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Articolo 313 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Querela di falso

Dispositivo dell'art. 313 Codice di procedura civile

(1) Se è proposta querela di falso [221 c.p.c. ss.], [il pretore o] (2) il giudice di pace (3), quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione, sospende il giudizio (4) e rimette le parti davanti al tribunale per il relativo procedimento (5). Può anche disporre a norma dell'articolo 225, secondo comma (6).

Note

(1) Articolo così sostituito con l. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Le parole tra parentesi quadra sono state soppresse con d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(3) La legge 21 novembre 1991, n. 374 ha sostituito il termine "conciliatore" con quello di "giudice di pace".
(4) Poiché è prevista una riserva di competenza del tribunale in ordine alla falsità del documento impugnato, il giudice di pace è obbligato a sospendere il processo e lo fa con ordinanza.
La necessità della sospensione non preclude al giudice di pace una valutazione preliminare circa la rilevanza del documento impugnato ai fini della decisione della causa; deve inoltre sussistere l'intenzione di avvalersi del documento da parte di colui che sia stato destinatario dell'interpello ex art. 222 del c.p.c..
(5) Nella stessa ordinanza con cui dispone la sospensione, il giudice di pace assegna il termine perentorio per la riassunzione della causa innanzi al tribunale.
Una volta che il tribunale abbia deciso sulla querela, la parte interessata alla prosecuzione del giudizio ha l'onere di riassumere la causa innanzi al giudice di pace nel termine perentorio di sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.
(6) Se siano state proposte al giudice di pace più domande (diverse dalla querela di falso), questi può disporre la continuazione della causa innanzi a sé limitatamente a quelle in ordine alle quali il documento impugnato non ha alcuna rilevanza probatoria: si avrà, quindi, una sospensione parziale.
Non potrà, invece, decidere sulle questioni che possono essere risolte solo sulla base del documento impugnato.

Spiegazione dell'art. 313 Codice di procedura civile

La querela di falso è uno strumento processuale per mezzo del quale si contesta nel processo civile la falsità di un atto pubblico o di una scrittura privata riconosciuta, autenticata o verificata che ha efficacia probatoria nel medesimo processo, e viene proposta proprio per togliere efficacia probatoria a tali atti.

La stessa giurisprudenza di legittimità ha statuito che la querela di falso non può essere proposta se non allo scopo di togliere ad un documento (atto pubblico o scrittura privata) la idoneità a far fede e servire come prova di determinati rapporti, sicché, ove siffatte finalità non debbano essere perseguite (in quanto non sia impugnato un documento nella sua efficacia probatoria, né debba conseguirsi l'eliminazione del documento medesimo o di una parte di esso, né si debba tutelare la fede pubblica), ma si controverta soltanto su di un errore materiale incorso nel documento, la querela di falso non è ammissibile.

Competente a decidere su tale materia, ex art. 9 del c.p.c. comma 2, è il tribunale in composizione collegiale e non il giudice istruttore come giudice unico, trattandosi di un giudizio in cui è obbligatorio l'intervento del P.M.
La norma in esame svolge una funzione di coordinamento tra il giudizio principale pendente davanti al giudice di pace e quello del giudizio incidentale che si dovrà instaurare davanti al tribunale per la pronuncia sulla querela di falso.
Infatti, viene disposto che il giudice monocratico può sospendere il processo, in attesa che sulla questione di falso si pronunci il tribunale oppure può rimettere al tribunale la sola questione inerente alla querela di falso e nel frattempo proseguire il giudizio.

La sua scelta è subordinata alla rilevanza probatoria del documento impugnato, dovendosi come tale intendere l'utilità che esso può avere per la decisione della causa e non anche la verosimiglianza di fondatezza delle prove addotte a giustificazione dell'impugnazione di falsità.
La domanda di querela del falso viene proposta al giudice di pace, e può proporsi anche con il deposito della stessa in cancelleria e non solo con dichiarazione da unirsi al verbale di udienza.

Parte della dottrina distingue la proposizione dalla presentazione della querela di falso: la prima si effettua dinnanzi al giudice di pace, mentre la presentazione, intesa come atto di inizio del giudizio di falso civile, avviene davanti al tribunale successivamente all'autorizzazione del giudice rescindente (giudice di pace), che abbia ritenuto ammissibile la querela, valutando la rilevanza del documento ai fini della decisione.

Legittimati a proporre la querela di falso sono la parte personalmente o un procuratore in possesso di procura speciale ex art. 83 del c.p.c. comma 3.
Anche nel procedimento davanti al giudice di pace è ammesso l'istituto dell'interpello, previsto dall’art. 222 del c.p.c., per mezzo del quale il giudice istruttore interpella la parte che ha proposto il documento se intende valersene o meno in giudizio.
Se la risposta è negativa, il documento non è utilizzabile in corso di causa e non vi sarà sospensione del giudizio principale.
Se la risposta è positiva, il giudice, se ritiene il documento rilevante, autorizza la presentazione della querela (l'autorizzazione può avvenire anche implicitamente attraverso la sospensione del giudizio principale), assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa dinnanzi al tribunale ai sensi dell'art. 65 delle disp. att. c.p.c..

La sospensione del giudizio principale avviene con ordinanza e può essere totale o parziale.
Ai sensi del secondo comma dell’art. 225 del c.p.c., la sospensione parziale si realizza quando nel giudizio sono proposte una pluralità di domande, di cui una sola o alcune sono dipendenti dal documento oggetto della querela.
In questo caso, la sospensione avviene solo per le domande la cui decisione dipende dal documento impugnato e il processo continua davanti al giudice di pace per le domande la cui decisione appare autonoma.

Massime relative all'art. 313 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 1092/1947

La sospensione del giudizio e il rinvio al tribunale costituiscono nel meccanismo funzionale della legge, provvedimenti equipollenti all'autorizzazione alla presentazione della querela di falso, di cui all'art. 222.

Cass. civ. n. 955/1946

Allorché la querela di falso č proposta davanti al pretore o al conciliatore, l'art. 318 c.p.c. fa obbligo al giudice unico soltanto di avvisare sulla rilevanza del documento impugnato ai fini della decisione della causa, prima di sospendere il relativo giudizio e rimettere le parti davanti al tribunale per il procedimento di falso, non pure di giudicare sulla pertinenza e rilevanza della prova dedotta in ordine alla sussistenza del falso. Lo stabilire poi se il provvedere in ordine a tale prova spetti al giudice unico ovvero a quello collegiale dā luogo ad una questione di attribuzione, e non di competenza fra i due giudici che possa dar motivo di ricorso per regolamento di competenza.

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