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Articolo 30 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Interdizione da una professione o da un'arte

Dispositivo dell'art. 30 Codice penale

L'interdizione da una professione o da un'arte priva il condannato della capacità di esercitare, durante l'interdizione, una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere, per cui è richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell'Autorità e importa la decadenza dal permesso o dall'abilitazione, autorizzazione, o licenza anzidetti (1).

L'interdizione da una professione o da un'arte non può avere una durata inferiore a un mese, né superiore a cinque anni [139, 140], salvi i casi espressamente stabiliti dalla legge.

Note

(1) Si discute in dottrina se in tale sede si configuri una pena accessoria cd speciale, in quanto applicabile solo in riferimento a coloro che esercitano le attività menzionate. A sostegno di tale posizione, vi sarebbe la previsione normativa, la quale differenzia le ipotesi di privazione della capacità e di decadenza. Solo quest'ultima si rivolge esplicitamente ai soggetti esercenti, in concreto, una delle attività.
(2) Per quanto riguarda il mercato finanziario si rimanda alla disposizioni del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (c.d. T.U. Draghi, di disciplina del mercato finanziario), che prevedono particolari ipotesi di interdizione.

Ratio Legis

La norma in esame ha lo scopo di impedire che i condannati per determinati delitti commessi strumentalizzando il proprio ruolo possano continuare l'esercizio della professione o dell'arte, evitando la reiterazione del reato.

Spiegazione dell'art. 30 Codice penale

Nei casi in cui per l'esercizio di una determinata arte, professione, industria, commercio o mestiere sia richiesto uno speciale permesso, una speciale abilitazione o una autorizzazione ed il delitto sia commesso con abuso dei poteri e dei doveri inerenti (art. 31), il Giudice applica l'interdizione dall'esercizio della professione o da un'arte per un periodo che non può essere inferiore ad un mese né superiore ai cinque anni.

Non è dunque prevista in questo caso, a differenza di quanto disposto dall'art. 30 l'interdizione perpetua, e questo perchè il legislatore ritiene meno grave la violazione dei doveri collegati all'esercizio di una professione di natura privatistica (anche se è necessario un permesso, una abilitazione, autorizzazione o licenza), piuttosto che la violazione di doveri inerenti una pubblica funzione, in cui è richiesta una maggiore fedeltà allo Stato inteso come apparato amministrativo.

Massime relative all'art. 30 Codice penale

Cass. pen. n. 21212/2001

In tema di pene accessorie, qualora sia applicata dal giudice di merito erroneamente la sanzione disciplinare dell'interdizione dalla professione prevista dall'art. 8 della legge n. 175 del 1992 (che attribuisce espressamente agli ordini e collegi professionali sanitari la facoltà di promuovere ispezioni presso gli studi professionali degli iscritti ai rispettivi albi provinciali, al fine di vigilare sul rispetto dei doveri inerenti alle rispettive professioni) in luogo della pena accessoria prevista dall'art. 30 c.p., ben può la Corte di cassazione provvedere a rilevare d'ufficio l'erronea applicazione dell'art. 8 suddetto, trattandosi di errore non determinante annullamento e rettificabile ai sensi dell'art. 619 c.p.p.

Cass. pen. n. 2066/1996

La sospensione cautelare dall'esercizio della professione forense adottata dall'Ordine degli avvocati e procuratori non ha alcuna comunanza con la pena accusatoria dell'interdizione dall'esercizio di una professione di cui all'art. 30 c.p.: mentre la prima costituisce estrinsecazione di una funzione amministrativa, la seconda rappresenta una sezione penale perché consegue di diritto alla condanna come effetto penale della stessa. Le due sanzioni pertanto operano in ambiti e su basi diverse, per cui possono concorrere e le sorti dell'una non sono influenzate da quelle subite dall'altra. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha escluso che, essendo stata dichiarata estinta per indulto ex D.P.R. 16 dicembre 1986 n. 865 la pena accessoria dell'interdizione dalla professione, del pari potesse ritenersi estinta la sospensione cautelare; con riguardo ad una siffatta fattispecie è stata pertanto ritenuta la configurabilità del reato di esercizio abusivo della professione).

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