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Articolo 965 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Disponibilitā del diritto dell'enfiteuta

Dispositivo dell'art. 965 Codice civile

L'enfiteuta può disporre (1) del proprio diritto, sia per atto tra vivi [968], sia per atto di ultima volontā [587, 2648].

Per l'alienazione del diritto dell'enfiteuta non è dovuta alcuna prestazione al concedente.

Nell'atto costitutivo può essere vietato all'enfiteuta di disporre per atto tra vivi, in tutto o in parte, del proprio diritto, per un tempo non maggiore di venti anni (2).

Nel caso di alienazione compiuta contro tale divieto, l'enfiteuta non è liberato dai suoi obblighi verso il concedente ed è tenuto a questi solidalmente con l'acquirente [957 2] (3).

Note

(1) Può, cioè, trasferire il proprio diritto o costituire sullo stesso diritti di minor entità.
(2) La disposizione applicazione l'art. 1379 ed, in questo caso, è esplicitamente fissato un limite temporale; si reputa, altresì, applicabile il limite, pur non espressamente positivizzato, dell'apprezzabile interesse.
(3) La disposizione prevede la responsabilità solidale del vecchio enfiteuta sino alla fine del rapporto.
Si tratta di una sanzione che può andare di pari passo con l'obbligo di risarcire i danni, qualora se ne riscontri la presenza.

Brocardi

Irrequisito domino
Requisitio domini

Spiegazione dell'art. 965 Codice civile

Disponibilità del diritto dell'enfiteuta

Come già il codice del 1865 (art. 1562), il nuovo codice ha mantenuto fermo il principio della disponibilità del proprio diritto da parte dell'enfiteuta, sia per atto tra vivi, sia per atto di ultima volontà.

L'enfiteuta, pertanto, può consentire sul fondo enfiteutico l'iscrizione ipotecaria, oppure l'esercizio di una servitù, oppure può vendere ad altri il fondo enfiteutico. Nel caso dell'iscrizione ipotecaria, questa va a colpire il diritto che spetta all'enfiteuta e non quello che compete al proprietario; nel caso dell'esercizio della servitù questo s'intenderà limitato alla durata dell'enfiteusi, perchè la servitù può imporsi solo sul diritto che appartiene all'enfiteuta sul fondo, e non su quello del proprietario; infine, nel caso di vendita, questa deve ritenersi limitata ai diritti che gli spettano sul fondo enfiteutico.

E in questo caso di alienazione, cioè del diritto dell'enfiteuta, comunque essa venga effettuata non è dovuta, giusto il disposto del primo capoverso dell'articolo, alcuna prestazione al concedente, poichè il legislatore con ciò ha voluto rimuovere qualsiasi ostacolo alla libera trasmissione dei beni.


Sue limitazioni

Poichè, però, una tale facoltà di disporre anche senza il consenso del concedente poteva rappresentare un ostacolo insormontabile alla costituzione di nuove enfiteusi, il legislatore, innovando rispetto al vecchio codice, ha ammesso la possibilità di derogarvi, riconoscendo al concedente la facoltà di stabilire un limite a tale potere di disposizione. Infatti, nel terzo comma dell'articolo, è stato stabilito che nell'atto costitutivo può essere vietato all'enfiteuta, per un tempo non superiore a vent'anni, di disporre per atto tra vivi, in tutto o in parte, del proprio diritto.

Superato questo limite, la facoltà di disporre del proprio diritto da parte dell'enfiteuta ritorna piena. Se così non fosse, da una parte i beni finirebbero con l'essere vincolati in perpetuo e perderebbero il loro valore di scambio; dall'altra, sarebbe impossibile od ostacolato il passaggio del fondo da enfiteuti meno idonei a enfiteuti più idonei, e l'enfiteuta non potrebbe liberarsi da questo vincolo se non soggiacendo volontariamente alla devoluzione.


Scopo delle limitazioni

Scopo della limitazione, d'altra parte, è soprattutto - se non unicamente - quello di frenare lo spirito di speculazione: si è infatti voluto impedire che l'enfiteuta si desse maggior cura di speculare sull'alienazione del suo diritto che migliorare il fondo. E affinchè la limitazione avesse pieno effetto è stato anche sancito che l'infrazione di tale divieto avesse per effetto che l'enfiteuta non venisse liberato dai suoi obblighi verso il concedente ed è sempre tenuto a questi solidalmente con l'acquirente.

Analogamente a quanto era disposto dal codice del 1865, infine, è stata mantenuta l'esclusione di qualsiasi prestazione al concedente per l'alienazione del diritto dell'enfiteuta, costituendo il laudemio un vincolo sulla libera disponibilità del diritto stesso.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

454 E' conservato nell'art. 965 del c.c. (art. 1562 del codice precedente) il principio della disponibilitā del proprio diritto da parte dell'enfiteuta, sia per atto tra vivi sia per atto di ultima volontā; ma, innovando al codice anteriore, si consente al concedente di porre un limite a tale potere di disposizione. Il terzo comma dell'articolo stabilisce in proposito che nell'atto costitutivo puō essere vietato all'enfiteuta, per un tempo non maggiore di venti anni, di disporre per atto tra vivi, in tutto o in parte, del proprio diritto. La limitazione varrā ad infranere lo spirito di speculazione; ad impedire che l'enfiteuta si dia maggior cura di speculare sull'alienazione del suo diritto che di migliorare il fondo. L'inosservanza del divieto ha per effetto che l'enfiteuta non č liberato dai suoi obblighi ed č tenuto solidalmente con l'acquirente al risarcimento dei danni. Ho mantenuto (art. 965, secondo comma) l'esclusione di qualsiasi prestazione al concedente per l'alienazione del diritto dell'enfiteuta, costituendo il laudemio un vincolo alla libera disponibilitā del diritto medesimo, e ho riprodotto (art. 968 del c.c.) il divieto di costituire subenfiteusi, poiché queste possono far sorgere una serie di speculatori sul fondo, quali quasi sempre ne trascurano il miglioramento.

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