’inadempimento e, in ogni caso, entro un anno dalla scadenza del termine di 90 giorni o dal diverso termine eventualmente stabilito per la conclusione del procedimento. Ciò in quanto il privato è comunque reso edotto del termine di conclusione del procedimento con la comunicazione di avvio del procedimento amministrativo, giusta la modifica apportata all’art. 8 della L.241/90.

Decorso il termine di scadenza previsto, il privato non può più ricorrere in giudizio avverso il silenzio. Tuttavia la legge prevede la possibilità di riproporre alla P.A. l’istanza inevasa, ove ne ricorrano i presupposti.

L’art.2 della L.205/2000 ha introdotto un rito speciale avverso il silenzio dell’amministrazione. Il rito è particolarmente accelerato, basti considerare che il Tar deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso. La sentenza è succintamente motivata. Con la sentenza di condanna il Giudice ordina alla P.A. di adempiere entro un termine non superiore a trenta giorni. Nel caso in cui l’inerzia perduri, il Giudice, su istanza di parte, nomina un Commissario ad acta che deve provvedere in luogo dell’amministrazione.

La legge 14 maggio 2005 n.80 ha modificato l’art.2 della L.241/90, prevedendo espressamente che il giudice amministrativo possa conoscere della fondatezza dell’istanza proposta dal privato.

La norma ha sicuramente portata innovativa e pone fine ad un dibattito, sviluppatosi in dottrina e giurisprudenza, in ordine ai poteri del giudice in sede giurisdizionale. Due le tesi principali invalse in dottrina e giurisprudenza: secondo la prima, il giudice si sarebbe dovuto limitare a dichiarare l’obbligo per l’amministrazione di provvedere, secondo l’altra tesi, invece, il giudice poteva spingersi in ogni caso a verificare la fondatezza del ricorso. Alla stregua di un orientamento intermedio, infine, il giudice avrebbe potuto verificare la fondatezza della pretesa ma solo nel caso di fattispecie relative ad attività amministrative di tipo vincolato.

La nuova disposizione supera evidentemente sia il primo che il terzo orientamento e dunque riconosce al giudice il potere di sostituirsi all’amministrazione in ordine alla valutazione del merito dell’istanza.

GUIDO S. chiede
sabato 06/02/2016 - Valle d'Aosta
“Il sottoscritto nel lontano novembre 1985, inoltrava domanda all'UTE di Aosta, per ottenere l'acquisizione di un terreno demaniale come stabiliva l'art. 941 del codice civile.
Questo premesso, malgrado abbia ottenuto il parere favorevole da tutti gli Enti preposti, non ultimi "l'avvocatura dello stato" e dal"AIPO", ancora non ho ricevuto l'acquisizione.
Spero di ricevere da Voi come posso fare per definire in modo positivo questa domanda. A disposizione per ulteriori chiarimenti e l'invio di documenti che riguardano la pratica. Grazie”
Consulenza legale i 15/02/2016
L'art. 2, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241, legge sul procedimento amministrativo, stabilisce che "ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un'istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso".
In sostanza, al fine di evitare che il privato debba attendere, come nel caso di specie, svariati anni prima di conoscere l'adozione del provvedimento conclusivo, il Legislatore ha stabilito che l'Amministrazione che dà avvio ad un procedimento, oppure che riceve una domanda da parte di un privato, ha l'obbligo di concludere il procedimento adottando un provvedimento espresso.
Il termine entro il quale l'Amministrazione deve adottare tale provvedimento conclusivo varia in relazione alla complessità del procedimento e delle Amministrazioni coinvolte. In generale, il termine può variare dai trenta giorni (art. 2, comma 2, della Legge n. 241/1990) fino ad un massimo di 180 giorni (art. 2, comma 4, della Legge n. 241/1990).
Tale termine chiaramente decorre dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte (art. 2, comma 6, Legge n. 241/1990).
Nel caso di specie, anche a volere considerare il termine più lungo, esso risulta ampiamente trascorso e l'Amministrazione avrebbe dovuto adottare il provvedimento conclusivo del procedimento.
Decorso inutilmente il termine per la conclusione del procedimento, in primo luogo, il privato puo' rivolgersi al responsabile del procedimento affinché entro un termine pari alla meta' di quello originariamente previsto, concluda il procedimento (9-ter della Legge n. 241/1990).
Oltre alla possibilità di rivolgersi al responsabile del procedimento, si potrebbe proporre l'azione avverso il silenzio, ai sensi dell'art. [[n31cpa]] del Codice del Processo Amministrativo, ai sensi del quale "decorsi i termini per la conclusione del procedimento amministrativo e negli altri casi previsti dalla legge, chi vi ha interesse puo' chiedere l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere".
Si consideri che, contestualmente all'azione di accertamento dell'obbligo di provvedere, si potrebbe formulare la richiesta di risarcimento del cd. danno da ritardo e degli ulteriori danni eventualmente subiti.
Tale azione puo' essere proposta fintanto che perdura l'inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento.
Pertanto, nel caso in cui si decidesse di proporre tale azione avverso il silenzio, dovrebbe valutarsi, al fine di evitare di incorrere in eventuali decadenze, l'opportunità di riproporre l'istanza di avvio del procedimento.
Nel giudizio avverso il silenzio, il giudice può pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio (nel caso di specie, la spettanza dell'acquisizione), solo quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall'amministrazione.
Il giudizio è di particolare efficacia poiché in caso di totale o parziale accoglimento il giudice ordina all'amministrazione di provvedere entro un termine non superiore, di norma, a trenta giorni (ai sensi dell'art. [[n117cpa]] del c.p.a.).