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Articolo 2956 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Prescrizione di tre anni

Dispositivo dell'art. 2956 Codice civile

Si prescrive in tre anni il diritto:
1) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese (1);
2) dei professionisti, per il compenso dell'opera prestata e per il rimborso delle spese correlative [2233] (2);
3) dei notai, per gli atti del loro ministero (3);
4) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni impartite a tempo più lungo di un mese.

Note

(1) Tale numero è risultato costituzionalmente illegittimo in forza della sentenza del 10 giugno 1966, n. 63 della Corte Costituzionale, negli stessi limiti ex nota 5 art. 2948.
(2) La previsione in questione è volutamente molto generica per poter estendere la propria disciplina a tutte quelle figure professionali che svolgono una qualche attività intellettuale, come avvocati, ingegneri, geometri, medici e via dicendo.
(3) Nella specifica ipotesi qui descritta si intendono presenti, tra i diritti inerenti alla professione notarile, anche quelli relativi al rimborso delle spese affrontate per effettuare le formalità pubblicitarie, come la trascrizione, la registrazione e l'iscrizione.

Ratio Legis

La disposizione in commento, al pari delle precedenti (v. artt. 2954 e 2955), delinea altre ipotesi di prescrizione presuntiva, al fine di assicurare al debitore la possibilità di provare, anche a distanza di tempo, l'adempimento di un debito relativo al compenso di determinate prestazioni.

Spiegazione dell'art. 2956 Codice civile

Le singole prescrizioni di tre anni
La prima categoria di persone a danno delle quali è stabilita la prescrizione di tre anni è nuova ; infatti essa non era stata considerata dal codice del '65. Presupposto della norma in esame è che al prestatore di lavoro la retribuzione sia corrisposta a periodi superiori al mese, poichè se il termine fosse non superiore al mese, dovrebbe applicarsi il n. 2 del precedente art. 2955.
Il n. 2 può considerarsi sostanzialmente ricollegantesi ai numeri 2, 3 e 5 dell'art. 2140 del vecchio codice la diversità tra questi e quello sta in ció che i secondi facevano una elencazione (che la dottrina riteneva tassativa) dei vari professionisti (medici, chirurghi, avvocati, procuratori alle liti ed altri patrocinatori ingegneri, architetti ed altri misuratori), laddove il n. 2 in esame li comprende in una formula di più ampio contenuto, con la quale assoggetta alla prescrizione di tre anni il diritto dei professionisti in genere per l'opera dai medesimi prestata e per il rimborso delle spese che a tale scopo essi hanno potuto o dovuto sostenere.
Il n. 3 menziona, a parte, il diritto dei notai per gli atti del loro ministero, così come faceva il n. 4 dell'art. 2140 ; la prescrizione triennale colpirà non solo l'onorario dovuto al notaio, ma anche il pagamento delle spese da lui sostenute e che siano consequenziali ed accessorie alla formazione dell'atto compiuto con il suo intervento, Come ad es. le spese per registrazione, trascrizione, voltura, iscrizione dell'atto, ecc.
La prescrizione di cui al n. 4 completa l'ipotesi prevista dal n. dell'art. z955. Anche per la categoria di tali persone, considerate dalla norma in esame, vale l'osservazione già fatta altrove, che, cioè, i crediti degli insegnanti devono ritenersi dei crediti privati, poichè norme speciali disciplinano i crediti degli insegnanti di scuole pubbliche. Piuttosto va messa in rilievo 'una diversità di presupposti tra la norma dell'art. 2140 e quella ora vigente ; nella prima si dichiaravano prescritte col decorso di tre anni le azioni dei professori, maestri, ripetitori di scienze, lettere ed arti stipendiati a tempo più lungo di un mese, nella seconda, invece, si assoggetta alla stessa prescrizione di tre anni le retribuzioni dovute agli insegnanti per le lezioni impartite a tempo più lungo di un mese ; sembra, quindi, che diversamente dall'art. 2140 n. 1, sia stata considerata soltanto la circostanza che le lezioni vengano impartite per un periodo di tempo più lungo di un mese, che si prescinda, cioè, dal modo con cui gli insegnanti sono retribuiti, il che, per il n. 1 dell'art. 2140, sembrava decisivo ai fini dell'applicabilità della prescrizione presuntiva ; tuttavia si potrebbe eliminare questa divergenza di presupposti ritenendo che, per l'art. 2140, il termine stipendiati stesse ad indicare non tanto il modo con cui gli insegnanti venivano retribuiti, quanto, e piuttosto, l'impegno che essi avevano assunto, di modo che, come già si pensava vigente il codice del 1865, ma, come oggi va sicuramente ammesso, cadono sotto la norma in commento anche quegli insegnanti che, stipendiati a tempo più a lungo di un mese, vengano però pagati mensilmente.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1210 L'elencazione che, disciplinando la prescrizione di tre anni, il codice del 1865 (art. 2140) faceva delle varie categorie di professionisti scompare nell'art. 2956 del c.c., assorbita da una formula di più ampio contenuto, con la quale si assoggetta alla prescrizione triennale il diritto dei professionisti in genere per l'opera prestata e per il rimborso delle spese correlative. Coerentemente al disposto dell'art. 2955 del c.c., n. 2, che stabilisce la prescrizione di un anno in ordine al diritto dei prestatori di lavoro retribuiti a periodi non superiori al mese, l'art. 2956, n. 1, innovando al codice precedente, stabilisce la prescrizione di tre anni per il diritto dei prestatori di lavoro retribuiti a periodi superiori al mese. Nessuna innovazione è apportata circa la prescrizione triennale del diritto dei notai per gli atti del loro ministero e degli insegnanti per la retribuzione delle lezioni impartite a tempo più l'ungo di un mese.

Massime relative all'art. 2956 Codice civile

Cass. n. 13144/2015

La prescrizione presuntiva dei crediti dei professionisti, sancita dall'art. 2956, n. 2, cod. civ., si fonda sulla natura del contratto d'opera intellettuale, nel quale l'adempimento del cliente suole avvenire senza dilazione e senza quietanza scritta. Pertanto, essa non è opponibile alla società che abbia eseguito una prestazione professionale prima della legge 7 agosto 1997, n. 266, quando le società potevano ricevere incarichi professionali (estranei alle attività "protette") solo con strumenti diversi dal contratto d'opera intellettuale, caratterizzato da personalità della prestazione.

Cass. n. 11145/2012

Le prescrizioni presuntive, trovando ragione unicamente nei rapporti che si svolgono senza formalità, dove il pagamento suole avvenire senza dilazione, non operano se il credito trae origine da contratto stipulato in forma scritta. Tuttavia il contratto scritto che esclude l'operatività della prescrizione del credito dell'avvocato, ai sensi dell'art. 2956, n. 2, c.c., non può essere individuato nella procura "ad litem", la quale, essendo negozio unilaterale di investimento della rappresentanza processuale, va tenuta distinta dal contratto di mandato attinente al rapporto interno tra cliente e professionista.

Cass. n. 9825/1998

Le prescrizioni brevi e presuntive, ex artt. 2955 n. 2 e 2956 n. 1, c.c., continuano ad operare anche in materia di rapporti di lavoro subordina­to, salva la diversa decorrenza in funzione della stabilità del rapporto, senza che al riguardo si prospettino profili di incostituzionalità in riferi­mento agli articoli 3, 4 e 36 Cost.

Cass. n. 9042/1992

La prescrizione di cui all'art. 2956 n. 3 c.c. del diritto al compenso spettante ad un notaio per le sue prestazioni professionali, essendo fondata su di una presunzione legale di pagamento, non può trovare applicazione allorché il debitore ab­bia ammesso anche implicitamente di non avere corrisposto al professionista il compenso dovuto, come nel caso in cui il debitore eccepisca di non avere conferito al notaio l'incarico da cui dovreb­be discendere il controverso compenso.

Cass. n. 3886/1985

Nella categoria dei professionisti, i cui di­ritti per il compenso dell'opera prestata e per il rimborso delle spese correlative, sono assoggettati a prescrizione presuntiva triennale dall'art. 2956 n. 2 c.d., sono compresi soltanto coloro che esercitano una professione intellettuale di antica o di recente tradizione, nei cui confronti è ravvisabile il presupposto della prassi del pagamento senza dilazione per l'agevole determinabilità del credito ai sensi dell'art. 2233 c.c., sicché detta prescrizione non è applicabile al credito per il compenso nascente da un mero contratto d'opera. (Nella specie la S.C. ha confermato la statuizione di merito che, in applicazione del principio enunciato, aveva escluso l'applicabilità della prescrizione presuntiva al compenso preteso per lo svolgimento di un'attività promozionale svolta al fine di ottenere l'aggiudicazione di un importante contratto al committente).

Cass. n. 3220/1978

Tra i crediti dei notai, relativi agli atti del loro ministero e soggetti alla prescrizione presuntiva di cui all'art. 2956 n. 3 c.c., rientrano non soltanto i crediti per onorari, ma anche tutti quelli per spese affrontate per conto del cliente e necessarie a soddisfare tutti gli adempimenti previsti dalla legge. Pertanto, è soggetto alla detta prescrizione presuntiva il credito per le spese sostenute per la registrazione di atti in adempimento dell'obbligo di cui all'art. 80 della legge di registro.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 2956 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Italo Q. chiede
giovedì 19/03/2015 - Umbria
“Spett.le Redazione
nel luglio del 2008 ricorsi ad alcuni avvocati di una associazione per la difesa dei consumatori, per una pratica legale ed essi mi richiesero congiuntamente un compenso di Euro 600 per spese e di Euro 2.000 per competenze oltre l'8% su quanto eventualmente riconosciuto a mio favore e gli eventuali maggiori costi qualora riconosciuti dalla Corte di appello (allego alla fine del quesito testo della lettera).
Nella stessa data ho provveduto al saldo di quanto richiesto, ma uno dei due avvocati non mi ha mai fornito fattura dei 1600 Euro versatogli a saldo come convenuto.
Nell'ottobre 2014 rivedendo gli incartamenti mi accorsi della mancanza di detta fattura ragion per cui ne richiesi l'invio.
In data 19/03/15 mi è stata inviata fattura pro forma per:
"PROSPETTO FINALE Compenso tabellare ex art. 11 € 5.370,00 Cassa Avvocati ( 4% ) € 214,80 All'importo dell'onorario e del contributo integrativo 4% previdenziale si deve aggiungere l'IVA del 22% pari ad € 1.228,66 e detrarre l’importo di € 1.600,00 per anticipazioni spese per un TOTALE DOVUTO € 5.213,46 "
E' da notare che solo in questa data viene riconosciuto l'importo di Euro 1600 da me pagato nel 2008, ripeto, a saldo secondo gli accordi e quindi viene, per la prima volta, riconosciuto un versamento di cui non fu mai emessa fattura per quasi 7 anni! e con l'aggiunta di preavviso di decreto ingiuntivo a per una somma pari a Euro 5.213,46 a mio carico.
Il quesito:
- riguarda la liceità di tale comportamento se cioè sia legalmente possibile per un professionista non emettere fattura per 7 anni senza mai richiedere versamenti aggiuntivi - rispetto al contratto- anche nei numerosi contatti successivi negli anni (per la restituzione del fascicolo) e infine richiedere un versamento aggiuntivo ma solo dopo la richiesta della fattura per quanto versato a saldo dichiarando falsamente tale importo non più a saldo- come convenuto- bensì come anticipazione spese peraltro già convenute in Euro 600!
-Quale attività sarebbe consigliabile intraprendere da parte mia in dette circostanze?
Ringrazio e invio distinti saluti

Testo dell'accordo
"Preg.mo Dott. ...",
omissis
"Quanto alla sua richiesta di conoscere il costo per instaurare il giudizio di appello, nella consapevolezza della estrema diffcoltà rappresentata, le specifico quanto segue:
- le spese vive ammontano a circa Euro 600,00
- i diritti e gli onorari ammontano a complessivi Euro 2.000,00 più I.V.A. e C.I.
In caso di accoglimento anche parziale dell'appello, verrano aggiunti i maggiori costi liquidati dalla Corte di Appello nonchè una maggiorazione pari all' 8% su quanto le verrà riconosciuto.
Quanto sopra comprende anche le competenze dell'Avv. xxx.
Se daccordo, è necessaria una immediata sua accettazione, con intesa che si recherà la prossima settimana in Roma per consegnare all'Avv. xxx il fascicolo di primo grado, la sentenza di primo grado notificata e l'atto di appello che andrò
a predisporre entro il 24.7.2008.
Il pagamento delle competenze fisse avverrà in via anticipata al momento del rilascio della procura alle liti che avverrà entro il 23.7.2008.
Resto in attesa di un suo cenno di riscontro e le porgo cordiali saluti
Avv. YYY
".”
Consulenza legale i 23/03/2015
Nella vicenda in esame si ravvisano due questioni giuridiche principali: la violazione del preventivo concordato tra le parti prima dell'instaurazione della causa; l'eventuale prescrizione della richiesta di ulteriori somme a distanza di anni dal primo pagamento.

Va subito precisato che l'attività giudiziale presenta due tipi di esborsi per il cliente: le spese fisse, dovute per l'acquisto di contributi unificati, bolli, diritti di cancelleria...; l'onorario dell'avvocato, che va sempre maggiorato di IVA (se previsto dal regime fiscale del professionsita) e contributo integrativo del 4% per la previdenza forense.

Le spese "fisse" possono essere preventivate dall'avvocato, ma in maniera approssimativa: non si può, ad esempio, conoscere in anticipo l'aumento del contributo unificato - che viene deciso anche da un giorno all'altro dal legislatore - o delle marche da bollo per le copie autentiche. Pertanto, anche se viene corrisposta una certa cifra dal cliente per queste spese al momento del conferimento dell'incarico, è ben possibile che l'importo aumenti in corso di giudizio.
Quanto al compenso dell'avvocato, al mero onorario vanno aggiunti, per legge, il contributo previdenziale e l'IVA. Quindi, nel caso di specie, i 2.000 euro richiesti in conto "diritti e onorari" (oggi i diritti non esistono più) erano comunque non comprensivi delle ulteriori voci c.i. (contributo integrativo) e IVA.

Ciò premesso, per comprendere se e di quanto si sia violato il preventivo, si deve guardare allo svolgimento e all'esito della causa: ad esempio, se si è vinto l'appello, la maggiorazione dell'8% a quanto ammontava? La corte d'appello ha liquidato maggiori spese rispetto a quelle anticipate all'associazione dei consumatori?
Una volta fatti tutti i calcoli e appurato che il presunto dovuto di € 5.213,46 esorbita dal preventivo, si dovrà contestare all'avvocato che esisteva un accordo sul corrispettivo ai sensi dell'art. 2225 del c.c. e che, quindi, non sono dovute somme ulteriori.

Quanto alla prescrizione della richiesta di pagamento di compensi per attività professionale, l'art. 2956 del c.c. stabilisce che si prescrive in tre anni il diritto dei professionisti, per il compenso dell'opera prestata e per il rimborso delle spese correlative. Il momento da cui decorrono i tre anni va individuato nel giorno in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 del c.c.). Nel caso specifico dei compensi professionali, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che la decorrenza si ha dal giorno in cui è stato espletato l’incarico, e non dal momento del compimento di ogni singola prestazione professionale in cui si articola l’obbligazione (v. ordinanza della Corte di Cassazione del 28.10.2014 n. 22868).
Se il professionista è un avvocato che ha seguito una causa, l'incarico si chiude di norma con il passaggio in giudicato della sentenza o se venga raggiunta una conciliazione con la controparte o, ancora, se venga revocato il mandato. Bisogna, quindi, valutare caso per caso.

La prescrizione triennale prevista dall'art. 2956 è, propriamente, una "prescrizione presuntiva": si tratta, cioè, di una presunzione legale di pagamento, e, quindi, di estinzione dell'obbligazione. Pertanto, la parte contro la quale sia opposta (nel nostro caso, l'avvocato) ha il solo rischioso rimedio di deferire all'altra (qui è il cliente) il giuramento decisorio (art. 2736 del c.c.), per accertare se l'estinzione del debito si sia effettivamente verificata. Il rischio del deferimento di giuramento decisorio consiste nel fatto che il creditore non può, in sede civile, provarne la falsità, né, se questa sia stata dichiarata in sede penale con sentenza passata in giudicato, potrà chiedere la revocazione della sentenza ex art. 395 n. 2 c.p.c. (in quest'ultimo caso, potrà solo ottenere il risarcimento del danno ai sensi dell'art. 2738 del c.c.). Insomma: se il cliente mente e dice di aver pagato, l'avvocato ha sostanzialmente le mani legate.

In conclusione, nel caso in esame, va preliminarmente valutato il momento in cui è terminato l'incarico dell'avvocato incaricato di seguire l'appello e, se sono trascorsi oltre tre anni, il cliente potrà opporre l'eccezione di prescrizione. Se la prescrizione non si fosse ancora perfezionata, si potrà in ogni caso opporre all'avvocato il preventivo, che costituisce un accordo sul corrispettivo per una prestazione d'opera, non modificabile arbitrariamente e unilateralmente.

Libera Maria T. chiede
giovedì 29/11/2012 - Emilia-Romagna
“Ho effettuato un corso sulla sicurezza, in qualità di docente, nel giugno 2009 che non mi è stata pagata; sollecito da due anni e mezzo (telefonate a vuoto o con risposte vaghe, mail
inviate ma non da PEC); la controparte mi dice che purtroppo il credito si è prescritto perchè sono passati più di 3 anni.
La prestazione professionale l' ho svolta per una società di Torino all'interno di un appalto pubblico, il cui committente è il Comune di una Città che, per correttezza, non voglio nominare (materialmente sono andata in questa Città per conto della società di Torino e ho fatto due giornate di formazione a tutto il personale dell'Ufficio Ambiente, oltre a 4 agenti della Polizia Municipale con delega specifica alla vigilanza ambientale); secondo Voi mi posso considerare come un subappaltatore all'interno di un appalto pubblico? Posso citare in giudizio il Comune di suddetta citta, come obbligato in solido, in qualità di committente con il suo appaltatore? Le mail e le telefonate hanno interrotto la prescrizione? Che atto mi consigliate di fare?”
Consulenza legale i 30/11/2012

L'attività di insegnamento prestata da un docente rientra nel novero delle prestazioni d'opera intellettuale di cui all'art. 2229 del c.c.. I crediti derivanti dalle prestazioni rese dai professionisti si prescrivono nel termine di tre anni che decorrono dal momento in cui l'attività è stata prestata ai sensi dell'art. 2956 del c.c..

Dalla formulazione del quesito si evince che l'attività intellettuale sia stata prestata da una persona fisica su incarico di una società, in virtù di un contratto d'opera, pertanto non appare possibile configurare la fattispecie di un subappalto vista la mancanza di un'organizzazione imprenditoriale, con la conseguenza che l'unico legittimato passivo risulta essere la società da cui è stato ricevuto l'incarico.

Nel caso in cui sia necessario procedere per ottenere il pagamento del credito maturato a fronte di una prestazione intellettuale è necessario innanzitutto interrompere il decorso della prescrizione triennale con un atto scritto con cui si intima al cliente il pagamento del compenso. Non sono sufficienti ad interrompere tale decorso le telefonate di cui non resta alcuna traccia scritta. Le comunicazioni via mail, anche se non via pec, possono essere utilizzate come documenti per far valere il credito vantato.

Pertanto, sarebbe opportuno recarsi da un legale per verificare se il contenuto delle mail inviate al cliente sia tale da considerarsi valido ai fini dell'interruzione del decorso prescrizionale. Procedere poi, se del caso, con un'intimazione di pagamento a mezzo del procuratore e infine, se tale atto non sortirà alcun effetto, citare in giudizio il cliente per il mancato pagamento del dovuto.


Ferdinando chiede
venerdì 17/02/2012 - Toscana
“Mia madre ha ricevuto una richiesta di pagamento dall'avvocato di uno studio odontoiatrico per prestazioni risalenti al Gennaio 2005.
La data è presunta, in quanto la lettera non riporta alcun elemento inerente date, tipo di prestazione nè comunicazioni con A/R precedenti quella di pochi giorni fa.
La nostra presunzione si basa sul fatto che a fine Gennaio 2005 mia madre scrisse una lettera allo studio odontoiatrico in cui spiegava, che essendo venuto a mancare il rapporto di fiducia col medico curante, interrompeva da quel momento il loro rapporto (con lavori lasciati a metà e quindi con tutti i problemi conseguenti)per rivolgersi ad altro professionista.
Da allora silenzio totale fino alla lettera di cui sopra attestante, fra le altre cose, il suo valore "anche ai fini dell'interruzione della prescrizione".

grazie in anticipo per il vostro gradito parere.”
Consulenza legale i 20/02/2012

L'attività svolta da un medico dentista si inserisce all'interno delle prestazioni d'opera intellettuale, disciplinate agli art. 2229 del c.c. e ss.

L'art. 2233 del c.c. prevede che "il compenso, se non è convenuto tra le parti e non può essere determinato secondo le tariffe o secondo gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell'associazione professionale a cui il professionista appartiene. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione".

I crediti derivanti da prestazioni svolte da professionisti si prescrivono in tre anni dal compimento della prestazione così come previsto dall'art. 2956 del c.c..

Quanto al recupero di un credito da far valere nei confronti di un cliente moroso, il primo passo da fare è una intimazione di pagamento fatta per iscritto. Questa, oltre ad avere formalmente la funzione di mettere in mora il debitore, ha anche quella di interrompere la suddetta prescrizione (sul punto si veda anche l'art. 2943 del c.c.). Qualora, come sembra essere nel caso di specie, tale intimazione non sia pervenuta entro il termine di tre anni dal compimento della prestazione, si potrà ritenere prescritto il diritto di credito del professionista.


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