AUTORE:
Ignazio Russo
ANNO ACCADEMICO: 2026
TIPOLOGIA: Laurea liv. I
ATENEO: Universitą Telematica Mercatorum
FACOLTÀ: Scienze Giuridiche
ABSTRACT
La tesi esamina la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, focalizzandosi sull'uso dei sistemi OCR (Optical Character Recognition) da parte della Polizia Locale per il controllo del territorio e l'attività sanzionatoria.
Questo nuovo approccio tecnologico sostituisce la tradizionale percezione sensoriale dell'agente e richiede un delicato equilibrio tra l'efficienza dei controlli e la salvaguardia dei diritti fondamentali, della privacy e del principio di legalità. Viene analizzata l'evoluzione del potere di accertamento della Polizia Locale e la disciplina dell'illecito amministrativo.
L'autore distingue l'accertamento basato sulla percezione diretta dell'agente, che è assistito da fede privilegiata, da quello basato su strumenti tecnologici, il quale necessita di un'accurata verifica dell'attendibilità e dell'omologazione dello strumento. Il capitolo tratta anche il passaggio dal taccuino cartaceo al verbale nativo digitale secondo i dettami del Codice dell'amministrazione digitale.
La tesi approfondisce il passaggio a una "Screen-Level Bureaucracy", dove i sistemi OCR elaborano automaticamente le immagini e si interfacciano con banche dati per rilevare infrazioni (come la mancanza di assicurazione o revisione). In assenza di approvazione per l'accertamento da remoto, tali sistemi fungono unicamente da "alert" per l'agente fisicamente presente sul posto.
Il tema della privacy viene esaminato attraverso il GDPR e il pensiero di Stefano Rodotà sull'"habeas data", evidenziando l'obbligo di applicare i principi di Privacy by Design, redigere una Valutazione d'Impatto (DPIA) e rispettare i limiti di conservazione dei dati, di norma fissati a 7 giorni.
L'analisi si sposta sulle criticità procedurali e sugli strumenti di tutela per il cittadino. Il punto focale è la pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza n. 12924 del 14 maggio 2025), che sancisce definitivamente l'illegittimità degli accertamenti effettuati con dispositivi meramente approvati ma non omologati. Il difetto di omologazione rappresenta un vizio sostanziale di legittimità. Inoltre, in sede processuale dinanzi al Giudice di Pace, l'onere di provare la validità e il corretto funzionamento dello strumento ricade interamente sull'Amministrazione.
L'elaborato conclude riaffermando il primato dell'operatore umano sull'algoritmo, sottolineando che l'automazione deve rimanere un semplice ausilio istruttorio e non il decisore finale. Viene ribadito che, senza la "legalità tecnica" dell'omologazione, l'attività amministrativa degenera in arbitrio. Infine, si evidenzia la necessità di tutelare la cittadinanza digitale, garantendo che le tecnologie siano impiegate nel rispetto del principio di precauzione e dei diritti costituzionali.
Questo nuovo approccio tecnologico sostituisce la tradizionale percezione sensoriale dell'agente e richiede un delicato equilibrio tra l'efficienza dei controlli e la salvaguardia dei diritti fondamentali, della privacy e del principio di legalità. Viene analizzata l'evoluzione del potere di accertamento della Polizia Locale e la disciplina dell'illecito amministrativo.
L'autore distingue l'accertamento basato sulla percezione diretta dell'agente, che è assistito da fede privilegiata, da quello basato su strumenti tecnologici, il quale necessita di un'accurata verifica dell'attendibilità e dell'omologazione dello strumento. Il capitolo tratta anche il passaggio dal taccuino cartaceo al verbale nativo digitale secondo i dettami del Codice dell'amministrazione digitale.
La tesi approfondisce il passaggio a una "Screen-Level Bureaucracy", dove i sistemi OCR elaborano automaticamente le immagini e si interfacciano con banche dati per rilevare infrazioni (come la mancanza di assicurazione o revisione). In assenza di approvazione per l'accertamento da remoto, tali sistemi fungono unicamente da "alert" per l'agente fisicamente presente sul posto.
Il tema della privacy viene esaminato attraverso il GDPR e il pensiero di Stefano Rodotà sull'"habeas data", evidenziando l'obbligo di applicare i principi di Privacy by Design, redigere una Valutazione d'Impatto (DPIA) e rispettare i limiti di conservazione dei dati, di norma fissati a 7 giorni.
L'analisi si sposta sulle criticità procedurali e sugli strumenti di tutela per il cittadino. Il punto focale è la pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza n. 12924 del 14 maggio 2025), che sancisce definitivamente l'illegittimità degli accertamenti effettuati con dispositivi meramente approvati ma non omologati. Il difetto di omologazione rappresenta un vizio sostanziale di legittimità. Inoltre, in sede processuale dinanzi al Giudice di Pace, l'onere di provare la validità e il corretto funzionamento dello strumento ricade interamente sull'Amministrazione.
L'elaborato conclude riaffermando il primato dell'operatore umano sull'algoritmo, sottolineando che l'automazione deve rimanere un semplice ausilio istruttorio e non il decisore finale. Viene ribadito che, senza la "legalità tecnica" dell'omologazione, l'attività amministrativa degenera in arbitrio. Infine, si evidenzia la necessità di tutelare la cittadinanza digitale, garantendo che le tecnologie siano impiegate nel rispetto del principio di precauzione e dei diritti costituzionali.