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Articolo 412 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Occultamento di cadavere

Dispositivo dell'art. 412 Codice penale

Chiunque occulta (1) un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne nasconde le ceneri, è punito con la reclusione fino a tre anni (2).

Note

(1) Per occultamento di cadavere s'intende il nascondimento temporaneo, che poi ne consenta il successivo ritrovamento.
(2) La disposizione in esame si distingue da quella di cui all'art. 411, in quanto qui si ha una condotta caratterizzata dalla temporaneità. Si tratta comunque di condotte spesso difficili da distinguere, perciò la dottrina ritiene che si debba verificare quella che a priori era la volontà del reo.

Ratio Legis

La ratio di tale norma si situa nella necessità di tutelare l'integrità dei cadaveri o delle ceneri.

Spiegazione dell'art. 412 Codice penale

Oltre al decoro, alla dignità e all'onorabilità della persona deceduta, il bene giuridico oggetto di tutela è anche l'interesse dell'autorità giudiziaria al corretto andamento delle indagini, qualora il cadavere appartenga ad una persona scomparsa o di cui si sospetta l'omicidio.

Oggetto di offesa è un cadavere, una parte di esso o le sue ceneri, rientrando nella nozione tutti i resti umani capaci di suscitare sentimento di pietà per i defunti.

Il delitto in esame si differenzia da quello di distruzione di cadavere (art. 411), in quanto nell'ipotesi in esame il celamento deve essere temporaneo, con la possibilità che il corpo venga ritrovato, mentre la soppressione o la sottrazione determina un occultamento stabile, in modo da assicurare, con alto grado di probabilità, la definitiva sottrazione del cadavere dalle ricerche altrui.

Specularmente, l'integrazione del reato di occultamento non richiede che il celamento sia connotato da particolari accorgimenti, essendo sufficiente la collocazione del cadavere in maniera tale da ritrovarne il ritrovamento per un tempo apprezzabile.

Inoltre, come chiarito dalla giurisprudenza, non è necessario che la persona sia deceduta affinchè possa parlarsi di occultamento di cadavere, purchè la morte sia da ritenersi imminente e purchè la condotta sia intenzionalmente diretta a realizzare l'occultamento del cadavere.

Massime relative all'art. 412 Codice penale

Cass. pen. n. 1142/2017

Affinchè sia integrato il reato di occultamento di cadavere non è necessario che la condotta sia posta in essere quando il corpo è già privo di vita, essendo invece sufficiente che l'agente, ragionevolmente ipotizzata l'imminente morte della vittima, depositi il suo corpo in modo tale da renderne non immediato il ritrovamento, ancorchè la morte sopraggiunga - senza che vi sia stata una sostanziale modifica della situazione delle cose anteriormente al rinvenimento - in un momento successivo all'avvenuto abbandono.

Cass. pen. n. 8748/2011

L'integrazione del reato di occultamento di cadavere non richiede che il nascondimento sia correlato a particolari accorgimenti, essendo sufficiente la sistemazione del cadavere in modo tale da ritardarne il ritrovamento per un tempo apprezzabile. (Fattispecie di collocamento parziale del cadavere all'interno di una macchia di rovi posta in zona isolata).

Cass. pen. n. 11327/1993

Perché possa integrarsi il reato di occultamento di cadavere non è necessario che la condotta sia posta in essere quando il corpo è già privo di vita ma occorre solo che essa sia intenzionalmente diretta a realizzare l'occultamento del cadavere; perciò il trasporto in un posto nascosto del corpo di una persona che sta per morire al fine di occultarne il cadavere costituisce il delitto previsto dall'art. 412 c.p., anche se la morte avviene dopo l'occultamento.

Cass. pen. n. 1119/1990

Il delitto di cui all'art. 412 c.p. si consuma nel momento e nel luogo in cui si verifica in conseguenza dell'azione del colpevole un evento costituente occultamento, e, dunque, ha natura di reato istantaneo con effetti permanenti.

Cass. pen. n. 3235/1987

Perché sussista il reato di occultamento, ai sensi dell'art. 412 c.p., non è necessario che il nascondimento sia correlato a particolari accorgimenti, essendo sufficiente che il cadavere sia stato sistemato in modo tale da ritardare per un tempo apprezzabile il ritrovamento.

Cass. pen. n. 5819/1981

Elemento differenziale del delitto di occultamento di cadavere da quello di distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere è che il celamento dello stesso deve essere temporaneo, ossia deliberatamente operato in modo che il cadavere sia certamente ritrovato e restituito, senza, peraltro, che il nascondimento sia correlato a particolari accorgimenti, essendo sufficiente che il cadavere sia stato sistemato in modo tale da ritardarne per un tempo apprezzabile il ritrovamento.

Cass. pen. n. 742/1969

Il delitto di occultamento si distingue da quello di soppressione di cadavere per la precarietà del nascondimento, onde l'occultamento definitivo costituisce soppressione del cadavere. Nel primo reato, pur sussistendo la consumazione sin dalla prima apparizione dell'evento, questo si riproduce di momento in momento (ciclo consumativo) finché l'agente non abbia adempiuto al dovere di far cessare lo stato antigiuridico o lo stesso non sia comunque cessato; il delitto assume pertanto la forma del reato permanente. La soppressione di cadavere, invece, è reato istantaneo con effetti permanenti, perché si consuma non appena il cadavere sia reso definitivamente introvabile. I due delitti di occultamento e soppressione di cadavere, differenti nella forma e nella struttura, sono tuttavia accomunati dall'identità di oggetto giuridico e materiale, in un rapporto di continenza, per cui la soppressione del cadavere ha già insito un certo nascondimento attraverso il quale è passata. Pertanto, se i relativi fatti sono commessi dallo stesso soggetto attivo il quale, perdurando l'occultamento del cadavere, lo sopprime, è configurabile un unico reato progressivo.

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