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Articolo 116 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Matrimonio dello straniero nello Stato

Dispositivo dell'art. 116 Codice civile

Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nello Stato (1) deve presentare all'ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell'autorità competente del proprio paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta (2) al matrimonio nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano (3).

Anche lo straniero è tuttavia soggetto alle disposizioni contenute negli articoli 85, 86, 87 n. 1, 2 e 4, 88 e 89.

Lo straniero che ha domicilio o residenza nello Stato deve inoltre far fare la pubblicazione secondo le disposizioni di questo codice [43, 93].

Note

(1) Si vedano gli articoli 20, 27 e 28 della l. 31 maggio 1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato) relativamente alla capacità matrimoniale di ciascun nubendo al momento del matrimonio, e l'art. 66 del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Semplificazione dell'ordinamento dello stato civile).
(2) Il nulla osta è la dichiarazione dell'Autorità competente del paese del nubendo con cui si certifica la possibilità, derivante da assenza di impedimenti, di contrarre quello specifico matrimonio.
(3) Con sent. n. 245 del 25 luglio 2011 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del co. I, relativamente alle parole "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano".

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

95 Non è sembrata meritevole di accoglimento la proposta di prevedere che lo straniero possa presentare, invece di una dichiarazione dell'autorità competente del suo paese, un altro atto equipollente da cui risulti che, secondo le, leggi da cui dipende, nulla osta al matrimonio. E' evidente, infatti, che solo l'autorità competente può rilasciare tale attestazione, e non può consentirsi che l'accertamento delle condizioni necessarie per contrarre matrimonio sia compiuto in modo diverso. D'altra parte, resterebbe assai incerta e difficoltosa per l'ufficiale dello stato civile l'indagine dell'equipollenza del documento esibito dallo straniero alla dichiarazione della competente autorità.
Non è sembrato opportuno seguire l'altro suggerimento, a proposito dello stesso art. 116 del c.c., e cioè di considerare lo straniero soggetto alle disposizioni della nostra legge anche per il requisito dell'età minima per contrarre matrimonio. Secondo i principi del diritto internazionale privato, accolti nelle disposizioni sulla legge in generale, lo stato e la capacità delle persone sono regolati dalla legge nazionale, e a tale regola non è il caso di derogare per il requisito dell'età, poiché nelle varie legislazioni esso è stabilito in relazione soprattutto allo sviluppo fisico dei cittadini. Occorre in ogni caso tener presente che l'applicazione della legge nazionale è pur sempre subordinata alla condizione che essa non sia contraria alla morale o all'ordine pubblico.

Massime relative all'art. 116 Codice civile

Cass. civ. n. 823/1968

Una volta presentata all'ufficiale dello stato civile la dichiarazione della autorità competente, dalla quale risulta che per lo straniero che intende contrarre matrimonio in Italia nulla osta al matrimonio stesso, a tenore della legge cui egli è sottoposto, viene ad essere soddisfatta la normativa di cui all'art. 116 c.c., coordinata con l'art. 17 delle preleggi. Qualora venga in discussione in sede contenziosa lo stato libero dello straniero, il giudice italiano è tenuto solo ad esaminare se la sentenza straniera di divorzio sia stata o meno resa operativa nel Paese cui appartiene lo straniero stesso, non essendo necessaria una pronuncia di delibazione da parte del giudice italiano.

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