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Articolo 2948

Codice Civile

Prescrizione di cinque anni

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Dispositivo dell'art. 2948 Codice Civile

Si prescrivono in cinque anni:
1) le annualità delle rendite perpetue [1861] o vitalizie [1872] (1);
1bis) il capitale nominale dei titoli del debito pubblico emessi al portatore (2);
2) le annualità delle pensioni alimentari [433, 445] (3);
3) le pigioni delle case, i fitti dei beni rustici e ogni altro corrispettivo di locazioni [1587 n. 2, 1607, 1639] (4);
4) gli interessi [1282] e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi [960] (5);
5) le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro [2118, 2120, 2121] (6).

Note

(1) Anche se il legislatore a riguardo non si pronuncia, devono considerarsi comprese nelle ipotesi stabilite in questa prima categoria tutte le possibili forme di rendita. Inoltre la prescrizione quinquennale ha luogo anche qualora per la riscossione delle varie rate fosse disposto un termine maggiore.

(2) Tale numero è stato inserito dall'art. 2, L. 12 agosto 1993, n. 313 (Rimborso del capitale di titoli di stato al portatore sottratti, distrutti o smarriti), e successivamente modificato dall'art. 54, L. 27 dicembre 1997, n. 449.

(3) La norma si riferisce qui all'obbligazione alimentare di cui parla l'art. 433, cioè quell'ipotesi in cui un soggetto in stato di bisogno e impossibilitato a provvedere da solo al proprio mantenimento viene supportato ex lege da una persona a lui legata da un qualche rapporto di parentela, adozione o affinità. Sia che si tratti di un'obbligazione alimentare di tipo legale, sia che siano state le parti convenzionalmente a stabilirne i termini, si applicherà pertanto la prescrizione breve quinquennale.

(4) Si deve sottolineare che tutte le somme dovute dal conduttore al locatore, ma che non costituiscano un corrispettivo del godimento della cosa, restano sottoposte al termine prescrizionale ordinario decennale.

(5) La Corte Costituzionale con la sentenza del 10 giugno 1966, n. 63, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente numero, in relazione alla parte in cui consente che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorra durante il rapporto di lavoro. Con le sentenze del 20 novembre 1969, n. 143, e del 12 dicembre 1972, n. 174, la Corte ha inoltre delimitato tale principio, stabilendo che in situazioni di stabilità del posto di lavoro,ossia nei rapporti di pubblico impiego e in quelli garantiti ex art. 1, L. 15 luglio 1966, n. 604 e ex art. 18, L. 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori), esso non viene applicato. Pertanto si è concluso che, nel corso del rapporto lavorativo, il termine prescrizionale rimane fermo per poi riprendere il suo normale decorso dal momento della cessazione dello stesso: si evita in tal modo che il lavoratore, trovandosi già generalmente in una condizione di inferiorità rispetto al datore di lavoro, risulti ulteriormente vessato a livello psicologico dal timore di ritorsioni se agisce a difesa dei propri interessi. Bisogna tuttavia però evidenziare che tale sospensione è possibile solamente per quei rapporti di lavoro che siano disciplinati in forza dell'art. 36 Cost., e non a tutti generalmente. Infine, la prescrizione quinquennale è applicabile anche alle rate di stipendio, pensione ed altri assegni dovuti dallo Stato, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 25 marzo 1981, n. 50.

(6) Sulla prescrizione dei titoli di Stato, fanno riferimento gli articoli 21-23, d.P.R. 30 dicembre 2003, n. 398 (T.U. debito pubblico) e per la disciplina transitoria dei termini di prescrizione art. 79, T.U. citato. A riguardo sono utili anche gli artt. 2118, 2120 e 2122.


Ratio Legis

La norma in commento elenca ulteriori ipotesi (v. art. 2947) in cui il termine prescrizionale risulta abbreviato, ossia quinquennale, e trova motivo nella periodicità delle prestazioni di dare qui indicate, le quali potendo svilupparsi anche nell'arco di parecchi anni, devono essere in grado di consentire la liberazione del debitore per le prestazioni di volta in volta scadute e che non siano state richieste dal creditore nel regolare termine.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1207Rimane inalterato (art. 2948 del c.c.) il termine prescrizionale di cinque anni per i crediti elencati nell'art. 2144 del codice del 1865, ma l'anzidetto termine è esteso a ogni corrispettivo di locazioni e alle indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 7127/2013

Gli interessi di mora dovuti per il ritardato pagamento di una pena pecuniaria costituiscono l'oggetto di un'obbligazione autonoma da quella principale, soggetta alla prescrizione quinquennale ai sensi dell'art. 2948, n. 4, c.c.

Cass. n. 21145/2012

In tema di crediti di lavoro maturati a titolo di compenso per l'attività di amministratore unico di società in nome collettivo, si applica il termine prescrizionale di cui all'art. 2948, primo comma, n. 4 c.c., ove lo statuto sociale, nel far riferimento al parametro retributivo previsto per l'impiegato di prima categoria con maneggio di denaro, abbia stabilito il diritto dell'amministratore a percepire il proprio compenso con la stessa cadenza di quest'ultimo, dovendosi ritenere che la prescrizione decorra anche in costanza dell'esercizio delle relative funzioni, in quanto la regolamentazione pattizia degli interessi societari esclude che possa esservi una prospettazione di conflitto di interessi fra soci stessi - tranne l'ipotesi di revoca giudiziale della facoltà di amministrare che uno dei soci può chiedere nei confronti dell'altro a norma degli artt. 2259 e 2293 c.c. - e tra soci (o uno di essi) e la società medesima, la cui eventuale sussistenza può, in ogni caso, essere risolta con la nomina di un curatore ex art. 78 c.p.c..

Cass. sez. un. n. 4942/2012

Ai fini dell'individuazione del regime di prescrizione applicabile ai crediti retributivi, il presupposto della stabilità del rapporto di lavoro deve essere verificato in relazione al concreto atteggiarsi del rapporto stesso nel corso del suo svolgimento, e non già alla stregua della qualificazione ad esso attribuita dal giudice all'esito del processo, con un giudizio necessariamente "ex post". (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, secondo cui la prescrizione aveva cominciato a decorrere dal momento di cessazione del rapporto, posto che la qualificazione data all'insorgenza e nella costanza di esso era stata quella di una collaborazione priva del requisito della stabilità).

Cass. n. 1338/2012

Nel contratto di rendita vitalizia, l'inerzia decennale del creditore nel pretendere la prestazione produce l'estinzione per prescrizione del diritto ad ottenerla, ai sensi dell'art. 2946 c.c., unicamente laddove essa concerna il diritto unitariamente inteso alla rendita stessa, mentre, allorché il diritto di cui sia omesso l'esercizio riguardi il pagamento di uno o più ratei scaduti, trova applicazione il termine breve di cinque anni, previsto dall'art. 2948, primo comma, n. 1, c.c.

Cass. n. 8057/2011

L'azione promossa dal lavoratore subordi­nato ed avente ad oggetto il riconoscimento della qualifica superiore si prescrive nell'ordinario ter­mine decennale di cui all'art. 2946 c.c., mentre le azioni dirette ad ottenere le differenze retributive derivanti dal suddetto riconoscimento si prescri­vono nel termine quinquennale previsto dall'art. 2948 c.c., il quale decorre anche quando il diritto a tali differenze venga fatto valere contempora­neamente al diritto all'attribuzione alla qualifica superiore, soggetto alla prescrizione decennale.

Cass. n. 3162/2011

In materia di concessioni di derivazione, il diritto dell'amministrazione concedente ad ottenere il pagamento del relativo canone trova il proprio fondamento nel legittimo prelievo dell'ac­qua, di cui il canone costituisce il corrispettivo. Pertanto, poiché quest'ultimo integra una presta­zione periodica, il diritto al relativo pagamento è soggetto a prescrizione quinquennale ai sensi dell'art. 2948, n. 4), c.c., decorrente singolarmente da ogni scadenza del periodo di commisurazione del canone stesso; né può avere rilievo - in relazione al pagamento di canoni relativi ad acque divenute pubbliche a seguito dell'entrata in vigore della legge 5 gennaio 1994, n. 36 - il fatto che l'ente creditore abbia provveduto a richiedere il pagamento cumulato di canoni relativi a più anni, perché ciò non muta la natura periodica dell'obbligazione in questione.

Cass. n. 1147/2011

La decorrenza o meno della prescrizione in corso di rapporto va verificata con riguardo al concreto atteggiarsi del medesimo, ben diversa essendo la situazione psicologica in cui versa il lavoratore per il timore della risoluzione del rapporto. allorché si tratti di lavoro formalmente autonomo, da quella in cui il rapporto di lavoro sia garantita sin dall'inizio della stabilità reale, e a nulla rilevando, in relazione alla situazione di soggezione in cui versa il lavoratore nel primo caso, il successivo riconoscimento giudiziale della diversa normativa garantistica che avrebbe dovuto astrattamente regolare il rapporto. (Fatti­specie relativa ai lavori affidati in convenzione dalle Ferrovie dello Stato ex art. 26 legge n. 1236 del 1959, in un caso in cui il giudice di merito aveva accertato la natura subordinata del rap­porto).

Cass. n. 17629/2010

In tema di prescrizione dei crediti del lavo­ratore, il principio di cui agli artt. 2948 n. 4, 2955 n. 2 e 2956 n. 1 c.c. (quali risultanti dalla pro­nuncia della Corte costituzionale n. 63 del 1966), secondo il quale la prescrizione non decorre in costanza di rapporto di lavoro non assistito da stabilità reale, riguarda per espressa previsione il solo diritto alla retribuzione e non si estende al diritto del lavoratore al risarcimento del danno derivante dalla violazione degli obblighi di cui all'art. 2087 c.c., la cui prescrizione (decennale in caso di azione di responsabilità contrattuale) decorre dal momento in cui il danno si è manife­stato, anche in corso di rapporto di lavoro.

Cass. n. 25047/2009

L'obbligazione relativa agli interessi è legata a quella principale da un vincolo di accessorietà soltanto nel momento genetico, mentre le sue vicende sono indipendenti da quelle del capitale e dai relativi atti interruttivi, con la conseguenza che, costituendo l'oggetto di una prestazione do­vuta in base ad una "causa debendi" continuativa, tale obbligazione soggiace alla prescrizione quin­quennale fissata dall'art. 2948, n. 4, c.c. Laddove, tuttavia, essa attenga ad un debito rateizzato in prestazioni periodiche costituenti adempimento parziale di un'unica obbligazione principale, si ha identità della "causa debendi" tra detta ob­bligazione accessoria e quella principale, con la conseguenza che il termine di prescrizione inizia a decorrere per entrambe le obbligazioni dal mo­mento utile per il pagamento dell'ultima rata del debito principale e viene ad identificarsi, anche per gli interessi, con quello ordinario decennale.

Cass. n. 24037/2009

L'indennità di avviamento prevista dall'art. 34 della L. n. 392 del 1978. non costituisce, diver­samente dai canoni di locazione, una prestazione da corrispondersi periodicamente. ma un credito legato alla presenza di determinati presupposti e da estinguersi in unica soluzione, onde il relativo diritto non è soggetto al termine di prescrizione di cui all'art. 2948 n. 3 c.c., ma a quello ordinario decennale, previsto dall'art. 2946 c.c., la cui ap­plicazione può avere luogo anche d'ufficio, posto che grava sulla parte che eccepisce la prescrizione estintiva solamente l'onere di allegare l'inerzia del titolare del diritto dedotto in giudizio e di manifestare la volontà di avvalersene, non anche di tipizzare l'eccezione secondo una delle varie ipotesi previste dalla legge, ossia di specificare a quale tra le prescrizioni, diverse per durata. intenda riferirsi, spettando al giudice stabilire se, in relazione alla domanda che può conoscere nel merito e al diritto applicabile nel caso concreto, la prescrizione sia maturata.

Cass. n. 15687/2009

La prescrizione quinquennale dei crediti acquistati "iure hereditatis" per un pregresso rapporto di lavoro decorre dalla data di apertura della successione e quindi di acquisizione del cre­dito da parte dell'erede, mentre per il periodo in cui il rapporto lavorativo ha avuto regolare svol­gimento, ove lo stesso non sia assistito da stabilità reale, trova applicazione la normativa che esclude la decorrenza della prescrizione dei crediti di la­voro, dovendosi ritenere che la sospensione della prescrizione, non applicabile all'erede attesa l'at­tuale inesistenza di una posizione di soggezione rispetto al datore di lavoro, continui ad applicarsi per il periodo pregresso in cui il rapporto lavora­tivo ha avuto svolgimento.

Cass. n. 1717/2009

La prescrizione dei crediti del lavoratore non decorre in costanza di un rapporto di lavoro formalmente autonomo, del quale sia stata suc­cessivamente riconosciuta la natura subordinata con garanzia di stabilità reale in relazione alle caratteristiche del datore di lavoro, giacché, in tal caso, il rapporto è, nel suo concreto atteggiarsi, di natura subordinata e, cionondimeno, restando formalmente autonomo, non è immediatamente garantito, non essendo possibile, in caso di reces­so datoriale, la diretta applicabilità della disci­plina garantista, che potrebbe derivare solo dal futuro (ed eventuale) riconoscimento della natura subordinata del rapporto.

Cass. n. 15798/2008

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, le indennità spettanti sono assoggettate alla pre­scrizione quinquennale ex art. 2948, n. 5, c.c. e non all'ordinario termine decennale, a prescin­dere dalla natura, retributiva o previdenziale, dell'indennità medesima, ovvero dal tipo di rap­porto, subordinato o parasubordinato, in essere, in ragione dell'esigenza di evitare le difficoltà probatorie derivanti dall'eccessiva sopravvivenza del diritti sorti nel momento della chiusura del rapporto; ne consegue che, anche con riguardo all'indennità sostitutiva del preavviso di licenzia­mento, nonché di esonero agevolato per inido­neità al lavoro, si applica la prescrizione breve.

Cass. n. 2086/2008

La prescrizione quinquennale di cui all'art. 2948, nn. 3 e 4, c.c., concernente, tra le altre ipotesi, il corrispettivo delle locazioni, riguarda prestazioni che maturano con il decorso del tempo e che, pertanto, divengono esigibili solo alle scadenze convenute, giacché costituiscono corrispettivo della controprestazione resa per i periodi ai quali i singoli pagamenti si riferiscono; detta prescrizione si giustifica, quindi, sia in ra­gione della continuità del rapporto che richiede e consente un accertamento in tempi relativamente brevi dell'avvenuta esecuzione delle singole pre­stazioni, sia perché l'eventuale prescrizione di una singola prestazione non pregiudica il diritto all'adempimento delle rimanenti, per le quali la prescrizione non sia compiuta. Ne consegue, pertanto, che, là dove il corrispettivo contrattuale sia solo apparentemente periodico, nel senso che esso consiste in una prestazione unitaria, pur ese­guibile frazionatamente nel tempo (come nel caso dedotto nella fattispecie di contratto di leasing in cui è dilazionata l'esigibilità delle singole rate del finanziamento, ma l'utilizzatore è tenuto a re­stituirne l'intero, essendo unitaria la prestazione che egli si impegna ad eseguire) il termine di pre­scrizione è quello decennale, applicabile in genere alle azioni contrattuali e, segnatamente, a quelle di adempimento o di responsabilità.

Cass. n. 23472/2007

Atteso che, ai sensi dell'art. 2948, n. 4, c.c. (nel testo risultante dalle sentenze della Corte costituzionale), la prescrizione quinquennale re­sta sospesa durante l'esecuzione del rapporto di lavoro non assistito da garanzia di stabilità, e che nelle ipotesi di prestazioni di fatto con violazione di legge — incompatibili con il licenziamento, ma comportanti la più assoluta libertà del datore di lavoro di rifiutare la prestazione — è radical­mente esclusa la situazione di stabilità, i relativi crediti, spettanti ex art. 2126 c.c., restano sospesi durante il rapporto. (Nella specie, in applicazione del suddetto principio, la S.C., con riferimento al­l'attività giornalistica da parte di soggetto iscritto nell'elenco dei pubblicisti, comportante la nullità del contratto e il riconoscimento della prestazione di fatto, ha cassato la sentenza di merito che, fa­cendo decorrere la prescrizione, aveva dichiarato estinti parte dei relativi crediti).

Cass. n. 21573/2007

In tema di lavoro carcerario, il termine di prescrizione dei diritti del lavoratore non decorre durante lo svolgimento del rapporto, essendo il rapporto privo di stabilità ed atteso che le par­ticolarità del lavoro carcerario — nel quale la configurazione sostanziale e la tutela giurisdizio­nale dei diritti nascenti dal rapporto possono non coincidere con quelli che contrassegnano il lavoro libero in considerazione delle modalità essenziali di esecuzione della pena e delle corrispondenti esigenze organizzative dell'amministrazione penitenziaria — possono determinare nel lavora­tore una situazione di metus giustificativa della sospensione della prescrizione.

Cass. n. 14080/2005

La prescrizione quinquennale prevista dall'art. 2948 n. 4 c.c., anche per quanto concerne gli interessi, è applicabile soltanto a condizione che la relativa obbligazione rivesta i caratteri indicati per la fattispecie genericamente indicata dalla norma con l'espressione «e, in genere, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi» la quale si riferisce alle obbligazioni periodiche e di durata, caratteriz­zate dal fatto che la prestazione è suscettibile di adempimento solo con il decorso del tempo. Ne consegue che l'obbligazione relativa agli interessi, per potere essere assoggettata alla disposizione, deve rivestire il connotato della periodicità. La disposizione non è pertanto applicabile, in difetto del richiamato requisito della periodicità, agli interessi moratori di fonte legale dovuti a causa del ritardo nel pagamento del prezzo dell'appalto, ai sensi degli artt. 33 e ss. del D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063.

Cass. n. 13717/2004

Il diritto del lavoratore dipendente, che, de­ducendo l'irregolare e scorretto svolgimento delle procedure di selezione, reclami il riconoscimento della superiore qualifica ed il risarcimento dei danni per la mancata promozione, soggiace alla prescrizione decennale, atteso (per quanto con­cerne in particolare la pretesa risarcitoria) che i danni lamentati derivano non dalla violazione del principio del neminem laedere (art. 2043 c.c.) ma da un illecito contrattuale, mentre non rileva, ai fini dell'applicabilità della prescrizione quin­quennale ex art. 2948 c.c., la circostanza che il lavoratore abbia fatto riferimento, in via di mero parametro per la quantificazione del danno, alle differenze retributive che gli sarebbero spettate in caso di promozione.

Cass. n. 336/2004

Il diritto alla corresponsione dell'assegno di divorzio, in quanto avente ad oggetto più pre­stazioni periodiche, distinte ed autonome, si prescrive non a decorrere da un unico termine costituito dalla sentenza che ha pronunciato sul diritto stesso, ma dalle scadenze delle singole prestazioni imposte dalla pronuncia giudiziale, in relazione alle quali sorge di volta in volta l'inte­resse del creditore all'adempimento. Ne consegue che, dovendo tali prestazioni essere erogate alle scadenze fissate e sino al momento della diversa determinazione del giudice in sede di revisione, ovvero fino alla morte dell'ex coniuge onerato, non può profilarsi al momento del decesso una pre­scrizione del diritto all'ultimo assegno spettante, tale da estinguere il diritto alla sua percezione, e quindi da impedire il sorgere del diritto alla quota della pensione di reversibilità.

Cass. n. 13888/2003

In materia di espropriazione per pubblica utilità, il termine breve di prescrizione di cui all'art. 2948, n. 4, c.c. non trova applicazione per l'indennità di occupazione temporanea di urgen­za, alla quale si applica, invece, l'ordinaria pre­scrizione decennale, da determinarsi per ciascun anno di occupazione e da corrispondersi alla sca­denza dello stesso, dal quale inizia dunque a de­correre la prescrizione decennale limitatamente all'importo dovuto per quel periodo.

Cass. n. 12596/2002

I pagamenti periodici relativi alle spese fis­se per la pulizia e la manutenzione del fabbricato condominiale attengono all'obbligazione del singolo condomino nei confronti della collettività condominiale e rientrano nella previstione dell'art. 2948, n. 4, c.c., con la conseguenza del loro assoggettamento alla prescrizione breve quin­quennale.

Cass. n. 4248/2001

In tema di pensione di vecchiaia, la prescri­zione quinquennale di cui all'art. 2948, n. 4 c.c., è applicabile ai ratei di pensione ed ai relativi acces­sori soltanto con riferimento ai ratei liquidi — in­tendendosi, per tali, le somme messe a disposizione dell'avente diritto e non riscosse —, e non riguarda, invece, le quote non versate — tra cui quelle ine­renti alla rivalutazione del credito — in caso di pa­gamenti solo parzialmente satisfattivi della pretesa creditoria, alle quali si applica, per converso, la pre­scrizione decennale.

Cass. n. 13722/2000

Il presupposto della stabilità reale — che consente il decorso della prescrizione quinquen­nale dei crediti del lavoratore durante il rapporto — va verificato avendo riguardo al concreto atteg­giarsi del rapporto stesso e alla configurazione che di esso danno le parti nell'attualità del suo svolgi­mento (dipendendo da ciò l'esistenza, o meno, di una effettiva situazione psicologica di metus del lavoratore) e non già alla stregua della diversa normativa garantistica che avrebbe dovuto, in astratto, regolare il rapporto ove questo fosse sor­to, fin dall'inizio, con le modalità e la disciplina che il giudice, con un giudizio necessariamente ex post, riconosce applicabili nella specie, con effetto retroattivo per il lavoratore. Ciò significa che l'accertamento giudiziale può far emergere un regime di stabilità che potrebbe anche essere stato ignorato dal lavoratore, ma non consente di attribuire rilievo ai rapporti personali tra il lavo­ratore e il datore di lavoro (che, al fine considera­to, costituiscono mere situazioni di fatto, suscet­tibili di mutamenti talvolta imprevedibili e, come tali, sono prive di valore giuridico). (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto che il rapporto di coniugio tra la ricorrente e uno dei legali rappresentanti della Snc datrice di lavoro non determinava, di per sé, una situazione di stabilità reale, atteso che tale situazione andava dedotta da norme di legge).

Cass. n. 6209/1999

Il prezzo della somministrazione di energia elettrica da parte di un ente fornitore di tale servi­zio, che venga pagato annualmente o a scadenze inferiori all'anno in relazione ai consumi verifica­tisi per ciascun periodo configura una prestazione periodica con connotati di autonomia nell'ambito di una causa petendi di tipo continuativo e deve pertanto ritenersi incluso nella previsione dell'art. 2948, n. 4 c.c., con la conseguenza dell'assoggettamento alla prescrizione breve quinquennale del corrispondente credito.

Cass. n. 802/1999

La prescrizione quinquennale prevista per gli interessi dall'art. 2948, n. 4, c.c. è applicabi­le, come si desume dall'interpretazione letterale e dalla ratio della citata disposizione, soltanto nell'ipotesi che la relativa obbligazione si riferi­sca a crediti da pagarsi con cadenza annuale o infrannuale e cioè nel caso in cui sia — per legge o per contratto — previsto che il creditore pos­sa ottenerne il pagamento a scadenze annuali (o inferiori), con la conseguenza che, in assenza di una previsione legale o contrattuale che stabilisca il versamento periodico degli interessi, il diritto a quest'ultimo resta soggetto alla prescrizione ordi­naria decennale.

Cass. n. 2936/1995

L'azione del conduttore che agisce per la ripetizione delle somme che assume di avere versato in eccedenza rispetto al canone legale è soggetta ai medesimi principi che regolano la domanda di ripetizione di indebito ed è, pertanto, soggetta alla prescrizione ordinaria decennale a norma dell'art. 2946 c.c., non potendo invocarsi né la prescrizione breve del diritto al risarcimento del danno, trattandosi di un'obbligazione derivan­te dalla legge e non di obbligazione ex delicto, né quella quinquennale di cui all'art. 2948 n. 3 c.c., che riguarda l'azione del locatore per il pagamen­to della pigione, né, infine, quella triennale previ­sta dall'art. 8 L. 27 gennaio 1963, n. 19 che riflette i diritti derivanti dalla tutela dell'avviamento commerciale.

Cass. n. 6941/1992

In materia di locazione di immobili urbani il diritto del conduttore di ottenere la restituzione del deposito cauzionale si prescrive nel termine ordinario decennale, atteso che la funzione di mera garanzia del suddetto deposito ne esclude l'assimilabilità al canone o, comunque, ad un corrispettivo della locazione, e che la prescrizio­ne breve quinquennale riguarda esclusivamente l'azione del locatore volta al pagamento del cano­ne.

Cass. sez. un. n. 1084/1984

Al fine dell'applicazione del principio che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto solo quando questo non sia assistito da garanzia di stabilità, tale stabilità deve essere ravvisata ogni qual volta il rapporto stesso, indipendentemente dal carattere pubblico o privato del datore di lavoro, sia regolato da una disciplina che, sul piano sostanziale, subordini la legittimità e l'efficacia del recesso del datore di lavoro alla sussistenza di circostanze obiettive e predeterminate e, sul piano processuale, affidi al giudice il sindacato su dette circostanze e la pos­sibilità di rimuovere gli effetti del licenziamento illegittimo. Questa situazione si verifica nei rapporti soggetti alla disciplina dello statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300), tenuto conto che l'ordine di riassunzione del lavoratore illegittimamente licenziato, contemplato dall'art. 18 dello statuto medesimo, assicura l'indicata stabilità, perché, pur se non suscettibile di esecuzione forzata in forma specifica, trova ade­guata sanzione nell'obbligo del datore di lavoro inadempiente di versare comunque, ed a tempo indeterminato, la retribuzione al dipendente non riassunto.

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Quesito n. 11302/2014 venerdì 26 settembre 2014

Tancredi G. chiede

Buongiorno, sono stato cliente di Eni Gas & Power per la fornitura del gas sul mercato libero dal 01.10.2008 al 01.04.2010. In tale periodo non ho mai ricevuto alcuna bolletta per i consumi effettuati nonostante la cadenza bimestrale prevista per contratto in base ai consumi stimati oltre i 1000 mc/anno: ho segnalato più volte invano il problema al numero verde di ENI, ma mai in forma scritta. A fine novembre del 2011, ho ricevuto da Eni una comunicazione scritta (datata 16/11/2011) in cui si riscontra l’avvenuta cessazione del contratto al 01.04.2010 ed in cui scrivono che “Gli importi relativi ai consumi da Lei effettuati fino alla data di passaggio ad altro venditore, saranno riportati sulla fattura di cessazione che provvederemo ad inviarLe. Tale fattura dovrà essere pagata entro i termini di scadenza previsti, così come dovranno essere saldati tutti i debiti pregressi eventualmente esistenti nei nostri confronti". Da allora non ho più ricevuto alcuna comunicazione fino a marzo del 2014, quando mezzo posta ho ricevuto la fatturazione in un’unica soluzione dei consumi relativi a tutto il periodo in cui sono stato loro cliente per un ammontare complessivo di 1196,69 euro. Questa bolletta riporta i seguenti estremi: data emissione 05.03.2014; data scadenza 24.04.2014; periodo riferimento 09.08.2011 – 05.03.2014. Io ho contestato ad ENI il fatto che i primi mesi di quella bolletta cadevano nei termini di prescrizione previsti dall’art.2934 e 2948 (e successivi) del Codice Civile poiché erano oltre 5 anni indietro rispetto alla data scadenza della bolletta. Ho dunque chiesto dunque lo storno della bolletta incriminata e la riemissione di una bolletta regolare. ENI dal canto suo ha sempre affermato la regolarità di quella bolletta, anche dopo un mio reclamo all’Autorità per l’energia elettrica ed il gas in cui sembrano confermate le ragioni della mia contestazione ed in cui, “dichiarandosi non competenti a pronunciarsi data la natura della materia su quanto stabilito dal codice civile”, mi si rimanda “alla competenza della magistratura ordinaria qualora volesse contestare quanto preteso dall’esercente”. ENI ha insistito nella sua linea anche dopo una mia lettera di diffida in cui allegavo la risposta dell'Autorità per l'energia e chiedevo lo storno di quella bolletta. Ormai settimanalmente sono contattato dalla società di recupero crediti RECUS per il rientro della somma dietro la 'minaccia' di interessi di mora, ricorsi al CMOR, ecc ecc. Oltre a chiederLe un parere legale sulla vicenda e sulla ragionevolezza della mia contestazione, vorrei anche chiederLe se quella comunicazione di avvenuta cessazione ricevuta a fine 2011 (in cui si annuncia sia pur genericamente una fatturazione futura) possa aver prodotto un’interruzione del periodo prescrittivo ai sensi dell’art.1219 del Codice Civile. Qualora dovessi essere dalla parte della ragione, come mi consiglia di procedere ulteriormente? Naturalmente in caso contrario, procederei subito con il pagamento. La ringrazio per un suo riscontro e mi scuso per eventuali imprecisioni nella citazione degli articoli di legge. Cordiali saluti.

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redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11302/2014 [risposta a pagamento]

La prescrizione quinquennale cui soggiace "in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi" ([[2948]], n. 4) sembra applicarsi nel caso di specie al credito per i consumi effettuati oltre i 5 anni precedenti all'invio della fattura emessa il 5.3.2014.
Difatti, emerge dal quesito che la comunicazione datata 16.11.2011 è stata inviata mediante lettera semplice, non raccomandata. Ciò implica che, dinnanzi ad un giudice di pace, in un'ipotetica causa intentata da Eni, questa non sarebbe in grado di provare che il cliente abbia ricevuto la sua comunicazione scritta. Il cliente, salvo che vi abbia replicato per iscritto o comunque che vi abbia fatto riferimento in successivi scritti (va ricordato che il creditore può provare in qualsiasi modo che la sua comunicazione scritta è stata effettivamente trasmessa al debitore), può negare di aver ricevuto tale comunicazione, così che agli occhi del giudice esiste una sola fattura inviata nel 2014.

Ad ogni buon conto, è bene analizzare anche il contenuto della missiva del 2011, onde individuarne l'idoneità o meno a interrompere il decorso della prescrizione.
La prescrizione è interrotta, ai sensi dell'art. 2943 del c.c., da ogni atto che valga a costituire in mora il debitore: il creditore deve, quindi, inviare al debitore un'intimazione di pagamento o comunque una richiesta fatta per iscritto. L'atto di costituzione in mora non richiede specifici requisiti formali o l'uso di formule solenni e nemmeno la quantificazione del credito (v. Cass. civ. n. 5681/2006: "In tema di atti interruttivi della prescrizione, l'atto di costituzione in mora non è soggetto all'adozione di formule sacramentali e quindi non richiede la quantificazione del credito (che potrebbe essere non determinato, ma solo determinabile), avendo l'esclusivo scopo di portare a conoscenza del debitore la volontà del creditore di ottenere il soddisfacimento delle proprie pretese; e il relativo accertamento costituisce indagine di fatto, riservata all'apprezzamento del giudice del merito e non sindacabile in sede di legittimità ove immune da errori giuridici e/o vizi logici"). Insomma: una richiesta di pagamento fatta con serietà e con affermazione del proprio diritto, è idonea a interrompere la prescrizione, come spiega bene la Cassazione nella sentenza n. 3371/2010 ("In tema di interruzione della prescrizione, un atto, per avere efficacia interruttiva, deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l'esplicitazione di una pretesa e l'intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritte, nei confronti del soggetto indicato, con l'effetto sostanziale di costituirlo in mora (elemento oggettivo)").
Alla luce di quanto sopra specificato, si dovrebbe ritenere che la missiva del 2011, qualora Eni possa provare che essa è giunta al destinatario, sarebbe stata idonea ad interrompere la prescrizione. L'unico elemento dell'atto di costituzione in mora che appare omesso nella lettera del 2011 è l'indicazione di un termine per l'adempimento: a causa di tale omissione, secondo alcuni studiosi, Eni non avrebbe fatto intendere con certezza la volontà di non tollerare ritardo. Tuttavia, l'assenza di un termine per adempiere potrebbe non essere ritenuto sufficientemente rilevante dinnanzi ad un giudice, che potrebbe valutare come valida l'interruzione della prescrizione, in base ai precedenti giurisprudenziali citati.

In ogni caso, è consigliabile pagare solo la parte della somma richiesta che non sia contestata dal debitore (per evitare interessi di mora ulteriori), ma non quella contestata, in quanto il pagamento spontaneo di un debito prescritto non è ripetibile, cioè non se ne può chiedere la restituzione ([[2940]]). Se Eni deciderà di proporre causa presso il giudice di pace contro l'ex cliente - per cifre come quelle di cui si tratta in questo caso, appare del tutto sconveniente per l'azienda proporre azione, ma non si può escludere - questi potrà opporre la prescrizione per non aver ricevuto la missiva del 2011 o perché questa era inidonea a interrompere la prescrizione (anche se questo punto è dubbio).

Tag: Mora del debitore, prescrizione quinquennale, bollette

Quesito n. 11211/2014 lunedì 15 settembre 2014

laura f. chiede

Buongiorno, il mese scorso ho ricevuto una richiesta di pagamento di una bolletta datata 20/12/2004 da parte di un'azienda che ha acquistato il credito da ENEL. Io non ho nemmeno ricevuto la bolletta ai tempi e credo che dopo 5 anni il diritto al credito sia andato in prescrizione. La premier service srl mi ha mandato ad agosto la notifica di cessione del credito e sollecito di pagamento via email con un allegato datato 2011, che non ho mai ricevuto via posta. Quando ho chiesto una copia della bolletta mi hanno detto che devo rivolgermi all'ENEL perchè loro hanno solo l'estratto conto. Hanno ancora diritto al pagamento? Mi conviene discutere la cosa davanti ad un giudice?

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11211/2014 [risposta a pagamento]

In base ai dati forniti nel quesito, si può ritenere che l'obbligo di pagamento della bolletta, se mai fosse esistito, è oggi prescritto. L'art. 2948 del c.c. al n. 4, infatti, sancisce la prescrizione in 5 anni di tutto ciò che deve pagarsi periodicamente, quindi, anche delle bollette per utenza elettrica. Poiché l'asserito omesso pagamento concerne un debito risalente al 2004, sembra pacifico che esso sia ampiamente prescritto.
Inoltre, va evidenziato che la richiesta di pagamento è avvenuta con un mezzo non idoneo a costituire una solida prova in giudizio di interruzione della prescrizione (l'email può essere contestata quanto a contenuto, provenienza, data di invio... ), quindi la stessa poteva essere anche ignorata.

Al punto attuale, si consiglia di replicare alla società di recupero crediti che ogni eventuale obbligo di pagamento è prescritto. Non si consiglia di intentare alcuna azione legale, ma, casomai, di attendere una citazione in giudizio da parte della società, in occasione della quale si opporrà la prescrizione del debito. Si ritiene che difficilmente la società di recupero crediti si sobbarcherà l'onere di iniziare una causa giudiziale, sapendo che il debito è prescritto. Molto spesso, il creditore cerca di far adempiere spontaneamente il debitore perché sa che, in base all'art. 2940 del c.c., il debitore non può chiedere la restituzione di una somma pagata spontaneamente per un debito prescritto.

Quesito n. 10565/2014 giovedì 12 giugno 2014

Giovanni M. chiede

Buongiorno, avrei bisogno di un aiuto: abito in un ap.partamento di proprietà delle Poste Italiane, in uno stabile composto da 17 dipendenti delle Poste e, dopo un' autogestione (di cui ero il responsabile), l'Azienda ha voluto un regolare amministratore. In questi anni il suo mandato non è stato eccellente (nemmeno sufficiente) ma il problema è un altro: abbiamo ricevuto tutti i conduttori una lettera con la quale si chiedono i conguagli delle spese condominiali, con un importo che supera 1.300 euro a testa. I conguagli riguardano le gestioni a partire dalla gestione 2004-2005 sino al 2010-2011.
L'amministratore presenta ogni anno un preventivo spese, e l'Azienda PT non si è mai sentita a riguardo. L'affitto, come le spese accessorie, è prelevato dallo stipendio o, per chi si trova in pensione, con pagamento con bollettino inviato per posta.
Concludendo, ci chiediamo se tali conguagli siano effettivamente da corrispondere oppure cadono in prescrizione, dopo 5 anni.
Ringrazio per una cortese e urgente risposta.

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 10565/2014 [risposta a pagamento]

La prescrizione delle spese condominiali è un tema caro alle numerose persone che abitano in un condominio.
A seguito di un dibattito sul punto in dottrina e giurisprudenza, sembra oggi di poter affermare che la prescrizione è quella quinquiennale prevista dall'art. 2948 n. 4, c.c.
Sul punto, si può richiamare la recente sentenza della Cassazione del 25 febbraio 2014, Sez. II, n. 4489: "[...] Va ribadito che, trattandosi di spese condominiali, per loro natura periodiche, trova applicazione il disposto dell'art. 2948 n. 4 c.c. in ordine alla prescrizione quinquennale dei relativi crediti (Cass. n. 12596/2002), la cui decorrenza è da rapportarsi alla data della delibera di approvazione del rendiconto delle spese e del relativo stato di riparto. Tale delibera, costituisce il titolo di credito nei confronti del singolo condomino".
Ciò che lascia un po' perplessi circa la riportata sentenza è che la Cassazione ha stabilito quale momento di decorrenza della prescrizione quello dell'approvazione del riparto, in contrasto con precedenti sentenze (quali Cass. civ., sez. II, 21 luglio 2005 n. 15288) che invece avevano statuito che l’obbligo dei condomini di contribuire al pagamento delle spese condominiali sorge "per effetto della delibera dell’assemblea che approva le spese stesse e non a seguito della successiva delibera di ripartizione volta soltanto a rendere liquido un debito preesistente e che può anche mancare ove esistano tabelle millesimali".
Pertanto, nel caso di specie, tutte le spese condominiali deliberate oltre i 5 anni dalla richiesta non devono essere pagate in quanto prescritte.

Tag: ripartizione spese condominiali, prescrizione quinquennale

Quesito n. 9264/2013 lunedì 9 dicembre 2013

Società I. chiede

Abbiamo ricevuto una richiesta di pagamento per una causa di appello dal Comune di Roma, iniziata 18 anni fa e resa esecutiva a ottobre 2003. Nella lettera di richiesta elencano le somme a nostro debito tra cui il conteggio di interessi passivi per 18 anni. Questi interessi sono prescritti o se non lo sono, per quanti anni dobbiamo pagarli? Preciso che dal 2003 non abbiamo avuto nessuna richiesta da parte del Comune di roma di alcun risarcimento, la prima richiesta ci è pervenuta in data 03/12/2013.

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 9264/2013 [risposta a pagamento]

L'art. 2953 del c.c. prevede che tutti i diritti, anche quelli per cui è prevista un termine prescrizionale più breve, una volta avvenuto il passaggio in giudicato della relativa sentenza, si prescrivono in dieci anni (la dottrina parla di prescrizione decennale ex iudicato).
Tale norma si applica alle sentenze di condanna, tra le quali certamente rientra quella in cui a una parte viene ordinato di dare all'altra una certa somma di denaro.

Il termine decennale inizia a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza, il che si verifica, trattandosi di sentenza d'appello:
- trascorsi sessanta giorni dalla notificazione al procuratore della parte costituita, se la sentenza venne notificata al soccombente;
- se la sentenza non fu notificata, un anno dopo la pubblicazione della sentenza (la sentenza è precedente alla riforma del 2009 con cui il termine c.d. "lungo" è stato abbreviato da un anno a sei mesi).
Pertanto, nel caso di specie, si dovrà verificare quando la sentenza è passata in giudicato, alla luce dei criteri sopra esposti, e poi calcolare se l'inerzia del creditore (che ha omesso per lungo tempo di chiedere quanto spettantegli) si sia protratta per dieci anni sino alla richiesta datata 3.12.2013.

Quanto detto vale sia per il capitale che per gli interessi per i quali, ai sensi dell'art. 2948 del c.c., il termine prescrizionale sarebbe di cinque anni: se la richiesta del comune è stata proposta oltre i dieci anni dal passaggio in giudicato, il diritto si è prescritto e nulla è dovuto; nel caso contrario, tutto quanto richiesto è dovuto e in mancanza di spontaneo adempimento è possibile che l'ente promuova azione esecutiva.

Quesito n. 7615/2013 martedì 26 febbraio 2013

valentina chiede

Salve, volevo sapere se c'è un limite entro il quale una società può chiedere il conguaglio dei consumi di eletricità. Grazie, Valentina Corvino

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 7615/2013 [risposta gratuita]

Nel contratto stipulato con l'ente erogatore del servizio è sancito il periodo di fatturazione del consumo. Se si tratta di utenze domestiche la fatturazione prevista generalmente è bimestrale. Ciò detto, è possibile che la richiesta di pagamento da parte dell'ente erogatore della fornitura avvenga anche a distanza di mesi o anni. Ad ogni modo, si precisa che il diritto dell'ente di richiedere il pagamento del conguaglio si prescrive in cinque anni ai sensi dell'art. 2948 del c.c. n.4, termine che comincia a decorrere dalla data di scadenza indicata nella fattura.

Tag: prescrizione quinquennale

Quesito n. 7391/2013 venerdì 18 gennaio 2013

nico chiede

Ho ricevuto una lettera, non raccomandata da Recus di Villorba (TV) una agenzia di recupero credito,incaricata fa Fastweb per il recupero di una fattura risalente al 2005 che risulta non pagata. Non avendo più la ricevuta, Vi chiedo gentilmente se mi potete dare un consiglio, e inviarmi il testo per la eventuale risposta da inviare. Faccio presente che da circa un anno non sono più con Fastweb, e di aver ricevuto circa un mese fa, una chiamata sul cellulare da una impiegata della Recus, dove mi diceva di pagare questa fattura, inoltre non ho mai ricevuto raccomandate o solleciti in merito a questo mancato pagamento.

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 7391/2013 [risposta a pagamento]

La richiesta di pagamento non ha alcuna efficacia: innanzitutto perché, essendo stata inviata mediante lettera semplice (non raccomandata), chi richiede il pagamento non potrà mai attestare il ricevimento della missiva (le stesse argomentazioni, naturalmente, valgono per le telefonate); ma, soprattutto, perché il debito, semmai fosse davvero esistito, sarebbe estinto per prescrizione. L'art. 2948 del c.c. al n. 4, infatti, sancisce la prescrizione in 5 anni di tutto ciò che deve pagarsi periodicamente, quindi, anche delle bollette per utenza telefonica. Poiché l'asserito omesso pagamento concerne un debito risalente al 2005, sembra pacifico che esso sia ampiamente prescritto.
Consigliamo di ignorare la missiva: purtroppo, quella di affidarsi ad agenzie di recupero crediti che agiscono in maniera scorretta, spesso vantando crediti inesistenti, è prassi comune di molte grandi aziende che offrono servizi all'utenza diffusa. Se, invece, si desiderasse replicare, sarà opportuno sottolineare la prescrizione del presunto debito, chiedendo di non essere più contattati in futuro.

Tag: bollette, prescrizione di cinque anni

Quesito n. 7062/2012 sabato 17 novembre 2012

anna a. chiede

Gent. Sono l'amministratore delegato della mia società (una srl). L'acquedotto pugliese mi ha chiesto il mancato pagamento di una fattura del 2005 (fattura che la ditta non ha mai ricevuto). Nella raccomandata (intestata ad Anna A. con l'indirizzo dell'opificio) non si menziona per niente la società e si chiede ad Anna A. di pagare la fattura. Dà un codice cliente ad Anna A., che è diverso da quello della società. In poche parole chiede alla persona fisica Anna A. di pagare una fattura presumibilmente dell'azienda. Io gli ho spedito una raccomandata citando l'art. 2948 (prescrizione dei 5 anni). Loro mi hanno rimandato una raccomandata con formale messa in mora e intimazione di pagamento sempre a mio nome. Cos'altro devo fare?
Distinti saluti

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 7062/2012 [risposta gratuita]

Al quesito posto si ritiene applicabile l'art. 2948 del c.c. n. 4, che prevede un termine prescrizionale di cinque anni per il pagamento delle fatture relative ai consumi delle forniture di gas, energia elettrica, acqua etc., termine che decorre dalla data di scadenza indicata nella fattura.

Se nel corso di cinque anni dalla predetta data di scadenza, ovvero dal 2005 al 2010, non sono intervenuti atti interruttivi del termine prescrizionale, come ad esempio un sollecito di pagamento, può dirsi intervenuta la prescrizione e nulla sarà dovuto.

Pertanto, converrà ribadire la propria posizione, insistendo anche sul fatto di non aver mai ricevuto la fattura di cui solo adesso viene richiesto il pagamento.

Tag: prescrizione di cinque anni, atti interruttivi

Quesito n. 6916/2012 lunedì 29 ottobre 2012

FRANCESCO chiede

La società immobiliare da cui ho acquistato casa è in liquidazione.
Ho un preliminare trascritto e ho pagato per intero l'importo richiesto.
La banca che ha concesso il mutuo alla società, per costruire la palazzina, non ha tolto l'ipoteca ma sono ormai 5 anni che non chiede nulla ne alla società ne al sottoscritto.
Questo tipo di credito può rientrare tra quelli dell'art. 2948 con prescrizione di 5 anni?

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 6916/2012 [risposta a pagamento]

La Corte di cassazione ha in più occasioni ribadito quanto stabilito con sentenza del 30 agosto 2002, n. 12707, ovvero che all’obbligo di restituire una somma di denaro ricevuta a titolo di mutuo, che costituisce un debito unico sebbene possa essere rateizzato in più versamenti periodici, non si applica la prescrizione quinquennale prevista dall’art. 2948 del c.c., n. 4, relativa soltanto ai debiti che debbono essere soddisfatti periodicamente ad anno, o in termini più brevi. E' stato infatti anche recentemente sostenuto, in armonia con l'orientamento maggioritario, che "è proprio il principio della persistente unicità del debito derivante da mutuo fondiario in più versamenti periodici, richiamato dai ricorrenti, ad imporre la decorrenza di un unitario termine di prescrizione decennale non già dalla data dell'erogazione del mutuo, ma da quella della scadenza del termine per l'adempimento" (Cass., sez. III, sent. 3.05.2011, n. 9695). In tal senso, si veda anche Cass. civ., 10 settembre 2010 n. 19291: “E’ pacifico che [...] trattandosi di contratto di mutuo, e quindi di contratto di durata, in cui l’obbligo di restituzione del capitale sia differito nel tempo, i singoli ratei non costituiscono autonome e distinte obbligazioni, bensì l’adempimento frazionato di un’unica obbligazione. Ne consegue che la prescrizione decennale, applicabile al caso in esame, non può che decorrere dalla scadenza dell’ultimo rateo previsto nel piano di ammortamento".

Pertanto, nel caso di specie, il debito della società che ha contratto il mutuo non si sarebbe ancora prescritto, qualora non fossero trascorsi dieci anni dalla scadenza dell'ultima rata contrattualmente prevista.

Si consiglia in ogni caso di verificare se il debito della società costruttrice della palazzina con la banca sia stato o meno estinto (il dubbio sorge in quanto l'inerzia della banca sembra particolarmente prolungata). Qualora fosse stato già saldato, sarà opportuno verificare che l'omessa cancellazione dell'ipoteca sia frutto di un errore della banca (essa infatti, all'estinzione del debito dovrebbe chiederne la cancellazione mediante mera “comunicazione” alla conservatoria dei registri immobiliari, che deve procedere d'ufficio ai sensi della legge 40/2007).

Tag: Mutuo, prescrizione decennale

Quesito n. 5775/2012 giovedì 24 maggio 2012

laura chiede

salve.una agenzia di recupero crediti mi ha contattata per recuperare il debito di 2 bollette luce del anno 2005,io in questi anni non ho mai ricevuto nessun tipo di raccomandata o lettera che richiedeva di pagare queste bollette,loro mi rispondono che le hanno inviate sempre allo stesso indirizzo dove io non vivo più in effetti da quell' anno,quindi passati 7 anni va in prescrizione questo debito?cordiali saluti.

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 5775/2012 [risposta gratuita]

Ai sensi dell'art. 2948 del c.c. n.4, le bollette per le utenze domestiche sono soggette al termine prescrizionale di 5 anni, che decorre a partire alla data di scadenza della bolletta.

Pertanto, se nel corso di 5 anni decorrenti dalla data di scadenza delle bollette relative ai consumi di energia elettrica non sono intervenuti atti interruttivi del termine prescrizionale, come ad esempio un sollecito di pagamento, può dirsi intervenuta la prescrizione e nulla sarà dovuto.

Tag: bollette, prescrizione di cinque anni

Quesito n. 5412/2012 martedì 24 aprile 2012

martino chiede

non ho pagato fatture datate 2006 ad un fornitore,ora lo stesso mi ha fatto una istanza di fallimento.desidero sapere se dette fatture sono prescritte.Grazie di cuore per una illuminante risposta.
Martino

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 5412/2012 [risposta gratuita]

In assenza di elementi che specifichino le forniture indicate nel quesito, si ritiene che il termine prescrizionale applicabile al caso specifico sia quello ordinario previsto all'art. 2946 del c.c., ovvero il termine decennale decorrente da quando il diritto del fornitore può essere fatto valere.

Pertanto, i dieci anni decorrono dal 2006.

Tag: prescrizione ordinaria

Quesito n. 5193/2012 mercoledì 4 aprile 2012

Alessio chiede

Prego voler derimere il mio dubbio. Dal momento del riconoscimento del figlio naturale a seguito di determinazione del tribunale per i minori, il pregersso di quanto da me dovuto per il mantenimento richiesto dalla madre, quando cade in prescrizione. grazie

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 5193/2012 [risposta gratuita]

Nell'ipotesi in cui, al momento della nascita il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto perciò a provvedere per intero al suo mantenimento, non viene meno l'obbligo dell'altro genitore per il periodo anteriore alla pronuncia di dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, essendo sorto sin dalla nascita il diritto del figlio naturale ad essere mantenuto, educato ed istruito nei confronti di entrambi i genitori. Da ciò consegue che il genitore naturale, dichiarato tale dal provvedimento del giudice, non può sottrarsi alla sua obbligazione nei confronti del figlio per la quota posta a suo carico.

Detto ciò, appare opportuno chiarire che la sentenza di accertamento della paternità naturale ha natura dichiarativa. La sentenza accerta, cioè, uno status che attribuisce al figlio naturale tutti i diritti che competono al figlio legittimo con efficacia retroattiva, fin dal momento della nascita. Ne consegue che la sentenza definitiva di accertamento dello status di figlio naturale deve essere intesa quale momento di decorrenza della prescrizione decennale di cui all'art. 2946 del c.c., trattandosi di obbligo di mantenimento, e non alimentare, con conseguente inapplicabilità della prescrizione quinquennale ex art. 2948 del c.c.. (sul punto si veda anche Corte d'App. Bologna 22 ottobre 2002, nonchè Cass. Civ. 2011/26772).

Tag: diritto mantenimento, interruzione prescrizione, figlio naturale

Quesito n. 4585/2011 giovedì 15 settembre 2011

mauro chiede

Desidero cortesemente sapere poiche' mi vengono richiesti pagamenti di rate condominiali relative agli anni 2002 2003 2004 2005 2006 se devo pagarle grazie

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 4585/2011 [risposta gratuita]

I pagamenti periodici relativi alle spese fisse condominiali rientrano tra quelli soggetti a prescrizione breve quinquennale di cui all'art. 2948 del c.c.. Termine che decorre dal momento in cui il credito per il condominio diventa esigibile, ossia dall'approvazione del bilancio da cui risultano.

Il pagamento di queste quote costituisce un vero e proprio debito del singolo condomino nei confronti della collettività di tutti i condomini costituente il condominio che, seppur privo di personalità giuridica, è comunque abilitato a tutelare i diritti comuni (Così Cass. Civ. 2002/12596). Le spese condominiali sono, quidi, sottoposte al termine breve di prescrizione quinquennale.

Quesito n. 3281/2011 lunedì 18 aprile 2011

massimiliano pistis chiede

Desidero sapere se nelle varie fatture delle utenze c'è un limite massimo di mesi da fatturare. grazie

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 3281/2011 [risposta gratuita]

Con riguardo alla determinazione del periodo di riferimento delle prestazioni periodiche, ai fini della fatturazione, occorre verificare cosa è stato convenuto nel contratto stipulato col gestore del servizio; in generale, però, per le utenze domestiche la fatturazione avviene bimestralmente.

Quesito n. 2711/2011 mercoledì 9 marzo 2011

antonio meli chiede

Desidero sapere se i pagamenti rateali (mutui, finanziamenti) si prescrivono in cinque anni. Grazie.

Quesito n. 2704/2011 mercoledì 9 marzo 2011

antonio chiede

A mia nonna vengono richieste a marzo del 2011 il pagamento delle bollette del canone acqua comunale riferite agli anni 2001-2002-2003-2006-2008. Nel caso non trovassi le ricevute di pagamento, quali annualità dovrebbe pagare? Mi èe stato detto che il termine della prescrizione è di 5 anni. Grazie per la risposta

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Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2704/2011 [risposta gratuita]

Ai sensi dell'art. 2948 del c.c., n. 4, le bollette per utenze domestiche sono soggette al termine prescrizionale di 5 anni, che decorre a partire dalla data di scadenza della bolletta.

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