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Articolo 1515 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Esecuzione coattiva per inadempimento del compratore

Dispositivo dell'art. 1515 Codice civile

Se il compratore non adempie l'obbligazione di pagare il prezzo, il venditore può far vendere senza ritardo la cosa per conto e a spese di lui (1).

La vendita è fatta all'incanto a mezzo di una persona autorizzata a tali atti [83 disp. att.] o, in mancanza di essa nel luogo in cui la vendita deve essere eseguita, a mezzo di un ufficiale giudiziario. Il venditore deve dare tempestiva notizia al compratore del giorno, del luogo e dell'ora in cui la vendita sarà eseguita.

Se la cosa ha un prezzo corrente, stabilito per atto della pubblica autorità [o da norme corporative] (2), ovvero risultante da listini di borsa o da mercuriali, la vendita può essere fatta senza incanto, al prezzo corrente, a mezzo delle persone indicate nel comma precedente o di un commissario (3) nominato dal tribunale (4). In tal caso il venditore deve dare al compratore pronta notizia della vendita (5).

Il venditore ha diritto alla differenza tra il prezzo convenuto e il ricavo netto della vendita, oltre al risarcimento del maggior danno [1518, 1536].

Note

(1) Si tratta della c.d. vendita in danno, modalità con cui si realizza l'esecuzione coattiva avverso il compratore inadempiente nel caso di vendita di beni mobili (1510 c.c.).
(2) L'espressione "o da norme corporative" deve ritenersi abrogata dal R.D.L. 9 agosto 1943, n. 721.
(3) In realtà il legislatore si riferiva ad un commissionario.
(4) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dall'art. 150, d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, che ha istituito il giudice unico, con decorrenza dal 2 giugno 1999.
La parola "tribunale" è stata sostituita dalla parola "giudice di pace" dall'art. 27, comma 2, D. Lgs. 13 luglio 2017, n. 116 con decorrenza dal 31/10/2021.
(5) Sia che l'incanto abbia luogo sia che non abbia luogo il venditore deve comunicare la vendita all'acquirente; nella vendita all'incanto, l'avviso deve essere precedente alla vendita; in quella senza incanto, l'avviso è successivo (avviso dell'avvenuta vendita).

Ratio Legis

La vendita in danno costituisce uno strumento di autotutela del venditore che gli consente di garantirsi il prezzo del bene in tempi rapidi, in modo, cioè, da non dover trattenere un bene a cui potrebbe non essere interessato ovvero da non rischiare di subire la perdita definitiva del prezzo (si pensi, ad esempio, al caso di beni a rapida obsolescenza).

Spiegazione dell'art. 1515 Codice civile

Esecuzione coattiva per inadempimento del compratore

Se il compratore non adempie l'obbligazione di pagare il prezzo, il venditore può far vendere senza ritardo la cosa per conto e a spese di lui.
La vendita è fatta all'incanto a mezzo di un ufficiale autorizzato a tali atti o, in mancanza di esso, nel luogo in cui la vendita deve essere eseguita, a mezzo di un ufficiale giudiziario. Il venditore deve dare tempestiva notizia al compratore del giorno, del luogo e dell'ora in cui la vendita sarà eseguita.

Se la cosa ha un prezzo determinato da tariffe stabilite per atti della pubblica autorità ovvero risultate da listini di borsa o di mercato, la vendita può essere fatta senza incanto, al prezzo corrente, a mezzo di ufficiale autorizzato o dell'ufficiale giudiziario, ovvero di un commissionario nominato dal tribunale. In tal caso il venditore deve dare al compratore notizia della vendita.
Il venditore ha diritto alla differenza tra il prezzo convenuto e il ricavo netto della vendita, oltre al risarcimento del maggior danno.

Senza ritardo e cioè non appena si è manifestato l'inadempimento del compratore, il venditore deve vendere la cosa per conto e spese del compratore. Deve vendere senza indugio perché innanzitutto ogni ritardo può recare danno anche maggiore se i prezzi continuano a scendere. In secondo luogo, essendo l'esecuzione coattiva un surrogato dell'adempimento, tanto più il surrogato rassomiglia all'adempimento quanto più presto ha luogo l'esecuzione coattiva.


Fini dell'esecuzione coattiva

L'esecuzione coattiva mira all'immediato realizzo di quello che si può realizzare, cioè a limitare la perdita nell'interesse dell'una e dell'altra parte.
Il venditore resta perciò creditore della differenza fra il prezzo di contratto e il ricavo dell'esecuzione, salvo che se ne ricavi di più, nel qual caso egli è debitore della differenza tra il prezzo convenuto e il netto ricavo della vendita.
In ogni caso l'inadempiente deve pure il risarcimento del maggior danno: che (a parte la differenza di prezzo) può essere dovuto per il solo fatto del non adempimento nel luogo ed al tempo stabilito.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1515 Codice civile

Cass. civ. n. 437/1973

La vendita in danno del compratore di cui all'art. 1515 c.c., forma speciale di esecuzione forzata per espropriazione, di cui il venditore può avvalersi quando la cosa è già diventata di proprietà del compratore, può ritenersi sussistente solo se avvenga senza ritardo, cioè non appena si delinei l'inadempimento del compratore all'obbligazione di pagare il prezzo, comportando il ritardo una tacita rinunzia del venditore di avvalersi di tale specie di rimedio. Poiché la rivendita in danno costituisce una ipotesi eccezionale di esecuzione, concessa dalla legge con l'osservanza di particolari formalità, per tutelare più efficacemente l'interesse del venditore all'esecuzione del contratto, non è consentito derogare alle prescrizioni dettate dall'art. 1515 c.c. per l'attuazione di questa forma di autotutela. In conseguenza non sussiste l'ipotesi richiamata se la vendita della merce ad un terzo non sia fatta a mezzo delle persone indicate nella norma anzidetta, a garanzia che il prezzo sia effettivamente quello ricavabile in base al normale mercato, onde evitare che sia indicato fittiziamente un prezzo inferiore, a tutela di una giusta liquidazione del danno.

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