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Articolo 27 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Foro relativo alle opposizioni all'esecuzione

Dispositivo dell'art. 27 Codice di procedura civile

Per le cause di opposizione all'esecuzione forzata di cui agli artt. 615 (1) e 619 (2) è competente il giudice del luogo dell'esecuzione, salva la disposizione dell'art. 480 terzo comma [28, 618bis] (3) (4). Per le cause di opposizione a singoli atti esecutivi [617] è competente il giudice davanti al quale si svolge l'esecuzione (5).

Note

(1) Opposizione con cui si contesta il diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata. Se l'esecuzione forzata non è ancora iniziata si può proporre opposizione al precetto con atto di citazione davanti al giudice competente per materia, valore e territorio.
Se l'esecuzione è già iniziata, l'opposizione andrà proposta con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa, il quale fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti e il temrmine perentorio per la notificazione del ricorso.
(2) Opposizione promossa da un terzo estraneo all'esecuzione, che vanta un diritto di proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati, al fine di sottrarli all'esecuzione.
(3) Ai sensi dell'art. 480 del c.p.c., nel caso in cui la parte istante, nel notificare il precetto, abbia omesso di dichiarare la residenza o eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente per l'esecuzione, l'opposizione al precetto si propone innanzi al giudice del luogo nel quale è avvenuta la notifica.
(4) Si precisa che la competenza per valore e per materia viene individuata in ragione delle norme ordinarie (17).
(5) Se l'esecuzione non è ancora iniziata, il giudice competente a conoscere della opposizione al singolo atto esecutivo (617) si individua a norma dell'art. 480 terzo comma.

Ratio Legis

La norma in esame individua il foro territorialmente competente e inderogabile ai sensi dell'art. 28 del c.p.c. per le opposizioni ellì'esecuzione o agli atti ad essa preliminari. La norma trova applicazione anche alle opposizioni all'esecuzione promosse contro la pubblica amministrazione: in questo caso, infatti, non trova applicazione il foro erariale di cui all'art. 25.

Spiegazione dell'art. 27 Codice di procedura civile

L’articolo in esame fa riferimento alle cause di opposizione contemplate dagli artt. 615 e 619 c.p.c. (a cui viene fatto rinvio), stabilendo che in questi casi la competenza territoriale spetta inderogabilmente al giudice del luogo in cui avviene l’esecuzione.
In particolare, l’art. 615 del c.p.c. fa riferimento all’opposizione con cui viene contestato il diritto della parte istante di procedere all’esecuzione, mentre l’art. 619 del c.p.c. si riferisce alle opposizioni promosse da un terzo che intende vantare un diritto reale sul bene.
Lo stesso primo comma della norma fa salva la disposizione di cui al terzo comma dell’art. 480 del c.p.c., norma che sancisce l’obbligo per la parte istante di dichiarare la residenza o eleggere domicilio nel Comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione; sarà proprio a questo giudice che spetterà la competenza a conoscere dell’opposizione a precetto.
Infatti, continua la stessa norma dicendo che, nel caso in cui il precetto non contenga la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione, l’opposizione a precetto andrà proposta davanti al giudice del luogo in cui esso è stato notificato, ossia quello del luogo di residenza del debitore opponente.

Nell’ottica di una corretta applicazione dell’art. 480 comma 3 c.p.c. ed al fine di impedirne ogni sua strumentalizzazione, prevale in giurisprudenza la tesi secondo cui, onde evitare che il creditore procedente scelga discrezionalmente il foro competente, l’elezione di domicilio dallo stesso compiuta nell’atto di precetto vale a radicare la competenza del giudice dell’esecuzione e ad escludere il foro sussidiario del luogo della notifica del precetto stesso solo se, in caso di contestazione di tale competenza, l’istante dia prova che, nel luogo prescelto, si trovino cose del debitore da sottoporre ad esecuzione.

Per contestare la competenza del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio, il debitore dovrà proporrre opposizione davanti al giudice del luogo in cui il precetto gli è stato notificato.
Qualora nell’atto di precetto siano presenti più dichiarazioni o più elezioni di domicilio, in considerazione del fatto che con uno stesso precetto si possono portare avanti più esecuzioni, anche di specie diversa (tra le quali il creditore si riserva di scegliere successivamente), si avranno dei fori concorrenti.

Il secondo comma si occupa delle cause di opposizione a singoli atti esecutivi, per le quali va ricordato che:
  1. se l’esecuzione è già iniziata, sarà competente il giudice della stessa;
  2. se l’esecuzione non è ancora iniziata, il giudice territorialmente competente si individua ex art. 480 co. 3 c.p.c.
Infatti, secondo la prevalente dottrina, l’assenza in questo secondo comma del richiamo al 3° comma del suddetto articolo, è dovuta ad un mero difetto di coordinamento, e ciò tenuto anche conto del fatto che lo stesso primo comma dell’art. 617 c.p.c. prevede espressamente che le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata l’esecuzione, davanti al giudice indicato all’art. 480 comma 3 c.p.c.
E’ stato in dottrina rilevato che, accanto alla distinzione tra cause di opposizione all’esecuzione (disciplinate dal primo comma) e cause di opposizione agli atti esecutivi (di cui al secondo comma), occorre operare un’altra distinzione, ovvero quella tra opposizioni promosse dal debitore anteriormente all’inizio dell’esecuzione (cioè, prima della notifica del precetto) e opposizioni promosse ad esecuzione già iniziata.

Si ritiene, infatti, che per le prime (anteriori alla notifica del precetto e successive alla notifica del solo titolo esecutivo), con le quali si vuole contestare il diritto della parte intimante di procedere ad esecuzione forzata, il giudice competente debba essere identificato in base ai criteri generali di cui agli artt. 18 e ss. c.p.c., che disciplinano la competenza nel giudizio di cognizione ordinario.
Nel caso, invece, di opposizione promossa dopo la notifica del precetto, ma prima dell’inizio dell’esecuzione, troverà applicazione il primo comma della norma in esame.

Massime relative all'art. 27 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 186/1998

La contemporanea pendenza, relativamente al medesimo credito, di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo e di altro di opposizione a precetto intimato sulla base di quel medesimo titolo, ha influenza esclusivamente sul piano degli accertamenti esperibili in ciascuno di tali procedimenti e sul conseguente contenuto della decisione adottabile nell'una e nell'altra sede, ma non comporta modificazioni della competenza, che rispettivamente appartiene, secondo criteri inderogabili, in base all'art. 645 c.p.c., al giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo opposto e, in base agli artt. 27 comma primo e 615 comma primo c.p.c., al giudice del luogo dell'esecuzione competente per materia e per valore.

Cass. civ. n. 2427/1996

Nel caso di esecuzione immobiliare che l'amministrazione finanziaria intraprenda a carico del proprietario del bene per Invim da altri dovuta, l'opposizione proposta da detto proprietario, al fine di sostenere l'improcedibilità dell'azione per omessa notifica del titolo e del precetto, ovvero per inesistenza degli stessi, resta nell'ambito dell'opposizione agli atti esecutivi, non all'esecuzione, perché non coinvolge l'an od il quantum della pretesa del creditore, e, pertanto, rimane soggetta alle ordinarie regole di competenza, sottraendosi all'applicazione delle disposizioni speciali dell'art. 7 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611.

Cass. civ. n. 7086/1995

Appartiene al pretore, in funzione di giudice del lavoro, a norma degli artt. 618 bis e 409, n. 5, c.p.c., la competenza a conoscere delle opposizioni all'esecuzione — così come delle opposizioni agli atti esecutivi proposte dopo l'inizio dell'esecuzione (art. 27, secondo comma, c.p.c.) — qualora la controversia si riferisca ad aspetti del rapporto di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che siano estranei alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. (Nella specie, crediti di medici e biologi dipendenti di una Usl per corrispettivi di prestazioni svolte in regime di plus orario, liquidate con decreto ingiuntivo, emesso dal giudice ordinario, munito di clausola di provvisoria esecuzione).

Cass. civ. n. 6557/1994

In forza del combinato disposto degli artt. 7 e 8, R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, i giudizi relativi a procedimenti di esecuzione per i quali la prima di tali norme esclude l'operatività del foro erariale sono quelli concernenti la validità formale del procedimento (opposizione agli atti esecutivi ex art. 617, c.p.c.) o l'eventuale coinvolgimento di beni di soggetti estranei all'esecuzione (opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c.) o contestazioni insorte intorno alla dichiarazione del terzo pignorato (art. 548 c.p.c.), vale a dire situazioni che prescindono dall'an e dal quantum della pretesa tributaria. Rientrano, invece, nella regola del foro erariale le controversie, insorte in executivis, concernenti tale pretesa, come le opposizioni all'esecuzione diretta a contestare il fondamento della pretesa tributaria (e non l'impignorabilità dei beni o situazioni ugualmente estranee a tale pretesa).

Cass. civ. n. 10083/1990

Nel giudizio di opposizione all'esecuzione, la competenza per territorio, inderogabilmente fissata in base al luogo della esecuzione medesima (artt. 27 e 28 c.p.c.), non può essere declinata, in favore di altro giudice preventivamente adito con opposizione al precetto, dato che le disposizioni dell'art. 39 secondo comma c.p.c., in tema di continenza, non trovano applicazione quando detto altro giudice difetti di competenza, sulla causa introdotta successivamente, per ragioni inderogabili di territorio.

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Consulenze legali
relative all'articolo 27 Codice di procedura civile

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MARIO A. E. chiede
giovedì 15/10/2020 - Campania
“Nel caso di pignoramento presso terzi fatto dal creditore con citazione a comparire innanzi al tribunale di Napoli, laddove il debitore comune X ha sede nella provincia di Avellino, il terzo pignorato sia banca che poste italiane hanno sede nella provincia di Avellino e dunque competente risulta essere il tribunale di Avellino ex. art. 26 bis cpc, devo costituirmi per il debitore comune X, con comparsa all'udienza innanzi al g.e. del tribunale di Napoli, ed eccepire l'incompetenza per territorio oppure devo proporre opposizione ex. art. 615 co. 2 con ricorso innanzi al tribunale competente che risulta essere Avellino? nel primo caso se il giudice di Napoli dichiara la propria incompetenza annulla gli atti del pignoramento e procede con lo svincolo delle somme pignorate oppure rimette gli atti al giudice competenze di Avellino?”
Consulenza legale i 21/10/2020
Nella legge non troviamo una risposta esplicita alla domanda contenuta nel quesito.

Infatti, l’art. 27 c.p.c., norma di carattere generale, dispone soltanto che “per le cause di opposizione all'esecuzione forzata di cui agli artt. 615 e 619 è competente il giudice del luogo dell'esecuzione, salva la disposizione dell'art. 480 terzo comma.”. Quest’ultimo articolo dispone a sua volta che “il precetto deve inoltre contenere la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per la esecuzione. In mancanza le opposizioni al precetto si propongono davanti al giudice del luogo in cui è stato notificato”.
La Corte di Cassazione nella risalente sentenza n.6667 del 2003 aveva evidenziato che il debitore può avvalersi del giudizio di opposizione alla esecuzione per portare le proprie eccezioni in relazione al pignoramento presso terzi, ma nel caso specifico non si faceva riferimento alla eccezione di incompetenza per territorio.

L’art. 38 c.p.c. prevede invece che la predetta eccezione debba essere rilevata dal convenuto nella comparsa di costituzione.
Tale norma, seppur contenuta nella parte del codice di rito relativa al giudizio di cognizione, è tuttavia “applicabile anche ai processi di esecuzione forzata, attesa la portata generale del principio in essa enunciato" (Cass. Civ. n.1638 del 2002).

Alla luce di quanto sopra, riteniamo che entrambe le soluzioni prospettate nel quesito potrebbero essere corrette, anche se -a parere di chi scrive- appare preferibile proporre l’opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c eccependo con essa l’incompetenza per territorio (anche perché, stricto iure, l’art. 543 c.p.c. non prevede una comparsa di costituzione e risposta per il debitore).
In ogni caso il giudice sarebbe quello di cui al pignoramento il quale, accertata e dichiarata la propria incompetenza dovrebbe rimettere le parti davanti al giudice competente per territorio fissando un termine per la riassunzione.
Quanto allo svincolo delle somme, essendo appunto incompetente, dubitiamo che possa procedere in tal senso (richiesta che, comunque, può essere in ogni caso avanzata con l’opposizione di cui sopra).

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