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Articolo 2935

Codice Civile

Decorrenza della prescrizione

Dispositivo dell'art. 2935 Codice Civile

La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere [387, 428, 480, 495, 502, 526, 591, 606, 619, 624, 761, 763, 775, 848, 1073, 1442, 1449, 1495, 1541, 1667, 1669, 1797, 2880, 2903, 2957; l.camb. 94; c.nav. 383, 395, 418, 438, 487, 547, 979, 995] (1).

Note

(1) Ai fini del decorso della prescrizione rileva la possibilità legale di esercizio del diritto e non invece quella di fatto, perciò tale decorrenza non comincia dove il diritto risulti soggetto a condizione sospensiva (v. art. 1353) o a termine iniziale, mentre è irrilevante l'eventuale impedimento di mero fatto, come l'ipotesi in cui il titolare del suddetto diritto non sia a conoscenza della sua qualifica o dell'identità del suo debitore.

Ratio Legis

La disposizione in esame è posta, come la precedente, al fine di dettare una disciplina che assicuri certezza e stabilità ai rapporti giuridici.

Brocardi

Actio nondum nata non praescribitur

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1198 Mancava nel codice del 1865 una norma generale circa il momento iniziale della prescrizione: nell'art. 2120, promiscuamente con alcune cause sospensive del corso della prescrizione (primo e quarto capoverso), erano enunciate talune cause impeditive dell'inizio di essa (secondo, terzo e quinto capoverso). La lacuna è colmata dall'art. 2935 del c.c., il quale dà formulazione legislativa al principio che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere; e l'espressione deve essere intesa con riferimento alla possibilità legale, non influendo sul decorso della prescrizione, salve le eccezioni stabilite dalla legge, l'impossibilità di fatto di agire in cui venga a trovarsi il titolare del diritto.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 3584/2012

L'impossibilità di far valere il diritto, alla quale l'art. 2935 c.c. attribuisce rilevanza di fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione, è solo quella che deriva da cause giuridiche che ostacolino l'esercizio del diritto e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, per i quali il successivo art. 2941 prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione, tra le quali, salva l'ipotesi di dolo prevista dal n. 8 del citato articolo, non rientra l'ignoranza, da parte del titolare, del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sulla esistenza di tale diritto ed il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito che, nel dichiarare parzialmente prescritto il diritto alla pensione sociale sostitutiva, non aveva attribuito rilievo ai tempi di accertamento giudiziale del diritto alla pensione di invalidità civile, oggetto di sostituzione).

Cass. n. 20863/2010

In tema di rimborso delle imposte indebi­tamente corrisposte, per i tributi dichiarati co­stituzionalmente illegittimi (o in contrasto. sin dall'origine, con l'ordinamento comunitario), il termine per la ripetizione decorre dalla data del pagamento, e non dalla sentenza dichiarativa dell'illegittimità costituzionale (o della contrarietà all'ordinamento comunitario), in quanto il vizio di illegittimità costituzionale non ancora dichiarato costituisce una mera difficoltà di fatto all'esercizio del diritto assicurato dalla norma depurata dal­l'incostituzionalità e quindi non impedisce il decorso della prescrizione (art. 2935 c.c.), dovendo escludersi la decorrenza del termine prescrizio­nale solo dalla pubblicazione della pronuncia di incostituzionalità. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l'istanza di rimborso delle imposte di registro, ipotecarie e catastali e dell'INVIM relative ad atti sottoposti a tassazione prima della sentenza della Corte cost. 10 maggio 1999, n. 154, andasse pre­sentata entro tre anni dal giorno del pagamento, ai sensi dell'art. 77 del d.p.r. n. 131 del 1986).

Cass. n. 14345/2009

La prescrizione del credito decorre anche quando il relativo diritto non sia ancora esigibile per la mancata fissazione del tempo dell'adempi­mento, da stabilirsi per accordo delle parti, poten­do in tal caso il creditore comunque ricorrere al giudice per la fissazione del termine, ai sensi dell'art. 1183, comma terzo, c.c., con la conseguenza che in tal caso è impossibile configurare un impe­dimento giuridico all'esercizio del diritto, il quale soltanto impedisce il decorso della prescrizione. (In applicazione del principio anzidetto la S.C. ha ritenuto che, stipulato un contratto di mutuo senza fissazione del termine per la restituzione, la prescrizione del diritto del mutuante decorreva dalla data stessa dalla stipula, perché a partire da tale data il mutuante aveva la facoltà di richiedere la fissazione del termine di adempimento con la speciale azione di cui all'art. 1817 c.c.).

Cass. n. 17985/2007

In tema di prescrizione del diritto al risarci­mento del danno da fatto illecito, nel caso di ille­cito istantaneo, caratterizzato da un'azione che si esaurisce in un lasso di tempo definito, lasciando permanere i suoi effetti, la prescrizione incomin­cia a decorrere con la prima manifestazione del danno, mentre; nel caso di illecito permanente, protraendosi la verificazione dell'evento in ogni momento della durata del danno e della condot­ta che lo produce, la prescrizione ricomincia a decorrere ogni giorno successivo a quello in cui il danno si è manifestato per la prima volta, fino alla cessazione della predetta condotta dannosa, sicché il diritto al risarcimento sorge in modo continuo via via che il danno si produce, ed in modo continuo si prescrive se non esercitato en­tro cinque anni dal momento in cui si verifica.

Cass. n. 26755/2006

In tema di prescrizione del diritto al risarci­mento del danno da fatto illecito, nel caso di ille­cito istantaneo, caratterizzato da un'azione che si esaurisce in un lasso di tempo definito, lasciando permanere i suoi effetti, la prescrizione incomin­cia a decorrere con la prima manifestazione del danno, mentre; nel caso di illecito permanente, protraendosi la verificazione dell'evento in ogni momento della durata del danno e della condot­ta che lo produce, la prescrizione ricomincia a decorrere ogni giorno successivo a quello in cui il danno si è manifestato per la prima volta, fino alla cessazione della predetta condotta dannosa, sicché il diritto al risarcimento sorge in modo continuo via via che il danno si produce, ed in modo continuo si prescrive se non esercitato en­tro cinque anni dal momento in cui si verifica.

La pendenza di una controversia avente ad oggetto l'accertamento del diritto, la cui lesione venga dedotta come titolo di una pretesa risarci­toria, non vale a precludere alla vittima un imme­ diato esercizio dell'azione risarcitoria e, quindi, non è suscettibile di configurarsi come causa impeditiva del decorso della relativa prescrizione. Ove, però, il risarcimento sia richiesto nei con­fronti di una P.A., con riferimento a procedura concorsuale, la natura di interesse legittimo della pretesa, nella specie, alla regolare compilazione della graduatoria, comporta che il termine pre­scrizionale inizia a decorrere solo dopo l'accer­tamento, in via definitiva, dell'illegittimità della graduatoria. (Nella specie, la S.C., enunciando il riportato principio, ha rigettato il ricorso e con­fermato la sentenza che aveva accolto il ricorso proposto nei confronti delle Poste Italiane Spa, quale successore dell'Amministrazione delle Po­ste e Telecomunicazioni, per il risarcimento dei danni, lamentando il mancato riconoscimento dello status di disoccupata e la collocazione in graduatoria in posizione non utile all'assunzione, graduatoria poi rettificata all'esito del ricorso straordinario al Capo dello Stato. La S.C. ha cor­retto la motivazione del giudice di merito risul­tando, nella specie, errata l'affermazione secondo cui l'azione risarcitoria sia di natura contrattuale che extracontrattuale, non poteva essere esercita­ta prima dell'accertamento della responsabilità del danneggiante, formulando il principio di cui in massima).

Cass. n. 5100/2006

... ai sensi dell'art. 2935 c.c., il termine di prescrizione, in relazione al risarcimento di ogni danno da inadempimento, inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, indipendentemente dalla data della pronuncia risolutiva.

Cass. n. 2287/2004

Il momento iniziale di decorrenza del termine di prescrizione va individuato in quello in cui, a seguito dell'altrui condotta, si verifica la. lesione concreta della sfera giuridica. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che la corte di merito avesse fatto corretta applicazione di tale principio, estendendolo anche in tema di azione di ripetizione di indebito, fissando la decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione di una somma versata al mandatario per l'acquisto in comunione di una porzione immobiliare, nel mo­mento in cui, in violazione del mandato ricevuto, il mandatario provvedeva ad intestare a sè stesso l'intera porzione immobiliare acquistata).

Cass. n. 11640/2003

In tema di prescrizione del diritto pote­stativo alla risoluzione del contratto per ina­dempimento il termine decorre, ai sensi dell'art. 2935 c.c., non dal momento in cui si verifica un qualunque inadempimento ma soltanto da quello in cui si realizza un inadempimento di non scarsa importanza avuto riguardo all'interesse della controparte, sicché nell'ipotesi di obbligazioni a termine incerto e non immediatamente esegui­bili tale momento coincide con quello in cui il ritardo nell'adempimento eccede ogni limite di tolleranza. (La Corte nel formulare il principio sopra richiamato, ha confermato la decisione dei giudici di appello che avevano individuato l'inizio di decorrenza del termine di prescrizione del di­ritto del compratore alla risoluzione per inadem­pimento del contratto di vendita, nella scadenza del termine con cui il medesimo aveva diffidato il venditore all'adempimento delle obbligazioni a termine incerto derivanti dal contratto).

Cass. n. 7289/2000

Il vizio di legittimità costituzionale di una norma di legge non ancora dichiarato non costi­tuisce impedimento legale all'esercizio del diritto disconosciuto dalla norma, successivamente di­chiarata incostituzionale, ma pone in essere solo una mera difficoltà di fatto a tale esercizio. Con la conseguenza che, una volta dichiarata l'illegit­timità della medesima, l'efficacia retroattiva della pronuncia della Corte costituzionale inficia fin dall'origine la disposizione colpita, consentendo il decorso della prescrizione del diritto conseguente alla dichiarazione di incostituzionalità anche durante il periodo anteriore alla pronuncia stes­sa. (Fattispecie relativa alla sentenza della Corte costituzionale n. 179 del 1988 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale parziale degli artt. 3, 134, 211 e 254 del D.P.R. n. 1124 del 1965 in materia di malattie professionali).

Cass. n. 5913/2000

Il termine di prescrizione del diritto al ri­sarcimento del danno da fatto illecito sorge non dal momento in cui l'agente compie l'illecito o dal momento in cui il fatto del terzo determina ontologicamente il danno all'altrui diritto, bensì dal momento in cui la produzione del danno si manifesta all'esterno divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile.

Cass. n. 9291/1997

L'art. 2935 c.c., nello stabilire che la pre­scrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, si riferisce soltanto alla possibilità legale di: far valere il diritto, quindi agli impedimenti di ordine giuridico e non già a quelli di mero fatto. Tra gli impedimenti di mero fatto rientra l'ignoranza del titolare del diritto, anche quando essa è incolpevole. Solo in caso di dolo da parte del debitore, la prescrizione rimarrà sospesa ai sensi dell'art. 2941 n. 8 c.c.

Cass. n. 3824/1995

Quando il termine per l'adempimento della obbligazione sia previsto a favore del creditore, che ha così facoltà di esigere la prestazione anche prima della scadenza, la prescrizione decorre solo dalla data di scadenza del termine, in pendenza del quale l'inerzia del creditore costituisce solo esercizio di una facoltà, come tale non prescrittibile. (Nella specie, si trattava del diritto, contrat­tualmente previsto, di adeguamento automatico del canone locativo, da far valere al termine della locazione, salvo il diritto del locatore di pretende­re il pagamento di conguagli o acconti nel corso del rapporto).

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 2935 del c.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

19/11/2016 Piemonte
Alessandra F. chiede
“Il mancato adempimento dell'obbligo di comunicare alla Cassa Nazionale Ragionieri con raccomandata A/R entro il 10 settembre di ogni anno, ex art. 43 del Regolamento, integra la clausola di DOLOSITA' agli effetti della prescrizione ex art. 2941, n. 8, del c.c., ovvero tale mancato adempimento debba ritenersi ATTO DOVUTO per cui, indipendentemente dalla DOLOSITA', produce la sospensione dei termini di prescrizione ex art, 2935 del c.c.?
Resto in attesa e saluto cordialmente.

Consulenza legale i 23/11/2016
L’art. 43 del regolamento di esecuzione del d.lgs. 30/6/1994, n. 509 prescrive una serie di sanzioni per il caso di omessa e/o infedele comunicazione obbligatoria alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Ragionieri. In particolare, al comma 8 si afferma come “l'omissione e l'infedeltà della comunicazione non seguita da rettifica, costituiscono, se ripetute, infrazione disciplinare agli effetti delle norme dell'ordinamento professionale della categoria”.

Stando alle scarne informazioni del quesito e alla lettera della normativa citata, non è possibile affermare se tale mancato adempimento costituisca dolo tra le parti, tale da sospendere il termine di prescrizione.
Ciò che è certo è che colui che ha omesso di fornire le informazioni relative al volume di affari andrà certamente incontro ad una sanzione e che tale sanzione diventerà di tipo disciplinare ove il comportamento sia reiterato.

Non si comprende il motivo per cui la prescrizione dovrebbe essere sospesa: la prescrizione in relazione a quale diritto? La Cassa di Previdenza – fatti i dovuti controlli – procederà senz’altro al recupero di quanto dovuto, salvo rettifica da presentare ai sensi del comma 5 dell’art. 43 citato (“si intende ritardata la comunicazione presentata o spedita a mezzo di lettera raccomandata entro il novantesimo giorno dal termine di cui al comma 1”, ovvero il 10 settembre). Pertanto, ove un ragioniere abbia omesso tale informazione, è ancora nei termini per adempiere con una comunicazione “ritardata”.
Inoltre, laddove il ritardo della comunicazione non dipenda da causa imputabile al professionista, è bene inviare comunicazione sottoscritta in cui si ribadisce la propria estraneità al mancato rispetto dell’obbligo di informativa del volume di affari.

09/11/2016 Lazio
Anonimo chiede
“Ho acquistato un appartamento nel 2003, cui compete l'assegnazione di un posto auto (non di proprietà) in area condominiale, in base a delibera assembleare del 1985, con relativa estrazione dei posti stessi, uno per ogni appartamento. Il precedente proprietario aveva effettuato uno "scambio", pare nel 1989 (solo verbale e con il convincimento che valesse comunque l'assegnazione a suo tempo stabilita) con un altro posto auto. Io, subentrando nel 2003, ho trovato tale situazione, che ho tollerato fino ad ora, sia pure lamentandomene verbalmente dopo pochi anni con l’amministratore di condominio e nel 2013 gli ho inviato un fax chiedendo di fare chiarezza sull’assegnazione dei posti auto. Ora intendo riprendere possesso del posto auto assegnato al mio appartamento nel 1985, sia perché ritengo che la semplice tolleranza non consenta l'usucapione, ma soprattutto perché ritengo che il decorso del termine ventennale non sia opponibile nei miei confronti, in quanto debba essere calcolato SOLO a decorrere dal mio acquisto dell'appartamento (2003), momento a decorrere dal quale potevo esercitare il mio diritto, trovando applicazione il principio di cui all’art. 2935 c.c. in tema di prescrizione. Grazie. Cordialità
Consulenza legale i 14/11/2016
Per quel che riguarda la prima osservazione, ovvero che la tolleranza “non consentirebbe l’usucapione”, è certamente vero che gli atti di tolleranza non equivalgono ad inerzia nel far valere i propri diritti.
E’ pacifico, infatti, sia per gli studiosi di diritto che per la giurisprudenza, che l’usucapione non può validamente maturare laddove il legittimo titolare del diritto abbia semplicemente tollerato l’esercizio del possesso da parte del terzo che intende usucapire.
Tuttavia, va altresì evidenziato che – sempre in forza della giurisprudenza in materia - se questo è certamente vero per quel che i riguarda i rapporti di parentela, lo stesso non si può affermare con riguardo ai rapporti di vicinato quando l’atteggiamento di tolleranza si prolunghi nel tempo.
In altre parole: la tolleranza del possesso altrui sul bene non consente l’acquisto dell’usucapione quando a tollerare siano la moglie, il marito, un fratello, ecc., insomma un parente, e ciò sia nel caso in cui il periodo di tolleranza sia breve, sia quando invece si stia protraendo da anni.
Diverso, invece, è il caso tra vicini di casa (oppure tra condomini, come nel caso di specie), perché si ritiene che nei rapporti di vicinato – proprio per la mancanza di vincoli di affettività – difficilmente un soggetto possa acconsentire alla turbativa dei propri diritti da parte di un terzo per lungo tempo.

Afferma in proposito la giurisprudenza: “In tema di usucapione, per stabilire se un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l'altrui tolleranza e sia quindi inidonea all'acquisto del possesso, la lunga durata dell'attività medesima può integrare un elemento presuntivo nel senso dell'esclusione della tolleranza qualora non si tratti di rapporti di parentela, ma di rapporti di mera amicizia o buon vicinato, giacché nei secondi, di per sé labili e mutevoli, è più difficile, a differenza dei primi, il mantenimento della tolleranza per un lungo arco di tempo.” (Cassazione civile, sez. II, 29/05/2015, n. 11277) ed ancora: “In tema usucapione, nell'indagine diretta a stabilire, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, se un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l'altrui tolleranza e quindi sia inidonea all'acquisto del possesso, la lunga durata dell'attività medesima può integrare un elemento presuntivo nel senso dell'esclusione di detta situazione di tolleranza, qualora si verta in tema di rapporti non di parentela, ma di mera amicizia o buon vicinato, tenuto conto che nei secondi, di per sé labili e mutevoli, è più difficile il mantenimento di quella tolleranza per un lungo arco di tempo.” (Tribunale Salerno, sez. II, 22/11/2014, n. 5530).
“Presumere” che dopo un certo tempo la tolleranza sia esclusa non significa però, si noti bene, negarla in assoluto, ma solamente che chi contesta il possesso altrui e intende evitare la possibile usucapione avrà l’onere di provare che il proprio atteggiamento di apparente inerzia derivava da mera tolleranza nei confronti del terzo possessore.
La tolleranza, insomma, dopo tanto tempo, non può più darsi per scontata.

Per quanto riguarda, invece, l’opponibilità del possesso al legittimo titolare del diritto di godimento su quest’ultimo – diritto acquisito in forza di delibera assembleare – ad avviso di chi scrive, è corretto richiamare l’art. 2935 cod. civ., ma non nel senso che i vent’anni dell’usucapione ricomincerebbero a decorrere, nel nostro caso, dal 2003.
Ciò che rileva, infatti, ai fini dell’acquisto di un diritto per usucapione, è solamente il decorso del tempo: sono quindi necessari atti interruttivi della prescrizione al fine di evitare il maturare del ventennio.
Pertanto, chi ha acquistato il bene immobile o un diritto sul medesimo in forza di valido titolo (come nella fattispecie al nostro esame) dovrà, dal momento in cui può farlo, impedire l’esercizio del possesso nei confronti dell’altro, compiendo validi atti interruttivi della prescrizione, altrimenti rischierà la perdita del suo diritto.

Concretamente, gli atti interruttivi considerati validi ad interrompere la prescrizione – anche in base alla giurisprudenza in materia – sono:
a) la notifica di una domanda giudiziale (atto di citazione), anche se poi non necessariamente seguita dallo svolgimento effettivo della causa; la domanda, però, trattandosi di diritti reali su bene immobile dovrà essere trascritta;
b) un atto che materialmente privi la controparte del possesso per oltre un anno (art. 1167 cod. civ., 1°comma).
Secondo i Giudici non è invece sufficiente una mera diffida a mezzo raccomandata, né qualsiasi altro atto che abbia effetti sul piano meramente obbligatorio (messa in mora, ecc.) e non reale (come, appunto, la privazione materiale del possesso).

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