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Articolo 411 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere

Dispositivo dell'art. 411 Codice penale

Chiunque distrugge, sopprime o sottrae un cadavere, o una parte di esso(1), ovvero ne sottrae o disperde le ceneri, è punito con la reclusione da due a sette anni(2).

La pena è aumentata se il fatto è commesso in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, di deposito o di custodia(3).

Non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall'ufficiale dello stato civile sulla base di espressa volontà del defunto(4).

La dispersione delle ceneri non autorizzata dall'ufficiale dello stato civile, o effettuata con modalità diverse rispetto a quanto indicato dal defunto, è punita con la reclusione da due mesi a un anno e con la multa da euro 2.582 a euro 12.911.

Note

(1) Per quanto riguarda il concetto di parte, la giurisprudenza ha precisato che deve intendersi tale quei residui di salma che per entità, natura e specie siano idonei a suscitare l'idea del corpo umano inanimato.
(2) Qualora vi sia vilipendio sul cadavere, si verifica concorso apparente di norme ex art. 15, di conseguenza il reato in esame assorbe la fattispecie di vilipendio prevista all'art. 410.
(3) Si tratta di una circostanza aggravante speciale connessa al luogo di realizzazione del reato per cui la sanzione sarà aumentata se la condotta viene a compiersi in un cimitero, ovvero nel luogo adibito alla sepoltura dei cadaveri e alla custodia delle ceneri, o negli altri luoghi di sepoltura diversi dai cimiteri, in cui si trovino i resti umani o tombe o sepolcri isolati, o infine nei luoghi di deposito o di custodia, come ad esempio le camere mortuarie delle cliniche o degli ospedali, le chiese, le sale anatomiche.
(4) Tale comma è stato aggiunto dall'art. 2, della l. 30 marzo 2001, n. 130, che ha sottratto all'applicazione della norma la dispersione autorizzata dal defunto con le sue ultime volontà.

Ratio Legis

La ratio di tale norma si situa nella necessità di tutelare l'integrità dei cadaveri o delle ceneri.

Spiegazione dell'art. 411 Codice penale

La norma in oggetto tutela il decoro, la dignità e l'onorabilità della persona deceduta.

La condotta punibile consiste nel distruggere completamente, sopprime o sottrarre un cadavere dal luogo in cui è sepolto o dal luogo in cui è momentaneamente collocato in attesa delle procedure funebri o investigative.

Oggetto di offesa è un cadavere o le sue ceneri, rientrando nella nozione tutti i resti umani capaci di suscitare sentimento di pietà per i defunti.

Non costituisce reato la dispersone delle ceneri autorizzata dal 'ufficiale di stato civile sulla base della volontà espressa del defunto, mentre la dispersione effettuata senza autorizzazione dell'ufficiale di stato civile o in maniera difforme da quanto richiesto dal defunto comporta l'applicazione della circostanza aggravante di cui al comma 4.

Il delitto in esame si differenzia da quello di occultamento di cadavere, in quanto in quest'ultima ipotesi il celamento deve essere temporaneo, con la possibilità che il corpo venga ritrovato, mentre la soppressione o la sottrazione determina un occultamento stabile, in modo da assicurare, con alto grado di probabilità, la definitiva sottrazione del cadavere dalle ricerche altrui.

Inoltre, la giurisprudenza ha chiarito che, una volta dimostrato l'omicidio, la sussistenza del reato de quo è dimostrata, dovendosi comunque provare l'addebitabilità all'omicida della condotta di soppressione del cadavere.

Massime relative all'art. 411 Codice penale

Cass. pen. n. 45444/2014

La nozione di cadavere, quale possibile oggetto delle condotte di sottrazione, soppressione o distruzione, come sanzionate dall'art. 411 cod. pen., comprende anche resti umani consistenti nello scheletro o in parti di esso, purché si tratti di resti tuttora capaci di suscitare il sentimento della pietà verso i defunti. (In applicazione del principio la Corte ha escluso la configurabilità del reato di cui all'art. 411 cod. pen. nella condotta di sottrazione di organi ovvero di parte di essi - quali cuore, polmone, fegato, reni, surreni, prostata, encefalo ed ipofisi - custoditi in un contenitore in soluzione di formalina, perché ritenuti inidonei a suscitare l'idea del corpo umano inanimato e, di conseguenza, il senso di pietà).

Cass. pen. n. 36465/2011

Nel delitto di occultamento di cadavere il celamento dello stesso deve essere temporaneo, ossia operato in modo tale che il cadavere sia in seguito necessariamente ritrovato, mentre nel delitto di soppressione o sottrazione di cadavere il nascondimento deve avvenire in modo da assicurare, con alto grado di probabilità, la definitiva sottrazione del cadavere alle ricerche altrui.

Cass. pen. n. 4494/2008

Una volta provata la realizzazione del reato di omicidio senza che il cadavere della vittima sia stato rinvenuto, la prova del concorrente reato di soppressione di cadavere è in re ipsa. (Nella circostanza, la Corte ha ribadito il principio che l'assenza del cadavere dell'ucciso non impedisce la formazione della prova del reato di omicidio né condiziona l'affermazione di responsabilità dell'imputato).

Cass. pen. n. 1027/2006

Il reato di cui all'art. 411 c.p., anche nella forma tentata, presuppone che l'azione volta alla distruzione attinga le spoglie di un soggetto che abbia subito la cessazione irreversibile di tutte le funzioni vitali, dovendo altrimenti tale condotta essere considerata tra quelle omicidiarie e non come autonomo reato nei confronti del cadavere della vittima.

Cass. pen. n. 5772/2005

Mentre nel delitto di occultamento di cadavere il celamento dello stesso deve essere temporaneo, ossia operato deliberatamente in modo che il cadavere sia in seguito necessariamente ritrovato e non occorrono particolari accorgimenti nel nascondimento, nel delitto di soppressione o sottrazione di cadavere il nascondimento deve avvenire in modo da assicurare, con alto grado di probabilità, la definitiva sottrazione del cadavere alle ricerche altrui.

Cass. pen. n. 27290/2004

Il reato di cui all'art. 411 c.p.(distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere) pur realizzandosi con il nascondimento di un cadavere si differenzia dal reato di cui all'art. 412 c.p. (occultamento di cadavere) in quanto l'occultamento è considerato come un nascondimento temporaneo che postula a priori la certezza del ritrovamento, mentre la soppressione o sottrazione vanno intese quale nascondimento effettuato in modo tale che il cadavere venga definitivamente sottratto alle ricerche. Peraltro la sottrazione va valutata non in senso assoluto bensì relativo, sulla base di presunzioni fondate su elementi obiettivi, quali il luogo prescelto e le modalità adottate, con apprezzamento ex ante, non rilevando in proposito che il cadavere venga eventualmente ritrovato fortuitamente o a seguito di difficili ricerche, atteso che la durata effettiva del nascondimento non costituisce elemento di distinzione fra le due ipotesi di reato.

Cass. pen. n. 19068/2004

In tema di occultamento e soppressione di cadavere, il profilo caratterizzante del reato previsto dall'art. 412 c.p. è la precarietà del nascondimento, mentre la natura definitiva dello stesso integra gli estremi del delitto di cui all'art. 411 c.p.

Cass. pen. n. 34145/2003

La nozione di cadavere quale possibile oggetto delle condotte di sottrazione, soppressione o distruzione, come sanzionate dall'art. 411 c.p., comprende anche resti umani consistenti nello scheletro od in parte di esso, purché si tratti di resti tuttora capaci di suscitare il sentimento della pietà verso i defunti.

Cass. pen. n. 2802/1985

Il reato di cui all'art. 411 c.p., nelle ipotesi di soppressione e di sottrazione, si realizza, come quello meno grave di occultamento di cadavere punito dall'art. 412 dello stesso codice, con un nascondimento del cadavere, ma mentre in quest'ultima ipotesi il celamento è temporaneo e postula a priori la certezza del ritrovamento, nella prima il nascondimento è potenzialmente permanente, consistendo in una sottrazione definitiva alle altrui ricerche. Tale definitività, però, va valutata non in senso assoluto ma relativo, sulla base, cioè, di attendibili presunzioni fondate su elementi obiettivi (luogo prescelto, modalità adottate) con apprezzamento ex ante, a nulla rilevando, in proposito, che il cadavere venga ritrovato fortuitamente o a seguito di difficili ricerche: la durata del nascondimento, infatti, non costituisce elemento indefettibile di distinzione fra le ipotesi criminose considerate. (Nella specie, si è ritenuto sussistente il reato di cui all'art. 411 c.p. nel caso di cadavere, assicurato ad una grossa pietra, e gettato in un canale profondo tre metri, confluente a breve distanza nel mare, e ritrovato dopo quattro giorni, a seguito di lunghe ricerche dei carabinieri).

Cass. pen. n. 5139/1983

Ai fini dell'elemento soggettivo del reato di sottrazione di cadavere è sufficiente, quale dolo generico, la volontà cosciente e libera di sottrarre i resti umani senza averne diritto, essendo indifferente il fine propostosi dall'agente (lucro, affetto, studio o altro). Ai fini della sussistenza del reato di distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere nella nozione di cadavere o parte di esso sono da comprendere anche lo scheletro e le singole ossa, rientrando in quella nozione tutti i resti umani tuttora capaci di suscitare l'idea della pietà verso i defunti. (Fattispecie: sottrazione di ossa umane da un ossario comune).

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