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Articolo 1012 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Usurpazioni durante l'usufrutto e azioni relative alle servitù

Dispositivo dell'art. 1012 Codice civile

Se durante l'usufrutto un terzo commette usurpazione sul fondo o altrimenti offende le ragioni del proprietario, l'usufruttuario è tenuto a fargliene denunzia (1) e, omettendola, è responsabile dei danni che eventualmente siano derivati al proprietario [1586, 1777].

L'usufruttuario può far riconoscere l'esistenza delle servitù a favore del fondo o l'inesistenza di quelle che si pretende di esercitare sul fondo medesimo [949, 1079]; egli deve in questi casi chiamare in giudizio il proprietario (2).

Note

(1) La denunzia dell'usufruttuario, per la sua finalità di consentire al proprietario l'esercizio del suo diritto, deve avvenire tempestivamente; essa può essere compiuta in qualsiasi forma, compresa quella verbale.
(2) Quando, invece, l'azione confessoria o negatoria servitutis viene esercitata dal nudo proprietario o nei confronti di questi, non occorre nel relativo giudizio la partecipazione anche dell'usufruttuario del fondo attivamente o passivamente gravato dalla servitù, poiché la sentenza che venga eventualmente pronunciata non è idonea a porre in dubbio i diritti in costanza di usufrutto, e quindi non è a lui opponibile.

Brocardi

Laudatio auctoris

Spiegazione dell'art. 1012 Codice civile

Obbligo di denuncia e legittimazione attiva dell'usufruttuario

Una pura e semplice conseguenza dell'obbligo di custodia che incombe sull'usufruttuario durante il suo godimento è l'obbligo posto dal primo comma dell'art. 1021 (che riproduce l'art. 511 del vecchio codice), per cui l'usufruttuario è tenuto a denunciare al proprietario le usurpazioni commesse da terzi e le altre violazioni delle ragioni del proprietario. L'inadempimento di tale obbligo importa la responsabilità per i danni subiti dal proprietario per effetto dell'attività illecita dei terzi, salvo che l'usufruttuario non dimostri che quei danni si sarebbero ad ogni modo verificati, anche se egli avesse tempestivamente adempiuto all'obbligo di denuncia.

Ma più che sotto iL profilo ora accennato la norma dell'art. 1012, specie per il secondo comma che è di nuova formulazione, interessa ad altri fini.

Non v’è dubbio anzitutto che contro le usurpazioni di terzi o contro gli atti che offendono il godimento dell'usufruttuario, questi ha il potere di reagire in nome proprio e indipendentemente dal proprietario. Egli infatti è legittimato attivamente alla vindicatio ususfructus e alle altre azioni dirette a conservare o a recuperare il possesso a titolo di usufrutto o comunque dirette a difendere o a realizzare il suo diritto al godimento. Se quelle usurpazioni ledono al tempo stesso le ragioni dell'usufruttuario quelle del proprietario, il primo deve farne denuncia al secondo, ma se questi rimane inerte, l'usufruttuario può sempre provvedere direttamente, nei limiti del suo interesse, a respingere le usurpazioni medesime.

Il problema è più delicato quando si tratta di decidere se l'usufruttuario sia legittimato, indipendentemente dal proprietario, a far valere diritti che interessano al tempo stesso la proprietà e l'usufrutto (es. actio confessoria e actio negatoria; azione di regolamento di confini). Nel silenzio del vecchio codice si riteneva dai più che l'usufruttuario avesse quella legittimazione attiva, ma che l'accertamento avesse efficacia provvisoria per la durata dell'usufrutto e non fosse quindi opponibile al proprietario, se questi non era stato chiamato a partecipare al giudizio. Questa soluzione era stata sostanzialmente accolta nel Progetto preliminare (art. 164).

Invece il codice, risolvendo la questione con una norma che, pure testualmente limitata all'actio confessoria e all'actio negatoria servitutis, è suscettibile di applicazione analogica (quindi si applica certamente anche all'azione di regolamento di confini), riconosce la legittimazione attiva dell'usufruttuario, ma richiede che nel processo sia chiamato anche il proprietario. Si viene cosi a creare un'ipotesi di litisconsorzio necessario (art. 102 del c.p.c.), con la conseguenza che la domanda dell'usufruttuario non è procedibile se non è chiamato nel giudizio il proprietario o se questo non vi interviene. La ragione pratica che giustifica la necessiti del litisconsorzio tra proprietario e usufruttuario consiste nell’ esigenza di evitare la formazione di giudicati a efficacia puramente provvisoria, in omaggio a un principio di economia dei giudizi.

Ci si può domandare se debba fornirsi una soluzione analoga nel caso in cui sia il proprietario a far valere quelle azioni o siano i terzi che agiscano nei confronti del proprietario per rivendicare una servitù sul fondo in usufrutto o per fare accertare l'inesistenza di una servitù che si pretende esercitare a favore del fondo medesimo. Ma si ritiene che il problema debba risolversi in senso negativo, perché non si può estendere a queste ipotesi la norma dell'art. 1012 che, in quanto pone una condizione alla legittimazione attiva dell'usufruttuario, non può servire a limitare la legittimazione attiva e passiva del proprietario che gli spetta naturalmente, trattandosi di questioni che interessano precipuamente il suo diritto. Si capisce però che il giudicato formatosi tra il proprietario e il terzo in un giudizio in cui l'usufruttuario non sia stato chiamato a intervenire, non è a questo opponibile. Come del resto non gli è opponibile il giudicato formatosi sulla domanda di rivendicazione proposta da un terzo contro il proprietario se l'usufrutto è costituito anteriormente (art. 948 del c.c.) e se, trattandosi di beni immobili o beni mobili registrati, la trascrizione dell'atto costitutivo dell'usufrutto e anteriore alla trascrizione della domanda di rivendicazione (art. 2644 del c.c.).


Legittimazione passiva dell'usufruttuario

Le molestie che l'usufruttuario può ricevere per effetto di atti di terzi possono essere di fatto e di diritto, a seconda che i terzi pretendano di avere o no diritto sulla cosa. Per entrambe le categorie di molestie, quando importino violazione della proprietà e non solo del godimento, l'usufruttuario ha l'obbligo di denunzia di cui al primo comma dell'art. 1012, ma per le seconde egli deve denunziare la molestia anche perchè ciò è di regola condizione per fare valere nei confronti del proprietario la garanzia per evizione cui l'usufruttuario abbia eventualmente diritto secondo le regole stabilite a proposito della vendita e della donazione.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

484 L'art. 1012 del c.c., prevedendo che durante l'usufrutto un terzo commetta qualche usurpazione sul fondo o altrimenti offenda le ragioni del proprietario, sancisce, in conformità dell'art. 511 del codice del 1865, l'obbligo dell'usufruttuario di farne denuncia al proprietario. Inoltre l'articolo in esame consente all'usufruttuario, il quale deve però chiamare in giudizio il proprietario, di far riconoscere l'esistenza di servitù a favore del fondo o l'inesistenza di servitù che altri pretenda di esercitare sul fondo medesimo. Con criterio identico a quello adottato dal codice del 1865 (art. 510, secondo comma) e cioè in proporzione del rispettivo interesse, è regolata la ripartizione tra proprietario e usufruttuario delle spese delle liti che riguardano tanto la proprietà quanto l'usufrutto (art. 1013 del c.c.).

Massime relative all'art. 1012 Codice civile

Cass. civ. n. 22348/2009

In tema di limitazioni legali della proprietà, l'azione per denunciare la violazione da parte del vicino della distanze nelle costruzioni ha natura di "negatoria servitutis", essendo diretta a far valere l'inesistenza di "iura in re" a carico della proprietà suscettibili di dar luogo ad una servitù, e pertanto al suo esercizio è legittimato, a norma dell'art. 1012, secondo comma, c.c., anche il titolare del diritto di usufrutto sul fondo.

Cass. civ. n. 3441/1974

L'azione promossa contro il proprietario per costruire sul fondo una servitù coattiva non comporta la presenza necessaria in giudizio dell'usufruttuario del fondo stesso, dal momento che nel giudizio non si controverte affatto dell'esistenza del suo diritto; e, se dall'esito della controversia dovesse scaturire una limitazione del diritto di godimento dell'usufruttuario, questa non sarebbe che un effetto riflesso dell'imposizione di un peso sullo stesso fondo e, quindi, della limitazione del diritto del proprietario, che egli, in quanto usufruttuario, è costretto a subire. Diversa, infatti, è l'ipotesi in cui sia l'usufruttuario ad agire in negatoria servitutis, poiché nel relativo giudizio il proprietario è litisconsorte necessario ai sensi dell'art. 1012 c.c.

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