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Articolo 87 Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917)

[Aggiornato al 01/12/2021]

Plusvalenze esenti

Dispositivo dell'art. 87 TUIR

1. Non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto esenti nella misura del 95 per cento le plusvalenze realizzate e determinate ai sensi dell'articolo 86, commi 1, 2 e 3, relativamente ad azioni o quote di partecipazioni in società ed enti indicati nell'articolo 5, escluse le società semplici e gli enti alle stesse equiparate, e nell'articolo 73, comprese quelle non rappresentate da titoli, con i seguenti requisiti:

  1. a) ininterrotto possesso dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell'avvenuta cessione considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente;
  2. b) classificazione nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso;
  3. c) residenza fiscale o localizzazione dell'impresa o ente partecipato in Stati o territori diversi da quelli a regime fiscale privilegiato individuati in base ai criteri di cui all'articolo 47 bis, comma 1, o, alternativamente, la dimostrazione, anche a seguito dell'esercizio dell'interpello di cui allo stesso articolo 47 bis, comma 3, della sussistenza della condizione di cui al comma 2, lettera b), del medesimo articolo. Qualora il contribuente intenda far valere la sussistenza di tale ultima condizione ma non abbia presentato la predetta istanza di interpello ovvero, avendola presentata, non abbia ricevuto risposta favorevole, la percezione di plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni in imprese o enti residenti o localizzati in Stati o territori a regime fiscale privilegiato individuati in base ai criteri di cui all'articolo 47 bis, comma 1, deve essere segnalata nella dichiarazione dei redditi da parte del socio residente; nei casi di mancata o incompleta indicazione nella dichiarazione dei redditi si applica la sanzione amministrativa prevista dall'articolo 8, comma 3-ter, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. Ai fini della presente lettera, la condizione indicata nell'articolo 47 bis, comma 2, lettera b), deve sussistere, ininterrottamente, sin dal primo periodo di possesso; tuttavia, per i rapporti detenuti da più di cinque periodi di imposta e oggetto di realizzo con controparti non appartenenti allo stesso gruppo del dante causa, è sufficiente che tale condizione sussista, ininterrottamente, per i cinque periodi d'imposta anteriori al realizzo stesso. Ai fini del precedente periodo si considerano appartenenti allo stesso gruppo i soggetti residenti o meno nel territorio dello Stato tra i quali sussiste un rapporto di controllo ai sensi del comma 2 dell'articolo 167 ovvero che, ai sensi del medesimo comma 2, sono sottoposti al comune controllo da parte di altro soggetto residente o meno nel territorio dello Stato(1);
  4. d) esercizio da parte della società partecipata di un'impresa commerciale secondo la definizione di cui all'articolo 55. Senza possibilità di prova contraria si presume che questo requisito non sussista relativamente alle partecipazioni in società il cui valore del patrimonio è prevalentemente costituito da beni immobili diversi dagli immobili alla cui produzione o al cui scambio è effettivamente diretta l'attività dell'impresa, dagli impianti e dai fabbricati utilizzati direttamente nell'esercizio d'impresa. Si considerano direttamente utilizzati nell'esercizio d'impresa gli immobili concessi in locazione finanziaria e i terreni su cui la società partecipata svolge l'attività agricola.

1-bis. Le cessioni delle azioni o quote appartenenti alla categoria delle immobilizzazioni finanziarie e di quelle appartenenti alla categoria dell'attivo circolante vanno considerate separatamente con riferimento a ciascuna categoria.

2. Il requisito di cui al comma 1, lettera c), deve sussistere, ininterrottamente, sin dal primo periodo di possesso; tuttavia, per i rapporti detenuti da più di cinque periodi di imposta e oggetto di realizzo con controparti non appartenenti allo stesso gruppo del dante causa, è sufficiente che tale condizione sussista, ininterrottamente, per i cinque periodi d'imposta anteriori al realizzo stesso. Ai fini del precedente periodo si considerano appartenenti allo stesso gruppo i soggetti residenti o meno nel territorio dello Stato tra i quali sussiste un rapporto di controllo ai sensi del comma 2 dell'articolo 167 ovvero che, ai sensi del medesimo comma 2, sono sottoposti al comune controllo da parte di altro soggetto residente o non residente nel territorio dello Stato. Il requisito di cui al comma 1, lettera d), deve sussistere ininterrottamente, al momento del realizzo, almeno dall'inizio del terzo periodo d'imposta anteriore al realizzo stesso(2).

3. L'esenzione di cui al comma 1 si applica, alle stesse condizioni ivi previste, alle plusvalenze realizzate e determinate ai sensi dell'articolo 86, commi 1, 2 e 3, relativamente alle partecipazioni al capitale o al patrimonio, ai titoli e agli strumenti finanziari similari alle azioni ai sensi dell'articolo 44, comma 2, lettera a) ed ai contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b). Concorrono in ogni caso alla formazione del reddito per il loro intero ammontare gli utili relativi ai contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), che non soddisfano le condizioni di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo.

4. Fermi rimanendo quelli di cui alle lettere a), b) e c), il requisito di cui alla lettera d) del comma 1 non rileva per le partecipazioni in società i cui titoli sono negoziati nei mercati regolamentati. Alle plusvalenze realizzate mediante offerte pubbliche di vendita si applica l'esenzione di cui ai commi 1 e 3 indipendentemente dal verificarsi del requisito di cui alla predetta lettera d).

5. Per le partecipazioni in società la cui attività consiste in via esclusiva o prevalente nell'assunzione di partecipazioni, i requisiti di cui alle lettere c) e d) del comma 1 si riferiscono alle società indirettamente partecipate e si verificano quando tali requisiti sussistono nei confronti delle partecipate che rappresentano la maggior parte del valore del patrimonio sociale della partecipante.

6. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle plusvalenze di cui all'articolo 86, comma 5-bis.

7. [Per i contratti di conto corrente e per le operazioni bancarie regolate in conto corrente, compresi i conti correnti reciproci per servizi resi intrattenuti tra aziende e istituti di credito, si considerano maturati anche gli interessi compensati a norma di legge o di contratto.](3)

Note

(1) La lettera c) è stata modificata dall'art. 5 comma 1 lett. f) del D. Lgs. 29 novembre 2018, n. 142.
(2) Il comma 2 è stato modificato dall'art. 5 comma 1 lett. f) del D. Lgs. 29 novembre 2018, n. 142.
Il D. Lgs. 29 novembre 2018, n. 142 ha inoltre disposto, con l'art. 13, comma 6, che la presente modifica si applica a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, nonché agli utili percepiti e alle plusvalenze realizzate a decorrere dal medesimo periodo di imposta.
(3) Comma abrogato dal D.Lgs. 18/11/2005, n.247.

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M.F. chiede
giovedģ 11/11/2021 - Lombardia
“Una sas cede la propria partecipazione in una srl (quindi cessione in regime di impresa) conseguendo una plusvalenza.<br />
<br />
Come viene tassata la plusvalenza??”
Consulenza legale i 18/11/2021
Prima di fornire risposta in merito alla tassazione della plusvalenza realizzata dalla sas a seguito di cessione di partecipazione in srl, occorre fare una breve premessa in punto normativo, precisando che la suddetta plusvalenza contribuisce alla formazione del reddito d’impresa, base imponibile per le Sas, esclusivamente ai fini IRAP.

Ai fini delle imposte sui redditi, infatti, vige per le Sas il regime dell’imputazione del reddito ai soci per trasparenza ex art. 5 TUIR.

Detto questo occorrerà precisare ulteriormente che per la determinazione del reddito d’impresa da imputare poi ai soci, valgono per le Sas le medesime regole previste per i soggetti IRES, così come previsto dall’art. [nn56tuir]] TUIR.

Ne consegue che sarà applicabile alle Sas la norma di cui all’art. 86 comma 4 TUIR secondo cui “Le plusvalenze realizzate, diverse da quelle di cui al successivo articolo 87, determinate a norma del comma 2, concorrono a formare il reddito, per l'intero ammontare nell'esercizio in cui sono state realizzate ovvero, se i beni sono stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni, o a un anno per le società sportive professionistiche, a scelta del contribuente, in quote costanti nell'esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto. La predetta scelta deve risultare dalla dichiarazione dei redditi; se questa non è presentata la plusvalenza concorre a formare il reddito per l'intero ammontare nell'esercizio in cui è stata realizzata. Per i beni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diverse da quelle di cui al successivo articolo 87, le disposizioni dei periodi precedenti si applicano per quelli iscritti come tali negli ultimi tre bilanci; si considerano ceduti per primi i beni acquisiti in data più recente.”

Conseguentemente le plusvalenze, diverse da quelle di cui all’art 87 di cui parleremo di seguito, concorreranno a formare il reddito imponibile della società ai fini Irap per l’intero ammontare e contribuiranno per il medesimo ammontare a costituire il reddito da imputare ai soci in base al valore della partecipazione.

In capo ai soci il predetto reddito, che costituirà reddito da partecipazione, verrà tassato ordinariamente ai fini IRPEF, sommandosi ad altri redditi del socio.

Nel caso in cui invece ricorrano i requisiti di esenzione della plusvalenza da cessione di partecipazione in Srl previsti dall’art. 87 TUIR per le Sas vale la regola di cui all’art. 58 comma 2 TUIR secondo cui "Le plusvalenze di cui all'articolo 87 non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto esenti limitatamente al 60 per cento del loro ammontare".

In sostanza le suddette plusvalenze concorreranno alla formazione del reddito d’impresa nei limiti del 40%.

Al sono fine di una completezza espositiva si può aggiungere che:
la disciplina delle plusvalenze realizzate a seguito della vendita di partecipazioni in esercizio di impresa è contenuta nell’art. 87 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.
La normativa in parola contempla un sostanziale regime di esenzione dei plusvalori realizzati (c.d. participation exemption, nota anche come PEX) subordinato alla sussistenza congiunta di alcuni requisiti soggettivi ed oggettivi.
Tutto ciò al fine di evitare la duplicazione di tassazione (in capo alla società ed in capo al partecipante) del reddito societario.

Possono avvalersi della PEX i seguenti soggetti:
  • società di capitali;
  • società cooperative e di mutua assicurazione;
  • enti commerciali e non commerciali, limitatamente alle partecipazioni «detenute in regime di reddito d’impresa», ivi compresi i consorzi e le associazioni non riconosciute;
  • società di persone ed enti equiparati;
  • società ed enti non residenti con stabile organizzazione in Italia.
I soggetti che possono avvalersi del regime PEX di esenzione fiscale delle plusvalenze (ricordando che la società partecipata deve essere un’impresa commerciale) devono possedere tre requisiti necessari per fruire della partecipation exemption ovvero:
  • Possesso ininterrotto dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la cessione;
  • Iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso dopo l’acquisto;
  • Residenza fiscale della società partecipata in un paese diverso da quelli inclusi nella lista degli stati a fiscalità privilegiata (c.d. paradisi fiscali).


    Ai fini dell’accesso alla pex, non rileva dunque la sussistenza di una determinata percentuale di possesso di diritti amministrativi o patrimoniali, bensì la soddisfazione congiunta di quattro requisiti, tassativamente individuati dall’art. 87, comma 1, del D.P.R. n. 917/1986:
  • a) l’ininterrotto possesso dal primo giorno del dodicesimo mese precedente a quello dell’avvenuta cessione, considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente;
  • b) la classificazione della partecipazione alienata nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie, nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso; nel caso di società di persone l’iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie deve risultare da elementi certi e precisi della contabilità, mentre sono esclusi a priori da tale regime i soggetti in contabilità semplificata per la mancata soddisfazione del requisito in commento.
  • c) la residenza fiscale della società partecipata in uno Stato o territorio diverso da quelli a regime fiscale privilegiato oppure, alternativamente, l’avvenuta dimostrazione – tramite l’esercizio del diritto di interpello – che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall’inizio del periodo di possesso, l’effetto di localizzare i redditi in Stati o territori in cui sono sottoposti a regimi fiscali privilegiati;
  • d) l’esercizio, ad opera della partecipata, di un’impresa commerciale ossia di un’attività che dia luogo a reddito ‘impresa.

I presupposti di cui ai punti a) e b) devono essere verificati in capo all’alienante: nel caso in cui l’oggetto della cessione plusvalenze sia rappresentato da azioni proprie, devono comunque essere rispettate le condizioni di cui all’art. 87, comma 1, del D.P.R. n. 917/1986, con particolare riferimento alla durata minima del possesso, nonché all’originaria iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie (C.M. n.36/E/2004).

I requisiti indicati ai sub c) e d) devono, invece, sussistere presso la partecipata, con riferimento al triennio precedente la cessione, salvo che sia costituita da un minor periodo: al ricorrere di tale ipotesi, l’esenzione può comunque essere invocata, se le azioni o quote vendute sono state iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio e si farà riferimento al minor periodo intercorso tra l’atto costitutivo e la cessione della partecipazione.
Come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 152/E del 15/12/2004, la ratio della previsione di cui all’art. 87 c. 1 lett. d) sta nella “volontà di impedire che la cessione della partecipazione nella società immobiliare si ponga su un piano di teorica equivalenza rispetto alla cessione degli immobili e che, quindi, tramite la cessione della partecipazione si trasferiscano in esenzione i beni di primo grado che il titolo rappresenta. […] In altri termini, l’esenzione della plusvalenza realizzata a seguito della cessione della partecipazione detenuta in una società immobiliare […] è consentita solo qualora sia ceduta un’effettiva attività d’impresa che abbia ad oggetto la costruzione o la vendita degli immobili e non alla gestione degli stessi
Secondo l’Agenzia, dunque, se la società si qualifica come società di costruzione e/o compravendita, ma di fatto esercita una attività di gestione del proprio patrimonio immobiliare, come per esempio la locazione a terzi degli immobili iscritti nell’attivo circolante, questi ultimi dovrebbero essere tenuti in conto ai fini della presunzione di non commerciabilità.

Nel caso di esercizio congiunto di attività commerciale e non, secondo le indicazioni contenute nella circolare 7/E/2013 per soddisfare il requisito della commercialità va verificata la prevalenza dell’esercizio di attività commerciale confrontando l’ammontare a valore corrente del patrimonio destinato a ciascuna attività o utilizzando altri criteri, quali l’ammontare dei ricavi, costi, redditi o numero di dipendenti impiegati in ciascuna attività.

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