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Articolo 37 Costituzione

Dispositivo dell'art. 37 Costituzione

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore (1). Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare [31] e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione (2).
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato (3).
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione (4).

Note

(1) Il principio di parità dei lavoratori uomo e donna (espressione del generale principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost.) ha molte implicazioni, spesso oggetto di apposite discipline: il diritto allo stesso trattamento, economico e giuridico, a parità di ore di lavoro, il diritto alle medesime possibilità di accedere al lavoro e di progredire nella carriera. Una importante disciplina si è avuta con l'approvazione del d.lgs. 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna). Per colmare il divario, inoltre, si ammette che il legislatore intervenga con le c.d. azioni positive, misure che si costituiscono, nei fatti, delle discriminazioni tra uomini e donne ma dettate allo scopo di ristabilire l'equilbrio a fronte di una situazione di iniziale netto svantaggio delle seconde. A livello comunitario la materia è trattata dagli artt. 23 e 33 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
(2) A questi scopi il legislatore ha adottato una serie di disposizioni normative, tra le quali assumono particolare importanza quella che sancisce il divieto di licenziamento della lavoratrice a causa di matrimonio e durante gravidanza e puerperio nonchè quelle che le consentono di conciliare la posizione lavorativa ed il rapporto genitoriale, ad esempio fruendo di congedi o aspettative di lavoro retribuiti. In relazione a questo ultimo aspetto, peraltro, il dettato ordinario ha subito una progressiva evoluzione che ha tenuto conto dell'evoluzione della società: i congedi parentali, ad esempio, sono stati estesi al padre ed anche a genitori non sposati.
(3) Si prevede qui una riserva di legge. La disciplina è oggi costituita dalla l. 17 ottobre 1967 n. 977, così come modificata dal d.lgs. 4 agosto 1999 n. 345 e stabilisce che il minore non è ammesso a lavorare prima di aver ottemperato all'obbligo di istruzione (art. 34 Cost.) e, comunque, prima dei 15 anni. Analoga previsione viene disposta dal'art. 32 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
(4) Anche il lavoro minorile è circondato da particolari cautele, volte a garantire sia che lo sviluppo fisico e mentale del minore non sia pregiudicato sia che la sua prestazione lavorativa non possa essere sfruttata (pertanto, ad esempio, non può essere utilizzato per lavori pericolosi, faticosi o insalubri, ed ha diritto, a parità di ore di lavoro, alla medesima retribuzione corrisposta agli adulti). E' importante considerare che il lavoro minorile gode di una tutela autonoma, cioè diversa da quella predisposta, pur nella medesima norma, per il lavoro femminile, e speciale rispetto a quella ordinaria dei lavoratori. Anche a livello comunitario si registra una apposita disciplina, in particolare nell'art. 32 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

Ratio Legis

La previsione si spiega con il fatto che donne e minori costituiscono le categorie di lavoratori più deboli e, quindi, più bisognose di protezione.

Brocardi

Par condicio

Relazione al Progetto della Costituzione

(Relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione Meuccio Ruini che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana, 1947)

37 Sono direttive generali anche il criterio di rimunerazione del lavoro e la parificazione, a tali effetti, della lavoratrice al lavoratore; con che si completa in questa costituzione la conquistata eguaglianza della donna.

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