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Articolo 1351

Codice Civile

Contratto preliminare

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Dispositivo dell'art. 1351 Codice Civile

Il contratto preliminare (1) [2932] è nullo [1421] se non è fatto nella stessa formache la legge prescrive per il contratto definitivo [1350, 2645bis, 2725 2, 2739, 2775bis, 2825bis, 2932] (2).

Note

(1) Il contratto preliminare, pur inserendosi, in senso lato, nella fase delle trattative, si stacca da esse in quanto è un contratto in sé perfetto anche se svolge una funzione preparatoria per il contratto definitivo. Nel caso in cui la parte obbligata a prestare il consenso non adempie l'altra parte può: a) rivolgersi al giudice per ottenere l'emanazione di una sentenza costitutiva (qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo). Si tratta di una sentenza che sostituisce il consenso e produce gli stessi effetti del contratto definitivo non concluso [v. 2932]: ad esempio nel caso di inadempimento di un preliminare di vendita, la sentenza disporrà il trasferimento del bene all'acquirente con conseguente pagamento del prezzo in favore del venditore; b) chiedere la risoluzione [v. 1453] del contratto preliminare per inadempimento, con la condanna dell'inadempiente al risarcimento del danno. Il contratto preliminare va tenuto distinto dalle cd. minute, che documentano gli accordi già raggiunti, fino ad un determinato momento, nelle trattative in corso; tali accordi non sono vincolanti per le parti, ma assumono solo il valore di pro-memoria per l'ulteriore svolgimento delle trattative.

(2) Si ricordi che il d.l. 31-12-1996, n. 669 conv. in l. 28-2-1997, n. 30 ha introdotto l'obbligo della trascrizione per i preliminari (risultanti da atto pubblico o da scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente) aventi ad oggetto la conclusione di taluni contratti indicati dall'art. 2643 [v. 2645bis, 2775bis, 2825bis].


Ratio Legis

Dal contratto preliminare va tenuto distinto il cd. preliminare improprio o compromesso: quest'ultimo è un contratto definitivo immediatamente efficace, ma che contiene l'impegno di riprodurre il consenso in una forma determinata (si pensi al caso in cui le parti di un contratto di compravendita di un bene immobile redatto nella forma della scrittura privata -- contratto di per sé già valido ed efficace -- si impegnano a redigere nuovamente l'atto in forma pubblica). In tal caso, con il compromesso, si producono già gli effetti traslativi della vendita.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

165Un sistema accolto per i contratti preliminari (articoli 191 seg.) non è assolutamente identico a quello del progetto del 1936 (art. 25).
Necessità di chiarezza ha richiesto di mettere più in rilievo che il contratto preliminare deve avere la forma prevista per il contratto definitivo; così ho sistemato il principio in un articolo autonomo (art. 220), mentre la Commissione reale lo aveva affidato ad un semplice inciso di dubbia interpretazione.
Si è chiarito, nella formulazione dell'art. 192, che il giudice non ha discrezionalità nell'emanare la pronuncia costitutiva degli effetti del contratto promesso: vi è una scelta fra adempimento e risarcimento dei danni che spetta solo alla parte non inadempiente.
La Commissione reale, propensa a riconoscere che il giudice possa consentire ad una dilazione per l'esecuzione di ogni contratto (art. 178 cpv. del suo progetto), aveva ammesso che anche in tema di contratti preliminari potesse darsi un termine per la conclusione del contralto definitivo: non avendo io aderito al principio della dilazione di grazia, ne conseguiva che nemmeno per i contratti preliminari era consentibile ritardare l'adempimento coatto.

202La sezione si completa con l'art. 220 che prevede la nullità del contratto preliminare per il quale non sia stata usata la forma prescritta per il contratto definitivo.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 9063/2012

Qualora le parti, dopo aver stipulato un contratto preliminare, concludano in seguito il contratto definitivo, quest'ultimo costituisce l'unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto e non mera ripetizione del primo, in quanto il contratto preliminare resta superato da questo, la cui disciplina può anche non conformarsi a quella del preliminare, salvo che i contraenti non abbiano espressamente previsto che essa sopravviva. La presunzione di conformità del nuovo accordo alla volontà delle parti può, nel silenzio del contratto definitivo, essere vinta soltanto dalla prova - la quale deve risultare da atto scritto, ove il contratto abbia ad oggetto beni immobili - di un accordo posto in essere dalle stesse parti contemporaneamente alla stipula del definitivo, dal quale risulti che altri obblighi o prestazioni, contenute nel preliminare, sopravvivono, dovendo tale prova essere data da chi chieda l'adempimento di detto distinto accordo.

Cass. n. 14463/2011

Il contratto preliminare è fonte di obbli­gazione al pari di ogni altro contratto ed il suo particolare oggetto, cioè l'obbligo di concludere il contratto definitivo, non esclude che, ove non sia fissato un termine né in sede convenzionale, né in sede giudiziale, sia applicabile, ai sensi dell'art. 1183 c.c., la regola dell'immediato adempimento ("quod sine die debetur statim debetur"). Ne con­segue che, a norma degli artt. 2934, 2935 e 2946 c.c., l'inattività delle parti, protrattasi per oltre dieci anni da quando il diritto alla stipulazione del contratto definitivo poteva essere fatto valere, comporta l'estinzione del diritto medesimo per prescrizione.

Cass. n. 12634/2011

Nel contratto preliminare di vendita d'immobile, ancorché siano previsti la consegna del bene e il pagamento del prezzo prima della stipula del contratto definitivo, non si verifica di per sé l'anticipazione di tutti gli effetti traslativi del contratto definitivo, se il giudice del merito, ricostruendo la comune intenzione delle parti e valutando il loro comportamento anche succes­sivo al contratto, accerti che trattasi di contratto preliminare improprio, cioè con alcuni effetti anticipati, ma comunque senza effetto traslativo, in quanto la disponibilità del bene ha luogo nella piena consapevolezza dell'altruità della cosa. (Ap­plicando detto principio, la S.C. ha escluso, in tema di revocatoria fallimentare esercitata ex art. 67, comma primo, n. 1, legge fall. per spropor­zione del prezzo fissato nel definitivo rispetto al valore del bene, che la citata prospettazione del preliminare ad effetti anticipati sia anche solo in astratto compatibile con una valutazione di con­gruità del prezzo, da riferirsi inammissibilmente ad un'epoca in cui l'effetto traslativo non si è an­cora verificato).

Cass. n. 10687/2011

In tema di inadempimento del contratto preliminare di compravendita immobiliare con­tenente un termine, non rispettato alla scadenza, per la stipulazione del definitivo, l'esercizio del­l'azione di esecuzione in forma specifica, ai sensi dell'art. 2932 c.c., dell'obbligo di concludere il medesimo, non presuppone necessariamente la natura essenziale di detto termine, né la previa intimazione di una diffida ad adempiere alla con­troparte, essendo sufficiente la sola condizione oggettiva dell'omessa stipulazione del negozio definitivo che determina di per sé l'interesse alla pronunzia costitutiva, a prescindere da un ina­dempimento imputabile alla controparte stessa.

Cass. n. 5749/2011

Il d.l.vo 20 giugno 2005, n. 122 detta una disciplina di tutela dell'acquirente o del promis­sario acquirente di immobili da costruire in ra­gione dell'elevato rischio di inadempienze della parte alienante ovvero del pericolo di sottoposi­zione del costruttore ad esecuzione immobiliare o a procedura concorsuale, trovando però applicazione, in forza del contenuto definitorio di cui all'art. 1, comma 1, lettera d), soltanto riguardo agli immobili per cui, da un lato, sia stato già ri­chiesto il permesso di costruire (o, se del caso, sia già stata presentata la denuncia di inizio attività, ex art. 22, comma 3, del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380) e che, dall'altro lato, non siano stati oggetto di completamento e, dunque, non sia stato an­cora richiesto il relativo certificato di agibilità. Ne consegue che i contratti preliminari di com­pravendita di immobili esistenti soltanto "sulla carta", ossia per i quali sussista un progetto, ma non sia stato ancora richiesto il permesso di co­struire o un titolo equipollente, si collocano fuori dell'ambito applicativo della speciale disciplina recata dal citato d.l.vo n. 122 del 2005 e la chiara lettera della legge non consente di pervenire, a tutela dell'acquirente o promissario acquirente di immobile esistente "sulla carta", ad una inter­pretazione adeguatrice che ne permetta invece l'applicazione. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato la nullità di un contratto preliminare di compravendita di immobile esistente "sulla carta" in assenza della indicazione, imposta dall'art. 6, comma 1, lettera i), del d.l.vo n. 122 del 2005, della richiesta del permesso di costruire; la S.C. ha, peraltro, escluso che il dubbio di costituzionalità di detta norma - per contrasto con l'art. 3 Cost., in ragione della irragionevole disparità di trattamento della situa­zione relativa alla compravendita degli immobili esistenti "sulla carta" - quanto alle conseguenze derivanti dall'osservanza della sua prescrizione, potesse, nella specie, avere rilevanza, giacché la relativa disciplina presuppone, e si giustifica, solo in presenza di un preliminare avente ad oggetto un edificio per il quale sia stato almeno richiesto il permesso di costruire).

Cass. n. 4522/2008

Poichè nel caso di contratto preliminare di compravendita l'effetto traslativo è determinato soltanto dal contratto definitivo, sicchè la ricor­renza dei requisiti di forma e sostanza necessari ai fini della validità del contratto traslativo non possono che fare riferimento alla legge vigente al momento della stipula di questo, la sopravve­nienza, rispetto al momento di formazione del preliminare, della disposizione di cui all'art. 18, secondo comma, legge 28 febbraio 1985 n. 47, con cui il legislatore aveva allora sancito il divieto di lottizzazione abusiva, opera non come causa di nullità del contratto preliminare bensì come impossibilità oggettiva di concludere il contratto definitivo, e precludendo la stipulazione di que­sto, è ugualmente di impedimento all'emissione della sentenza costitutiva ai sensi dell'art. 2932 c.c., che allo stesso si sostituisce.

Cass. n. 17682/2007

Al fine di stabilire se le parti abbiano con­cluso un contratto preliminare ovvero definitivo di compravendita, non sono decisive le espressio­ni usate (come, ad esempio, «preliminare» nell'in­testazione del contratto ovvero «vende» nel testo), mentre non rileva né la riserva di nomina del con­traente, ai sensi dell'art. 1401 c.c., che può operare indifferentemente sia in un negozio definitivo che preparatorio, né l'aver posto come condizione, che è prevista dalla legge ed attiene all'efficacia del negozio, l'ottenimento di una autorizzazione alla vendita da parte del giudice tutelare, ai sensi dell'art. 320 c.c. (Nella fattispecie, la S.C. ha cas­sato la sentenza di merito che, non attenendosi al principio di diritto affermato, aveva attribuito al contratto la natura di preliminare, omettendo anche di dare il giusto rilievo alle circostanze che il rapporto era stato integralmente attuato, con il pagamento dell'intero prezzo ed il trasferimento dell'immobile mediante consegna, e che la parte venditrice aveva omesso di chiedere l'autorizzazione del giudice tutelare, così determinando il mancato avveramento dell'evento previsto in condizione).

Cass. n. 14036/2007

In tema di compravendita di immobili, nel distinguere il contratto definitivo di vendita dal contratto preliminare e ritenere voluto l'effetto traslativo immediato, come non può essere at­tribuita influenza determinante alla consegna del bene od al pagamento del prezzo, cosa non possono assumere rilievo esclusivo né l'impegno delle espressioni verbali "cede", "vende" o "acquista", né la definizione del contratto indicata dai contraenti, ove dal complesso di altri elementi risulti che effettivamente le parti abbiano soltanto inte­so obbligarsi a prestare in futuro il loro consenso ad un successivo contratto con effetto traslativo. (Mass. redaz.).

Cass. n. 233/2007

Ove alla stipula di un contratto preliminare segua ad opera delle stesse parti la conclusione del contratto definitivo, quest'ultimo costituisce l'uni­ca fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto, in quanto il contratto preliminare, determinando soltanto l'obbligo reci­proco della stipulazione del contratto definitivo, resta superato da questo, la cui disciplina, con ri­guardo alle modalità e condizioni, anche se diversa da quella pattuita con il preliminare, configura un nuovo accordo intervenuto tra le parti e si presume sia l'unica regolamentazione del rapporto da esse voluta. La presunzione di conformità del nuovo accordo alla volontà delle parti può, nel silenzio del contratto definitivo, essere vinta soltanto dalla prova — che deve risultare da atto scritto ove il contratto abbia ad oggetto beni immobili — di un accordo posto in essere dalle stesse parti contem­poraneamente alla stipula del definitivo dal quale risulti che altri obblighi o prestazioni, contenute nel preliminare, sopravvivono al contratto defini­tivo.

Cass. n. 21381/2006

Il contratto preliminare e il contratto de­finitivo di compravendita si differenziano per il diverso contenuto della volontà dei contraenti, che è diretta nel primo caso ad impegnare le parti a prestare, in un momento successivo, il loro consenso al trasferimento della proprietà, e nel secondo ad attuare il trasferimento stesso, contestualmente o a decorrere da un momento successivo alla conclusione del contratto, senza necessità di ulteriori manifestazioni di volontà. La qualificazione del contratto come preliminare o definitivo costituisce pertanto un accertamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione adeguata e non inficiata da vizi logici o giuridici. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva qualificato come definitivo, e non prelimi­nare, il contratto di compravendita immobiliare stipulato dalle parti, fissando, di conseguenza, alla data di detta stipula il valore iniziale del bene ai fini dell'imposta di registro).

Cass. n. 7273/2006

La funzione del contratto preliminare è quella di impegnare i contraenti alla futura stipu­la, alle condizioni e nei termini in esso convenuti, di un successivo contratto definitivo, e la presta­zione essenziale che ne forma oggetto è costituita da quel particolare facere, consistente nella sti­pulazione anzidetta, che deve esattamente corrispondere agli elementi predeterminati in sede di compromesso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva ritenuto insussi­stente l'inadempimento degli obblighi assunti con il preliminare, in una fattispecie in cui erano stati promessi in vendita diritti di comunione indivisa, e la promittente venditrice, anziché procurare alla parte acquirente il diritto reale assoluto in que­stione, aveva invece procurato un atto traslativo con effetti limitati inter partes, non iscrivibile nei registri tavolari, in relazione al quale il promis­sario acquirente avrebbe acquistato solo il godi­mento turnario del bene previo pagamento di un corrispettivo, sia pure a tariffa scontata).

Cass. n. 8810/2003

Ai fini della validità del contratto prelimi­nare non è indispensabile la completa e dettagliata indicazione di tutti gli elementi del futuro contratto, risultando per converso sufficiente l'accordo delle parti sugli elementi essenziali. In particolare, nel preliminare di compravendita immobiliare, per il quale è richiesto ex lege è atto scritto come per il «definitivo», è sufficiente che dal documento risulti, anche attraverso il riferi­mento ad elementi esterni ma idonei a consen­tirne l'identificazione in modo inequivoco, avere le parti inteso fare riferimento ad un bene deter­minato o, comunque, determinabile, la cui indi­cazione pertanto, attraverso gli ordinari elementi identificativi richiesti per il definitivo, può anche essere incompleta o mancare del tutto, purché, appunto, l'intervenuta convergenza delle volontà sia comunque, anche aliunde o per relationem, logicamente ricostruibile.

Cass. n. 9079/2002

Nel valutare se le parti abbiano concluso un contratto definitivo di compravendita o un sem­plice preliminare è necessario ricercare l'effettiva volontà delle parti, al di là della qualificazione da esse attribuita al contratto stesso. In particolare, non è incompatibile con la qualificazione del con­tratto di vendita come definitivo il fatto che l'ac­quirente si sia impegnato «per sé o per persona da nominare», né il fatto che l'alienante si sia impe­gnato a fornire la prova della proprietà dell'im­mobile solo al momento della stipula notarile, e neppure l'inclusione nel contratto di una caparra confirmatoria, in quanto essa, anche se più congeniale al contratto preliminare, è compatibile anche con la struttura del contratto definitivo, qualora non vi sia contemporaneità tra la conclusione del contratto e la completa esecuzione degli obblighi che da esso derivano (come nel caso di specie).

Cass. n. 13827/2000

II carattere preliminare o definitivo di una vendita non dipende dalla pattuizione relativa all'impegno a comparire davanti a un notaio per la formazione di un atto pubblico, con lo scopo di rendere possibile la trascrizione, bensì dalla circostanza, che le parti abbiano inteso soltanto obbligarsi all'alienazione e all'acquisto futuri del bene oppure dare luogo, senz'altro, alla trasmis­sione della proprietà.

Cass. n. 5132/2000

Al fine di attribuire ad una convenzione negoziale la natura giuridica di contratto di compravendita ovvero di semplice preliminare, è determinante l'identificazione del comune intento delle parti diretto, nel primo caso, al trasferimento della proprietà della res verso la corre­sponsione di un certo prezzo conformemente alla causa negoziale sancita dall'art. 1470 c.c., e, nel secondo, all'insorgenza di un particolare rapporto obbligatorio che impegni le parti stesse ad un'ul­teriore manifestazione di volontà alla quale sono rimessi il trasferimento del diritto dominicale sul bene e l'assunzione dell'obbligo di pagamento del prezzo. Nell'esaminare la stipulazione nel suo complesso onde accertare la comune volontà dei contraenti in un senso o nell'altro, il giudice di merito deve tener presente, peraltro, che la pre­visione della traditio del bene e/o del pagamento, anche totale, del prezzo convenuto non sono vi­cende assolutamente incompatibili con l'intento di stipulare un semplice preliminare di vendita, potendo le parti, con tali pattuizioni, manifestare null'altro che l'intento di anticipare le prestazioni del futuro contratto definitivo.

Cass. n. 6402/1994

L'elemento distintivo tra contratto definitivo e contratto preliminare di vendita è dato dalla volontà delle parti, che nel contratto definitivo è rivolta direttamente al trasferimento della pro­prietà o di altro diritto, mentre nel contratto pre­liminare fa dipendere tale trasferimento da una futura manifestazione di consenso che gli stessi contraenti si obbligano a prestare. Da ciò conse­gue che allorché le parti, dopo aver stipulato un contratto preliminare, siano poi addivenute alla stipulazione di un contratto definitivo, quest'ulti­mo costituisce l'unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto, in quanto il contratto preliminare, determinando soltanto l'obbligo reciproco della stipulazione del contratto definitivo, resta superato da questo, la cui disciplina con riguardo alle modalità e con­dizioni può anche non conformarsi a quella del preliminare, senza che per ciò sia necessario un distinto accordo novativo.

Cass. n. 3741/1994

La clausola che differisce gli effetti di una scrittura privata di compravendita (nella specie, di un bene immobile), alla data della prevista stipulazione dell'atto pubblico non esclude il carattere definitivo della vendita, ma le attribui­sce effetti meramente obbligatori, costituendo il successivo atto pubblico solo un atto riproduttivo in cui le dichiarazioni delle parti assumono valore storico-rappresentativo (della volontà espressa nella vendita già conclusa) e non manifestazione di una nuova volontà. negoziale.

Cass. n. 5641/1987

L'art. 1350 c.c. stabilisce l'obbligo della forma scritta per la conclusione o la modifica dei contratti relativi a diritti reali immobiliari, ma né esso, né altra disposizione di legge prevedono ana­logo requisito di forma per ogni comunicazione o intimazione riguardante l'esecuzione di detti con­tratti. Pertanto, è pienamente valida ed efficace la diffida ad adempiere un contratto preliminare di compravendita, intimata, per conto e nell'interes­se del contraente, da persona fornita di un sem­plice mandato verbale, come pure quella sottoscritta da un falsus procurator e successivamente ratificata dalla parte interessata.

Cass. n. 6990/1986

È valido l'accordo verbale con cui le parti rinviano il termine pattuito in un preliminare di compravendita immobiliare per la stipulazione dell'atto notarle, perché la forma scritta richie­sta ad substantiam riguarda solo i requisiti es­senziali del contratto e non gli altri elementi pattizi che regolano la sua concreta attuazione, dovendo distinguersi a questi fini fra la concreta volontà di perfezionamento del negozio e le scelte temporali dell'intesa raggiunta.

Cass. n. 4584/1985

Nel preliminare di compravendita immobi­liare, l'individuazione dell'oggetto o la definizione dei criteri per la sua determinazione deve avveni­re, a pena di nullità, per atto scritto consistendo nella concretizzazione di un elemento essenziale del negozio. Conseguentemente non assumono a tal fine rilievo i dati di interpretazione che non hanno riferimento al testo scritto dall'accordo, quali quelli desumibili dal comportamento suc­cessivo dei contraenti in fase di esecuzione dello stesso.

Cass. n. 4436/1985

L'accordo transattivo concernente la proro­ga del termine per la stipulazione del contratto definitivo di compravendita immobiliare (nella specie, indicato dal promesso venditore nella diffida ad adempiere notificata al promesso com­pratore ai sensi dell'art. 1454 c.c.) deve rivestire la forma scritta ad substantiam sotto pena di nullità, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1351 e 1350 n. 1 c.c. e 1350 n. 12 dello stesso codice, e, pertanto, non può essere accertato con ricorso alla prova per presunzioni o per testimoni.

Cass. n. 3733/1985

Nell'indagine diretta ad individuare la na­tura preliminare o definitiva di un contratto di vendita occorre ricercare l'effettiva volontà dei contraenti, per accertare se essa sia stata rivolta direttamente al trasferimento della proprietà ov­vero a dar vita ad un rapporto obbligatorio che li impegna ad un'ulteriore manifestazione di volon­tà che operi l'effetto traslativo, tenendo presente che, al predetto fine, non sono decisive — anche se non irrilevanti — le espressioni letterali usate dalle parti (spesso non esperte di diritto), né la previsione della riproduzione in atto pubblico della scrittura privata, che può essere stata con­siderata in funzione della trascrizione e non del trasferimento, e neppure, d'altra parte, la stessa tradizione del bene ed il pagamento del prezzo, quando vi sia ragione di ritenere che essi non siano, atti esaustivi delle reciproche contropre­stazioni ma atti di esecuzione anticipata di futura vendita. Il suddetto accertamento, pur risolven­dosi in una quaestio facti, è censurabile in, sede di legittimità, ove non adeguatamente motivato o non ispirato a corretti criteri di ermeneutica con­trattuale.

Cass. n. 3980/1981

La necessità che il contratto preliminare rivesta la medesima forma prescritta per quello definitivo, concerne soltanto il caso che una de­terminata forma sia stabilita dalla legge e non pure quello in cui essa sia stata prevista dalle parti per un contratto per il quale la legge nulla dispone; con la conseguenza che, operando in tale ipotesi il principio della libertà di forme, è valido il preliminare di mutuo stipulato oralmente, an­corché le parti abbiano previsto per il contratto definitivo l'atto pubblico.

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Quesito n. 4589/2011 sabato 17 settembre 2011

Maria Martinez chiede

Buon giorno,vorrei chiedere cosa accade quando un bene in comune è acquisito in eredità? Questo vale a dire un 50% a nome di una persona, il 25% a nome di qualqun'altro ed il 25% ad un minorenne.

Si può sciogliere la comunione? Grazie mille

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 4589/2011 [risposta gratuita]

Da come è posto il quesito non si intende chiaramente se si tratta di un intero bene che è venuto a cadere in successione ereditaria tra più persone oppure della quota indivisa di un bene che era già comune prima della morte del de cuius.

Nel primo caso si costituisce una comunione c.d. incidentale (indipendente dalla volontà delle parti) e ciascun coerede a norma dell' art. 713 del c.c. può chiederne la divisione.

Nel secondo, l'erede diviene partecipe della comunione originaria, e, a norma dell'art. 1111 del c.c., ciascun partecipante può sempre domandare lo scioglimento della comunione e la divisione può essere convenzionale se le parti si accordano, o giudiziale, se è richiesto l'intervento del giudice.

Tag: divisione, comunione incidentale

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Nota dell’Autore. – Premessa. – I. Contratto preliminare e intese precontrattuali. – II. Natura e contenuto del contratto preliminare. – III. Il contratto preliminare ad effetti anticipati. – IV. Contratto preliminare e contratto definitivo: una non facile distinzione. – V. La forma del contratto preliminare. – VI. Gli elementi accidentali. – VII. Inadempimento ed esecuzione in forma specifica. – VIII.... (continua)

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Data di pubblicazione: giugno 2012
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Il testo cerca di ricostruire in maniera organica la materia del preliminare di vendita, affrontando le questioni relative all'interazione di questo istituto con altre fattispecie di peculiare rilevanza pratica: la comunione legale fra coniugi, la comunione ordinaria; i vincoli prodromici alla conclusione del contratto di tipo analogo al preliminare, come la prelazione, l'opzione; il contratto a favore di terzi. Costituisce, pertanto, un utile strumento operativo nelle mani dell'operatore... (continua)


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