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Articolo 316 bis Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Malversazione a danno dello Stato

Dispositivo dell'art. 316 bis Codice penale

(1) Chiunque (2), estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità Europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse (3), non li destina alle predette finalità (4), è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni [32quater] (5).

Note

(1) La norma è stata inserita successivamente dalla l. 26 aprile 1990, n. 86.
(2) L'espressione "chiunque" rende il reato comune, di qui la critica mossa dalla dottrina che ritiene inspiegabile la collocazione della norma tra i delitti compiuti dai pubblici ufficiali contro la P.A.
(3) Il presupposto della condotta malversativa è rappresentato dalla ricezione di pubbliche sovvenzioni, le quali si caratterizzano per la provenienza, in quanto per essere tali devono derivare da uno degli enti citati, per la vantaggiosità, ovvero deve trattarsi di erogazioni a fondo perduto o ad onerosità attenuata, e per il vincolo di destinazione, dal momento che la condotta tipica consiste proprio nel non utilizzare le somme per le finalità previste.
(4) La condotta consiste nella mancata destinazione dei fondi alla realizzazione dell'opera o dell'attività programmata. Questo fa sì che si possa parlare di reato omissivo proprio. Di conseguenza, si rimanda alla normativa extra penale per l'individuazione delle finalità, modalità, formalità a cui tale condotta deve far riferimento.
(5) In caso di condanna per il reato in esame troverà applicazione l'art. 32quater ovvero l'applicazione della pena accessoria della incapacità di contrattare con la P.A..

Ratio Legis

La norma tutela il buon andamento della P.A., che, mediante l'erogazione del denaro, persegue la cura dell'interesse pubblico demandatole, utilizzando il privato beneficiario come collaboratore, il quale, qualora metta in atto una delle condotte qui incriminate, impedisce così il conseguimento del fine pubblico.

Spiegazione dell'art. 316 bis Codice penale

Bene giuridico tutelato dalla norma è l'interesso dell'ordinamento acché gli strumenti di sostegno alle attività economiche di pubblico interesse vengano impiegati secondo i fini previsti.

La malversazione configura un reato proprio e, in quanto tale, può essere commesso solamente a chi abbia ricevuto un finanziamento pubblico diretto alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse.

Soggetto passivo del reato è la P.A., la Comunità europea e gli altri enti pubblici, tra i quali, alla luce del D.Lgs. 163/2006, rientrano anche gli organismi di diritto pubblico.

Presupposto per la configurabilità del delitto è l'ottenimento concreto del finanziamento, non essendo sufficiente una mera disposizione di pagamento e la destinazione di scopo del finanziamento (e dunque la specifica finalità di pubblico interesse della somma erogata).

Trattasi inoltre di reato istantaneo ad effetti permanenti, secondo vari autori di natura omissiva, consistendo la condotta nell'omessa giusta destinazione del finanziamento. Secondo altri trattasi invece di delitto commissivo, stante la mala gestio nel destinare altrove la somma ottenuta.

A favore della natura omissiva vi è comunque costante orientamento, secondo cui infatti momento consumativo del delitto è quello in cui scade il termine ultimo per realizzare le opere di pubblico interesse.

La frustrazione di un interesse pubblico non generico ma specifico fa sì che il reato sia configurabile anche nel caso in cui il privato destini le risorse anche per fini di interesse pubblico differente da quelli previsti all'atto di erogazione.

Viene richiesto il dolo generico, ovvero la coscienza e volontà di sottrarre le risorse allo scopo prefissato.

La tesi prevalente in giurisprudenza rintraccia la differenza rispetto alla truffa aggravata ai danni dello Stato di cui all'art. 640 bis sia nella diversità dei beni giuridici tutelati (patrimonio della P.A. nella truffa aggravata, buon andamento della P.A. nella malversazione), sia nella natura della condotta. La truffa aggravata punisce la condotta a monte dell'erogazione, conseguita attraverso artifizi o raggiri, mentre la malversazione punisce la condotta a valle, ovvero la distrazione delle risorse.

Pertanto, i due delitti possono anche concorrere tra loro (artt. 71 e ss.), non ravvisandosi rapporto di specialità (art. 15), qualora il colpevole ottenga fraudolentemente le risorse, per poi destinarle a fini diversi dalle attività di pubblico interesse.

Massime relative all'art. 316 bis Codice penale

Cass. pen. n. 49992/2017

Il reato di malversazione a danno dello Stato, di cui all'art. 316-bis cod. pen., concorre con quello di bancarotta impropria distrattiva, di cui all'art. 223, comma 1, legge fall., in quanto l'autore dapprima si appropria delle risorse erariali immettendole nel patrimonio della società, e successivamente le sottrae alla garanzia generica dei creditori, destinando le somme a finalità diverse sia rispetto a quelle per le quali era stato concesso il contributo o il finanziamento, sia rispetto a quelle proprie dell'attività imprenditoriale della società. (In motivazione, la Corte ha individuato un rapporto di progressione criminosa tra le due fattispecie incriminatrici).

Cass. pen. n. 20664/2017

Il reato di malversazione ai danni dello Stato concorre con quello di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, in ragione dell'autonomia delle due fattispecie.

Cass. pen. n. 17343/2013

Ai fini della sussistenza del delitto di malversazione ai danni dello Stato, l'ente pubblico erogatore dei fondi distratti dalla loro destinazione si identifica con l'organismo pubblico di cui all'art. 3, comma 26, d.l.vo 12 aprile 2006, n.163, per cui è tale qualsiasi organismo, dotato di personalità giuridica, istituito, anche in forma societaria, per soddisfare specificamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico oppure la cui gestione sia sottoposta al controllo di questi ultimi ovvero il cui organo di amministrazione, di direzione o di vigilanza sia costituito da componenti dei quali più della metà sia designata dai medesimi soggetti suindicati.

Cass. pen. n. 3724/2013

In tema di appalto pubblico di servizi, non è configurabile il delitto di peculato, ma eventualmente quelli di truffa o malversazione, nella condotta di indebita gestione e destinazione, da parte dell'appaltatore, di somme di provenienza pubblica, la cui ricezione costituisca il pagamento, da parte dell'appaltante soggetto pubblico, del corrispettivo per l'attività di fornitura di un servizio pattuito. (Fattispecie relativa a distrazione di somme versate dallo Stato a cooperativa aggiudicataria di gara di appalto per la fornitura di beni e servizi a favore di immigrati clandestini, trattenuti presso centri di permanenza).

Cass. pen. n. 43349/2011

Il reato di malversazione in danno dello Stato (art. 316 bis c.p.) può concorrere con quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.).

Cass. pen. n. 40830/2010

Ai fini della sussistenza del delitto di malversazione ai danni dello Stato, l'ente pubblico erogatore dei fondi distratti dalla loro destinazione si identifica con l'organismo pubblico di cui all'art. 3, 26, D.L.vo 12 aprile 2006, n. 163, per cui è tale qualsiasi organismo istituito, anche in forma societaria, per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico oppure la cui gestione sia soggetto al controllo di questi ultimi ovvero il cui organo di amministrazione, di direzione o di vigilanza sia costituito da componenti dei quali più della metà sia designata dai medesimi soggetti suindicati, nonché, infine, sia dotato di personalità giuridica

Il delitto di malversazione ai danni dello Stato è reato istantaneo e non permanente, che si consuma nel momento in cui le sovvenzioni, i finanziamenti o i contributi pubblici vengono distratti dalla destinazione per cui erano stati erogati.

Cass. pen. n. 20847/2010

Nei reati di malversazione e di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, persona offesa è sempre il soggetto pubblico, sia esso lo Stato, l'Unione europea, ovvero un ente pubblico, trattandosi di reati posti a tutela della corretta gestione e utilizzazione delle risorse pubbliche destinate a fini di incentivazione economica. Ne consegue che il privato denunciante, non assumendo la qualità di persona offesa, non è legittimato a proporre opposizione avverso la richiesta di archiviazione formulata dal P.M..

Cass. pen. n. 41178/2005

Nel reato di malversazione a danno dello Stato la nozione di «estraneità» alla P.A., che rappresenta il presupposto soggettivo caratterizzante la fattispecie, deve essere intesa in senso ampio, tale cioè da escludere non solo coloro che non siano inseriti nell'apparato organizzativo della P.A., ma anche coloro che, pur legati da un vincolo di subordinazione, non partecipino alla procedura di controllo delle erogazioni.

Cass. pen. n. 39644/2004

Il reato di malversazione in danno dello Stato ha natura sussidiaria e residuale rispetto alla fattispecie dell'art. 640 bis c.p. che sanziona la truffa aggravata per il conseguimento delle erogazioni pubbliche.

Cass. pen. n. 4313/2004

Il reato di cui all'art.316 bis c.p.(malversazione in danno dello Stato) può concorrere con quello di cui all'art.640 bis stesso codice (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche).

Cass. pen. n. 47311/2003

Integra il reato di malversazione previsto dall'art. 316 bis c.p., la condotta di chi, ottenuta la concessione di un contributo previsto dal Regolamento CEE per la ristrutturazione a fini agrituristici di fabbricati rurali, dia ai fondi erogati una diversa destinazione, dovendo ritenersi che l'interesse pubblico dell'opera o dell'attività da realizzare, cui si riferisce la norma incriminatrice, sia diretta conseguenza della provenienza pubblica del finanziamento agevolato. (Nella specie, la Corte ha rigettato il ricorso con cui si sosteneva che la ristrutturazione di fabbricati rurali per finalità agrituristiche non rientrasse nella nozione di opera di pubblico interesse).

Cass. pen. n. 40375/2002

Il delitto previsto dall'art. 316 bis c.p. — che consiste nella elusione del vincolo di destinazione gravante sui finanziamenti erogati per la realizzazione di una determinata finalità pubblica — si perfeziona nel momento in cui si attua la mancata destinazione dei fondi allo scopo per il quale erano stati ottenuti.

Cass. pen. n. 29541/2001

L'elemento soggettivo del reato di malversazione a danno dello Stato (art. 316 bis introdotto dall'art. 3 della legge 26 aprile 1990, n. 86), è costituito dal dolo generico, ossia, dalla volontà cosciente di sottrarre le risorse (contributo, sovvenzione o finanziamento destinato a determinare finalità di interesse pubblico) allo scopo prefissato; ne consegue che sono irrilevanti le finalità di qualsiasi natura che l'agente abbia inteso perseguire.

Cass. pen. n. 10149/2000

In tema di malversazione in danno dello Stato, l'erogazione ad un estraneo alla pubblica amministrazione, da parte dello Stato, di altro ente pubblico, o della Comunità europea, di contributi, sovvenzioni o finanziamenti, costituisce un presupposto del reato, la cui condotta consiste invece nella mancata destinazione dei fondi allo scopo per il quale sono stati ottenuti; ne consegue che risponde del reato anche chi, come nella specie, abbia ottenuto il finanziamento in epoca anteriore all'entrata in vigore della L. n. 86 del 1990 (che ha introdotto l'ipotesi delittuosa in esame), se la condotta dell'agente (consistente nella mancata destinazione allo scopo predeterminato dei fondi in precedenza ottenuti) sia stata posta in essere in epoca successiva all'entrata in vigore della citata legge n. 86 del 1990.

Cass. pen. n. 9881/1998

L'elemento materiale del reato di cui all'art. 316 bis c.p. (Malversazione a danno dello Stato) si compone di un presupposto e della condotta. Il presupposto consiste nell'avere l'agente, estraneo alla pubblica amministrazione, ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico un contributo, una sovvenzione o un finanziamento destinati a una determinata finalità pubblica. La condotta consiste nell'avere distratto, anche parzialmente, la somma ottenuta dalla predetta finalità, senza che rilevi che l'attività programmata si sia comunque svolta.

Cass. pen. n. 9529/1998

Integra il reato di malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico, di cui all'art. 316 bis c.p. la condotta consistente nell'ottenimento di un contributo da un ente pubblico (nella specie, la Regione Puglia) a favore di una associazione (nella specie, Associazione Nazionale di Implantologia orale - A.N.I.O.) svolgente attività connesse al progresso nel campo della ricerca medica, all'applicazione delle novità scientifiche, all'aggiornamento professionale dei medici e alla promozione culturale, trattandosi di attività potenzialmente destinate a vantaggio di tutta la collettività e quindi di interesse generale.

Cass. pen. n. 3362/1992

La finalità perseguita dall'art. 316 bis c.p., introdotto dall'art. 3 della L. 26 aprile 1990, n. 86, è quella di reprimere le frodi successive al conseguimento di prestazioni pubbliche dallo scopo tipico individuato dal precetto che autorizza l'erogazione, uno scopo di interesse generale che risulterebbe vanificato ove il vincolo di destinazione venisse eluso. Presupposto della condotta è però che la prestazione pubblica si sostanzi in sovvenzioni, contributi o finanziamenti, intendendo, sotto le prime due denominazioni le attribuzioni pecuniarie a fondo perduto, di carattere gestorio e sotto la terza denominazione gli atti negoziali che si caratterizzano per l'esistenza di un'onerosità attenuata rispetto a quella derivante dall'applicazione delle ordinarie regole di mercato. L'art. 316 bis c.p. si presenta, perciò — nonostante qualche, peraltro trascurabile, differenza lessicale — come una prescrizione parallela all'art. 640 bis dello stesso codice, operante, però, non nel momento precettivo della erogazione, ma nella fase esecutiva. Presupposto imprescindibile di entrambe le fattispecie è, quindi, l'esistenza di condizioni di favore — fino all'assoluta gratuità — nella prestazione: quando, invece, tali condizioni siano assenti, essendo corrispondentemente assente uno scopo legale tipico, si è fuori della rilevanza penale del fatto.

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