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Articolo 1783 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Responsabilità per le cose portate in albergo

Dispositivo dell'art. 1783 Codice civile

(1) Gli albergatori sono responsabili di ogni deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo.

Sono considerate cose portate in albergo:

  1. 1) le cose che vi si trovano durante il tempo nel quale il cliente dispone dell'alloggio;
  2. 2) le cose di cui l'albergatore, un membro della sua famiglia o un suo ausiliario assumono la custodia, fuori dell'albergo, durante il periodo di tempo in cui il cliente dispone dell'alloggio (2);
  3. 3) le cose di cui l'albergatore, un membro della sua famiglia o un suo ausiliario assumono la custodia sia nell'albergo, sia fuori dell'albergo, durante un periodo di tempo ragionevole, precedente o successivo a quello in cui il cliente dispone dell'alloggio (3).

La responsabilità di cui al presente articolo è limitata al valore di quanto sia deteriorato, distrutto o sottratto, sino all'equivalente di cento volte il prezzo di locazione dell'alloggio per giornata (4).

Note

(1) Tale articolo è stato così modificato dall'art. 3, l. 10 giugno 1978, n. 316, adottata a ratifica ed esecuzione della convenzione europea sulla responsabilità degli albergatori, firmata a Parigi il 17 dicembre 1962.
(2) E' necessario, in tal caso, che la custodia avvenga fuori dall'albergo: se avviene in albergo si ricade nella previsione di cui all'art. 1784 c.c..
(3) Ad esempio, il bagaglio lasciato dal cliente dopo la scadenza del contratto e prelevato prima di ripartire; non, però, quello dimenticato, perchè in tal caso manca il contratto di deposito e può configurarsi solo un illecito aquiliano (v. 2043 c.c.).
(4) Si tratta del prezzo complessivo della camera. Tuttavia, se il danno è ascrivibile alla colpa dell'albergatore o dei suoi ausiliari la limitazione non opera (v. 1785 bis c.c.).

Ratio Legis

A differenza dalla previsione di cui all'art. 1784 del c.c., nella fattispecie in esame la responsabilità dell'albergatore è più lieve in quanto le cose non vengono affidate alla sua custodia: la ricezione del bene è solo una prestazione accessoria del principale contratto di somministrazione della prestazione di albergo.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1783 Codice civile

Cass. civ. n. 5030/2014

In ipotesi di sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo e non consegnate in custodia, il limite del risarcimento dovuto dall'albergatore, secondo la dizione dell'ultimo comma dell'art. 1783 cod. civ., è commisurato al prezzo di locazione dell'alloggio per giornata, ovvero al corrispettivo complessivo e non a quello "pro quota" dovuto dal singolo cliente.

In tema di responsabilità per le cose portate in albergo, il cliente non ha l'obbligo di affidare in custodia all'albergatore gli oggetti di valore di sua proprietà, mancando una specifica previsione normativa in tal senso; se, tuttavia, il cliente non si avvalga di tale facoltà e le cose vengano sottratte, egli può ottenere il ristoro non del danno integrale ma solamente entro il limite massimo stabilito dall'art. 1783, terzo comma, cod. civ., salvo che non provi la colpa dell'albergatore o degli altri soggetti a lui legati da rapporto di parentela o di collaborazione, ai sensi dell'art. 1785 bis cod. civ.

Cass. civ. n. 28812/2008

In tema di responsabilità per le cose portate in albergo, il cliente non ha l'obbligo di affidare gli oggetti di valore di sua proprietà in custodia all'albergatore, mancando una specifica previsione normativa in tale senso; tuttavia, se non si avvalga di tale facoltà, corre il rischio di non poter ottenere, in caso di sottrazione, l'integrale risarcimento del danno, come disposto dall'art. 1783 cod. civ., a meno che non provi la colpa dell'albergatore o degli altri soggetti a lui legati da rapporto di parentela o collaborazione, ai sensi dell'art. 1785 bis cod. civ. In assenza di tale riscontro probatorio, la determinazione del "quantum" entro il limite massimo stabilito nell'ultimo comma dell'art. 1783 cod. civ rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale è libero di determinare la somma da liquidare secondo il suo prudente apprezzamento. 

Cass. civ. n. 19769/2003

In tema di responsabilità per le cose portate in albergo, venuta a mancare la restituzione della cosa per fatto imputabile al depositario (nella specie: per furto notturno mediante narcosi indotta da ignoti), sorge, a carico di quest'ultimo, l'obbligazione del risarcimento del danno, intesa — trattandosi di obbligazione di valore — a rimettere il depositante nella stessa condizione economica in cui si sarebbe trovato se la restituzione in natura fosse stata eseguita, il che implica la rivalutazione dell'equivalente pecuniario del bene sottratto fino alla data della decisione definitiva; qualora invece la cosa depositata in albergo costituisca una somma di danaro, l'inadempimento dell'obbligo contrattuale di custodire e restituire la stessa somma di denaro non trasforma una tipica obbligazione pecuniaria in un'obbligazione di valore, sicché il regime del risarcimento dei danni è regolato dall'art. 1224 c.c., a norma del quale sono dovuti i soli interessi legali, mentre il maggior danno rispetto a detti interessi (eventualmente da svalutazione) è dovuto solo se provato e nei limiti in cui eccede quanto coperto dagli interessi legali.

Cass. civ. n. 10158/1994

Il contratto di albergo non può in sé considerarsi un contratto tipico, non trovando alcuna specifica regolamentazione nel codice civile (il quale agli artt. 1783 e 1785 disciplina solo il deposito delle cose portate in albergo o consegnate all'albergatore), né nella legislazione speciale. Esso è, invece, un contratto atipico o, al più, misto, con cui l'albergatore si obbliga a prestazioni, molteplici ed eterogenee, che vanno dalla locazione dell'alloggio, alla fornitura di servizi, al deposito, senza che la preminenza riconoscibile alla locazione dell'alloggio possa valere, sotto il profilo causale, a far assumere alle altre prestazioni carattere meramente accessorio. Anche la posizione del terzo beneficiario delle prestazioni alberghiere — nel caso in cui, come nella specie, un comune ottenga da diversi titolari di pensione la disponibilità ad ospitare famiglie prive di alloggi perché sinistrate, baraccate o sfrattate — può essere diversa, potendo esso rappresentare un estraneo (rispetto allo stipulante), cui, in virtù del contratto, è stato attribuito un diritto soggettivo alle prestazioni verso l'albergatore, ovvero un rappresentante dello stipulante, pur se in entrambi i casi possa essere configurabile un rapporto diretto del terzo con l'albergatore. Ne consegue che il giudice, cui l'albergatore richieda la condanna dello stipulante (nella specie, il comune che, dopo un certo periodo, ha revocato l'assistenza concessa in favore di un nucleo familiare) al pagamento del compenso pattuito fino al rilascio dell'alloggio da parte del terzo beneficiario (nella specie, il nucleo familiare che, all'atto della revoca dell'assistenza comunale non ha rilasciato l'alloggio) non può rifarsi ad un «tipo» negoziale di contratto di albergo che prescinda dalle peculiarità della fattispecie, bensì deve verificare se ed entro quali limiti la ricostruzione della concreta fattispecie negoziale, avuto riguardo alla funzione economico-sociale di essa ed alla comune volontà contrattuale, evidenzi un'ipotesi di stipulazione in favore di terzo.

Cass. civ. n. 6182/1986

Con riguardo al deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate in albergo (nella specie, stabilimento balneare), la legge n. 316 del 1978, modificando l'art. 1784 c.c., nello stabilire che la responsabilità dell'albergatore non può superare di cento volte il prezzo di locazione dell'alloggio per giornata qualora detti eventi non siano addebitabili a sua colpa, ha posto un limite alla liquidazione del danno subito dal cliente, ma non ha mutato la natura dell'obbligazione stessa la quale integra un debito di valore, soggetto agli effetti della svalutazione monetaria e sul quale decorrono gli interessi dal giorno dell'evento dannoso.

Cass. civ. n. 4128/1982

L'affidamento di cose in custodia all'albergatore, come nel caso di parcheggio di autoveicolo in rimessa o spazio aperto all'uopo predisposto, implica la costituzione di un rapporto di deposito, autonomo, pure se collegato, rispetto al rapporto d'albergo, comportante una prestazione dell'albergatore medesimo di cui può essere beneficiario, a differenza di quella inerente all'ospitabilità alberghiera, un terzo diverso dal cliente che la richiede. Pertanto, ove il cliente abbia chiesto tale prestazione, nell'esecuzione di un mandato senza rappresentanza conferitogli da un terzo (nella specie, proprietario della merce trasportata che gli autisti di un autofurgone clienti dell'albergo avevano l'incarico di consegnare agli acquirenti), consegue la legittimazione di quest'ultimo all'esercizio del credito per risarcimento del danno subito per il furto delle cose date in custodia, consumato nel parcheggio dell'albergo, in quanto derivante dall'esecuzione del mandato, a norma dell'art. 1705 secondo comma c.c.

Cass. civ. n. 690/1981

Gli obblighi inerenti alla custodia e la conseguente responsabilità ex recepto a carico dell'albergatore scaturiscono dalla conclusione del contratto d'albergo, alla quale le parti possono addivenire anche per lacia concludentia, quali, salva la prova contraria, la richiesta di custodia di cose e la loro traditio nelle mani e nella disponibilità dell'albergatore, indipendentemente dall'assegnazione di una camera al cliente, che può avvenire anche successivamente. 

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