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Articolo 162 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Pronuncia sulla nullità

Dispositivo dell'art. 162 Codice di procedura civile

Il giudice che pronuncia la nullità (1) deve disporre, quando sia possibile, la rinnovazione degli atti ai quali la nullità si estende (2).

Se la nullità degli atti del processo è imputabile al cancelliere, all'ufficiale giudiziario o al difensore, il giudice, col provvedimento col quale la pronuncia, pone le spese della rinnovazione a carico del responsabile e, su istanza di parte, con la sentenza che decide la causa può condannare quest'ultimo al risarcimento dei danni causati dalla nullità, a norma dell'art. 60, n. 2 (3).

Note

(1) La norma esprime il principio in base al quale le nullità, sia quelle rilevabili su istanza di parte, sia quelle rilevabili d'ufficio, devono essere oggetto di una pronuncia da parte del giudice c.d. pronuncia costitutiva in mancanza della quale l'atto nullo rimane in vita.
(2) La rinnovazione degli atti, sia delle parti che del giudice serve per consentire al processo di proseguire verso il suo esito normale.
(3) Coloro che compiono un atto processuale con dolo o colpa grave sono passibili di essere condannati al risarcimento del danno.

Massime relative all'art. 162 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 5662/1997

La nullità della notificazione può venir sanata, in conformità con quanto disposto della norma di cui all'art. 162 c.p.c. (applicabile anche al giudizio innanzi alla Corte di cassazione), mediante la sua rinnovazione, alla quale, peraltro, non è necessario procedere qualora la parte, nei cui confronti essa dovrebbe venir eseguita, abbia, purtuttavia, ritualmente svolto le proprie difese, così sanando il vizio dell'atto attraverso il raggiungimento dello scopo ad esso proprio, e così impedendo il verificarsi di ogni decadenza in danno della controparte (come nel caso in cui, senza attendere la rinnovazione della notifica nulla, la parte abbia sostenuto, nell'udienza di discussione innanzi alla Corte di legittimità, l'infondatezza nel merito delle tesi avverse).

Cass. civ. n. 2025/1987

Nel giudizio d'appello disciplinato dal nuovo rito del lavoro, qualora la copia del decreto presidenziale, in calce a quella del ricorso introduttivo, consegnata all'appellato in sede di notifica, manchi dell'indicazione della data dell'udienza di discussione, contenuta invece nell'originale dell'atto stesso, si ha, non un'inesistente od invalida proposizione dell'impugnazione, bensì un'irregolare instaurazione del contraddittorio per violazione del principio sancito dall'art. 101 c.p.c., con la conseguente invalidità della dichiarazione di contumacia dell'appellato, il quale, ancorché non si sia tempestivamente attivato per la eliminazione di detti vizi, non avendovi dato causa (art. 157, terzo comma, c.p.c.), può opporre la nullità della chiamata in giudizio, senza che ne resti inficiata la validità dell'impugnazione proposta, con la conseguenza che a norma dell'art. 162, primo comma, c.p.c. deve essere disposto un nuovo procedimento di appello.

Cass. civ. n. 2129/1978

Nel caso in cui nel giudizio di primo grado la produzione di documenti sia avvenuta irritualmente tramite un legale non munito della delega del difensore costituito, la rituale produzione degli stessi documenti nel giudizio di appello importa la rinnovazione del precedente atto istruttorio nullo e, quindi, l'eliminazione della nullità.

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