Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 1266 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Obbligo di garanzia del cedente

Dispositivo dell'art. 1266 Codice civile

Quando la cessione è a titolo oneroso (1), il cedente è tenuto a garantire l'esistenza del credito al tempo della cessione (2) [1410]. La garanzia (3) può essere esclusa per patto (4), ma il cedente resta sempre obbligato per il fatto proprio.

Se la cessione è a titolo gratuito, la garanzia è dovuta solo nei casi e nei limiti in cui la legge pone a carico del donante la garanzia per l'evizione [797].

Note

(1) La cessione è un contratto a causa variabile, cioè può soddisfare diverse esigenze: può essere stipulata, ad esempio, a titolo oneroso, senza corrispettivo, con funzione solutoria, con funzione di garanzia, ecc.
(2) E' inesistente, ad esempio, il credito prescritto, già adempiuto o che non sia nella disponibilità del cedente; altresì, il credito nullo, annullabile, derivante da contratto risolubile o rescindibile.
(3) La garanzia comprende l'obbligo di restituire quanto ricevuto e di risarcire l'eventuale danno.
(4) Il patto, invece, non può rendere più gravosa la garanzia.

Ratio Legis

La norma regola i rapporti tra cedente e cessionario per quel che riguarda la veritas nomini, cioè l'esistenza del credito: se la cessione è onerosa, il cedente è tenuto a garantirla, a causa del corrispettivo che riceve per la cessione stessa; la gratuità della cessione, invece, giustifica una minore garanzia a carico del cessionario.
La garanzia è sempre dovuta se l'inesistenza dipende da fatto del cedente: se così non fosse si rimetterebbe al suo mero arbitrio la possibilità del cessionario di essere soddisfatto.

Brocardi

Cessio pro soluto
Cessio pro solvendo
Nomen bonum
Nomen verum
Solvendi causa
Veritas nominis

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

123 Sono raggruppate sotto l'art. 137 le regole concernenti la garanzia del nomen verum, che la Commissione reale aveva frazionato negli articoli 267 e 269 del suo progetto; si è poi considerato, che nel caso di cessione a titolo gratuito, la garanzia medesima non potrebbe coprire soltanto il fatto proprio del cedente, come è detto nell'art. 269 del progetto della Commissione reale, dato che l'art. 344 del libro delle successioni e delle donazioni la ammette anche nell'ipotesi in cui essa è stata espressamente promessa, nei casi di costituzione di dote o di patrimonio familiare (entro certi limiti), nella donazione con onere e nella donazione remuneratoria: è sembrato, perciò, preferibile rinviare per la cessione gratuita alle regole valevoli per la donazione.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

582 La formula dell'art. 1542 cod. civ. del 1865 circa la garanzia del nomen verum è stata chiarita e integrata. Il cedente è tenuto per legge a tale garanzia, ma le parti possono convenire che essa non sia dovuta; non possono mai escluderla tuttavia per quanto riguarda il fatto proprio del cedente (art. 1266 del c.c., primo comma). La cessione può essere fatta a titolo gratuito: per tale ipotesi la garanzia deve intendersi disciplinata dalle regole concernenti l'obbligo di garanzia del donante (art. 797 del c.c.), a cui l'art. 1266 del c.c., secondo comma, espressamente rinvia. La garanzia del nomen bonum rimane, come nel sistema del codice civile del 1865, esclusivamente convenzionale (art. 1267 del c.c., primo comma). Essa però non ha per oggetto una responsabilità limitata all'importo del prezzo della cessione, come prescriveva l'art. 1543 cod. civ. del 1865, ma comprende anche gli interessi, le spese della cessione, quelle relative all'escussione del debitore e il risarcimento del danno. In tal modo si è dato alla garanzia del nomen bonum un utile contenuto pratico; sarebbe stata evidente la sua irrisorietà quando avesse dovuto lasciare a carico del cessionario ogni legittimo pagamento che, in aggiunta al prezzo, fosse stato eseguito per la cessione e per l'escussione del debitore ceduto, e quando i danni dell'insolvibilità del debitore avessero dovuto rimanere a carico del cessionario. Il contenuto legale di questa garanzia, per l'art. 1267 del c.c., primo comma, può essere ridotto, ma non aumentato. Non appagava il limite di tempo stabilito nell'art. 1544 del codice del 1865 per la garanzia in discorso. Questa (tranne che per la rendita vitalizia) durava un anno se le parti non avevano stabilito un termine più lungo; ora è chiaro che tale limitazione (fissata in una norma di significato non perspicuo) si risolveva a svantaggio del debitore ceduto, al quale il cessionario non avrebbe potuto usare tolleranze legittime, nemmeno quando esse non avrebbero prevedibilmente aggravata la posizione giuridica del cedente. La limitazione stessa intendeva evitare che la garanzia durasse indefinitamente, e quindi attenuasse la diligenza del cessionario nel richiedere il pagamento del debito e nell'agire per la sua riscossione; ora, per ovviare a tale inconveniente, bastava prevedere la decadenza del cessionario dalla garanzia, per il caso in cui egli fosse negligente nell'iniziare o nel proseguire le istanze contro Il debitore. A tali direttive si informa l'art. 1267 del c.c., secondo comma, il quale perciò ha abolito ogni limite di durata alla garanzia della solvibilità del debitore, sostituendovi la decadenza a cui si è accennato.

Massime relative all'art. 1266 Codice civile

Cass. civ. n. 17070/2017

In tema di cessione del credito, se le parti espressamente prevedono nel contratto di cessione che questa comprenda determinate garanzie del credito ceduto, in particolare la garanzia ipotecaria, fatta oggetto di trasferimento ai sensi dell'art. 1263 c.c., ed il cedente garantisca l'attuale esistenza sia delle ragioni di credito che delle garanzie che le assistono, si deve intendere che si estenda a queste ultime l'obbligo di garanzia del cedente, ex art. 1266 c.c., sia quanto all'esistenza dell'iscrizione ipotecaria che quanto all'ammontare del credito da questa garantito.

Cass. civ. n. 9428/1987

Nella cessione di credito, l'obbligazione di garanzia del cedente ex art. 1266 c.c. costituisce un'obbligazione accessoria che ha la funzione di assicurare comunque il ristoro del cessionario nei casi in cui l'effetto traslativo della cessione manchi, in tutto od in parte, a causa dell'inesistenza, completa o parziale, del credito o per altro impedimento equipollente (ad esempio, mancanza di legittimazione del cedente o nullità del credito). Ne consegue che nel caso di cessione di un credito pecuniario, l'obbligazione di garanzia, consistendo nel dovere corrispondere al cessionario, indipendentemente da colpa o dolo, l'ammontare di cui non ha acquistato il credito mediante il contratto di cessione, ha l'identica natura di debito di valuta, produttivo dell'obbligo risarcitorio relativo agli interessi ed, eventualmente, al danno maggiore ex art. 1224 c.c. solo «dal giorno della mora», che non si determina ex se in dipendenza della situazione di inesistenza, parziale o totale, del credito, bensì dell'ordine di pagamento rivolto dal creditore ai sensi dell'art. 1183, primo comma, c.c. e, pertanto, solo dall'intimazione fatta per iscritto (nella specie, con la notifica della citazione a giudizio).

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 1266 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Giorgio F. chiede
mercoledì 09/01/2019 - Piemonte
“Buongiorno, vorrei sapere se è possibile redigere un contratto di cessione del credito pro-soluto con pagamento del prezzo in forma rateale; se sì , nel caso venisse a mancare il cedente , nell'attesa che venga individuato l'erede ed il cessionario interrompa il pagamento non sapendo a chi effettuarlo, la cessione ha comunque valore nei confronti del debitore ceduto?
Cordiali saluti.”
Consulenza legale i 14/01/2019
Le norme del codice civile che si occupano della cessione del credito sono gli articoli che vanno dal 1260 al 1267.
L’art. 1267 del c.c., in particolare, è quello che prevede la distinzione tra cessione del credito pro solvendo e cessione del credito pro soluto.
Quest’ultima è la forma di cessione che si può definire “ordinaria”, disponendo espressamente la norma sopra citata che il cedente (ossia colui che riveste la posizione di creditore) non risponde della solvenza del debitore (ceduto), salvo il caso in cui abbia contrattualmente assunto esplicita garanzia in tal senso nei confronti del cessionario.

Il caso proposto, inoltre, sembra caratterizzarsi anche per la presenza di un altro elemento: la previsione di un prezzo (corrispettivo) per il trasferimento del credito ceduto, che si vorrebbe pagare in forma rateale.
L’obbligazione assunta dal cessionario di pagare un prezzo al cedente rende applicabile l’art. 1266 c.c., secondo cui, nell’ipotesi in cui la cessione venga fatta a titolo oneroso, il cedente sarà tenuto ad assumere nei confronti del cessionario la “garanzia della esistenza” del credito ceduto al tempo della cessione (ossia nel momento stesso in cui viene stipulato il contratto).
Va precisato che, anche nel caso di cessione a titolo oneroso, vige sempre la regola secondo cui essa deve intendersi stipulata pro soluto; infatti, l’assunzione da parte del cedente della garanzia della solvenza può essere soltanto effetto di un’apposita stipulazione in tal senso.

Dalla lettura dell’art. 1266 c.c. si deduce ancora che la cessione del credito non costituisce un autonomo tipo negoziale, ma coincide in realtà con lo schema negoziale tipico che di volta in volta sarà idoneo a giustificare il trasferimento.
Una conferma di ciò la si rinviene anche nell’art. 1260 del c.c., ove viene espressamente detto che la cessione di un credito può avvenire a titolo oneroso o gratuito (costituendo tale binomio il fondamentale criterio di raggruppamento delle varie giustificazioni causali).
Ciò comporta che:
  1. se il credito viene ceduto dietro pagamento di un prezzo si avrà una vera e propria compravendita (secondo quanto disposto dall’art. 1470 del c.c., il quale ricomprende in tale schema tipico anche il trasferimento di un diritto diverso da quello di proprietà, quale il diritto di credito)
  2. se, invece, il credito viene ceduto a titolo gratuito, saremo in presenza di una donazione, disciplinata dall’art. 769 del c.c..
Nel caso di specie, avendo le parti interessate (cedente e cessionario) convenuto il pagamento di un corrispettivo per la cessione, può senza alcun dubbio affermarsi che le stesse hanno voluto utilizzare lo schema della compravendita.
Pertanto, sarà proprio alle norme dettate per tale tipologia contrattuale che occorrerà riferirsi per stabilire se sia possibile e legittimo inserire nel contratto di cessione del credito una clausola con la quale il cessionario (acquirente del credito) si obblighi a pagare in forma rateale il prezzo (corrispettivo) per il quale ha acquistato il credito ceduto.

Trattasi, in effetti, di una facoltà espressamente prevista dall’art. 1523 del c.c., norma che, nel consentire alle parti di concordare una vendita con pagamento rateale del prezzo, dispone, a garanzia del venditore, che il passaggio della proprietà del bene avverrà solo con il pagamento dell’ultima rata di prezzo.
Come accennato, la riserva di proprietà è una mera garanzia posta a favore del venditore, a cui quest’ultimo può indubbiamente rinunciare, non essendo posta a tutela di alcun interesse pubblico.

Dopo aver esaminato sulla base di quali presupposti normativi può ritenersi ammissibile la stipula di un contratto di cessione di credito pro soluto con pagamento rateale del prezzo, cerchiamo adesso di capire cosa succede se, nelle more dell’esecuzione del contratto, il cedente viene a mancare.

Per comprendere bene come funziona il meccanismo contrattuale che si intende realizzare, si ritiene opportuno procedere con un esempio.
Immaginiamo che sia Tizio (cedente) a cedere a Caio (cessionario) il credito di euro 100 che ha nei confronti di Sempronio (ceduto) per un prezzo di euro 90.
Dal momento della cessione Sempronio sarà tenuto a pagare a Caio il suo debito.
Caio, acquirente cessionario, si obbliga a pagare i 90 euro al cedente Tizio in dieci rate da euro 10 ciascuna.
I rapporti che nascono da tale fattispecie contrattuale sono due:
  1. quello tra il cedente Tizio ed il cessionario Caio
  2. quello tra il cessionario Caio ed il ceduto Sempronio.
Trattandosi di rapporti distinti tra loro, e non avendo più il cedente Tizio alcun rapporto con il debitore ceduto Sempronio, la morte di Tizio potrà influire soltanto sul primo dei due rapporti, ossia quello tra Tizio e Caio.

Quindi, il fatto che Caio (cessionario) interrompa il pagamento nei confronti della parte cedente, in attesa che venga individuato il soggetto legittimato a riceverlo per successione ereditaria, non potrà assumere alcuna rilevanza nei rapporti tra lo stesso cessionario Caio ed il debitore ceduto Sempronio, trattandosi di un rapporto che vive di vita propria, ancor più che il cedente non ha assunto alcuna garanzia in ordine alla solvenza del debitore ceduto.

Si dice, infatti, che la cessione del credito integra un contratto bilaterale e non trilaterale, pur se, secondo quanto disposto dall’art. 1264 del c.c., la cessione sarà opponibile al debitore ceduto solo in caso di sua accettazione o di avvenuta notifica.

Nei rapporti tra ceduto e cessionario, invece, avremo che il primo potrà opporre al secondo soltanto le eccezioni di carattere oggettivo che trovino fondamento sul titolo o sul rapporto (ci si riferisce a invalidità, prescrizione, inadempimento del cedente o avvenuto pagamento); per quanto concerne, invece, la rilevanza di eventuali altri rapporti personali con il cedente, che esulino da quello a cui afferisce il credito ceduto, il riferimento va fatto all’art. 1248 del c.c., norma che consente al debitore ceduto di opporre al cessionario la compensazione, ma soltanto nel caso in cui la cessione gli sia stata semplicemente notificata e non sia stata dallo stesso accettata puramente e semplicemente.

Si tratta, comunque, di fattispecie che esula del tutto da quella per la quale, nel caso di specie, sono stati posti dei dubbi.

Testi per approfondire questo articolo

  • La cessione dei crediti della P.A.

    Editore: Giuffrè
    Collana: Teoria e pratica del diritto. Amministr.
    Data di pubblicazione: giugno 2015
    Prezzo: 30,00 -5% 28,50 €

    Il volume illustra la cessione dei crediti maturati dai privati nei confronti della Pubblica Amministrazione alla luce delle più recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali, offrendo un'analisi di carattere sistematico e, al contempo, esaminandone le ricadute pratiche. Il testo, in particolare, analizza: la cedibilità dei crediti maturati dal privato nei confronti della PA; la certificazione dei crediti stessi(anche mediante la nuova piattaforma telematica); i rapporti... (continua)