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Articolo 884 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Appoggio e immissione di travi e catene nel muro comune

Dispositivo dell'art. 884 Codice civile

Il comproprietario di un muro comune può fabbricare appoggiandovi (1) le sue costruzioni e può immettervi travi, purché le mantenga a distanza di cinque centimetri dalla superficie opposta, salvo il diritto dell'altro comproprietario di fare accorciare la trave fino alla metà del muro, nel caso in cui egli voglia collocare una trave nello stesso luogo, aprirvi un incavo o appoggiarvi un camino. Il comproprietario può anche attraversare il muro comune con chiavi e catene di rinforzo, mantenendo la stessa distanza. Egli è tenuto in ogni caso a riparare i danni causati dalle opere compiute.

Non può fare incavi nel muro comune, né eseguirvi altra opera che ne comprometta la stabilità o che in altro modo lo danneggi.

Note

(1) Dato che un immobile si appoggia ad un muro se questo ne regge il peso e ne garantisce la solidità, è chiaro che quest'ultima deve essere condizione per realizzare le opere che si sono programmate.

Ratio Legis

La disposizione regola le forme di utilizzo di un muro comune, e deroga ai principi di cui gli artt. 1102-1108. Essa consiste nel fatto che chi desidera svolgere le attività delineate dall'articolo in esame non deve chiedere il consenso all'altro titolare del muro.

Brocardi

Servitus tigni immittendi

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

421 Un secondo gruppo di norme (articoli 880-885) riguarda le presunzioni di appartenenza dei muri divisori e il regime dei muri comuni. In conformità del codice del 1865 (articoli 546-547), il nuovo codice (art. 880 del c.c. e art. 881 del c.c.) stabilisce due presunzioni, suscettibili di prova contraria: da un lato, la presunzione di comunione così per il muro che serve di divisione tra edifici (presunzione che, in caso di altezze ineguali degli edifici, è limitata al punto in cui uno di questi comincia ad essere più alto), come per il muro che serve di divisione tra cortili, giardini e orti o tra recinti nei campi; dall'altro lato, la presunzione di proprietà esclusiva del muro divisorio tra campi, cortili, giardini od orti, sulla base della posizione del piovente esistente nel muro e, ove questo manchi, di altri segni particolarmente qualificati. Circa i diritti e gli obblighi di ciascun condomino rispetto al muro comune, non ho apportato innovazioni rilevanti (art. 882 del c.c., art. 883 del c.c. e art. 884 del c.c.). Una disposizione integrativa ho però introdotta in tema d'innalzamento del muro comune. Come per il codice del 1865 (art. 554), il comproprietario che vuole eseguire la sopraelevazione, quando occorre aumentare lo spessore del muro per renderlo atto a sostenere il nuovo peso, deve costruire sul suolo proprio per il maggiore spessore che si renda necessario. Senonché può darsi che esigenze tecniche impongano di costruire sul suolo del vicino: in tal caso si autorizza la costruzione sul fondo finitimo per una doverosa tutela dell'interesse pubblico all'incremento edilizio. Il muro così ingrossato, resta di proprietà comune, ma il vicino ha diritto di conseguire il valore della metà del suolo occupato per il maggior spessore (art. 885 del c.c.).

Massime relative all'art. 884 Codice civile

Cass. civ. n. 17388/2004

In tema di distanze legali fra proprietà, deve intendersi per costruzione in appoggio — secondo una nozione desunta dalla leggi fisiche — quella che scarica il peso degli elementi di cui si compone sul muro del vicino che in tal modo ne assicura la staticità necessaria.

Cass. civ. n. 5152/1977

Non può essere ravvisata una costruzione in appoggio, qualora tra i due muri vicini esista un'intercapedine di cinque centimetri, ricoperta con lamiera per evitare le infiltrazioni di acqua piovana, salvo che sia accertata l'interdipendenza delle due strutture murarie per l'eventuale «ammorsamento» dei solai di copertura ed il ridotto spessore del nuovo muro in corrispondenza della più consistente struttura preesistente.

Cass. civ. n. 3177/1974

È in appoggio la costruzione che scarica sul muro del vicino il peso degli elementi strutturali costitutivi di essa, mentre è in aderenza quella che è posta in semplice e totale combaciamento con il muro del vicino, rispetto al quale ha piena autonomia, strutturale e funzionale, con la conseguenza dell'indipendenza del regime giuridico delle due proprietà contigue, si che il perimento o la demolizione dell'una possano verificarsi senza che l'integrità dell'altra ne sia compromessa. Ciò premesso, deve ritenersi in appoggio anche la costruzione che gravi col suo peso sulle fondazioni della fabbrica del vicino.

Cass. civ. n. 2362/1970

Il comproprietario del muro comune non può praticare incavi che oltrepassino la metà dello spessore del muro.

Cass. civ. n. 538/1970

A norma dell'art. 884 c.c. — che va applicato per intero non per parti separate, in quanto l'ultimo comma stabilisce le condizioni di illiceità, richieste, fra l'altro, per le aperture di incavi nel muro comune previste nel primo comma — il comproprietario, senza l'adempimento di alcuna preventiva formalità, può legittimamente praticare nel muro comune gli incavi che non riescano di danno o di pericolo per essi.

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Consulenze legali
relative all'articolo 884 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Mossuto L. chiede
domenica 20/05/2018 - Lazio
“Vorrei sapere se l'art. 884 cc è applicabile anche per le costruzioni abusive”
Consulenza legale i 29/05/2018
Il quesito formulato presenta una certa difficoltà, non tanto per la soluzione prospettabile, quanto per il fatto che non esistono precedenti giurisprudenziali su cui fare affidamento, quantomeno in merito al particolare rapporto intercorrente tra gli abusi edilizi e l'articolo 884 c.c..

Per dirimere la questione è dunque necessario richiamare la giurisprudenza relativa alle distanze tra costruzioni, che, unitamente alla disposizione concernente l'appoggio di costruzioni sul muro comune, tutela sia i proprietari di edifici confinanti che, più in generale, l'interesse urbanistico alla corretta gestione del territorio e dello jus aedificandi.

Così, mentre sino ad un recente passato si affermava quasi pacificamente che, proprio per il fatto che il rispetto delle distanze legali (e delle norme attigue, come l'articolo 884 c.c.) fosse atto a tutelare anche esigenze di interesse pubblico, igiene, sicurezza, estetica ecc., l'eventuale presenza di abusi edilizi non impediva l'invocazione, da parte del proprietario dell'opera abusiva, del rispetto delle distanze legali, oggi tale orientamento appare ribaltato.

Difatti, come ha recentemente statuito il Consiglio di Stato (sent. n. 3968/2015), ”l'abuso edilizio, allorquando occorra valutare la domanda del confinante di edificare sul proprio suolo, non può essere, di per sé, rilevante ed incidente sulla posizione giuridica di chi abbia diritto ad edificare”.

Nel caso specifico, il proprietario di un terreno aveva costruito un immobile, ma il proprietario confinante aveva impugnato il titolo abilitativo, sostenendo che erano state violate le distanze tra costruzioni. Il proprietario della nuova costruzione aveva invece eccepito che il ricorrente avesse costruito una veranda abusiva.

Il Tar aveva tuttavia dato ragione al ricorrente, affermando che l'obbligo di rispettare le distanze legali sussisteva anche in presenza di opere abusive, in quanto, come prima accennato, l'eventuale presenza di abusi edilizi non comprometteva l'invocazione (da parte del proprietario dell'opera abusiva) del rispetto delle distanze legali, dato che queste sono atte a tutelare l'interesse pubblico.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza suindicata, ha invece ribaltato l'orientamento tradizionale, giungendo ad affermare che è più importante tutelare i diritti di chi costruisca rispettando la normativa urbanistica ed edilizia, piuttosto che le pretese di chi abbia realizzato un manufatto illegittimo.

Tale orientamento pare potersi applicare anche alla fattispecie di cui al presente quesito, dato che il proprietario di una costruzione non abusiva sarebbe altrimenti obbligato a tollerare una modifica (anche se lieve) al proprio diritto da parte di un soggetto che, per contro, ha edificato in maniera abusiva.

Nel caso dunque in cui venga accertata l'abusività della costruzione posta in appoggio sul muro comune, è legittimo opporsi, non sussistendo in tal caso alcun interesse degno di tutela giuridica in capo al proprietario della costruzione abusiva.


Testi per approfondire questo articolo

  • Delle distanze nelle costruzioni. Artt. 873-899

    Editore: Giuffrè
    Collana: Il codice civile. Commentario
    Data di pubblicazione: settembre 2013
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    Categorie: Distanze

    Gli ultimi commentari sistematici alla disciplina delle distanze legali risalgono a vari decenni orsono. Nel frattempo la giurisprudenza ha approfondito i problemi connessi a tale disciplina. L'attuale commentario, oltre a tenere conto delle posizioni dottrinali in materia, esamina approfonditamente tali orientamenti giurisprudenziali. Una particolare attenzione è stata prestata agli effetti che sul regime delle distanze legali nelle costruzioni hanno determinato la c.d. legge ponte... (continua)