Art. precedente Art. successivo

Articolo 36

Costituzione

← Art. precedente Art. successivo →

Dispositivo dell'art. 36 Costituzione

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione (1) proporzionata (2) alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente (2) ad assicurare a sé e alla famiglia [31] un'esistenza libera e dignitosa [c.c. 2099-2102, 2120-2122, 2126, 2131]. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge (3) [c.c. 2107-2108]. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi [c.c. 2109] (4).

Note

(1) La norma pone in rilievo soprattutto la funzione sociale della retribuzione, in ragione della quale la regola della corrispettività può subire delle deroghe; infatti è possibile che il datore di lavoro sia tenuto a retribuire il prestatore anche in assenza di prestazione o in misura non strettamente correlata al lavoro effettivamente svolto (ad esempio, durante le ferie annuali).

(2) La previsione costituzionale dei requisiti della proporzionalità e della sufficienza non fissa degli standards rigidi, ma detta i criteri per valutare in concreto l'adeguatezza dello scambio tra la prestazione e la retribuzione del lavoro. In virtù del criterio della proporzionalità, la retribuzione deve essere equivalente alla quantità e qualità del lavoro prestato, tenendo cioè presenti tutti gli elementi di valutazione della prestazione (orario di lavoro, tipo di mansioni etc.). Il criterio della sufficienza impone, invece, una misura minima di livello retributivo idonea ad assicurare non solo al lavoratore, ma anche alla sua famiglia, una esistenza libera e dignitosa (libera nel senso di salvaguardare l'esigenza di non essere oppressi dal bisogno economico; dignitosa nel senso di godere di un tenore di vita decoroso).

(3) La tendenza alla determinazione legale della durata massima della prestazione lavorativa (lasciata inizialmente all'indiscriminata libertà del datore di lavoro) risale al XIX secolo, e costituisce la spontanea reazione degli ordinamenti democratici alle situazioni di sfruttamento in cui versavano i lavoratori subordinati, in particolare i minori. In Italia, solo con il R.D.L. n. 692 del 1923 è stata introdotta una limitazione, valida per tutti i prestatori, della giornata lavorativa, che non poteva superare le 8 ore (per un massimo di 48 ore settimanali). Attualmente il limite settimanale è stato portato a 40 ore dalla legge 196/97, ferme restando particolari norme emanate per alcuni prestatori (fanciulli, lavoratrici madri etc.) meritevoli di maggior protezione, o per particolari categorie di lavori (dirigenti, portieri, lavoro domestico etc.). La disciplina dell'orario di lavoro è stata completamente riformata dal D.Lgs. 8-4-2003, n. 66, che ha recepito nel nostro ordinamento alcune direttive comunitarie in materia e ha coordinato in un unico testo le previgenti disposizioni in materia. Tra le leggi speciali che hanno disciplinato la materia dell'orario di lavoro occorre ricordare anche quelle che regolano il lavoro part-time, rapporto di lavoro speciale in cui lo svolgimento di attività lavorative avviene ad orario inferiore rispetto a quello ordinario, o per periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell'anno (D.Lgs. 25-2-2000, n. 61).

(4) Tra i diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, rientrano anche il diritto del lavoratore alla limitazione della durata massima del lavoro, alle ferie e ai giorni di riposo (art. 31, comma 2).


Relazione al Progetto della Costituzione

(Relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione Meuccio Ruini che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana, 1947)

36Sono direttive generali anche il criterio di rimunerazione del lavoro e la parificazione, a tali effetti, della lavoratrice al lavoratore; con che si completa in questa costituzione la conquistata eguaglianza della donna.

Hai un dubbio su questo articolo?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica. Non promettiamo di poter rispondere a tutti. Il servizio offerto è del tutto gratuito e senza alcun scopo di lucro. Chi avesse urgenza di ricevere risposta dovrà specificare che desidera il servizio a pagamento (per tutti i quesiti il costo è di 24,51 € + IVA per un totale di 29,90 €).
(leggi l'informativa)

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!