Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 1379 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Divieto di alienazione

Dispositivo dell'art. 1379 Codice civile

Il divieto di alienare stabilito per contratto ha effetto solo tra le parti (1), e non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se non risponde a un apprezzabile interesse di una delle parti.

Note

(1) Ad esempio, se Tizio e Caio si accordano affinchè il secondo non venda un bene di cui è proprietario a nessuno ma questi lo aliena a Sempronio, Tizio può far valere il patto contro Caio ed ottenere il risarcimento del danno (v. 1218 ss. c.c.), mentre non può opporre l'accordo a Sempronio, il cui acquisto è valido ed efficace.

Ratio Legis

Tale norma soddisfa una pluralità di interessi, primo tra i quali quello alla libertà dei traffici giuridici. In secondo luogo, la natura obbligatoria del patto che prevede il limite tutela i terzi, ai quali il patto non è opponibile con salvezza del relativo acquisto; la natura obbligatoria del patto si giustifica anche considerando l'impossibilità di garantire a tutti la consocibilità del limite dovuta, a sua volta, dall'impossibilità di istituire un sistema di pubblicità per ogni bene.
Infine, la necessità che il vinvolo soddisfi l'interesse di una parte e sia temporalmente contenuto si pone come garanzia della libertà contrattuale di ogni soggetto dell'ordinamento.

Brocardi

Accidit aliquando ut, qui dominus sit, alienare non possit
Pactum de non alienando

Spiegazione dell'art. 1379 Codice civile

L'efficacia obbligatoria del divieto di alienare

L'art. 1379 contiene tre regole: a) l'efficacia obbligatoria del limitato divieto di alienare; b) l'inefficacia di tale divieto, quando sia senza limiti; c) l'inefficacia reale di ogni divieto di alienazione.

La prima regola era già ammessa nel diritto anteriore, ed aveva già ricevuto varie applicazioni. Ma, mentre essa non era ricordata nel codice civile 1865, è posta espressamente nel codice del 1942.

Allorché l'efficacia del divieto è soltanto obbligatoria, non si può dire che essa contrasti col diritto di proprietà, perché si risolve in un semplice obbligo di non fare. La ricordata Relazione ricollega a tale divieto alcuni casi speciali previsti dal codice del 1912 come per es. il patto che proibisce l'alienazione del diritto dell'enfiteuta per non oltre il ventennio, disciplinato all'art. 965; ed il patto di incedibilità del credito menzionato all'art. 1260.

Più frequenti dei divieti di alienare, sono gli obblighi di non alienare se non a certe condizioni e ad un certo prezzo, obblighi che hanno la stessa natura giuridica del divieto di alienare puro e semplice, e che per conseguenza sottostanno alle stesse disposizioni dell'art. 1379. Obblighi di tale natura si trovano in quei contratti che costituiscono e disciplinano i consorzi fra produttori o fra commercianti, ovvero che sindacano in qualche modo la produzione o la vendita. Fra questi obblighi vi sono anche quelli relativi alla vendita di prodotti coperti da marchi di fabbrica: i tentativi di dare portata ideale al divieto di vendere prodotti di marca se non a certe condizioni, possono dirsi naufragati, ma l'efficacia obbligatoria di tali accordi deve, almeno in linea di principio, essere ammessa. Se ne può derivare pregiudizio per il pubblico bene, spetta al legislatore e non ad altri il compito di dettare norme repressive.


L’inefficacia del divieto obbligatorio illimitato o non sorretto da apprezzabile interesse

Senonché il divieto di alienare senza limiti di tempo e senza apprezzabile interesse della parte, avrebbe dato al patto una estensione pericolosa. La ricordata Relazione avverte che con tale eccessiva estensione, si sarebbe svuotato il contenuto della proprietà. Veramente, posto il carattere esclusivamente obbligatorio del divieto, non si vede come la proprietà potrebbe essere seriamente pregiudicata. In ogni caso però anche l’onere obbligatorio di non fare, a tempo illimitato, avrebbe troppo menomato la libertà futura del contraente; per tale motivo il codice del 1942 ammette che i1 patto è valido solo se è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se corrisponde ad un apprezzabile interesse di una delle parti.

Il divieto di alienare senza interesse apprezzabile di una delle parti, è bensi nullo, ma basta a renderlo valido l'interesse di chi riceve la cosa, come del donatario di un libro di studio, a cui si è ingiunto di conservarlo, almeno fino a che abbia compiuto un corso di studi od abbia superato un esame. E, più generalmente parlando, può dirsi che basta l'interesse morale del donante al conseguimento del fine utile per il beneficiato; se non fosse così, il largo criterio espresso dall’art. 1379, menzionando una delle parti, cadrebbe nel vuoto. Ciò è confermato anche dalla ricordata Relazione, che avverte che l'interesse per la validità del patto, può anche avere carattere affettivo, può anche riguardare la tutela di un diritto altrui.


L’efficacia del divieto di fronte ai terzi

L'inefficacia del divieto di alienare, di fronte ai terzi, costituisce un vero e proprio presidio a tutela della proprieta e dei diritti reali. La cosa, circolando nei vari patrimoni, passa libera da divieti di alienazione, che non potrebbero estendersi ai successori, in difetto di conveniente pubblicità, senza insidiare i loro acquisti. A, questo principio posto dall'art. 1379 non può fare eccezione né la parte né il giudice, ma può farla il legislatore. Per esempio, l'art. 43 del R. decreto 21 dicembre 1933, n. 1 736, sulla clausola di non trasferibilità apposta agli assegni bancari, costituisce una eccezione manifesta che, per la spe­cialità della materia, sopravvive al codice del 1942 e deroga all'articolo 1379. Dispone infatti tale articolo che le girate apposte nonostante il divieto, si hanno per non scritte. Altre eccezioni poi si trovano addirittura nello stesso codice civile del 1942. Tale è per esempio l'intrasferibilità convenzionale delle quote delle società a responsabilita limitata (art. 2479). Queste restrizioni hanno evidentemente effetto esteso ai terzi.

Ma quando l'art. 1379 spiega gli effetti suoi, nulla vale ad eludere l'efficacia cogente di tale norma. Cosicché inutilmente si opererebbe la trascrizione del divieto di alienare, per opporlo ai terzi; inutilmente si inciderebbe a fuoco il prezzo sulla merce, perché il compratore può, ciò nonostante, rivenderla a qualsiasi prezzo, od anche donarla, senza che l'acquirente abbia nulla a temere.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

630 Ha effetto soltanto obbligatorio, e quindi limitato ai rapporti tra le parti, il divieto convenzionale di alienare (art. 1379 del c.c.). La validità di questo divieto, dubbia nel diritto romano classico, si è ora affermata, sulla base di una tendenza dottrinale molto diffusa sotto l'impero del codice del 1865 e sulla considerazione che il potere illimitato di disposizione è attributo soltanto naturale ma non essenziale del diritto di proprietà. Del resto, il sistema positivo ha già ammesso la validità del patto di indisponibilità dei propri diritti consentendo di apporre nell'assegno bancario la clausola non trasferibile (art. 43 r. d. 21 dicembre 1933, n. 1736). Si devono ricollegare a questo indirizzo le disposizioni che, nel nuovo codice, attribuiscono efficacia giuridica al patto di inalienabilità ventennale del diritto dell'enfiteuta (art. 965 del c.c., terzo comma) ai patti di inalienabilità dell'usufrutto (art. 980 del c.c., primo comma), di incedibilità del credito (art. 1260 del c.c., secondo comma), di intrasferibilità delle quote di partecipazione nella società a responsabilità limitata (art. 2479 del c.c., primo comma), di incedibilità delle quote o delle azioni di cooperativa (art. 2523 del c.c., secondo comma); mentre, la nullità del divieto, fatto dal testatore all'erede, di disporre dei beni ereditari (art. 692 del c.c. ultimo comma), mirando ad evitare i fedecommessi taciti, non potrebbe essere ritenuta in antitesi con la direttiva dell'art. 1379. E' parso esorbitante riconoscere al patto una efficacia reale data la difficoltà di organizzare per esso un sistema di pubblicità che potesse attuarsi rispetto ad ogni categoria di beni e di diritti; perciò l'obbligo convenzionale di non alienare si è mantenuto nell'orbita delle semplici obbligazioni personali come, sotto l'impero del codice del 1865, la dottrina che ne aveva ritenuto la validità, aveva opinato di doverlo considerare, in mancanza di una disposizione testuale che ne affermasse l'opponibilità ai terzi. Le alienazioni in urto al divieto sarebbero perciò valide; ma colui che si è obbligato a non alienare risponderà dei danni verso la parte alla quale aveva promesso di non disporre della cosa o del diritto. Era anche eccessivo un illimitato divieto di disporre, che avrebbe praticamente svuotato di contenuto il diritto di proprietà. Perciò si è stabilito che il divieto deve essere ristretto entro convenienti limiti di tempo, e deve rispondere a un apprezzabile interesse di una delle parti (art. 1379). Data la varietà dei diritti che possono formare oggetto della convenzione di cui si discorre, non era possibile stabilire un termine massimo di durata del divieto, valevole per ogni caso; si è preferito perciò rimettere la valutazione dei limiti, caso per caso, al prudente arbitrio del giudice. Perchè il patto in parola sia valido, l'interesse potrà anche avere carattere morale o affettivo, potrà riguardare la protezione di un diritto proprio od anche di un diritto altrui; ma in ogni caso dovrà apparire suscettibile di tutela.

Massime relative all'art. 1379 Codice civile

Cass. civ. n. 15240/2017

L’attribuzione patrimoniale gratuita (nella specie, sotto forma di legato) di un bene con vincolo perpetuo di destinazione imposto dal disponente con clausola modale, è nulla per violazione dell’art. 1379 c.c., risultando eccessivamente compromesso il diritto di proprietà dell’onerato, i cui poteri dispositivi sul bene - destinato a circolare, a pena di inadempimento, con il medesimo vincolo - risultano sostanzialmente sterilizzati “sine die”.

Cass. civ. n. 3082/1990

La norma dell'art. 1379 c.c. con riguardo alle condizioni di validità — limite temporale di durata, rispondenza ad apprezzabile interesse di una parte — del divieto convenzionale di alienare, si applica, essendo espressione di un principio di portata generale, anche a pattuizioni che, come quelle contenenti un vincolo di destinazione, se pur non puntualmente riconducibili al paradigma del divieto di alienazioni, comportino, comunque, limitazioni altrettanto incisive del diritto di proprietà.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Testi per approfondire questo articolo

  • Le tutele del lavoratore somministrato

    Editore: Aracne
    Pagine: 268
    Data di pubblicazione: dicembre 2018
    Prezzo: 16 €
    La somministrazione di manodopera è un fenomeno articolato le cui modalità operative si prestano facilmente a configurare fattispecie fraudolente in ambiti sia nazionale che transnazionale, con soccombenza dei diritti dei lavoratori in missione. Sotto il profilo nazionale, infatti, la somministrazione deve trovare i propri spazi nel confronto con forme di appalto e pseudoappalto, non sempre attuati a termine di legge e, troppo spesso, deve competere con forme di caporalato da... (continua)