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Articolo 821 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Rilevanza del decorso del termine

Dispositivo dell'art. 821 Codice di procedura civile

Il decorso del termine indicato nell'articolo precedente non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo (1) se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri [823 n. 6], non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza [829 n. 6] (2).

Se la parte fa valere la decadenza degli arbitri, questi, verificato il decorso del termine, dichiarano estinto il procedimento.

Note

(1) Si precisa che il lodo è affetto da nullità quando viene pronunciato senza il rispetto del termine di cui al precedente art. 820 del c.p.c. o anche quando la decisione interviene entro un termine prorogato illegittimamente.
(2) La notifica richiesta dalla norma in esame va a vantaggio della sola parte che l'ha effettuata e, a differenza di quanto veniva previsto precedentemente all'entrata in vigore del d.lgs. 40/2006, può avvenire non necessariamente a mezzo dell'ufficiale giudiziario, ma anche ad opera della parte stessa.

Massime relative all'art. 821 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 6069/2004

L'art. 829, numero 6, c.p.c. commina la nullità del lodo pronunziato oltre il termine stabilito dall'art. 820 c.p.c., ma fa salvo il disposto dell'art. 821 c.p.c., alla stregua del quale il decorso del termine non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo stesso, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza.

Cass. civ. n. 7863/1997

In caso di omessa pronunzia degli arbitri nel termine stabilito, alla stregua del combinato disposto degli artt. 821 e 823 c.p.c., si deve avere riguardo — al fine di stabilire se la notificazione di volontà delle parti di far valere la decadenza degli arbitri sia pervenuta prima della decisione — al momento in cui avviene la sottoscrizione del dispositivo della deliberazione da parte della maggioranza degli arbitri.

Cass. civ. n. 5771/1984

Qualora il lodo arbitrale non venga pronunciato nel termine di novanta giorni dall'accettazione della nomina o nell'eventuale diverso termine all'uopo fissato dalle parti (art. 820 c.p.c.), la nullità del lodo medesimo postula, alla stregua della inderogabile disposizione dell'art. 821 c.p.c., che la parte personalmente provveda, dopo la scadenza del termine e prima della deliberazione degli arbitri, a notificare alle altre parti ed agli arbitri che intende far valere la loro decadenza, sicché resta a detto fine insufficiente un'eccezione di decadenza sollevata dal difensore negli atti depositati dinanzi agli arbitri.

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Cesare P. chiede
mercoledì 17/02/2021 - Lazio
“Salve,
vorrei sapere dove avete trovato la seguente affermazione:(2) La notifica richiesta dalla norma in esame va a vantaggio della sola parte che l'ha effettuata e, a differenza di quanto veniva previsto precedentemente all'entrata in vigore del d.lgs. 40/2006, può avvenire non necessariamente a mezzo dell'ufficiale giudiziario, ma anche ad opera della parte stessa.
Si tratta della nota 2 al comma 1 dell'art. 821 cpc. cosa si intende per parte stessa? la parte personalmente ovvero la parte processuale mediante il procuratore?
laddove si intenda parte personalmente, in che modalità può effettuare la notifica della decadenza?
grazie
cordiali saluti”
Consulenza legale i 24/02/2021
L’art. 821 c.p.c., nel testo risultante a seguito delle modifiche introdotte con D. Lgs. n. 40/2006, stabilisce al primo comma che il decorso del termine previsto dall’art. 820 c.p.c. non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza.
Ai sensi del secondo comma, se la parte fa valere la predetta decadenza, gli arbitri, verificato il decorso del termine, dichiarano estinto il procedimento.
Per comprendere la portata e gli effetti della norma è utile la lettura di Cass. Civ., Sez. I, sent. 31/08/2018, n. 21536. In particolare la Suprema Corte rammenta, innanzitutto, il proprio prcedente orientamento (Cass. 23 gennaio 2012, n. 889; Cass. 15 luglio 1980, n. 4536), secondo cui “il sistema delineato dal combinato disposto dell'art. 821 c.p.c. e art. 829 c.p.c., comma 1, n. 6 è imperniato non già sul mero decorso del termine, che ne rappresenta il mero sostrato di natura fattuale, ma sulla manifestazione della parte di voler far valere la decadenza, la quale integra un vero e proprio onere”.
Pertanto, secondo la Corte, la notificazione dell'intenzione della parte di far valere la decadenza non costituisce una mera eccezione, da proporsi nell'ambito del procedimento arbitrale, ma un atto imprescindibile, in difetto del quale la nullità del lodo non può essere fatta valere.
Aggiunge la Cassazione, sempre ricordando le proprie precedenti pronunce sul punto, che la previsione della notificazione garantisce la certezza, anche in relazione al quando, della conoscenza, da parte di tutti i soggetti interessati, dell'intenzione di far valere la decadenza.
Dunque, la nullità prevista dalle citate norme è una nullità relativa, in quanto il decorso del termine non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione, non abbia provveduto a detta notificazione.
In tale ottica, va attribuito “rilievo formale e non surrogabile” all'adempimento previsto dall’art. 821 c.p.c., che richiede la notificazione "a mezzo di ufficiale giudiziario".
Quanto alla questione se la notificazione in questione possa essere validamente compiuta, anziché dalla parte personalmente, dal difensore, inizialmente si riteneva che a tal fine fosse necessario il conferimento a quest’ultimo di procura speciale (Cass. 10910/2003).
Attualmente, però, tale orientamento sembra superato dall’art. 816 bis c.p.c., introdotto anch’esso con il D. Lgs. 40/2006, il quale stabilisce che “in mancanza di espressa limitazione, la procura al difensore si estende a qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli atti e la determinazione o proroga del termine per la pronuncia del lodo”.

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