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Articolo 1180

Codice Civile

Adempimento del terzo

Dispositivo dell'art. 1180 Codice Civile

L'obbligazione può essere adempiuta da un terzo [1201, 1203 n. 3, 1208 n. 2, 1406, 1717, 1950] (1), anche contro la volontà del creditore, se questi non ha interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione [1201, 1656, 1811, 2036, 2222, 2230] (2).
Tuttavia il creditore può rifiutare l'adempimento offertogli dal terzo, se il debitore gli ha manifestato la sua opposizione [1236, 1936] (3).

Note

(1) Il terzo può adempiere spontaneamente e senza esservi obbligato, come nel caso di debito del figlio estinto da un genitore, ovvero pagare previo accordo con il debitore. Tale ultima ipotesi rimane distinta da quella dell'accollo (1273 c.c.), con il quale il terzo assume solo l'obbligo di adempiere. L'adempimento del terzo condivide con la delegazione di pagamento la funzione immediatamente solutoria (1269 c.c.), ma se ne distingue perché in essa il terzo dichiara di adempiere su incarico del delegante, cui è imputato il pagamento. L'adempimento del terzo è atto negoziale che ne presuppone la capacità. Se il terzo adempie nell'erronea convinzione di estinguere una propria obbligazione si configura indebito soggettivo (2036 c.c.) che gli consente di agire per la ripetizione.

(2) Il creditore può legittimamente rifiutare l'adempimento del terzo se l'obbligazione è infungibile, cioè deve essere eseguita personalmente da quel debitore, come, ad esempio, nel caso di un noto pittore che deve eseguire un ritratto. In caso di obbligazioni fungibili il rifiuto è ammissibile solo se c'è un rischio oggettivo di pericolo per l'interesse del creditore, come nel caso in cui il terzo sia un minore (v. 1425 c.c.).

(3) L'ultimo comma disciplina l'ipotesi in cui il creditore non potrebbe, di sua iniziativa, rifiutare l'adempimento del terzo: in tal caso egli ha la facoltà, comunque non l'obbligo, di rifiutare.

Ratio Legis

La norma ammette l'adempimento del terzo anche se questi non abbia alcun interesse in tal senso ed agisca spontaneamente. Il limite è dato dalla eventuale opposizione del debitore: pertanto, in capo al terzo non può riconoscersi un vero diritto ad adempiere ma solo un potere. Tuttavia, secondo la dottrina, può configurarsi un diritto se il terzo ha prestato garanzia reale, mediante costituzione di un pegno (v. 2784 c.c.) o un'ipoteca (v. 2808 c.c.) su un suo bene. In tal caso il legislatore privilegia l'interesse del terzo a non subire l'espropriazione del bene.

Solvendo quisque pro alio, licei invito et ignorante, liberai eum
Solvere pro ignorante et invito cuique licet

Spiegazione dell'Articolo 1180 del Codice Civile


L’adempimento del terzo nel vecchio e nel nuovo codice

La possibilità di adempimento dell'obbligo da parte del terzo — s'intende per sua esclusiva iniziativa, cioè senza preventivo accordo con il debitore (nel qual caso si avrebbe un'espromissione) — era già prevista dagli articoli 1238 e 1239 del codice abrogato: per il primo « le obbligazioni possono estinguersi con il pagamento fatto da qualunque persona che vi ha interesse come da un coobbligato o da un fideiussore. Possono anche essere estinte con il pagamento fatto da un terzo che non vi ha interesse purché questo terzo agisca in nome e per la liberazione del debitore e, ove agisca in nome propri, non venga a sottentrare nei diritti del creditore », per il secondo « l'obbligazione di fare non può adempiersi da un terzo contro la volontà del creditore, ove questi abbia interesse che sia adempiuta dal debitore medesimo ».

Poiché la persona del solvens non può, salvo che la natura della prestazione (es. di fare, con riguardo alle qualità personali del debitore) vi si opponga, ritenersi essenziale alla validità dell'adempimento dell'obbligo come, invece, quella dell'accipiens il quale, e lo si vedrà, deve essere legittimato a ricevere, si comprendono le disposizioni del vecchio art. 1238 e del nuovo art. 1180, che se sono teleologicamente identici, hanno, però, avuto una modifica nei presupposti e nella forma. Per la forma si rileva che i vecchi articoli 1238 e 1239 sono stati fusi in uno, per i presupposti l'art. 1238 considerava separatamente che ad adempiere la prestazione fosse stato un terzo interessato o un terzo non interessato e che quest'ultimo, poi, avesse agito in nome proprio o in nome del debitore. L'art. 1180 invece non ha mantenuto tali distinzioni che si erano dimostrate prive di rilevanza: infatti mentre l'ipotesi prevista dal primo comma dell’ art. 1238 era quella di prestazione effettuata da persone che vi avevano interesse (nel qual caso si dubitava che si potesse parlare di adempimento del terzo in quanto il solvens era un coobbligato) e l'ipotesi di cui alla prima parte del capoverso si prestava alla stessa considerazione (non è terzo chi paga in nome del debitore), nel capoverso che, invece, contemplava in effetti l'adempimento del terzo si richiedevano, per la validità di questo, alcuni requisiti che se non erano proprio in contrasto con i principi che regolavano la surrogazione convenzionale, si rivelavano per lo meno inutili, poiché presupponendo la surrogazione determinate condizioni era intuitivo che mancando una soltanto di queste essa non poteva verificarsi. In altri termini, se lo scopo della norma in esame era sicuramente quello di impedire che un terzo, effettuando la prestazione, si surrogasse nei diritti del creditore, esso doveva dirsi già raggiunto dalle norme che escludevano la surrogazione convenzionale quando non si verificavano le. ipotesi dalla legge volute.

L’analisi dell’art. 1180, comparata con quella dell'art. 1238, consente di fissare i punti nei quali le due disposizioni si differenziano. Il nuovo articolo non parla più, come si è detto, di terzo interessato e
di terzo non interessato all'adempimento: una simile distinzione mal si reggeva di fronte alla constatazione che per l'uno e per l'altro terzo sussiste, con pari intensità ed efficacia, l' animus solvendi.
Ma la fungibilità della prestazione, che qui si potrebbe qualificare soggettiva, si differenzia da quella oggettiva che si verifica quando le cose dovute sono le une con le altre sostituibili — può venir memo o oggettivamente, cioè per l'indole della prestazione promessa (casi di obblighi di fare) o soggettivamente, cioè per la particolare considerazione in cui le parti hanno voluto tenere la prestazione medesima.

L'indifferenza del soggetto che adempie può essere pregiudizievole sia per il creditore che per il debitore: al primo perché desume giustamente, (ad es. dal pagamento degli interessi da parte del debitore) un atto ricognitivo del debito interruttivo di una prescrizione in corso: ed ecco che al diritto del creditore di conseguire la cosa dovuta si unisce il diritto dello stesso creditore di ricevere la prestazione dal debitore personalmente. Ma un interesse a che l'obbligazione sia soddisfatta da lui e non da altri può sussistere anche nello stesso debitore: è questo caso che, sebbene non previsto dal codice del 1865, dottrina e giurisprudenza fondatamente avevano ricondotto entro i confini dell'art. 1239, ed è stato conseguenetmente regolato dal nuovo codice, il quale ha dato facoltà al creditore di rifiutare l'adempimento da parte del terzo se il debitore gli ha manifestato (rectius: notificato) la sua opposizione. Sennonché, trattandosi di mera facoltà (l'articolo dice « può »), il creditore potrebbe anche accettare la prestazione che gli offre il terzo.

Un altro punto di divergenza tra il vecchio ed il nuovo codice sta nel fatto che mentre l'art. 1239 si riportava, per il modo in cui era formulato, esclusivamente agli obblighi di fare, l'articolo 1180 invece generalizza e comprende qualsiasi specie di prestazione, sia fare sia di dare. L’estensione si comprende perché se e vero che, di regola, l’ obbligo di fare non tollera sostituzione del debitore e se anche quello di dare spesso deve essere adempiuto dallo stesso obbligato, ben può verificarsi che per altre prestazioni, le quali si prestano per la loro indole ad essere adempiute da persona diversa dal debitore, il creditore abbia un interesse, morale o patrimoniale, ad evitare mutamenti nella persona del solvens.
Riassumendo: il terzo può eseguire lui stesso, animo solvendi debiti alieni, la prestazione al creditore, a meno che costui non abbia interesse a che il debitore vi adempia personalmente, quando questi non abbia notificato al creditore la sua opposizione all'adempimento da parte del terzo; ma il terzo non può eseguire la prestazione contro la volontà espressa del creditore e del debitore, e ciò si comprende poiché una cosa è estinguere un obbligo contro la volontà di una delle parti del rapporto, altro è estinguerlo contro la volontà concorde di entrambe le parti. Infatti ammettere quest'ultimo principio significherebbe, in definitiva, ammettere che un obbligo possa estinguersi nonostante i soggetti — attivo e passivo — vogliano mantenerlo in vita.


Presupposti per la validità della prestazione del terzo

La validità della prestazione del terzo è regolata da norme che in parte coincidono con quelle che disciplinano la prestazione del debitore, in parte ne divergono. Cosi il terzo:
a) dovrà essere capace di effettuare il pagamento (all'opposto del debitore) ;
b) non potrà (come il debitore) nè adempiere in parte, né costringere il creditore a ricevere aliud pro alio: a questo principio una dottrina ha derogato per la compensazione, ma senza fondamento, ammettendo, cioè, che il terzo possa opporre al creditore tale mezzo di estinzione di un debito che egli ha verso di lui.


Effetti

Per concludere sull'adempimento da parte del terzo è necessario accennare agli effetti che si producono e nei riguardi di costui e di riflesso sul rapporto obbligatorio esistente tra debitore e creditore.

Sotto il primo aspetto vanno distinte le ipotesi: a) del terzo che adempia animo donandi; b) del terzo che adempia in nome del debitore; c) del terzo che adempia in nome proprio ; d) del terzo che adempia, ritenendo, erroneamente, di solvere un proprio obbligo; e) del terzo che adempia e venga surrogato nei diritti del creditore o da costui direttamente o dal debitore.

Su ciascuna delle anzidette situazioni vi sono delle osservazioni da svolgere:
a) Quanto alla prima ipotesi, accertato nel solvens l' animus donandi e l'osservanza, se necessaria, delle forme volute dalla legge per il negozio di liberalità, ogni rapporto tra debitore e solvens e tra questo ed il creditore sarà disciplinato dalle norme relative alla donazione;

b) Quanto alla seconda situazione, il terzo che adempie in nome del debitore potrà farlo o in forza di una rappresentanza legale o a seguito di un mandato che abbia ricevuto dal debitore: contro di questo, egli, conseguentemente, proporrà l'azione derivante da quel rapporto che lo lega al debitore oppure, senza che vi sia stato alcun rapporto legale o convenzionale con il debitore, l'adempimento del terzo potrà in tal caso essere considerato una gestio negotiorum che lo legittimi ad agire contro il debitore in base all'utilitas che costui ha conseguito dal fatto del terzo. A supporto di tale tesi basti considerare gli elementi costitutivi della gestione d'affari ( art. 2028 del c.c.), è però necessario che la prestazione non sia stata effettuata dal terzo contra prohibitionem debitoris, perché qui, non trattandosi di un divieto contrario alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume, che è improduttivo di effetti, non si potrà parlare di gestione di affari (art. 2031 cpv.).

c) Relativamente al terzo punto, il terzo, che scientemente (cioè sapendo di estinguere un ob-bligo altrui) adempie in nome proprio, potrà solo proporre un'azione che, fondata sul principio per cui a nessuno e consentito di arricchirsi senza una giusta causa a danno di altri, gli consentirà di essere indennizzato dal debitore della correlativa diminuzione patrimoniale subita (art. 2040 del c.c.).

d) Se il terzo ha effettuato la prestazione in base ad errore scusabile, potrà ripetere ciò che ha pagato, purché il creditore non si sia privato in buona fede del titolo e delle garanzie del credito (art. 2036, comma 1).

e) Quanto all’ultima ipotesi, qui il terzo avrà nella surroga il mezzo per far valere i suoi diritti nei confronti del debitore.

Sotto il secondo aspetto, non vi è dubbio che, ritenuta valida la prestazione, si verifichi l'estinzione del rapporto obbligatorio tra debitore e creditore per adempimento dell'obbligo primario. Il rilievo secondo cui in tal caso si ha un adempimento dell'obbligo dovuto non al debitore è esatto in quanto precisa da parte di chi viene effettuata la prestazione, e non può essere portato, come si vorrebbe, alla conseguenza che si debba vedere in esso non il soddisfacimento dell'obbligo, ma invece, una prestazione in luogo dell’ adempimento. Questa conclusione sulla natura giuridica della prestazione non tiene nel dovuto conto che il terzo adempie quanto era addossato allo stesso debitore, infatti la datio in solutum si risolve nella sostituzione, efficace se fatta secundum legem, di un oggetto diverso da quello dedotto nel rapporto; nonché, da ultimo, va ricordato che la datio in solutum è causa d'estinzione di un obbligo.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

65La norma concernente l'adempimento del terzo (art. 75) comprende, in linee più sintetiche e precise, gli articoli 1238 e 1239 cod. civ. (articoli 171 e 172 progetto del 1936).
E' stata eliminata la irrilevante distinzione tra terzi interessati all'adempimento e terzi non interessati, e l'altra distinzione tra terzi che pagano in nome proprio e terzi che adempiono in nome del debitore.
Si è generalizzata la disposizione dell'art. 1239 cod. civ., perché contiene un principio comune a tutte le obbligazioni e non è solo limitato a quelle di fare, per quanto in queste sia di più frequente applicazione.
Si è in definitiva migliorata notevolmente la formula dell'art. 1238, la quale, fra l'altro, sembrava porre un divieto di surrogazione per il caso di pagamento di un terzo non avente interesse, divieto che, invece, non si poteva conciliare con le norme relative alla surrogazione convenzionale.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

560La possibilità di adempimento da parte del terzo è stata prevista art. 1180 del c.c. senza distinguere tra terzo interessato e terzo non interessato, come faceva l'art. 1238 del c.c. del codice civile abrogato. La distinzione serviva, per il codice stesso, anzitutto ad esigere, nel secondo caso, che il terzo agisse in nome e per la liberazione del debitore. Che però il terzo debba necessariamente aver l'animo di liberare il debitore, si desume dalla natura del pagamento; questo implica sempre animus solvendi, e l'animus solvendi, com'è naturale, deve esistere, perchè si abbia pagamento, non solo quando solvens sia il terzo non interessato, ma anche quando sia solvens un terzo interessato o lo stesso debitore. La distinzione, da questo aspetto, non aveva quindi ragion d'essere. Essa poi aveva dato luogo a gravi dubbi, perchè, riferendosi al caso in cui il terzo non interessato pagava in nome proprio, il suddetto art. 1238 del c.c. richiedeva, quale condizione di legittimazione alla solutio, che il terzo non sottentrasse nei diritti del creditore. Questa determinazione è sembrata ad alcuni in contrasto con i principii della surrogazione convenzionale, ad altri assolutamente inutile; in modo che nemmeno da questo secondo aspetto la distinzione tra terzo interessato e terzo non interessato poteva accogliersi. Dei divieti di adempimento ad opera del terzo posti dal codice del 1865 è rimasto quindi soltanto quello dell'art. 1239 del c.c., riferibile alla prestazione che per sua natura deve essere eseguita solo dal debitore. L'art. 1239 del c.c. però si riportava esclusivamente alle obbligazioni di fare, mentre anche per le prestazioni di dare si può profilare l'interesse del creditore, per lo meno in concreto, ad evitare mutamenti nella persona del solvens; pertanto l'art. 1230 del c.c. andava generalizzato, in modo da comprendere qualsiasi prestazione. Si è aggiunto però, con il secondo comma dell'art. 1180 del c.c., il diritto del creditore di rifiutare l'adempimento del terzo quando il debitore ha preventivamente manifestata la sua opposizione.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 2207/2013

Ai sensi dell'art. 1180, comma secondo, c.c., il rifiuto del creditore all'adempimento da parte del terzo, in presenza di opposizione del debitore (la quale deve essere, a sua volta, dettata da situazioni giuridiche legittimamente tutelabili e deve ispirarsi all'osservanza del principio generale di cui all'art. 1175 c.c.), non deve essere contrario a buona fede e correttezza; ne deriva che il giudice è abilitato a sindacare detta contrarietà ogni qualvolta il terzo alleghi e deduca in giudizio l'esercizio abusivo del rifiuto da parte del creditore (anche in relazione alla legittimità delle ragioni dedotte dal debitore a fondamento della manifestata opposizione), che abbia così impedito allo stesso terzo - legittimato ed interessato a soddisfare il credito per i rapporti intercorrenti con il debitore, di cui il creditore sia stato reso edotto - di pagare in sostituzione del debitore estinguendo l'obbligazione, in funzione della legittima tutela di propri eventuali diritti.

Cass. sez. un. n. 9946/2009

L'adempimento spontaneo di un'obbligazio­ne da parte del terzo, ai sensi dell'art. 1180 c.c., determina l'estinzione dell'obbligazione, anche contro la volontà del creditore, ma non attribui­sce automaticamente al terzo un titolo per agire direttamente nei confronti del debitore, non es­sendo in tal caso configurabili né la surrogazione per volontà del creditore, prevista dall'art. 1201 c.c., né quella per volontà del debitore, prevista dall'art. 1202 c.c., né quella legale di cui all'art. 1203 n. 3 c.c., la quale presuppone che il terzo che adempie sia tenuto con altri o per altri al paga­mento del debito; la consapevolezza da parte del terzo di adempiere un debito altrui esclude inoltre la surrogazione legale di cui agli artt. 1203 n. 5 e 2036, terzo comma, c.c., la quale, postulando che il pagamento sia riconducibile all'indebito sog­gettivo "ex latere solventis", ma non sussistano le condizioni perla ripetizione, presuppone nel terzo la coscienza e la volontà di adempiere un debito proprio; pertanto, il terzo che abbia pagato sapen­do di non essere debitore può agire unicamente per ottenere l'indennizzo per l'ingiustificato arric­chimento, stante l'indubbio vantaggio economico ricevuto dal debitore.

Cass. n. 23292/2007

L'art. 1180 c.c. ha la funzione di attribuire al pagamento effettuato dal terzo effetto solutorio dell'obbligazione anche contro la volontà del creditore, ma non attribuisce all'adempiente un titolo che gli consenta di agire nei confronti del debitore allo scopo di ripetere la somma versata, essendo necessario, a tal fine, che sia allegato e dimostrato il rapporto sottostante tra terzo e debitore. Ne consegue che, nel caso in cui sia escluso che tra questi esista un rapporto di mu­tuo (e, comunque, non sia dimostrata l'esistenza di qualsiasi altra causa a sostegno dell'azione) il giudice non può accogliere la domanda in virtù della mera considerazione che, nella specie, sia effettivamente dimostrato l'avvenuto pagamento, ad opera del terzo, del debito altrui.

Cass. n. 889/2006

L'adempimento del terzo, di cui all'art. 1180 c.c., non è inquadrabile nella previsione dell'art. 67, primo comma, legge fall., in quanto rientrano nella categoria di atti revocabili contemplati dalla predetta norma i contratti commutativi stipulati dall'imprenditore poi dichiarato fallito, qualora ricorra il requisito della notevole sproporzione tra le reciproche prestazioni, mentre, nel caso dell'adempimento del terzo, sussiste un contratto commutativo stipulato tra altri soggetti, in cui il terzo, poi dichiarato fallito, interviene solo come soggetto legittimato ad adempiere, e, quindi, non nella fase genetica, ma solo in quella di attuazio­ne del negozio giuridico.

Cass. n. 6728/1988

L'adempimento del terzo — consentito dall'art. 1180 c.c. ? in tanto può avere effetto libera­torio per il debitore in quanto la prestazione sia regolarmente effettuata in modo conforme alla obbligazione del debitore, sicché, quando l'adem­pimento sia parziale, l'accettazione da parte del creditore non estingue il debito, ma semplice­mente lo riduce non precludendo conseguente­mente al creditore di agire contro il debitore per il pagamento della parte residua del credito.

Cass. n. 2651/1982

L'art. 1180 c.c., nel prevedere che il creditore non può rifiutare l'adempimento offerto dal terzo se non abbia interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione, presuppone identi­tà della prestazione offerta con quella da eseguire. (Nella specie, si è ritenuto che il creditore aveva legittimamente rifiutato la prestazione offerta dal terzo a condizioni economiche più onerose).

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