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Articolo 2355 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Circolazione delle azioni

Dispositivo dell'art. 2355 Codice civile

Nel caso di mancata emissione dei titoli azionari il trasferimento delle azioni ha effetto nei confronti della società dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci.

Le azioni al portatore [2494] si trasferiscono con la consegna del titolo.

Il trasferimento delle azioni nominative [2328, n. 5, 2421] si opera mediante girata autenticata da un notaio o da altro soggetto secondo quanto previsto dalle leggi speciali. Il giratario che si dimostra possessore in base a una serie continua di girate ha diritto di ottenere l'annotazione del trasferimento nel libro dei soci, ed è comunque legittimato ad esercitare i diritti sociali; resta salvo l'obbligo della società, previsto dalle leggi speciali, di aggiornare il libro dei soci.

Il trasferimento delle azioni nominative con mezzo diverso dalla girata si opera a norma dell'articolo 2022.

Nei casi previsti ai commi sesto e settimo dell'articolo 2354, il trasferimento si opera mediante scritturazione sui conti destinati a registrare i movimenti degli strumenti finanziari; in tal caso, se le azioni sono nominative, si applica il terzo comma e la scritturazione sul conto equivale alla girata (1).

Note

(1) La norma regola le modalità di trasferimento dei titoli azionari: a) le azioni al portatore si trasferiscono mediante la consegna materiale del titolo; b) le azioni nominative, invece, mediante la doppia intestazione sul titolo e sul libro dei soci (secondo quanto previsto dai commi 3 e 4); c) le azioni dematerializzate, infine, si trasferiscono mediante scritturazione contabile, cui è data efficacia di girata.

Ratio Legis

Il legislatore ha voluto regolare l'efficacia dei trasferimenti nei confronti della società, non già l'efficacia degli stessi tra le parti.

Brocardi

Praelatio inter socios

Spiegazione dell'art. 2355 Codice civile

Nel caso di mancata emissione dei titoli azionari la fattispecie traslativa si perfeziona, tra le parti, con lo scambio dei consensi, mentre è necessaria l'iscrizione nel libro dei soci perché il trasferimento produca effetti nei confronti della società.
Se il titolo è al portatore è necessaria la consegna.
Se il titolo è nominativo è necessario il trasferimento che può avvenire mediante girata.
Per le azioni dematerializzate non opera il principio consensualistico, pertanto il trasferimento non sarà efficace finché non verrà completata l'operazione di giro che equivale alla consegna e alla girata del titolo cartaceo. L'operazione di giro consiste in una duplice registrazione: la società procede all'addebito sul conto dell'intermediario trasferente e al corrispondente accredito sul conto dell'intermediario beneficiario, il primo addebita la quantità di titoli trasferiti sul conto dell'alienante, il secondo accredita i titoli sul conto dell'acquirente.
Poiché la norma in commento si limita a regolare l'efficacia del trasferimento nei confronti della società, per determinare il momento in cui il trasferimento è efficace nei confronti dei terzi deve ricorrersi alla disciplina generale.
In caso di conflitti fra più acquirenti:
- se si tratta di titoli al portatore prevale l'acquirente che per primo ha conseguito in buona fede il possesso del titolo;
- se si tratta di titoli nominativi prevale l'acquirente che per primo abbia ottenuto in buona fede il possesso del documento e il transfert a proprio favore;
- se il titolo nominativo è stato trasferito mediante girata prevale colui al quale per primo il titolo venga girato e consegnato, se in buona fede;
- se l'azione è dematerializzata prevale colui che per primo abbia conseguito in buona fede la registrazione in accredito sul proprio conto.

Nell'ipotesi di trasferimento mortis causa la società procede all'annotazione del nome dell'erede o del legatario sul titolo e nel libro dei soci, su presentazione del certificato di morte, di copia dell'eventuale testamento e di un atto di notorietà giudiziale o notarile attestante la qualità di erede o legatario.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

4 Per quanto concerne l'attuazione della lettera b), comma sesto, art. 4 della legge di delega, le nuove disposizioni sono ispirate ad un criterio che corrisponde alla tradizione del codice: quello cioè secondo cui esso definisce le linee generali e la cornice del sistema, rimanendo salva la funzione della legislazione speciale nel dettare i dettagli applicativi. In tal senso debbono essere segnalati i seguenti aspetti di maggior rilievo: 3.1. Si è precisato, nel primo comma dell'art. 2346 del c.c., che il socio ha diritto al rilascio di titoli azionari corrispondenti alla sua partecipazione: diritto che può peraltro essere escluso dallo statuto oppure da leggi speciali, come soprattutto avviene per le società sottoposte al regime di dematerializzazione obbligatoria degli strumenti finanziari da esse emessi. 3.2. Si è confermata la regola per cui, salvo diversa disposizione dello statuto o di leggi speciali, il socio ha un diritto di scelta tra titoli nominativi e al portatore (art. 2354 del c.c., primo comma) e, con un nuovo ultimo comma dell'art. 2354, si è confermata la regola già presente nella legislazione speciale secondo cui anche le società che non emettono strumenti finanziari negoziati nei mercati regolamentati possono volontariamente assoggettarsi alla disciplina per essi prevista, in concreto al regime di dematerializzazione. 3.3. Si è chiarito, con il primo comma dell'art. 2355 del c.c., che nel caso di mancata emissione dei titoli azionari il trasferimento dell'azione diviene efficace nei confronti della società con la sua annotazione nel libro dei soci, precisando quindi in tal modo la diversità di piani tra il trasferimento inter partes e la sua rilevanza per l'organizzazione sociale, in concreto quindi per l'esercizio dei diritti sociali. 3.4. Sulla base dello stesso criterio da ultimo segnalato, il terzo comma dell'art. 2355 regola i rapporti tra girata del titolo nominativo e iscrizione nel libro dei soci e chiarisce che a seguito della prima il trasferimento è perfetto tra le parti, mentre dalla seconda consegue la sua efficacia nei confronti della società. A quest'ultimo proposito deve anche segnalarsi che, nuovamente al fine di realizzare un coordinamento tra la vigente legislazione speciale e le disposizioni del codice, l'art. 2370 del c.c. conferma nel suo terzo comma l'obbligo della società di procedere all'iscrizione nel libro dei soci di coloro che hanno depositato i titoli od hanno comunque partecipato all'assemblea. Deve infatti osservarsi che la regola contenuta nell'art. 4, legge 1745/1962, secondo cui i titoli debbono essere depositati almeno cinque giorni prima per la partecipazione all'assemblea rappresenta un costo non indifferente per gli investitori, e soprattutto quelli istituzionali, che si vedono costretti ad un'immobilizzazione e a non poter operare sul mercato. Perciò si è ritenuto opportuno rendere facoltativo tale obbligo di preventivo deposito e, in tal modo abrogando la diversa norma della legge 1745/1962, il divieto di ritiro dei titoli prima dell'assemblea; e si è considerato che le finalità previste dalla legge speciale fossero ugualmente realizzate con l'obbligo di annotazione sul libro dei soci cui si è fatto appena cenno. 3.5. Per quanto concerne poi le ipotesi di dematerializzazione, obbligatoria oppure facoltativa, l'ultimo comma dell'art. 2355 chiarisce che il trasferimento delle azioni avviene mediante scritturazione in conto e, chiarendo il ruolo che anche per esse svolge la distinzione tra azioni nominative e al portatore, precisa che la distinzione tra le due ipotesi si caratterizza per il ruolo riconosciuto nelle prime al libro dei soci, alla circostanza quindi in definitiva che lo statuto oppure la legge speciale nel caso applicabile impedisce che il possessore dell'azione sia anonimo rispetto alla società ed agli altri soci. 3.6. La disciplina dell'art. 2355 bis, in tema di limitazioni al trasferimento delle azioni, prevede interventi particolarmente incisivi, volti da un lato ad ampliare lo spazio per l'autonomia statutaria, dell'altro a fornire le necessarie garanzie ai soci ed ai terzi. Per il secondo aspetto sono di particolare significato il secondo ed il terzo comma della nuova disposizione. L'una, al fine di chiarire il possibile ruolo di clausole di mero gradimento, risolve un delicato problema interpretativo e ne ammette l'efficacia quando prevedono un obbligo della società o degli altri soci di acquistare le azioni del socio che intende trasferirle; il quale socio, pertanto, non può essere prigioniero del suo titoli ed è così in grado di realizzare quell'interesse all'agevole disinvestimento che costituisce uno dei motivi essenziali della scelta della società per azioni e della sua diffusione. L'altro, al fine di prevenire il pericolo di pregiudizio per l'affidamento degli acquirenti, risolve una questione ampiamente discussa in sede interpretativa e dispone che le limitazioni al trasferimento risultino dai titoli.

Massime relative all'art. 2355 Codice civile

Cass. civ. n. 7925/2017

Ogni attività oggettivamente configurabile come di lavoro subordinato si presume effettuata a titolo oneroso, salva la prova da fornirsi da colui che contesti l’onerosità che la stessa sia caratterizzata da gratuità; una tale prova, peraltro, non può essere desunta soltanto dalle formali pattuizioni intercorse tra le parti, ma deve consistere nell’accertamento, specie attraverso le modalità di svolgimento del rapporto, di particolari circostanze, oggettive o soggettive (modalità, quantità del lavoro, condizioni economico-sociali delle parti, relazioni tra esse intercorrenti), che giustifichino la causa gratuita e consentano di negare, con certezza, la sussistenza di un accordo elusivo dell’irrinunciabilità della retribuzione, senza che sia sufficiente la semplice dimostrazione che il lavoratore si riprometta di ricavare dalla prestazione gratuita un vantaggio futuro e non pecuniario (nella specie, l'acquisizione del punteggio derivante dallo svolgimento di attività d'insegnamento, utile ai fini dell'assunzione presso istituzioni pubbliche).

Cass. civ. n. 12797/2012

Il patto di prelazione inserito nello statuto di una società di capitali ed avente ad oggetto l'acquisto delle azioni sociali, poiché è preordinato a garantire un particolare assetto proprietario, ha efficacia reale, in caso di violazione, è opponibile anche al terzo acquirente.

Il socio di una società di capitali che lamenti la violazione del suo diritto di prelazione nel caso di vendita di azioni sociali, statutariamente previsto, non può limitarsi a dimostrare in giudizio l'esistenza del suddetto patto, ma deve anche allegare e provare che dalla sua violazione è derivata una lesione del suo interesse a rendersi acquirente delle azioni trasferite a terzi.

Cass. civ. n. 11761/2006

Nell'accezione generica di danno esistenziale, che non costituisce una specifica categoria di pregiudizio autonomamente risarcibile, confluiscono ipotesi non necessariamente previste per legge ed assume rilievo la situazione di danno non patrimoniale da perdita del congiunto, per la quale l'interesse del soggetto all'intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell'ambito della famiglia ed all'inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatici della persona umana nell'ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia trova riconoscimento a tutela delle norme di cui agli articoli 2, 29 e 30 della Costituzione e si distingue sia dall'interesse alla salute (protetto dall'art. 32 e tutelato attraverso il risarcimento del danno biologico), sia dall'interesse all'integrità morale (protetto dall'art. 2 Cost. e tutelato attraverso il risarcimento del danno morale soggettivo).

Cass. civ. n. 6644/1998

Nell'ipotesi di contratto di assicurazione per conto di chi spetta (art. 1891 c.c.) di cose mobili da trasportare da un luogo ad un altro, presupposto per l'esercizio da parte dell'assicuratore dell'azione surrogatoria ex art. 1916 c.c., è il versamento dell'indennizzo da parte dell'assicuratore al titolare dell'interesse tutelato dalla garanzia assicurativa. Tale titolarità, nell'ipotesi di perdita delle cose consegnate al vettore, va ravvisata in capo all'acquirente destinatario della merce e non in capo al mittente venditore, in applicazione dell'art. 1510 c.c., in forza del quale il venditore mittente rimettendo al vettore o allo spedizioniere le cose oggetto della vendita non solo si libera dell'obbligazione della loro consegna e dei rischi connessi al loro perimento, ma trasferisce all'acquirente, salvo patto contrario, anche la loro proprietà, con la conseguenza che la qualità dell'assicurato con detta consegna si trasferisce dal venditore all'acquirente.

Cass. civ. n. 23/1988

I cosiddetti danni patrimoniali futuri risarcibili a favore dei genitori e dei fratelli di un minore deceduto a seguito di fatto illecito, vanno ravvisati nella perdita o nella diminuzione di quei contributi patrimoniali o di quelle utilità economiche che - sia in relazione a precetti normativi (artt. 315, 433, 230 bis c.c.) che per la pratica di vita improntata a regole etico-sociali di solidarietà familiare e di costume - presumibilmente e secondo un criterio di normalità il soggetto venuto meno prematuramente avrebbe apportato, alla stregua di una valutazione che faccia ricorso anche alle presunzioni ed ai dati ricavabili dal notorio e dalla comune esperienza, con riguardo a tutte le circostanze del caso concreto (composizione del nucleo familiare, condizioni economico-sociali, attività esercitata dai genitori e dagli altri congiunti). (Nella specie, ribadendo il principio di cui alla massima, la S.C. ha cassato per vizio di motivazione la pronuncia di merito che aveva negato la risarcibilità sulla base dell'impossibilità di una previsione certa conseguente al solo dato dell'età eccessivamente precoce della vittima).

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ALFREDO C. chiede
martedì 05/06/2018 - Lazio
“Un soggetto A possiede il 99% di una spa. Dovrebe vendere una quota pari al 60% o come privato o come società. A quale tassazione soggiacciono le due ipotesi ossia comme privato ovvero come società
Grazie

Consulenza legale i 08/06/2018
La tassazione sulla cessione delle partecipazioni varia a seconda che si tratti di partecipazioni qualificate o non qualificate.
Sono partecipazioni qualificate quelle che, nel caso gli strumenti finanziari siano quotati su mercati regolamentati, consentono una percentuale di voto superiore al 2% o che siano relative a una partecipazione al capitale superiore al 5%.
Se lo strumento finanziario non è quotato su mercati regolamentati le percentuali salgono al 20% per il diritto di voto e al 25% per la partecipazione al capitale.
Le partecipazioni non qualificate sono invece quelle che hanno uno soglia pari o inferiore alle percentuali previste per quelle qualificate.

Nel caso in oggetto si tratta di partecipazioni qualificate.

Le plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate non sono soggette a imposta sostitutiva, ma concorrono a formare la base imponibile IRPEF nella misura del 58,14% (con esenzione del 41,86%), per le persone fisiche titolari o non titolari di partita IVA e le società di persone.

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto una tassazione unica sia per le partecipazioni qualificate che non qualificate (art. 67, lett. c), T.U.I.R.).
Le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, sia qualificate che non qualificate, da parte di persone fisiche saranno tassate al 26% a partire dal 1° gennaio 2019.

Per quanto riguarda il regime delle PEX (Partecipation Exemption), ovvero l’esenzione fiscale delle plusvalenze, per i soggetti IRES, quindi anche le società di capitali, la base imponibile è pari al 5% (con esenzione del 95%), come previsto dal’art. 87 del T.U.I.R.

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