Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 775 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Donazione fatta da persona incapace d'intendere o di volere

Dispositivo dell'art. 775 Codice civile

La donazione fatta da persona che, sebbene non interdetta, [414 c.c.] si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace di intendere o di volere (1) al momento in cui la donazione è stata fatta [429, 591 n.3 c.c.], può essere annullata su istanza del donante, dei suoi eredi o aventi causa [377, 428, 799 c.c.].

L'azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui la donazione è stata fatta [1442 c.c.].

Note

(1) Si ha incapacità di intendere e di volere quando il soggetto non è in grado di comprendere il significato dei propri comportamenti e di determinarsi di conseguenza. La prova dell'incapacità può essere data con ogni mezzo, comprese le presunzioni, e possono essere presi in considerazione anche fatti anteriori e successivi alla donazione.

Ratio Legis

La donazione, al pari di quanto previsto per i contratti in generale, necessità della capacità di intendere e di volere del donante. Non è, invece, previsto il requisito della malafede del donatario o il grave pregiudizio per l'autore dell'atto, diversamente da quanto previsto all'art. 428 del c.c..

Brocardi

Mente captus donare non potest

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

374 Ho ripreso in esame la disciplina della capacità di donare, che il progetto aveva inquadrata nella capacità generale contrattuale, in armonia con l'affermata natura contrattuale della donazione. Mi è parso necessario completare il sistema del progetto in ordine alle donazioni fatte da persona non sana di mente, quantunque non interdetta, e alle donazioni fatte dagli inabilitati. Quanto alle prime, è chiaro che, in mancanza di una norma speciale, avrebbe trovato applicazione l'art. 428, con la conseguenza che sarebbe stato necessario dimostrare, ai fini dell'impugnazione, la mala fede del donatario. Ora per le donazioni compiute da chi non è capace d'intendere o di volere sembra eccessivo richiedere la prova della mala fede del donatario. Perciò ho stabilito nell'art. 775 del c.c. che le donazioni in questione possono essere impugnate dal donante, dai suoi eredi a aventi causa entro cinque anni dalla data dell'atto, sol che si provi che il donante al momento in cui la donazione è stata fatta era incapace d'intendere o di volere. Quanto alle donazioni fatte dall'inabilitato, ne ho regolato l'impugnazione in una disposizione autonoma (art. 776 del c.c.), nella quale, in deroga alla disposizione generale dell'art. 427, si è lisposto che la donazione è annullabile, se fatta dopo che il giudizio d'inabilitazione è stato promosso, e quindi anche prima che sia stato nominato il curatore provvisorio: tale norma ho poi creduto opportuno di estendere ulteriormente, mando si tratta di donazioni compiute da persona successivamente inabilitata per prodigalità. In tal caso non solo ho consentito la legittimazione all'impugnativa al curatore, ma ho considerato annullabili le donazioni compiute dal prodigo nei sei mesi anteriori all'inizio del giudizio d'inabilitazione, Ho considerato infatti che molto spesso il fatto dal quale emerge la necessità di fare inabilitare il prodigo consiste proprio in una donazione, e che perciò è giusto far sì che la inabilitazione sopravvenuta produca la reintegrazione del patrimonio del prodigo, che altrimenti resterebbe pregiudicato senza rimedio.

Massime relative all'art. 775 Codice civile

Cass. civ. n. 6414/1984

Rientrano fra i contratti, a titolo gratuito, e non fra quelli commutativi, sia le donazioni remuneratorie, fatte per riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario, sia quelle modali, in cui il modus, che è limitazione del beneficio mediante un'obbligazione accessoria posta a carico del donatario, non può equipararsi alla controprestazione propria dei contratti a titolo oneroso, e non è perciò idoneo a mutare la causa del contratto, che resta a titolo gratuito. Di conseguenza, per l'annullamento delle donazioni remuneratorie e modali, come di ogni altra donazione fatta da persona incapace di intendere e di volere, non sono richiesti, ai sensi dello specifico disposto dell'art. 775 c.c. né il pregiudizio del donante, né la malafede del donatario trovando riferimento tali condizioni, previste dagli artt. 428 e 1425 c.c., in rapporti di corrispettività e di equivalenza tra le prestazioni che sono pertinenti ai soli contratti a titolo oneroso.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 775 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Angelo F. chiede
lunedì 24/08/2015 - Sicilia
“Mia madre era affetta da vasculopatia sclerotica cerebrale con deficit neuro cognitivo, con codice di patologia 1003 (demenza grave). In data 25/03/2002, all'eta di 82 anni, è stata riconosciuta invalida con totale e permanente inabilità lavorativa 100% e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita. Stava quasi sempre a letto. Le è stata corrisposta l'indennità di accompagnamento. In data 06/06/2002 ha stipulato un atto di donazione di una villetta di mq. 200 circa con mq.600 circa di terreno alle spalle dell'edificio a favore di una delle figlie. La predetta patologia le consentiva di stipulare atti di donazione? Ringraziandovi porgo distinti saluti.”
Consulenza legale i 27/08/2015
La vasulopatia cerebrale cronica è una condizione di sofferenza ischemica del cervello che può essere determinata da diverse cause. In questa sede non è possibile fornire una analisi del tipo di deficienza psichica della persona, in quanto la documentazione medica circa la salute della donataria deve essere vagliata da un perito in medicina legale.

Tuttavia, si possono spiegare quali sono le condizioni che secondo dottrina e giurisprudenza determinano l'incapacità di intendere e di volere di un soggetto, applicandone le conseguenze al caso di specie.

Gli atti giuridici, in generale, possono venire posti in essere solo da soggetti ritenuti dalla legge "capaci".
L'ordinamento giuridico attribuisce la capacità di agire a tutti gli ultradiciottenni ex art. 2 del c.c. (oltre ai minori emancipati) e prevede nel dettaglio, invece, i casi in cui i soggetti sono considerati incapaci.
In particolare, per quanto qui di interesse, saranno considerati incapaci a stipulare una donazione:
- i soggetti interdetti (art. 414 del c.c.), inabilitati (art. 415 del c.c.) o beneficiari di un amministratore di sostegno (art. 404 del c.c.), cioè coloro che sono stati reputati non in grado di provvedere ai propri interessi da un provvedimento dell'autorità giudiziaria. Queste persone possono agire solo per mezzo di rappresentanti legali, quali il tutore e l'amministratore di sostegno;
- i soggetti che, sebbene non interdetti, si provino essere stati per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci d'intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, ai sensi dell'importantissima norma contenuta nell'art. 428 del c.c. e, per quanto riguarda la donazione, anche nell'art. 775 del c.c..

Nel caso di specie, si presume che l'anziana donataria non si trovasse già in stato di interdizione al momento della stipulazione dell'atto di donazione, altrimenti l'atto sarebbe senz'altro annullabile, se compiuto in prima persona.

Secondo la giurisprudenza, affinché un soggetto possa dirsi incapace di intendere o di volere (è sufficiente che manchi una delle due facoltà), è necessario che le sue facoltà intellettive e volitive risultino perturbate al punto da impedirgli una seria valutazione del contenuto e degli effetti del negozio. Non è richiesta una totale privazione delle sue facoltà, essendo sufficiente una menomazione delle stesse tale da impedire la formazione di una volontà cosciente (v. tra le altre Cass. civ. n. 856/2007).
Certamente, la presenza di un deficit neuro cognitivo medicalmente accertato può essere la causa di una incapacità di intendere o di volere del soggetto, tanto più in relazione ad un negozio giuridico, come la donazione, che implica una disposizione del proprio patrimonio di elevata importanza: si tratta, infatti, di fare un "regalo", senza ricevere un corrispettivo, con conseguente depauperamento del patrimonio del donatario. Non a caso, la donazione è il tipico atto che, se attuato da un incapace munito di rappresentante legale, richiede sempre l'autorizzazione del giudice (v. ad esempio per i minori l'art. 320 c.c.).

La vicenda in esame, quindi, potrebbe rientrare nella previsione normativa degli artt. 428 e 775 c.c.

Tuttavia, l'atto di donazione risale al 2002: tale circostanza fa emergere l'ormai avvenuta prescrizione del diritto a chiedere l'annullamento dell'atto sia da parte della donataria stessa che dei suoi eredi, i quali avevano solo 5 anni di tempo decorrenti dal momento in cui la donazione si è perfezionata.
Va sottolineato che la Corte Costituzionale è stata investita della questione concernente la legittimità costituzionale della norma relativa al termine prescrizionale in riferimento agli eredi (si è sostenuto che essi avrebbero potuto chiedere l'annullamento anche oltre i 5 anni, risultando altrimenti discriminati rispetto agli eredi che erano divenuti tali prima dello scadere del termine quinquennale), ma la Consulta ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione con la decisione n. 206/2008 ("[...] la posizione dell'erede che sia divenuto tale dopo il decorso di cinque anni dal giorno in cui la donazione è stata fatta non è comparabile con quella di chi sia divenuto tale prima di tale termine, dal momento che solo il secondo è titolare del diritto di ottenere l’annullamento della donazione, laddove il primo non è più titolare di tale diritto, essendosi lo stesso prescritto già in capo al suo dante causa").

La donazione rileverà comunque a fini successori, in quanto il bene oggetto della stessa dovrà essere conferito in collazione se eredi saranno i figli della donna (v. artt. 737 e seguenti c.c.).

Testi per approfondire questo articolo