Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 595 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Appello incidentale

Dispositivo dell'art. 595 Codice di procedura penale

1. L’imputato che non ha proposto impugnazione può proporre appello incidentale entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la notificazione prevista dall'articolo 584(1).

2. L'appello incidentale è proposto, presentato e notificato a norma degli articoli 581, 582, 583 e 584(2).

3. Entro quindici giorni dalla notificazione dell’impugnazione presentata dalle altre parti, l’imputato può presentare al giudice, mediante deposito in cancelleria, memorie o richieste scritte(1).

4. L'appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell'appello principale o di rinuncia [589] allo stesso.

Note

(1) Comma sostituito dall'art. 4, D. Lgs. 06/02/2018, n. 11 con decorrenza dal 06/03/2018.
(2) La possibilità di proporre appello incidentale è riconosciuta indifferentemente a tutte le parti, ma diversi ne sono gli effetti concreti.

Ratio Legis

Attualmente, anche a seguito della riforma di cui al D. Lgs. 6.2.2018, n. 11, si ritiene che l’appello incidentale abbia la funzione di integrare il contraddittorio nel giudizio di appello. Non si vuole tanto rimettere in termini la parte che non ha impugnato, quanto consentire all'appellante incidentale di sottoporre al giudice una tesi alternativa sullo stesso tema oggetto di controllo a seguito dell'appello principale.
La ratio, dunque, è notevolmente mutata rispetto al passato, in cui v’era l’esigenza di "scoraggiare" appelli pretestuosi al solo fine di "sfruttare" l'effetto sospensivo delle impugnazioni e il divieto di reformatio in peius: l'imputato che appellava sapeva che l’eventuale appello incidentale del P.M. avrebbe compromesso le finalità sottese ad un appello principale sostanzialmente inutile.


Spiegazione dell'art. 595 Codice di procedura penale

Il D. Lgs. 6.2.2018, n. 11, recante «disposizioni di modifica della disciplina in materia di giudizi di impugnazione in attuazione della delega di cui all'art. 1, co. 82, 83 e 84, lett. f), g), h), i), l) e m), l. 23.6.2017, n. 103» è intervenuto in modo molto rilevante sull'istituto dell'appello incidentale.
Ad oggi, invero, è riconosciuta la facoltà di proporre appello incidentale – entro 15 giorni dalla notificazione di cui all’art. 584 c.p.p. - al solo imputato; il nuovo istituto, dunque, si pone in un’ottica di estremo favore nei confronti dell’imputato predetto, escludendo che il P.M. possa proporre l’impugnazione incidentale.

Quanto, invece, alla previsione del comma 3 (stando alla quale, nel medesimo termine di 15 giorni, l'imputato può depositare nella cancelleria del giudice competente memorie o richieste in forma scritta) si ritiene che la stessa sia il logico corollario di quanto previsto dall’art. 121 c.p.p. stando al quale «in ogni stato e grado del procedimento le parti e i difensori possono presentare al giudice memorie o richieste scritte, mediante deposito nella cancelleria».
Originariamente tacciato di incostituzionalità in ragione del fatto che la facoltà di proporre appello incidentale era riconosciuta solo al Pubblico Ministero, la disposizione normativa è stata reintrodotta nel codice di rito garantendo il diritto in parola a tutte le “parti” del processo penale, purché titolate a proporre appello principale.

La modifica del 2018 trae origine dai residui dubbi di costituzionalità della – vecchia – formulazione dell’art. 595 c.p. che, secondo alcuni, restava comunque a esclusivo detrimento della posizione dell’imputato il quale, in conseguenza dell'appello incidentale del P.M., si vedeva privato della garanzia del divieto di reformatio in peius. Di contro, nessuna conseguenza produceva in capo al P.M. l'appello incidentale dell'imputato medesimo.

Profilo particolarmente controverso attiene ai limiti oggettivi dell’appello incidentale.
Stando alla giurisprudenza e alla dottrina oggi prevalente, l'appello incidentale va limitato ai soli capi e punti dell'appello principale e a quelli logicamente connessi. Detto principio, anche se non espressamente affermato in una specifica norma, si deduce dal sistema processuale nel suo complesso, nonché da alcune disposizioni previste dal vigente codice di rito, prima fra tutte dall'art. 595 per il quale l'appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell'appello principale.
Si tratta di una disposizione che non avrebbe senso di esistere se l'appello incidentale potesse avere un contenuto devolutivo più ampio e comunque autonomo rispetto all'appello principale; se così fosse, peraltro, sarebbero vanificati i termini per proporre impugnazione, tassativamente stabiliti a pena di decadenza dal codice di rito, posto che la proposizione dell'appello incidentale equivarrebbe a rimettere in termini tutte le altre parti, al di fuori di una specifica previsione.
Quanto ai soggetti legittimati, la riforma del 2018 ha espunto dal novero tutti i soggetti diversi dall’imputato che, un tempo, erano identificati, in osservanza all’art. 584 c.p.p., nei soggetti ai quali va data comunicazione o notificazione dell’impugnazione principale da altri proposta.


Massime relative all'art. 595 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 3409/2018

In tema di impugnazioni, l'appello incidentale è accessorio rispetto a quello principale, potendo investire soltanto punti della decisione censurati con quest'ultimo ovvero punti con i medesimi essenzialmente connessi; ne consegue che è inammissibile l'appello incidentale proposto avverso una sentenza di condanna in relazione al punto dell'applicazione di una circostanza del reato qualora l'appello principale abbia ad oggetto unicamente il diverso punto relativo alla determinazione della pena.

Cass. pen. n. 18526/2017

L'appello incidentale può essere proposto soltanto in relazione ai punti della decisione oggetto dell'appello principale nonché a quelli che hanno connessione essenziale con essi. (In applicazione di tale principio, la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di appello che aveva accolto l'appello incidentale proposto dal pubblico ministero in relazione al trattamento sanzionatorio, avendo ritenuto un rapporto di interdipendenza tra il punto concernente la responsabilità penale dell'imputato e la misura della pena).

Cass. pen. n. 7340/2015

È inammissibile l'appello incidentale proposto dalla parte civile in assenza di appello principale da parte dell'imputato, essendo l'impugnazione incidentale configurata come antagonista rispetto a quella della parte processualmente avversa. (Fattispecie in cui la Corte ha rilevato l'inammissibilità dell'appello incidentale in presenza di appello principale proposto dal pubblico ministero, precisando che in tal caso la parte civile, ove ancora in termini, può soltanto proporre appello autonomo).

Cass. pen. n. 37348/2014

È legittima la qualificazione quale memoria difensiva ex art. 121, comma primo, cod.proc. pen. dell' appello incidentale dichiarato inammissibile che sia stato proposto dagli imputati già assolti in primo grado per non aver commesso il fatto, ai sensi dell'art. 530, comma secondo, cod.proc. pen., al fine di ottenere l'assoluzione in base al primo comma del medesimo articolo.

Cass. pen. n. 32462/2004

L'appello incidentale previsto dall'art. 595 c.p.p. non può esorbitare dal capo della sentenza investito dall'appello principale (intendendosi per «capo» quello sul quale può formarsi il giudicato), pur potendo avere ad oggetto tutti i singoli punti compresi in detto capo. Pertanto, nel caso di appello principale proposto dalla sola parte civile per ottenere la declaratoria di falsità di un documento, non è ammissibile l'appello incidentale con il quale l'imputato, assolto con la formula «il fatto non costituisce reato» dal reato di falso avente ad oggetto il medesimo documento, chieda l'assoluzione con formula più favorevole. (Nella specie, tuttavia, la Corte, pur enunciando il suddetto principio, ha rigettato il ricorso proposto dalla parte civile avverso la sentenza d'appello con la quale, in accoglimento dell'appello incidentale, l'imputato era stato assolto con la formula «il fatto non sussiste», osservando che, in caso di accoglimento, mancando un ricorso del pubblico ministero, sarebbe stato violato il divieto di reformatio in pejus).

Cass. pen. n. 31331/2004

L'appello incidentale deve inerire ai capi e ai punti della decisione oggetto di quello principale, poiché altrimenti sarebbero travalicati i limiti del devolutum e si determinerebbe la vanificazione di fatto dei termini fissati, a pena di decadenza, per proporre impugnazione.

Cass. pen. n. 5357/2003

L'appello incidentale ai sensi dell'art. 595 c.p.p. è proponibile dalla parte non appellante in relazione all'impugnazione delle altre parti ed ha natura accessoria rispetto all'impugnazione principale, perdendo efficacia in caso di inammissibilità di quella o di rinuncia ad essa. Ne deriva che l'appello incidentale non può avere ad oggetto capi diversi da quelli investiti dall'appello principale, anche se nell'ambito di questi possono essere diversi i punti della decisione incidentalmente impugnati perché altrimenti verrebbe negata all'appello incidenatle la natura di impugnazione, privandolo della sua funzione specifica che non può ridursi alla semplice contestazione delle domande avversarie, che compete a ciascuna parte senza richiedere impugnazione.

Cass. pen. n. 30597/2001

In tema di impugnazioni, deve ritenersi inammissibile, in quanto non previsto dalla legge, il ricorso incidentale per cassazione, né è possibile desumere dall'espressa previsione dell'appello incidentale di cui all'art. 595 c.p.p., l'esistenza della più generale categoria dell'impugnazione incidentale, applicabile anche al ricorso in sede di legittimità.

Cass. pen. n. 4255/1999

Poiché l'appello incidentale svolge la esclusiva funzione di contrastare la pretesa principale avanzata nei confronti del destinatario della correlativa facoltà, non esiste alcun obbligo di notificare l'appello principale proposto da uno dei coimputati ad altro imputato, che non si sia autonomamente avvalso del suo potere di impugnazione. Invero, in capo a quest'ultimo, non sussiste interesse alla proposizione del gravame incidentale, il quale è previsto come impugnazione antagonista rispetto a quella della parte processualmente avversa. (Nella fattispecie, la Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato che, lamentando di non aver ricevuto notificazione degli atti di appello proposti dai coimputati — e sostenendo che essa gli era dovuta al fine di consentirgli la proposizione di appello incidentale — aveva contestato la esecutività, nei suoi confronti, della sentenza, da lui non impugnata in via principale).

Cass. pen. n. 4650/1999

L'appello incidentale deve essere limitato ai capi ed ai punti dell'appello principale; detto principio pur non espressamente affermato in una specifica norma si desume dal sistema processuale nel suo complesso nonché da alcune disposizioni previste dal vigente codice di rito, prima fra tutte dall'art. 595 per il quale l'appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell'appello principale. Detta disposizione, infatti, non avrebbe senso se l'appello incidentale potesse avere un contenuto devolutivo più ampio e comunque autonomo rispetto all'appello principale; inoltre, ove ciò fosse comunque consentito e l'appello incidentale fosse, pertanto, autonomo rispetto a quello principale, sarebbero vanificati i termini per proporre impugnazioni, tassativamente stabiliti a pena di decadenza dal codice di rito, posto che la proposizione dell'appello principale equivarrebbe a rimettere in termini tutte le altre parti, al di fuori di una specifica previsione. Alla luce di questo nuovo ordine sistematico appare, altresì, chiaro che nel vigente codice di rito è cambiata la ratio dell'appello incidentale, il quale non ha più una funzione deterrente dell'appello principale dell'imputato ma più semplicemente una funzione antagonista dell'appello proposto dalle altre parti.

Cass. pen. n. 13403/1998

L'appello incidentale, di cui all'art. 595 c.p.p., non può avere ad oggetto capi diversi da quelli investiti dal gravame principale, perché diversamente si vanificherebbe il sistema dei termini fissati tassativamente per proporre impugnazione e si perderebbe la stessa nozione di «incidentalità» della impugnazione.

Cass. pen. n. 8452/1994

L'appello incidentale deve necessariamente trovare i suoi limiti nei punti e nei capi della sentenza investita dall'appello principale, con riferimento esclusivo ai quali anche l'appellante incidentale è legittimato a lamentare l'ingiustizia della decisione; a tale conclusione deve pervenirsi ove si tenga conto che l'appello incidentale, che non può avere lo scopo di legittimare una restituzione in termini, vuole essere un mezzo di impugnazione antagonista e non deterrente di quello principale: infatti, qualora il primo non restasse nei confini dell'impugnazione principale e fosse proposto dal P.M., verrebbero violati il principio della parità delle parti, quello della difesa e anche quello della obbligatorietà dell'azione penale, che resterebbe certamente compromesso se con l'appello principale il P.M., invece di contraddire l'imputato, avesse la possibilità di investire in toto la decisione chiedendone la riforma con il ricorso ad un mezzo che l'imputato potrebbe privare di efficacia. (Nella specie la Corte, alla stregua del principio così affermato, ha dichiarato inammissibile l'appello incidentale con cui il P.M. aveva lamentato la erronea qualificazione giuridica del reato contestato, derubricato dal tribunale, solo dopo che l'imputato aveva impugnato la sentenza di condanna dolendosi esclusivamente della mancata applicazione della prescrizione).

Cass. pen. n. 8318/1994

L'appello principale, ritenuto inammissibile per tardività, non può trovare spazio, nel giudizio d'impugnazione, come appello incidentale; quest'ultimo infatti costituisce un tipo speciale di appello soggetto ad autonoma disciplina e non può, pertanto, assumere funzioni e scopi diversi da quelli tipici assegnatigli dalla legge. Né, al riguardo, può trovare applicazione la regola di cui all'art. 568, comma 5, c.p.p., secondo la quale l'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione datale dalla parte; ed invero l'impugnazione erroneamente qualificata si sottrae alla sanzione della inammissibilità se ed in quanto rivesta i requisiti prescritti per il tipo di impugnazione in concreto consentita: ne consegue che l'impugnazione principale, in sé inammissibile perché tardiva o per altra causa, non può assumere la veste di impugnazione incidentale della quale non ha i requisiti prescritti.

Cass. pen. n. 7247/1993

Il potere di proporre appello incidentale non spetta a chi è privo del potere di proporre quello principale. Ne consegue che nel giudizio abbreviato il pubblico ministero non può proporre appello incidentale quando quello principale gli sia precluso a norma dell'art. 443 comma 3 c.p.p., mentre analogamente nel “patteggiamento” l'imputato non può proporre appello incidentale nell'ipotesi in cui la relativa decisione sia stata appellata dal pubblico ministero ai sensi dell'art. 448 comma 2 c.p.p.

Cass. pen. n. 5360/1993

L'appello incidentale deve avere lo stesso ambito dell'appello principale, deve essere cioè limitato ai punti della decisione investiti dai motivi dell'appello principale, e non può estendersi all'intero capo della sentenza. Infatti l'appello incidentale, che è un mezzo antagonista, senza il confine dei punti investiti dall'appello principale, qualora ad esempio sia esperito dal pubblico ministero, costituirebbe un mezzo di pressione volto ad indurre l'imputato alla rinuncia all'impugnazione. In tale ipotesi, qualora non avesse cioè il confine già detto, questo mezzo di impugnazione violerebbe il principio di parità delle parti, il principio del diritto alla difesa e anche il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale: infatti, ancorché il codice riservi ampio spazio alle transazioni processuali delle parti, sicché può affermarsi che l'esigenza di rapida definizione del processo è assunta tra i compiti di giustizia, il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale è violato se con l'appello incidentale il pubblico ministero, invece di contraddire implicitamente l'imputato, potesse investire in toto il capo impugnato, potesse cioè fare dopo quello che era tenuto a fare prima con l'appello principale, chiedere la riforma di una decisione ingiusta, per di più con una richiesta che l'imputato può rendere inefficace.

Cass. pen. n. 9770/1992

L'appello incidentale rimane limitato dall'appello principale e può riguardare solo quei capi o quei punti della sentenza che di questo hanno formato oggetto, e rispetto ai quali l'impugnante in via incidentale lamenta l'ingiusta decisione. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che la ratio dell'appello incidentale non coincide più con quella finalità deterrente delle impugnazioni dell'imputato avuta presente dall'abrogato codice che aveva condotto a introdurre l'appello incidentale del P.M., né con uno scopo generico di rimessione in termine per le parti non impugnanti).

Cass. pen. n. 5521/1992

L'appello incidentale (art. 595 c.p.p.) non incontra alcun limite derivante dal contenuto dell'appello principale. In mancanza di espressi limiti legislativamente stabiliti, infatti, non è possibile ritenere che tale impugnazione debba essere ristretta ai capi della sentenza oggetto dell'appello principale, il che risulta in linea con la finalità deterrente dell'istituto che il legislatore ha inteso privilegiare.

Tesi di laurea correlate all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

Idee regalo per avvocati e cultori del diritto