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Articolo 1751 bis Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Patto di non concorrenza

Dispositivo dell'art. 1751 bis Codice civile

(1) Il patto che limita la concorrenza da parte dell'agente dopo lo scioglimento del contratto deve farsi per iscritto [2125, 2596]. Esso deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni o servizi per i quali era stato concluso il contratto di agenzia e la sua durata non può eccedere i due anni successivi all'estinzione del contratto.

L'accettazione del patto di non concorrenza comporta, in occasione della cessazione del rapporto, la corresponsione all'agente commerciale di una indennità di natura non provvigionale [1748] (2). L'indennità va commisurata alla durata, non superiore a due anni dopo l'estinzione del contratto, alla natura del contratto di agenzia e all'indennità di fine rapporto [1751]. La determinazione della indennità in base ai parametri di cui al precedente periodo è affidata alla contrattazione tra le parti tenuto conto degli accordi economici nazionali di categoria. In difetto di accordo l'indennità è determinata dal giudice in via equitativa anche con riferimento:

  1. 1) alla media dei corrispettivi riscossi dall'agente in pendenza di contratto ed alla loro incidenza sul volume d'affari complessivo nello stesso periodo;
  2. 2) alle cause di cessazione del contratto di agenzia;
  3. 3) all'ampiezza della zona assegnata all'agente;
  4. 4) all'esistenza o meno del vincolo di esclusiva per un solo preponente (3).

Note

(1) Questo articolo è stato aggiunto dall'art. 5, d.lgs. 10 settembre 1991, n. 303.
(2) L'indennità quindi, non è una provvigione (1748 c.c.) bensì un ristoro per il pregiudizio derivante dall'esercizio di un atto lecito.
(3) Comma inserito dall'art. 23, comma 1, l. 29 dicembre 2000, n. 422 (Legge comunitaria 2000), a decorrere dal 1° giugno 2001. A norma dell'art. 23 della stessa legge, le disposizioni di cui a tale comma "si applicano esclusivamente agli agenti che esercitano in forma individuale, di società di persone o di società di capitali con un solo socio, nonché, ove previsto da accordi economici nazionali di categoria, a società di capitali costituite esclusivamente o prevalentemente da agenti commerciali".

Ratio Legis

Il patto di non concorrenza è volto a garantire il preponente dalla possibilità che l'agente possa servirsi di quanto appreso (in senso lato: tecniche di vendita, conoscenza dei prodotti ma anche clientela ecc.) dall'incarico svolto presso questi per svolgere l'attività in proprio o per conto di altri, ciò che gli arrecherebbe un danno. Tuttavia, poichè esso limita la libertà contrattuale dell'agente, la sua stipula è circondata da specifiche cautele, quali la durata limitata, la forma scritta, la circoscrizione territoriale, il diritto ad una indennità per l'agente.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

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Consulenze legali
relative all'articolo 1751 bis Codice civile

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SERGIO C. chiede
sabato 28/05/2016 - Emilia-Romagna
“ho cessato,nel 2014, un rapporto di agenzia ove era previsto un patto di non concorrenza di 2 anni.Il mandato era stato sottoscritto l'1/4/2000,cioè prima dell'entrata in vigore della norma che prevede una indennità alla fine del mandato.C'è chi sostiene che,per tale tempistica non mi spetta nulla,mentre alcuni ipotizzano che,poiché l'evento che determina la corresponsione dell'indennità si realizza successivamente all'entrata in vigore della norma,mi spetterebbe senz'altro l'indennità.
Qual'è il Vs parere e l'orientamento giuridico corrente?
Grazie e cordiali saluti.”
Consulenza legale i 05/06/2016
La Legge n. 442 del 2000, al primo comma dell’art. 23, ha modificato il testo originario dell’art. 1751 bis bis del cod. civ, introducendone l’attuale secondo comma, il quale disciplina la corresponsione, all’atto della cessazione del rapporto, di un’indennità di natura non provvigionale a favore all’agente che abbia accettato di sottoscrivere un patto di non concorrenza.

Il menzionato art. 23, al suo secondo comma, recita testualmente: “(…) Le disposizioni di cui al comma 1 acquistano efficacia dal 1° giugno 2001”: come si vede, tuttavia, non viene dettata una disciplina transitoria valevole per i casi in cui il patto sia già stato sottoscritto nel momento dell’entrata in vigore della norma (1/6/2001) ma il rapporto non sia ancora cessato (come nel caso concreto in esame).

Ora, sull’applicazione o meno dell’articolo in commento (e quindi sulla corresponsione dell’indennità in questione) nei predetti casi, mentre la dottrina più autorevole si è pronunciata in senso favorevole, seguita da parte della giurisprudenza di merito (i Tribunali), la Corte di Cassazione, al contrario, si è espressa in senso diametralmente opposto.

Per tutte si veda la più recente pronuncia sul punto, Cass. Civ., Sez. Lavoro, 11 giugno 2015 n. 12127, la quale motiva come segue il proprio convincimento: “Solo con la L. n. 422 del 2000, art. 23, il legislatore italiano, senza che ciò fosse necessitato dalla disciplina comunitaria in materia, ha introdotto l’art. 1751 bis c.c., comma 2.
Ha espressamente stabilito che l'accettazione del patto di non concorrenza comporta, in occasione della cessazione del rapporto, la corresponsione all'agente commerciale di una indennità di natura non provvigionale"; ha indicato i parametri cui l'indennità va commisurata; ha affidato la determinazione di essa alla "contrattazione tra le parti tenuto conto degli accordi economici nazionali di categoria"; "in difetto di accordo" ha previsto che l'indennità venga determinata in via equitativa dal giudice.
Pertanto, a decorrere dal 1 giugno 2001, come stabilito dalla L. n. 422 del 2000, art. 23 cit., il patto di non concorrenza per l'ordinamento italiano è tipicamente oneroso, tanto che, nel caso in cui il compenso non sia stato stabilito dalle parti, soccorre l'intervento integrativo del giudice. Si delinea un rapporto di scambio a prestazioni corrispettive, in cui viene garantito un equilibrio economico minimo, grazie anche all'eventuale intervento del giudice in funzione di equità integrativa.
Tuttavia, in assenza di una specifica disciplina transitoria predisposta dal legislatore, il Collegio ritiene che tale disposizione non possa trovare applicazione ai patti stipulati antecedentemente alla sua entrata in vigore, sebbene rispetto ad un rapporto di agenzia cessato successivamente e ad un patto di non concorrenza che non ha ancora avuto esecuzione.
Tanto in ragione dell'art. 11 disp. gen., premesse al codice civile, secondo cui; "La legge non dispone che per l'avvenire; essa non ha effetto retroattivo".
Sebbene la regola dell'irretroattività della legge assuma rango costituzionale in riferimento alle norme penali incriminatici, in ambito civile solo al legislatore compete di derogarvi, peraltro non senza limiti, per cui, in mancanza di difforme previsione legislativa, opera il principio generale dell'assoggettamento della disciplina di ciascun fatto alla normativa del tempo in cui esso si verifica.
Coerentemente per questa Corte, in assenza di diverse previsioni, le condizioni di validità di un contratto devono essere vagliate sulla base della normativa in vigore al momento in cui esso è stato concluso, secondo il principio tempus regit actum. Lo ius superveniens non può essere applicato, oltre che ai rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore, a quelli sorti anteriormente ed ancora in vita, se in tal modo si disconoscano gli effetti già verificatisi del fatto passato o si venga a togliere efficacia, in tutto o in parte, alle conseguenze attuali e future dello stesso (…).
Ove non si applicasse la regola descritta della naturale irretroattività della legge al caso che ci occupa, si altererebbe in modo determinante l'originario programma contrattuale che le parti si erano liberamente date, producendo effetti iniqui.

Per rispondere al quesito posto, dunque, non potrà trovare applicazione il nuovo secondo comma dell’art. 1751 bis cod. civ. al rapporto ancora in essere, poiché il patto è stato siglato tra le parti in data antecedente il 1/6/2001.

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