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Articolo 2390 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Divieto di concorrenza

Dispositivo dell'art. 2390 Codice civile

Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti, né esercitare un'attività concorrente per conto proprio o di terzi, né essere amministratori o direttori generali in società concorrenti, salvo autorizzazione dell'assemblea.

Per l'inosservanza di tale divieto l'amministratore può essere revocato dall'ufficio e risponde dei danni [2301] (1).

Note

(1) Il divieto è ampliato, oltre che all'ipotesi di acquisizione della qualità di socio illimitatamente responsabile in una società concorrente e all'esercizio di un a attività concorrente in proprio, anche all'ipotesi di assunzione della qualità di amministratori e direttori generali di società concorrente.

Ratio Legis

Viene dato rilievo ad un potenziale conflitto di interessi, mirando ad evitare che l'amministratore durante il suo incarico si trovi in situazioni di antagonismo con la società.
Il divieto è dunque preordinato a tutelare la società ed è inteso a favorire il perseguimento dell'interesse sociale da parte dell'amministratore.
La violazione di tale divieto comporta lesione diretta del patrimonio della società e legittima la stessa alla proposizione dell'azione di risarcimento dei danni contro l'amministratore per violazione di un dovere inerente al suo incarico.
La ratio è, tuttavia, dibattuta, perché taluni la rinvengono nella necessità di garantire alla società l'esclusiva del lavoro dell'amministratore, altri nel rapporto fiduciario tra amministratore e società.

Spiegazione dell'art. 2390 Codice civile

La norma in commento commina un divieto legale di concorrenza che lo statuto può aggravare.
Il divieto riguarda tutti gli amministratori, compresi coloro che rivestono particolari cariche, gli amministratori di fatto e i liquidatori.
La concorrenza si valuta in base all'attività effettiva svolta dalla società, non in base all'oggetto sociale.
L'autorizzazione in deroga al divieto di concorrenza è molto diffusa nella pratica e deve provenire da entrambe le società. Può venire deliberata dall'assemblea o essere concessa anticipatamente con clausola generale statutaria.
L'inosservanza del divieto, non accompagnata dall'espressa autorizzazione, è una giusta causa di revoca dell'amministratore, revoca che non è mai automatica ma solo eventuale. Comporta, inoltre, il risarcimento del danno patito dalla società.

Massime relative all'art. 2390 Codice civile

Cass. civ. n. 3091/1975

Nelle società di capitali, il divieto per l'amministratore, ai sensi dell'art. 2390 primo comma c.c., di assumere la qualità di socio illimitatamente responsabile in società concorrenti, o di esercitare comunque attività concorrente, tendendo ad evitare che l'amministratore durante il suo ufficio, si trovi in situazioni di dannoso antagonismo con la società amministrata, opera a prescindere dal momento in cui egli abbia assunto la qualità incompatibile, od intrapreso l'attività concorrente, ed anche, quindi, se le indicate situazioni siano non successive, ma preesistenti alla sua nomina. In entrambi i casi però, l'inosservanza del divieto in questione non tocca la validità della delibera assembleare di nomina dell'amministratore, nè determina, nella seconda ipotesi, l'ineleggibilità del medesimo, ma comporta solo l'obbligo per l'amministratore di smettere la qualità o l'attività incompatibile, al fine di non esporsi alla sanzione della revoca (art. 2390 secondo comma c.c.), salvo che abbia ricevuto autorizzazione in forza di rituale delibera dell'assemblea dei soci, od in forza di espressa clausola dello statuto.

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Consulenze legali
relative all'articolo 2390 Codice civile

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Carlo L. chiede
mercoledì 15/12/2010
“L'art.2390 si applica per analogia anche alle srl ?”
Consulenza legale i 22/12/2010

Prima della riforma operata con il d. lgs. n. 6 del 2003, l'art. 2475 del c.c. faceva esplicito riferimento all'art. 2390 del c.c.
Ora il richiamo è stato eliminato.
A seconda dei casi, quindi, il divieto potrà essere tolto dallo statuto che in precedenza lo prevedeva, o comunque modulato con l'atto costitutivo secondo la diversa disciplina del divieto di concorrenza vigente per il socio di società personale (art. 2301 del c.c.), presumendosi cioè il consenso degli altri soci che fossero a conoscenza dell'anteriore attività del concorrente rispetto alla stipula del contratto societario.


Testi per approfondire questo articolo