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Articolo 6 Codice del consumo

(D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206)

[Aggiornato al 11/05/2019]

Contenuto minimo delle informazioni

Dispositivo dell'art. 6 Codice del consumo

1. I prodotti o le confezioni dei prodotti destinati al consumatore, commercializzati sul territorio nazionale, riportano, chiaramente visibili e leggibili, almeno le indicazioni relative:

  1. a) alla denominazione legale o merceologica del prodotto;
  2. b) al nome o ragione sociale o marchio e alla sede legale del produttore o di un importatore stabilito nell'Unione europea;
  3. c) al Paese di origine se situato fuori dell'Unione europea;
  4. d) all'eventuale presenza di materiali o sostanze che possono arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente;
  5. e) ai materiali impiegati ed ai metodi di lavorazione ove questi siano determinanti per la qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto;
  6. f) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d'uso, ove utili ai fini di fruizione e sicurezza del prodotto.

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Consulenze legali
relative all'articolo 6 Codice del consumo

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Rosalba A. chiede
lunedì 17/02/2020 - Piemonte
“Buongiorno,
è possibile sovrapporre un'etichetta adesiva su un prodotto alimentare, riportante però gli stessi dati , le scadenze , il lotto ecc... presenti su quella originale ma omettendo di indicare il luogo di produzione e l'indirizzo dello stabilimento di produzione?
Trattasi di un prodotto comunque personalizzato dall'azienda produttrice per l'azienda che sovrapporrebbe l'etichetta.

In attesa di risposta, porgo cordiali saluti.”
Consulenza legale i 24/02/2020
L’etichettatura di un prodotto alimentare ha un ruolo particolarmente importante nella società contemporanea, in quanto ne descrive le caratteristiche e consente al consumatore di scegliere quello che maggiormente risponde alle sue esigenze.
La sua funzione è quella di costituire una sorta di carta di identità del prodotto, ed in quanto tale deve essere scritta in forma chiara, completa e rispondere al vero.
Solo se risponde a tali requisiti il consumatore potrà utilizzare il prodotto nel modo e nei tempi corretti, ma soprattutto potrà essere posto in grado di sapere da dove il prodotto arriva e dove sia stato confezionato, aspetti questi ultimi da non trascurare e particolarmente utili in caso di emergenze alimentari (oggi più che mai diffuse).

Ora, al di là di queste brevissime considerazioni di carattere generale in ordine alla funzione della etichettatura dei prodotti, sul piano normativo è di estrema importanza, al fine di poter dare una risposta al quesito posto, il D.lgs. 15.12.2017 n. 231, di recente entrato in vigore e che riguarda la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni al Regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento (UE).

E’ dal 13 dicembre 2016, infatti, che quest’ultimo regolamento è divenuto completamente applicabile, modificando il precedente regolamento (CE) n. 1924/2006.
Le ragioni principali che hanno indotto il legislatore europeo a regolamentare nuovamente la materia sono state essenzialmente tre:
  1. la tutela della salute dei consumatori;
  2. l’esigenza di realizzare una normativa comune a livello europeo, applicabile in tutti gli Stati membri;
  3. la richiesta da parte dei produttori di semplificare e armonizzare la struttura normativa.

Tale impianto normativo impone, in primo luogo, che non vengano riportate informazioni che possano in qualunque modo indurre il consumatore in errore, richiedendo il rispetto dei principi di correttezza, trasparenza e leggibilità per preservare gli interessi non solo degli acquirenti (consumatori finali), ma anche degli stessi operatori commerciali (viene perfino imposta una dimensione ben precisa per il carattere di scrittura).

Nell’ottica di soddisfare tali esigenze, l’intero capo IV del Regolamento si occupa di disciplinare le informazioni obbligatorie che devono essere apposte sulla confezione degli alimenti, e tra queste figurano espressamente:
  1. il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare
  2. il paese di origine o il luogo di provenienza.

Si tratta, a ben vedere, proprio di quelle informazioni che si avrebbe intenzione di omettere.
A ciò si aggiunga che, nell’elaborazione del contenuto informativo delle etichette, gli operatori del settore alimentare devono ispirarsi ad alcuni principi generali, quali sono, tra gli altri, quello della chiarezza (si impone di evitare codici o altri elementi che non siano di facile interpretazione, come ad esempio di riportare il numero di iscrizione dell’azienda produttrice al Registro delle imprese in sostituzione della indicazione della sede dello stabilimento di produzione) e quello della indelebilità (gli operatori devono garantire l’indelebilità delle informazioni riportate in etichetta, affinchè siano leggibili per tutta la vita commerciale del prodotto).

Si tenga presente che quanto sopra detto in ordine alle informazioni obbligatorie ed ai principi che regolano l’apposizione delle etichette sui prodotti alimentari, non costituiscono mere direttive o principi puramente informatori, ma si tratta di veri e propri obblighi, per l’adempimento dei quali viene individuato un responsabile ed al cui inadempimento è connessa una specifica sanzione.
In particolare, ai sensi dell’art. 8 del Regolamento 1169/2011/UE, responsabile delle informazioni è l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale viene commercializzato il prodotto; se tale operatore non è stabilito nell’Unione europea, il responsabile viene individuato nel soggetto importatore.

Dunque, nel caso di specie, responsabile sarà l’azienda che ha intenzione di sovrapporre l’etichetta, sulla quale incomberà, appunto, l’obbligo di far risultare dall’etichetta tutte quelle informazioni che il regolamento qualifica come contenuto obbligatorio, compresa l’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza del prodotto.

Della specifica disciplina sanzionatoria per le violazioni al regolamento 1169/2011/UE si occupano gli artt. da 3 a 16 del summenzionato D.lgs. 231/2017, ed in particolare alle violazioni in materia di indicazione del paese di origine o luogo di provenienza è espressamente dedicato l’art. 13, il quale dispone che, fatto salvo il caso in cui il fatto costituisca reato, a tale violazione consegue l’applicazione nei confronti del soggetto responsabile di una sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 2000 ad euro 16.000 (per i soli errori ed omissioni formali la sanzione amministrativa pecuniaria è del pagamento di una somma da euro 500 ad euro 4000).

A parte ciò, non può trascurarsi, sempre in materia di sanzioni, quanto prescritto dall’art. 4 comma 2 del D.lgs. 231/2017, ove viene previsto che, fatto salvo sempre il caso in cui il fatto possa integrare gli estremi di un reato, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 2000 ad euro 16000, l’operatore del settore alimentare che modifica le informazioni che accompagnano un alimento in violazione delle disposizioni di cui all’art. 8 del regolamento (ossia quelle sulle informazioni obbligatorie).

Del resto, è facile osservare che non avrebbe alcun senso parlare di indelebilità delle etichette, se poi potesse ritenersi consentito apporre sull’etichetta originaria una seconda etichetta, riportante peraltro dati difformi dalla prima.