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Articolo 20 Legge sulla protezione del diritto d'autore

(L. 22 aprile 1941, n. 633)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Dispositivo dell'art. 20 Legge sulla protezione del diritto d'autore

Indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera, previsti nelle disposizioni della sezione precedente, ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternitÓ dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell'opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

Tuttavia nelle opere dell'architettura l'autore non pu˛ opporsi alle modificazioni che si rendessero necessarie nel corso della realizzazione. Del pari non potrÓ opporsi a quelle altre modificazioni che si rendesse necessario apportare all'opera giÓ realizzata. Per˛ se all'opera sia riconosciuta dalla competente autoritÓ statale importante carattere artistico spetteranno all'autore lo studio e l'attuazione di tali modificazioni.

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Consulenze legali
relative all'articolo 20 Legge sulla protezione del diritto d'autore

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Antonio C. chiede
lunedý 22/05/2017 - Calabria
“La mia Società Srl di Cosenza ( che chiameremo per semplicità socio di Cosenza) nel 2015 ha costituito con una Srl di Pordenone (che chiameremo per semplicità socio di Pordenone) una società Srl con sede a Padova ( che chiameremo per semplicità socio in comune), capitale sociale 100.000 ripartito al 50% ciascuno, da statuto si nomina come Amministratore Unico, una persona strettamente legata al socio di Pordenone.
Successivamente Il socio di Cosenza vende al socio in comune (di cui ricordo è socio al 50%) tutti i diritti di proprietà dei software da essa stessa sviluppati e si impegna per 5 anni a non porsi in concorrenza con i programmi e domini alla stessa ceduti.
Una Cooperativa di Cosenza, riprende il software acquistato dalla società in comune, per ampliarlo modificarlo e migliorarlo , il software viene quasi rifatto ex novo, tutto questo senza contratto tra la Cooperativa e la società in comune . La Cooperativa emette fatture alla società in comune , dall'ottobre 2015 al febbraio 2017, per sviluppo software e applicativi, e giustifica l'importo della fattura con il costo di 4 dipendenti della cooperativa impegnati in questo servizio. I sorgenti allo scopo vengono depositati sia nella sede della Cooperativa di Cosenza che nella sede della società in comune a Padova. In questo periodo l'analisi del software è stata eseguita al 100% dalla Cooperativa, di tanto in tanto si sono tenute (nella sede del socio in comune) delle riunioni in cui la cooperativa ha illustrato l'avanzamento dei lavori e ricevuto eventuali consigli . Allo sviluppo del software ha partecipato, dalla sua sede di Pordenone, una persona legata al socio di Pordenone dopo che lo stesso è stato istruito dalla Cooperativa..
Il 2 Marzo 2017 la società in comune ha disdetto senza motivo l'incarico alla Cooperativa.
La mia domanda è :
la Cooperativa ha il diritto di sfruttare economicamente il software?

Puntualizzo che nell’assemblea del 12 Aprile del 2017 l’Amministratore della società in comune conferma (sottoscrivendolo )che la Cooperativa ha collaborato senza contratto e che è stata sostituita per giusta causa, così motivando :‘visto il mancato raggiungimento delle performances prefissate per il software’.
Dichiara inoltre che sono stati affidati ad altri, di nuovo senza contratto, la manutenzione ordinaria del software, il completamento delle funzionalità mancanti e l’aggiornamento alle prossime scadenze fiscali.

Il mio problema sorge dal fatto che io socio al 50% dal momento in cui è stata effettuata la disdetta della Cooperativa da parte della società in comune sono stato escluso completamente dalla gestione e dal controllo della stessa, ciò è accaduto purtroppo grazie alla complicità dell’amministratore di questa società con l’altro socio al 50%. A questo punto, per non perdere tutto l’investimento vorrei cominciare a vendere il servizio che si può dare con questo software e onde evitare problemi lo vorrei fare con la Cooperativa che ha sviluppato il software negli ultimi anni … ma La società in comune , già insospettita per il plagio del software, quali azioni può intraprendere contro di noi soci e contro la Cooperativa?”
Consulenza legale i 29/05/2017
Preliminarmente va precisato che se le parti, la Cooperativa e la società “comune”, non hanno redatto per iscritto un accordo, ciò non significa che la collaborazione si è svolta senza un contratto.

Il contratto è un accordo tra due o più parti per costitutire un rapporto, oppure regolarlo od estinguerlo, incontro di volontà che non necessita sempre di una forma scritta bastando all’uopo anche una semplice stretta di mano, ovvero un comportamento inequivocabilmente concludente.

Il contratto di sviluppo software, che deve ritenersi sussistente tra le parti in discorso, viene ricondotto dalla giurisprudenza al contratto d’appalto, contratto per il quale non è necessaria la forma scritta (artt. da 1655 a 1677 c.c.).

L’appaltatore (software house) si impegna a sviluppare un software, già esistente e già di proprietà della società “comune”, al fine di migliorarlo e condurlo al risultato ed alle performances desiderate, a fronte del pagamento di un corrispettivo da parte della società committente (vendor).

Con il pagamento del servizio, la committente acquista anche la proprietà intellettuale sugli sviluppi ed i miglioramenti conseguiti dal software nell’esecuzione del contratto d’appalto e di conseguenza anche i diritti di utilizzazione economica dello stesso.

La cooperativa dunque non ha alcun diritto di utilizzazione del software, non può avanzare alcuna pretesa economica, può solamente rivendicarne la paternità degli sviluppi e richiedere che venga riconosciuta come autrice dell’opera.

Nel nostro ordinamento infatti, il software viene tutelato come opera dell’ingegno dalla Legge 633/1941 sul diritto d’autore, istituto che tiene nettamente distinte la paternità dell’opera e la titolarità del diritto di far fruttare l'opera e/o il servizio per trarne un vantaggio economico (art. 20).

Il titolare dei diritti di sfruttamento economico dell’opera può impedire che altri ne facciano uso, pubblicazione e distribuzione senza il suo consenso.
L’art 156 prevede che “ chi ha ragione di temere la violazione di un diritto di utilizzazione economica a lui spettante in virtù di questa legge oppure intende impedire la continuazione o la ripetizione di una violazione già avvenuta sia da parte dell'autore della violazione che di un intermediario i cui servizi sono utilizzati per tale violazione può agire in giudizio per ottenere che il suo diritto sia accertato e sia vietato il proseguimento della violazione.
Pronunciando l'inibitoria, il giudice può fissare una somma dovuta per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata o per ogni ritardo nell'esecuzione del provvedimento".

Ma il titolare del diritto di utilizzazione dell’opera non ha solo il diritto di impedire l’attività di plagio, potendo altresì far ordinare il sequestro e la distruzione delle opere che vìolino i suoi diritti e chiedere il risarcimento del danno che dall’attività di plagio ne è derivato.

Inoltre il comportamento tenuto dal socio di Cosenza potrebbe configurare una causa di esclusione dalla Srl “comune”, qualora lo statuto attribuisca espressa rilevanza al conflitto d’interessi ovvero a comportamenti sleali di tal fatta da parte del socio.

Del resto la società comune ha già pagato il prezzo per l’acquisto del software così come ha pagato il prezzo per lo sviluppo del medesimo.

L’unica possibilità per vendere il software senza subire conseguenze economiche più sfavorevoli rispetto agli utili che potrebbero ricavarsi, è quella di realizzare un nuovo software, dotato di autonoma originalità, che abbia le medesime funzionalità.
In questo caso si tratterebbe di una nuova opera, sebbene utile al raggiungimento dei medesimi risultati funzionali del vecchio software.