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Articolo 36 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Cause riconvenzionali

Dispositivo dell'art. 36 Codice di procedura civile

Il giudice competente per la causa principale conosce anche delle domande riconvenzionali [167, 416] (1) che dipendono dal titolo dedotto in giudizio dall'attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione (2), purché non eccedano la sua competenza per materia o valore (3); altrimenti applica le disposizioni dei due articoli precedenti (4).

Note

(1) Il convenuto può proporre una domanda riconvenzionale, ovvero una controdomanda con cui non si limita a chiedere il rigetto della domanda attorea ma chiede al giudice la pronuncia di un provvedimento sfavorevole all'attore. Diverse dalla domanda riconvenzionale sono le eccezioni fondate sui fatti che potrebbero costituire titolo per un'autonoma domanda (es.: eccezione di annullabilità del contratto). Si parla in questo caso di eccezioni riconvenzionali, ovvero istanze formulate dal convenuto dirette a far valere un suo diritto al solo scopo di escludere l'efficacia giuridica dei fatti o dei titoli dedotti dall'attore, ossia al fine di ottenere il rigetto della domanda.
(2) La domanda riconvenzionale deve dipendere da fatti che siano collegati con i fatti costitutivi della domanda principale (es.: il locatore convenuto per il mantenimento in efficienza dell'immobile locato dal conduttore inadempiente, chiede, in via riconvenzionale, il pagamento del canone; i fatti costitutivi delle due domande sono riconducibili al medesimo titolo, cioè al contratto di locazione) o con i fatti estintivi, impeditivi o modificativi dedotti nella causa in forma di eccezione (es.: la parte convenuta per il pagamento di un credito, eccepisce in compensazione un controcredito, chiedendo contestualmente la condanna dell'attore al pagamento della differenza).
(3) Secondo l'orientamento giurisprudenziale prevalente, la domanda riconvenzionale che non eccede la competenza del giudice adìto è ammissibile anche se dipende da un titolo diverso da quello dedotto a fondamento della domanda principale, ove tra le opposte domande sussista un collegamento obiettivo che renda opportuna la trattazione congiunta e la decisione simultanea. In tale caso, l'opportunità del simultaneus processus è rimessa all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, insindacabile, in quanto tale, in sede di legittimità.
(4) Il giudice privo di competenza deve disporre la remissione dell'intero processo al giudice inderogabilmente competente per la causa riconvenzionale. Se, invece, la competenza del giudice investito della causa principale è inderogabile o quest'ultima è pendente in appello o devono applicarsi riti diversi ed incompatibili, si dispone la separazione delle cause. In tali ipotesi, se tra le due cause esiste un nesso di pregiudizialità [v. 34], dovrà essere disposta anche la sospensione della causa pregiudicata [v. 295].

Brocardi

Reconventio
Reconventio reconventionis

Massime relative all'art. 36 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 24684/2013

La declaratoria di inammissibilità di una domanda riconvenzionale non dipendente dal titolo dedotto in giudizio dall'attore o da quello già appartenente alla causa come mezzo di eccezione costituisce l'esito di una valutazione riservata all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità ove sia stata adeguatamente argomentata l'inopportunità del "simultaneus processus".
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24684 del 4 novembre 2013)

Cass. civ. n. 17083/2013

La domanda riconvenzionale proposta dal consumatore, in un giudizio incardinato dal professionista innanzi ad un giudice diverso da quello competente ai sensi dell'art. 63 del d.l.vo 6 settembre 2005, n. 206, non può assumere il significato di una deroga implicita al foro del consumatore, né precludere il rilievo officioso del proprio difetto di competenza da parte del giudice adito.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 17083 del 10 luglio 2013)

Cass. civ. n. 14852/2013

Ricorre l'ipotesi della eccezione riconvenzionale (come tale ammissibile anche in appello, secondo la disciplina originaria di cui all'art. 345 c.p.c.) allorquando il fatto dedotto dal convenuto sia diretto provocare il mero rigetto della domanda avversaria; integra invece vera e propria domanda riconvenzionale, preclusa in sede di gravame, l'istanza con la quale venga chiesto, oltre al rigetto dell'altrui pretesa, l'ulteriore declaratoria di tutte le conseguenze giuridiche connesse all'invocato mutamento della situazione precedente (principio affermato ai sensi dell'art. 360, n. 1, c.p.c.).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14852 del 13 giugno 2013)

Cass. civ. n. 1848/2013

Nel procedimento davanti al giudice di pace, qualora siano state proposte una domanda principale di valore non eccedente euro 1.100,00 e una riconvenzionale, connessa ex art. 36 c.p.c., eccedente la competenza del giudice di pace, non può il giudice medesimo separare la riconvenzionale e rimettere essa sola al giudice superiore, dovendo, viceversa, rimettere al tribunale l'intera causa, ai sensi dell'art. 40, sesto e settimo comma, c.p.c., in modo che la domanda principale e la riconvenzionale siano trattate in "simultaneus processus" e decise entrambe con pronuncia secondo diritto, impugnabile, in tutti i capi, con l'appello.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1848 del 28 gennaio 2013)

Cass. civ. n. 4233/2012

Mentre con la domanda riconvenzionale il convenuto, traendo occasione dalla domanda contro di lui proposta, oppone una controdomanda e chiede un provvedimento positivo, sfavorevole all'attore, che va oltre il mero rigetto della domanda attrice, mediante l'eccezione riconvenzionale egli, pur deducendo fatti modificativi, estintivi o impeditivi, che potrebbero costituire oggetto di un'autonoma domanda in un giudizio separato, si limita a chiedere la reiezione della pretesa avversaria, totalmente o anche solo parzialmente, al fine di beneficiare di una condanna più ridotta. Ne consegue che la mancata impugnazione della decisione di rigetto della domanda riconvenzionale di risarcimento dei danni per i vizi dell'opera appaltata, resa dal giudice di primo grado in considerazione della mancata prova dei fatti posti a fondamento di essa, comporta la sola preclusione di riproporre nel giudizio di appello l'esame di detta domanda, ma non determina l'abbandono dell'eccezione riconvenzionale, riproposta in sede di gravame, parimenti fondata su tali vizi e volta a confutare la pretesa attorea sotto il profilo del "quantum".
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4233 del 16 marzo 2012)

Cass. civ. n. 18785/2010

Il giudice del foro del consumatore quando è competente per la causa principale, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 36 e 40 c.p.c., conosce anche della domanda riconvenzionale che dipende dal titolo dedotto in giudizio dall'attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione, se non ecceda la sua competenza per materia e valore.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18785 del 20 agosto 2010)

Cass. civ. n. 4295/2008

Sussiste connessione tra la domanda riconvenzionale proposta dal convenuto per far accertare l'acquisto per usucapione di una servitù di elettrodotto e la domanda di risarcimento del danno proposta dall'attore proprietario dell'immobile divenuto servente, a causa del comportamento addebitato al convenuto per la realizzazione della situazione di fatto corrispondente al diritto di servitù invocato; infatti, l'accertamento dell'avvenuta usucapione della servitù di elettrodotto esclude il presupposto del risarcimento da illecito, retroagendo gli effetti dell'usucapione, quale acquisto del diritto reale a titolo originario, al momento dell'iniziale esercizio della relazione di fatto con il fondo altrui, e togliendo ab origine il connotato di illiceità al comportamento di chi abbia usucapito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4295 del 20 febbraio 2008)

Cass. civ. n. 6520/2007

La relazione di dipendenza della domanda riconvenzionale «dal titolo dedotto in giudizio dall'attore», che comporta la trattazione simultanea delle cause, si configura non già come identità della causa petendi (richiedendo, appunto, l'art. 36 c.p.c. un rapporto di mera dipendenza), ma come comunanza della situazione o del rapporto giuridico dal quale traggono fondamento le contrapposte pretese delle parti, ovvero come comunanza della situazione, o del rapporto giuridico sul quale si fonda la riconvenzionale, con quello posto a base di un'eccezione, sì da delinearsi una connessione oggettiva qualificata della domanda riconvenzionale con l'azione o l'eccezione proposta. (Nella specie, la Suprema Corte ha affermato la competenza del tribunale a conoscere, ai sensi dell'art. 36 c.p.c., della domanda di adempimento di un contratto di locazione di due piazzole di campeggio, originariamente proposta innanzi al giudice di pace, e della domanda riconvenzionale di pagamento del canone di locazione delle piazzole sulla base del medesimo contratto e di pagamento di alcuni servizi connessi).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6520 del 19 marzo 2007)

Cass. civ. n. 15271/2006

Qualora la domanda riconvenzionale non ecceda la competenza del giudice della causa principale, a fondamento di essa può dedursi anche un titolo non dipendente da quello fatto valere dall'attore a fondamento della sua domanda, purché sussista con questo un collegamento oggettivo che giustifichi l'esercizio, da parte del giudice, della discrezionalità che può consigliare il simultaneus processus. Pur trattandosi di una valutazione discrezionale del giudice di merito, questi è tenuto a motivare il rifiuto di autorizzazione, opposto alla introduzione di una riconvenzionale non connessa, senza limitarsi a dichiararla inammissibile esclusivamente per la mancata dipendenza dal titolo dedotto in giudizio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15271 del 4 luglio 2006)

Cass. civ. n. 12475/2004

La domanda riconvenzionale che il convenuto dinanzi al giudice ordinario proponga contestualmente alla formulazione — in via principale — dell'eccezione di compromesso in arbitri della causa — per clausola convenzionale di deroga alla giurisdizione, con conseguente rinunzia all'azione giudiziaria, e decisione della controversia secondo il dictum di soggetti privati — è da ritenere proposta necessariamente in via subordinata al mancato accoglimento dell'eccezione che, se accolta, preclude la cognizione sia della domanda attorea che di quella riconvenzionale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12475 del 7 luglio 2004)

Cass. civ. n. 13057/2002

La domanda riconvenzionale volta al riconoscimento di un credito nei confronti del fallito e proposta nell'ambito di un giudizio promosso dal Fallimento per l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare, non solo non comporta il trasferimento dell'intera causa avanti al giudice della verifica dello stato passivo, ma è improponibile, attesa l'esclusività del rito per essa previsto a fini pubblicistici.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13057 del 9 settembre 2002)

Cass. civ. n. 10356/2000

In caso di opposizione all'esecuzione, la domanda diretta all'accertamento dell'importo del credito ulteriore rispetto a quello contenuto nella sentenza fatta valere come titolo esecutivo è idonea a determinare lo spostamento della competenza ratione valoris del giudice dell'opposizione solo se sia configurabile come domanda riconvenzionale in senso tecnico, cioè come domanda dell'interessato a conseguire una pronuncia di condanna sulla pretesa, che, cumulandosi al valore della domanda oggetto dell'opposizione all'esecuzione, determina l'esorbitanza dalla competenza per valore del giudice adito; mentre non rientra in nessuna delle ipotesi di modificazione della competenza per ragioni di connessione, indicate negli artt. 31-36 c.p.c., la pretesa che si configuri come mera eccezione difensiva del convenuto nel giudizio di opposizione all'esecuzione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10356 del 7 agosto 2000)

Cass. civ. n. 12558/1999

La domanda formulata da un convenuto nei confronti di un altro, ed avente ad oggetto l'accertamento della responsabilità esclusiva del secondo rispetto alla domanda risarcitoria formulata dall'attore, va qualificata come domanda riconvenzionale, e può essere proposta negli stessi limiti di quest'ultima.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12558 del 12 novembre 1999)

Cass. civ. n. 3619/1999

In base al combinato disposto dell'art. 34 con gli artt. 35 e 36 c.p.c., quando la domanda riconvenzionale ecceda la competenza per materia e per valore del giudice adito con la domanda principale, la remissione dell'intera causa al giudice competente per la riconvenzionale si impone solo ove quest'ultima implichi la soluzione di una questione pregiudiziale da risolvere con efficacia di giudicato, mentre in tutti gli altri casi il giudice adito ha il potere di scegliere tra la separazione delle due cause, rimettendo al giudice superiore solo quella relativa alla riconvenzionale, e la rimessione di entrambe al giudice competente per la riconvenzionale, secondo un apprezzamento discrezionale, il cui esercizio si estrinseca in una pronuncia di contenuto ordinatorio, che non costituisce decisione sulla competenza, e non è, pertanto, suscettibile di impugnazione attraverso il regolamento di competenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3619 del 13 aprile 1999)

Cass. civ. n. 2827/1999

La norma dell'art. 36 c.p.c., laddove consente lo svolgimento del processo simultaneo sulla domanda principale e sulla domanda riconvenzionale, avanti al giudice adito con la prima, con riferimento al caso in cui la competenza su entrambe le domande si debba attribuire per ragioni di valore, concerne esclusivamente l'ipotesi in cui il giudice adito sia competente per valore sulla domanda principale e la competenza per valore sulla riconvenzionale spetti parimenti ad esso o ad un giudice inferiore, mentre, non può trovare applicazione nel caso in cui sulla domanda proposta in via principale quel giudice sia incompetente, per essere la competenza per valore attribuita ad un giudice di competenza inferiore, non potendosi reputare che l'incompetenza originaria sulla domanda principale del giudice adito possa divenire irrilevante in dipendenza della proposizione della riconvenzionale, riconducibile, viceversa, alla competenza di detto giudice, il quale, pertanto, ove sia sorta discussione sulla competenza ovvero rilevi egli stesso l'incompetenza sulla domanda originaria, deve separare le due cause e rimettere al giudice di competenza inferiore la causa sulla domanda principale, trattenendo, invece, soltanto la riconvenzionale (a meno che anch'essa non sia di competenza del giudice inferiore).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2827 del 25 marzo 1999)

Cass. civ. n. 2533/1998

La disposizione di cui all'art. 36 c.p.c. in tema di domande riconvenzionali (dipendenti, cioè, dallo stesso titolo invocato dall'attore, ovvero da titolo già appartenente alla causa come mezzo di eccezione) contempla, per l'ipotesi in cui la detta riconvenzionale ecceda la competenza per materia o per valore del giudice adito, la possibilità di rimessione dell'intera causa al giudice superiore ove non si ravvisi la possibilità alternativa di decidere autonomamente sulla domanda principale attesa l'agevole definibilità delle relative questioni, con la conseguenza che, qualora la domanda introdotta dal convenuto non sia qualificabile come riconvenzionale alla stregua dei criteri di cui alla norma predetta, si rende inevitabile il provvedimento di separazione delle cause, in assenza di disposizioni che deroghino alle comuni regole di competenza.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2533 del 7 marzo 1998)

Cass. civ. n. 8927/1995

La competenza a conoscere delle domande riconvenzionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni subiti dal datore di lavoro a causa della violazione, da parte del dipendente, di obblighi nascenti dal rapporto di lavoro, appartiene, ratione materiae, al giudice del lavoro.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 8927 del 19 agosto 1995)

Cass. civ. n. 3548/1994

La proposizione di un'azione di mero accertamento non comporta esclusione dell'esercizio, in via riconvenzionale, di azioni che non siano della medesima natura, atteso che condizione unica di ammissibilità della domanda riconvenzionale, proposta davanti al giudice competente per materia e valore è, a norma dell'art. 36 c.p.c. la dipendenza di essa dal titolo dedotto in giudizio dall'attore, o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione, restando del tutto ininfluente la valenza e l'ambito della tutela giudiziaria invocata, sia cioè essa dichiarativa, costitutiva o di condanna.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3548 del 15 aprile 1994)

Cass. civ. n. 3475/1994

Il mero silenzio serbato dalla parte in ordine alla domanda riconvenzionale irritualmente proposta non implica accettazione del contraddittorio, con la conseguenza che esso non preclude la successiva deduzione dell'inammissibilità della domanda stessa. (Nella specie la Corte Suprema ha confermato la decisione del merito che aveva ritenuto che nell'intervallo intercorso tra la domanda riconvenzionale — da ritenersi intempestiva perché non formulata con la comparsa di risposta — e la eccezione di tardività della stessa, non era stata svolta alcuna attività che potesse far ritenere implicitamente accettato il contraddittorio sulla detta domanda).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3475 del 14 aprile 1994)

Cass. civ. n. 7131/1993

In caso di domanda riconvenzionale proposta dal terzo chiamato in causa dal convenuto, che su di lui intende riversare gli effetti della domanda dell'attore in forza di un distinto rapporto, dipendente da un diverso titolo, la connessione richiesta dall'art. 36 c.p.c. non postula necessariamente che la domanda riconvenzionale tragga fondamento dalla situazione o rapporto giuridico fatto valere dall'attore, ben potendo trarre origine dal rapporto di garanzia confluito nel processo, nel quale il convenuto esercita una autonoma azione, assumendo, nei confronti del terzo, la veste di attore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7131 del 28 giugno 1993)

Cass. civ. n. 5460/1993

L'attore che abbia assunto la veste di convenuto in conseguenza di domanda riconvenzionale, può a sua volta avanzare domanda riconvenzionale nei confronti del convenuto (riconventio riconventionis), purché tempestivamente nel primo atto difensivo successivo alla comparsa di risposta del convenuto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5460 del 13 maggio 1993)

Cass. civ. n. 768/1993

Il giudice competente per valore sulla causa principale di condanna all'adempimento di un'obbligazione conosce anche della eccezione di inadempimento e della domanda riconvenzionale di risarcimento del danno derivante da tale inadempimento se questa rientra nella sua competenza, mentre rimette al giudice superiore sia la causa principale che la domanda riconvenzionale se questa eccede la sua competenza per valore: non può invece conoscere della domanda principale e rimettere la decisione sulla domanda riconvenzionale al giudice superiore competente su quest'ultima per ragioni di valore.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 768 del 22 gennaio 1993)

Cass. civ. n. 10043/1991

La domanda riconvenzionale, atteso il suo carattere autonomo — di controdomanda volta ad ottenere un provvedimento positivo favorevole nei confronti dell'attore e non il mero rigetto delle di lui pretese, come nel caso dell'eccezione riconvenzionale — deve essere esaminata e decisa anche se sia dichiarata inammissibile la domanda principale.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10043 del 26 settembre 1991)

Cass. civ. n. 7331/1990

Il giudice della causa principale è competente a conoscere della causa riconvenzionale che non ecceda per valore o per materia la sua competenza, anche quando la causa riconvenzionale, separatamente considerata, rientrerebbe nella sfera della competenza territoriale inderogabile di altro giudice, non consentendo la norma eccezionale di cui all'art. 36 c.p.c. interpretazione analogica.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7331 del 17 luglio 1990)

Cass. civ. n. 2478/1990

L'inammissibilità della domanda riconvenzionale, in quanto non contenuta nella comparsa di risposta o comunque non formulata nella prima udienza di trattazione, è stabilita a tutela dell'interesse della controparte, con la conseguenza che essa non è più opponibile se la parte, nel cui interesse la preclusione stessa è sancita, anziché eccepire la tardività e inammissibilità della domanda, abbia invece accettato il contraddittorio su di essa o esplicitamente ovvero anche tacitamente, mediante un comportamento processuale incompatibile con la volontà di opporsi all'ingresso della domanda riconvenzionale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2478 del 27 marzo 1990)

Cass. civ. n. 3843/1983

Ricorre l'ipotesi della domanda riconvenzionale quando il convenuto, traendo occasione della domanda contro di lui proposta, opponga una controdomanda e cioè chieda un provvedimento positivo sfavorevole all'attore che va oltre il rigetto della domanda principale; resta, invece, nell'ambito dell'eccezione l'istanza del convenuto diretta a far valere un suo diritto al solo scopo di escludere l'efficacia giuridica dei fatti o titoli dedotti dall'attore, ossia al fine di ottenere il rigetto della domanda.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3843 del 6 giugno 1983)

Cass. civ. n. 697/1979

Quando il convenuto, eccedendo i limiti della domanda attrice, proponga un'eccezione o una domanda riconvenzionale che ampli l'oggetto della controversia, il thema decidendum è quello che risulta dal complesso delle istanze delle parti, e l'individuazione del giudice competente va fatta in base agli artt. 34 e 36 c.p.c., secondo cui, ove si debbano decidere con efficacia di giudicato questioni (sollevate dal convenuto) pregiudiziali o riconvenzionali, appartenenti per materia alla competenza di giudice diverso da quello adito, si verifica l'attrazione della causa principale a favore di tale giudice. (Nella specie, avendo il convenuto in una causa possessoria, avente ad oggetto un fondo rustico, eccepito di essere affittuario del fondo con diritto della proroga legale, la corte ha ritenuto la competenza della sezione specializzata agraria).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 697 del 31 gennaio 1979)

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Quesiti degli utenti
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Giuseppe P. chiede
domenica 26/08/2018 - Lombardia
“Il quesito è lo stesso della consulenza Q201719797 chiesta il 28/10 e riguarda una causa riconvenzionale di avvocato che INTRODUCE crediti professionali che nulla hanno a che vedere con causa principale per responsabilità professionale.
Dopo avere svolto le 3 memorie 183 ed aver sempre eccepito la inammissibilità della domanda riconvenzionale, ora nella conclusionale e successiva memoria di replica vorrei articolare dettagliatamente i motivi giuridici della eccezione anche in considerazione delle successive sentenze cassazione ultima 23 febbraio 2018/ 4486 ma che comunque riferiscono sempre di casi opposti e mai dello specifico del mio caso (cliente agisce e avvocato che tramite domanda riconvenzionale INTRODUCE presunti crediti peraltro di altri casi(già saldati).
Per me la situazione è già chiara ma vorrei ulteriormente dispiegarla e approfondirla, per motivi personali, ribadisco entro il 09/09.
Cordiali saluti

Consulenza legale i 30/08/2018
Fulcro centrale della memoria difensiva si ritiene che debba essere la distinzione tra eccezione e domanda riconvenzionale.
Costituisce orientamento giurisprudenziale pacifico quello secondo cui si ha eccezione allorché l’istanza del convenuto resti contenuta nell’ambito dell’attività strettamente difensiva, mentre si ha domanda riconvenzionale nel caso in cui il convenuto chieda un provvedimento positivo, autonomamente attributivo di una determinata utilità, ossia che vada oltre il mero rigetto della domanda avversaria, ampliando così la sfera dei poteri decisori (in tal senso, in dottrina, anche Evangelista e Vullo, nonché nella giurisprudenza di merito Tribunale di Enna 20.02.2018 e Tribunale di Roma 15.01.2018).

Sotto il profilo della sua natura giuridica, a differenza della eccezione (che tende solo a far rigettare la pretesa dell’attore e non dilata l’oggetto del processo), la domanda riconvenzionale costituisce una vera e propria azione autonoma, in virtù della quale il convenuto intende chiedere un provvedimento a sé favorevole e sfavorevole alla controparte, tentando così di ottenere dal Giudice una pronuncia costitutiva, modificativa o estintiva.
E’ proprio sotto questo profilo che va analizzata la sentenza della Corte di Cassazione citata nel testo del quesito, ossia la n. 4485 del 23 febbraio 2018, con la quale la S.C. ha cercato di fare chiarezza definitiva sulla questione della competenza territoriale e del rito applicabile nell’azione giudiziaria che l’avvocato intende promuovere nei confronti del suo cliente per ottenere il pagamento degli onorari che gli spettano.

Secondo la posizione assunta dalla Corte di Cassazione in tale sentenza, a seguito dell’introduzione dell’art. 14 del D.lgs. 150 del 2011, ogni controversia avente ad oggetto la liquidazione degli onorari di avvocato può essere introdotta esclusivamente nelle due forme di cui si è già detto nella precedente consulenza, e che qui si ripetono per comodità di lettura:
  1. ricorso ex art. 702 bis del c.p.c., da cui ha origine un procedimento sommario speciale, disciplinato dal combinato disposto dell’art. 14 e degli artt. 3 e 4 del D.lgs. 150/2011;
  2. procedimento per decreto ingiuntivo ex art. 633 del c.p.c., avverso il quale l’eventuale opposizione si dovrà sempre proporre con ricorso ex art. 702 bis c.p.c.
Resta invece esclusa la possibilità di introdurre l’azione sia con il rito di cognizione ordinaria, sia con quello del procedimento sommario ordinario.
Ora, considerato che nel caso di specie l’eccezione sollevata dal convenuto va qualificata più che come tale, quale domanda riconvenzionale, costituendo una vera e propria azione autonoma, e considerato che tale domanda può proporsi soltanto in una delle forme sopra descritte, si ritiene che sia più che mai opportuno invocare sotto il profilo procedurale l’applicazione dell’art. 36 del c.p.c., per effetto del quale il giudice competente per la causa principale potrà conoscere anche della domanda riconvenzionale purchè non ecceda la sua competenza per materia o per valore.

Poiché il recupero delle spese professionali dell’avvocato rientra nella competenza per materia di altro giudice, sarà opportuno insistere affinchè il giudice investito della causa principale rimetta, ex art. 35 del c.p.c., le parti al giudice competente per la decisione relativa all’eccezione sollevata.
Costituisce infatti opinione diffusa in giurisprudenza quella secondo cui non è realizzabile il simultaneo processo quando vi si opponga una competenza per materia o funzionale, come quella prevista dall’art. 14 D.lgs 151/2011; in casi di questo tipo il giudice previamente adito sarà tenuto, non operando la translatio judicii ex art. 36 c.p.c., a separare le cause e trattenere presso di se la sola domanda principale (Cass. 6595/2002).

Dunque, sebbene la sentenza n. 4485/2018, di cui si vorrebbero richiamare i principi, si riferisca, così come tutte le altre sulla materia, ad un caso inverso al proprio, ossia quello dell’avvocato che agisce e non che eccepisce, ciò che rileva e va posto in risalto di tale sentenza è l’asserito obbligo inderogabile di ricorrere ad uno dei riti sommari sopra descritti.

A tutto ciò si aggiunga un’altra considerazione: l’art. 36 c.p.c. consente il cumulo processuale tra la domanda principale dell’attore e la domanda riconvenzionale del convenuto, anche in deroga agli ordinari criteri di competenza, allorchè quest’ultima dipenda dal titolo dedotto in giudizio dall’attore ovvero dal titolo dell’eccezione, ove per titolo si intende la causa petendi della domanda dell’attore.
Ebbene, in questo caso non può a rigore dirsi che vi sia identità di causa petendi, e ciò sia perchè la domanda dell’attore sembra attenere ad un rapporto contrattuale diverso da quello per cui la controparte intende recuperare il proprio credito professionale, sia perché in ogni caso l’accertamento della responsabilità professionale dell’avvocato prescinde dalla liquidazione dei compensi che gli spettano, trattandosi piuttosto di un’azione di tipo risarcitorio, nella quale elemento indefettibile sarà la prova del nesso eziologico tra la condotta che si invoca errata del legale e l’evento negativo subito dal cliente (così Cass. N. 2638/2013).

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  • Il riparto di giurisdizione

    Editore: Giuffrè
    Collana: Orientamenti di merito
    Data di pubblicazione: dicembre 2013
    Prezzo: 55,00 -10% 49,50 €

    Il volume illustra i principi che regolano il riparto di giurisdizione ed affronta numerose fattispecie con utile taglio trasversale e multidisciplinare. In ogni capitolo è tracciato un quadro dell'evoluzione normativa, dottrinale e giurisprudenziale, con l'indicazione degli orientamenti consolidati e prevalenti. Le singole problematiche sono, infatti, analizzate, talvolta anche con taglio critico, sia nei profili sostanziali che in quelli processuali, dando notevole risalto... (continua)

  • La giurisdizione nell'esperienza giurisprudenziale contemporanea

    Editore: Giuffrè
    Collana: Dialettica,diritto e processo
    Data di pubblicazione: dicembre 2008
    Prezzo: 32,00 -10% 28,80 €
    Categorie: Giurisdizione

    Sommario

    LIMITI DELLA GIURISDIZIONE NELLE CONTROVERSIE TRANSNAZIONALI: Introduzione (di R. Martino) - Rinvio alla competenza territoriale e fori esorbitanti (di R. Martino) - Compatibilità del sistema europeo di giurisdizione con la dottrina del Forum non conveniens (di R. Martino) - LIMITI INTERNI DELLA GIURISDIZIONE: Introduzione (di A. Panzarola) - Riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo nella giurisprudenza (di A. Panzarola) -... (continua)

  • Sull'unità della giurisdizione

    Data di pubblicazione: maggio 2011
    Prezzo: 18 €
    Categorie: Giurisdizione

    Il volume raccoglie gli atti dell’incontro di studio «Sull’unità della giurisdizione», in ricordo di Franco Cipriani. L’iniziativa ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla «strumentalità dell’azione» all’effettiva realizzazione e tutela delle situazioni soggettive di natura sostanziale, che non può non investire l’assetto della giurisdizione affinché sia pienamente funzionale a tale... (continua)

  • Declinatoria di giurisdizione ed effetto conservativo del termine

    Editore: Giuffrè
    Collana: Univ. Milano Bicocca-Scuol.giurisprudenza
    Data di pubblicazione: dicembre 2013
    Prezzo: 53,00 -10% 47,70 €
    Categorie: Giurisdizione

    Il fenomeno della c.d. translatio iudicii tra plessi giurisdizionali distinti è al centro del volume. La trattazione muove dall'analisi del percorso storico compiuto dall'ordinamento italiano al fine di approfondire le ragioni che hanno condotto il legislatore recente ad introdurre e disciplinare l'istituto. Il libro esamina poi analiticamente il significato e la portata della sentenza della Corte costituzionale n. 77/2007 ed il controverso e perplesso modello di meccanica... (continua)