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Articolo 1696 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Calcolo del danno in caso di perdita o di avaria

Dispositivo dell'art. 1696 Codice civile

Il danno derivante da perdita o da avaria si calcola secondo il prezzo corrente(1) delle cose trasportate nel luogo e nel tempo della riconsegna [1515 comma 3].

Il risarcimento dovuto dal vettore non può essere superiore a un euro per ogni chilogrammo di peso lordo della merce perduta o avariata nei trasporti nazionali ed all'importo di cui all'articolo 23, comma 3, della Convenzione per il trasporto stradale di merci, ratificata con leggee 6 dicembre 1960, n. 1621, e successive modificazioni, nei trasporti internazionali(2).

La previsione di cui al comma precedente non è derogabile a favore del vettore se non nei casi e con le modalità previste dalle leggi speciali e dalle convenzioni internazionali applicabili(2).

Il vettore non può avvalersi della limitazione della responsabilità prevista a suo favore dal presente articolo ove sia fornita la prova che la predita o l'avaria della merce sono stati determinati da dolo o colpa grave del vettore o dei suoi dipendenti e preposti, ovvero di ogni altro soggetto di cui egli si sia avvalso per l'esecuzione del trasporto, quando tali soggetti abbiano agito nell'esercizio delle loro funzioni(2)

Note

(1) L'indennizzo è ritenuto debito di valore soggetto alla svalutazione monetaria (1277 c.c.).
(2) Questo comma è stato aggiunto dall'art. 10 del D. lgs. 21 novembre 2005, n. 286.

Ratio Legis

La predeterminazione dei criteri per il calcolo del danno da perdita o avaria della merce consente di evitare il sorgere di controversie destinate ad accertare solo tale profilo.

Brocardi

Ex recepto

Spiegazione dell'art. 1696 Codice civile

Liquidazione dei danni

In materia di determinazione di danni per perdita o avaria delle cose trasportate, il legislatore del codice del '42 conservò il criterio obiettivo già accolto dal codice di commercio abrogato (art. 405), anziché quello soggettivo, considerato dalle norme generali degli articoli 1223 segg..
Il danno cioè viene calcolato secondo il prezzo corrente delle cose trasportate nel luogo e nel tempo della riconsegna. Poiché la legge dice «secondo il prezzo corrente », è sottinteso che va detratto dal prezzo corrente l'ammontare delle spese di trasporto non pagate per effetto della perdita o dell'avaria. Come prezzo corrente si intende il prezzo determinato da tariffe stabilite per atto della pubblica autorità ovvero risultante dai listini di borsa o di mercato del luogo più vicino (arg. art. 1515). In difetto, il prezzo corrente si determinerà mediante altri mezzi di prova (fatture, perizie ecc.).

Queste norme valgono anche per il caso che il danno sia prodotto da dolo; perché il nuovo codice non riproduce in proposito l'eccezione fatta dall'art. 405 cod. comm., che rinviava per il caso di dolo ai principi generali (liquidazione con criterio soggettivo anche dei danni imprevedibili) (art. 1228 cod. civ. del 1865 ; ora art. 1225).
Deve ritenersi invece sottintesa anche per il codice in vigore, quantunque non riprodotta, la disposizione dell'art. 405 terzo comma, cod. comm. secondo cui, quando non vi è possibilità di riferirsi ad un prezzo corrente (come nel trasporto di bagagli consegnati, senza indicazione del contenuto), il danno deve determinarsi secondo i principi generali, in base alle circostanze di fatto, naturalmente con l'onere della prova a carico del danneggiato.

Le norme dell'art. 1696 sono convenzionalmente derogabili, tranne il caso in cui la deroga importi una limitazione della responsabilità del vettore per il caso di dolo o colpa grave (art. 1229).
Sulla somma liquidata a titolo di danno sono naturalmente dovuti gli interessi moratori e, se del caso, i maggiori danni derivanti da fatti monetari (art. 1224).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1696 Codice civile

Cass. civ. n. 18657/2013

In forza del principio sancito dall'art. 11 delle preleggi e in ragione della necessità che le relative deroghe - come affermato dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo - trovino razionale ed adeguata giustificazione in motivi imperativi di interesse generale, i limiti alla responsabilità del vettore previsti dall'art. 1696, secondo comma, c.c., come novellato dall'art. 10 del d.l.vo 21 novembre 2005, n. 286, non trovano applicazione in relazione a fattispecie contrattuali perfezionate nei loro elementi e consumate nella loro esecuzione anteriormente all'entrata in vigore di detto "ius superveniens".

Cass. civ. n. 5700/1999

Il trasportatore obbligato ex recepto a risarcire il danno al destinatario della merce perché sottratta nei suoi magazzini ove l'aveva messa a sua disposizione per il ritiro deve corrispondergli anche l'Iva versata al venditore non potendo più egli riversarla sull'acquirente finale.

Cass. civ. n. 641/1990

La norma dell'art. 1696 c.c., per la quale il danno derivante da perdita o da avaria si calcola secondo il prezzo corrente delle cose trasportate nel luogo e nel tempo dalla riconsegna, non importa che l'obbligazione del vettore sia per ciò sottratta al principio dell'adeguamento dell'indennizzo al diminuito potere di acquisto della moneta.

Cass. civ. n. 4732/1986

Per stabilire lo stato, il valore ed il danno della merce, conseguenti alla perdita o all'avaria delle cose trasportate dal vettore marittimo, le perizie sulle condizioni del carico all'arrivo, benché redatte, ai fini del rapporto assicurativo, da tecnici di fiducia dell'assicuratore (cosiddetti commissari di avaria), possono essere utilizzate dal giudice del merito come fonte del proprio convincimento, purché il vettore o il suo raccomandatario siano intervenuti alla constatazione dei danni o siano stati messi in grado d'intervenire mediante tempestivo avviso. Il valore della merce, in tal caso, può ben essere desunto dalle fatture emesse dal mittente nei confronti del destinatario della merce, stante la presunzione semplice che nei normali rapporti tra imprenditori commerciali venga praticato il prezzo di mercato (nella specie trattavasi di balle di cotone, le cui quotazioni risultano da mercuriali o da contrattazioni largamente generalizzate). 

Cass. civ. n. 289/1985

Nel caso di perdita, per colpa del vettore, di cosa individuata di cui non sia stato indicato il valore e che non abbia un prezzo corrente, cioè determinato in base a tariffe fissate dalla pubblica autorità oppure alla stregua di listini di borsa o di mercato, il danno va calcolato non a norma dell'art. 1696 cod. civ., ma con riferimento al valore effettivo della cosa trasportata.

Cass. civ. n. 5793/1980

La disposizione dell'art. 1696 c.c., secondo cui il danno derivante da perdita o avaria delle cose trasportate si calcola secondo il prezzo corrente di queste nel luogo e nel tempo della riconsegna, collega la liquidazione del danno emergente ad un criterio sicuro ed univoco — con la conseguente esclusione (per tale tipo di danno) di ogni altro diverso criterio, pure astrattamente ammissibile — ma non esclude la risarcibilità, secondo i principi generali di cui all'art. 1223 c.c., dell'eventuale ulteriore danno costituito dal lucro cessante, e cioè dal mancato guadagno che l'avente diritto contava di ritrarre dalle cose trasportate, sempre che esso costituisca conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento degli obblighi gravanti sul vettore.

Cass. civ. n. 1466/1978

Per la liquidazione del danno derivante da perdita o avaria delle cose trasportate non si applica la disciplina stabilita in via generale dell'art. 1223 c.c., neppure nell'ipotesi di dolo o di colpa grave del vettore, bensì la disciplina dell'art. 1696 c.c., la quale impone una valutazione da condurre sulla base di dati obbiettivamente accertabili (prezzo corrente delle cose nel luogo e nel tempo della riconsegna), senza alcuna possibilità di ricorrere ad elementi desumibili dalla violazione dell'interesse del creditore, quali quelli attinenti al danno emergente e al lucro cessante: tale criterio obiettivo non resta escluso neppure quando si tratti di cose il cui prezzo non risulti da listini di borsa o di mercato (mercuriali) o non sia stabilito per atto della pubblica autorità (art. 1515 c.c.), poiché, anche in tal caso, il danno deve essere calcolato sulla base di elementi obbiettivi, ossia desumendo il valore delle cose perdute o avariate dal raffronto che, secondo le particolari circostanze del caso concreto, sia possibile effettuare con i prezzi effettivamente pagati nel luogo della prestazione per cose della stessa natura.

Cass. civ. n. 4696/1976

Ai sensi dell'art. 1696 c.c., per stabilire il danno conseguente alla perdita o all'avaria delle cose trasportate, il giudice del merito può legittimamente fare riferimento alle risultanze della fattura emessa dal mittente (venditore) nei confronti del destinatario (acquirente), poiché corrisponde ad una presunzione semplice che nei normali rapporti fra imprenditori commerciali venga praticato il prezzo di mercato, quando si tratti di merci che hanno una quotazione risultante da mercuriali o quanto meno da contrattazioni largamente generalizzate. 

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