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Articolo 67 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Responsabilità del custode

Dispositivo dell'art. 67 Codice di procedura civile

Ferme le disposizioni del Codice penale, il custode che non esegue l'incarico assunto può essere condannato dal giudice a una pena pecuniaria da euro 250 a euro 500 [179].

Egli è tenuto al risarcimento dei danni [c.c. 2043] cagionati alle parti, se non esercita la custodia da buon padre di famiglia [521; c.c. 1176] (1).

Note

(1) La norma individua una responsabilità sia civile che penale del custode. L'onere di provare il danno e la responsabilità del custode incombe su chi la invoca, mentre al custode spetta la sola prova della sua diligenza.
Per quanto riguarda la responsabilità civile, si tratta di una responsabilità diretta e personale del custode nei confronti delle parti. Tuttavia, il custode è responsabile anche nei confronti dei terzi se arreca loro un danno nell'adempimento dei suoi compiti o quando eccede la sfera dei poteri a lui conferiti.
La definitiva qualificazione del comportamento del custode come responsabile spetta però esclusivamente al giudice di merito e non è censurabile in sede di legittimità.

Spiegazione dell'art. 67 Codice di procedura civile

Come si è detto nelle precedenti norme, il custode viene oggi considerato un ausiliare del giudice e gestore autonomo dei beni che gli vengono affidati, in relazione ai quali, come espressamente viene qui disposti, egli deve comportarsi con la diligenza del buon padre di famiglia.
Malgrado la costruzione pubblicistica che di tale figura ne sia stata fatta e l’assenza di ogni rapporto privatistico tra il custode ed i titolari delle cose affidate alla sua custodia, si ritiene che nei confronti di questi ultimi egli possa assumere una responsabilità di natura extracontrattuale, ovviamente per il caso in cui cagioni ai medesimi un danno derivante dall’inosservanza dei doveri su di lui incombenti nella rivestita qualità.
Al fine di andare esente da responsabilità, egli dovrà dimostrare di aver tenuto, come richiede la norma, un comportamento diligente alla stregua del buon padre di famiglia.

Per l’espletamento dell’incarico che gli è stato conferito, inoltre, il custode deve intendersi legittimato ad avvalersi anche dell’ausilio di soggetti terzi e, qualora per fare ciò sia costretto ad assumere obbligazioni verso terzi, dovrà intanto adempierle in proprio, per poi chiederne il rimborso in sede di corresponsione del compenso (i terzi, invece, non avranno alcun diritto di pretendere l’adempimento delle obbligazioni sorte in loro favore nei confronti dell’autorità giudiziaria).
Sia in dottrina che in giurisprudenza è stato a tal proposito precisato che il personale che l’ausiliare assumerà, andrà a svolgere attività lavorativa sotto il suo controllo e le sue direttive.

La pena pecuniaria che può essergli irrogata in caso di mancata esecuzione dell’incarico affidatogli è stata inasprita per effetto della riforma del 2009, essendo stato sostituito il tetto massimo di 10 euro con un ammontare che non può essere inferiore a 250 euro e superiore 500 euro.

Massime relative all'art. 67 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 10014/2017

In tema di responsabilità del custode, la ricorrenza in concreto degli estremi del caso fortuito costituisce il risultato di un apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito, non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivato.

Cass. civ. n. 24257/2007

Nel procedimento relativo alla liquidazione dell'indennità spettante al custode di cose sottoposte a sequestro penale è parte necessaria il P.M., quale organo preposto alla vigilanza sull'osservanza delle leggi ed alla tutela dei diritti e degli interessi anche finanziari dello Stato; ne consegue l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto dal custode ex art. 111 Cost., notificato al giudice che ha emesso il provvedimento di liquidazione e non al P.M.

Cass. civ. n. 10252/2002

Il custode di beni sottoposti a sequestro giudiziario, in quanto rappresentante di ufficio, nella sua qualità di ausiliario del giudice, di un patrimonio separato, costituente centro di imputazione di rapporti giuridici attivi e passivi, risponde direttamente degli atti compiuti in siffatta veste, quand'anche in esecuzione di provvedimenti del giudice ai sensi dell'art. 676 c.p.c., e, pertanto, è legittimato a stare in giudizio attivamente e passivamente limitatamente alle azioni relative a tali rapporti, attinenti alla custodia ed amministrazione dei beni sequestrati.

Cass. civ. n. 4464/1985

Il divieto di comprare stabilito dall'art. 1471, n. 2 c.c. colpisce tutti coloro i quali, nell'esercizio di una pubblica funzione, prendono parte alla procedura relativa al trasferimento coattivo di un bene da un soggetto ad un altro soggetto e pertanto, nel caso di esecuzione forzata, detto divieto si applica anche al custode dei beni pignorati o sequestrati il quale, pur non essendo espressamente menzionato, è inquadrabile nella più generale categoria contemplata al n. 2 di detta norma poiché, essendo un soggetto al quale viene affidato l'esercizio di una funzione pubblica temporanea da svolgere quale longa manus degli organi giudiziari, proprio in tale veste partecipa alla procedura esecutiva, provvedendo alla conservazione dei beni sottoposti a vincolo ed alla relativa amministrazione, eventualmente necessaria.

Cass. civ. n. 6115/1984

Il custode di cose sequestrate ai sensi dell'art. 644 c.p.p. ovvero degli artt. 65, 67 c.p.c., opera esclusivamente per conto del giudice al cui controllo è sottoposto come ausiliario di lui, e, perciò, la sua posizione è nettamente distinta da quella, eventualmente rivestita, di dipendente subordinato di un terzo. Ne consegue che il custode assume una propria ed autonoma responsabilità ove manchi ai suoi doveri inerenti alla conservazione delle cose sequestrate, senza che possa sussistere alcuna responsabilità del datore di lavoro a termini dell'art. 2409 c.c.

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