Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 2057 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Danni permanenti

Dispositivo dell'art. 2057 Codice Civile

Quando il danno alle persone ha carattere permanente(1) la liquidazione può essere fatta dal giudice, tenuto conto delle condizioni delle parti e della natura del danno, sotto forma di una rendita vitalizia. In tal caso il giudice dispone le opportune cautele(2).

Note

(1) Si tratta del danno, non patrimoniale, alla salute fisica del soggetto suscettibile di accertamento medico legale.
(2) Ad esempio, costituendo un'ipoteca (2808 c.c.) su un immobile di chi è tenuto al risarcimento.

Ratio Legis

La norma si basa sul principio di riparazione in natura del danno ed esprime il concetto per cui se il pregiudizio è continuativo il miglior risarcimento è, del pari, quello che si protrae nel tempo. Proprio questo protrarsi nel tempo, inoltre, ha spinto il legislatore a consentire di accompagnare la pronuncia a delle cautele, volte a rafforzare la posizione del danneggiato.

Spiegazione dell'art. 2057 Codice Civile

Liquidazione del danno

Norma assolutamente nuova, che si richiama all'art. 21 della vigente legge sugli infortuni, modellatasi, con speciali caratteristiche, sui principii della Convenzione di Ginevra del 1925.

Per la legge infortunistica il sistema d'indennizzo con rendita è tassativo (art. 21 n. 2), e sono note le opposizioni che la norma sollevò, per quanto giustificata dal duplice criterio, di rendere l'indennizzo aderente il più possi­bile alla misura effettiva del danno perchè si ottenga un maggior rendimento sociale delle categorie lavoratrici, e di dare un'assistenza permanente all'ope­raio, che, in possesso, invece, di una somma globale, eventualmente dissi­pandola cadrebbe in miseria.

Siffatte ragioni non parvero sussistere, in massima, pei danni cagionati da fatto illecito, onde la forma di liquidazione in rendita vitalizia è demandata alla potestà del giudice, che valuterà, caso per caso, se essa giovi al dan­neggiato, o se non sia meglio per costui riscuotere una somma capitale, onde, se minorato nella sua attività professionale, od impedito addirittura ove il danno permanente sia alla persona, possa con un capitale adeguato, darsi ad altra attività, che richieda spese d'impianto, e simili. Si terra anche conto delle condizioni economiche del danneggiante.

È ovvio che se la liquidazione sia fatta sotto forma di rendita vitalizia si dovranno disporre le opportune cautele pel soddisfacimento, e ciò la norma espressamente detta.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

802 Al pari del creditore nelle obbligazioni ex contractu, il danneggiato, in quelle per fatto illecito, ha diritto innanzi tutto alla reintegrazione in forma specifica della situazione patrimoniale anteriore: questa norma è consacrata nel primo comma dell'art. 2058 del c.c.. Peraltro, in omaggio al principio immanente di solidarietà, che impone in ogni campo la considerazione corporativa degli interessi delle parti in conflitto e di quelli preminenti della collettività (n. 558), si è stabilito nel secondo comma che il giudice possa, alla reintegrazione in forma specifica, sostituire il risarcimento per equivalente economico, se la prima sia eccessivamente onerosa per il debitore o, s'intende, sia contraria alle esigenze dell'economia nazionale. Al dovere primario di riparare in natura il danno illecitamente cagionato si può collegare anche il disposto dell'art. 2057 del c.c., secondo il quale al danno permanente che consiste nella soppressione o nella menomazione di attività del soggetto destinata presumibilmente a procacciargli i mezzi di sussistenza, può farsi corrispondere l'assegnazione di una rendita vitalizia: questa norma fa meglio aderire la misura del risarcimento alla natura e alla durata del danno, che nei casi suddetti è continuativo.

Tesi di laurea correlate all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 2057 Codice Civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

GIUSEPPE C. chiede
lunedì 12/04/2021 - Lombardia
“buongiorno
volevo sapere a grandi linee alla luce dei dati che vi elenco il risarcimento ( totale non patrimoniale e patrimoniale) che spetta ai familiari della vittima per altrui fatto illecito.
la vittima è deceduta dopo 7 giorni di ricovero a causa di un incidente in cantiere dove lavorava non in regola (in nero) con uno stipendio di 2000€ mensili.
età vittima 52 anni
età coniuge convivente 51 anni
età figli conviventi 19 e 21 anni
genitori-nonni-zii della vittima sono deceduti
eta' fratello non convivente 55 anni
eta' nipote non convivente 23 anni
come sopra riportato mi occorre da parte vostra una vera e propria valutazione (anche di massima) monetaria considerando quale sarà secondo legge il risarcimento totale spettante
grazie”
Consulenza legale i 19/04/2021
In caso di decesso del lavoratore, anche se prestava la sua attività in nero, l’Inail eroga una sorta di risarcimento per morte sul lavoro ai familiari superstiti della vittima (coniuge e figli o, in mancanza di questi, ai genitori o fratelli e sorelle).

Tale indennizzo consiste in una rendita, non soggetta a tassazione Irpef, calcolata in base alla retribuzione massima convenzionale del settore industriale (circa 30 mila euro annuali).
La rendita decorre dal giorno successivo alla morte del lavoratore ed è erogata agli aventi diritto:
  • coniuge/unito civilmente: fino alla morte o a nuovo matrimonio
  • figli:
    • fino al 18° anno di età, senza necessità di ulteriori requisiti
    • fino al 21° anno di età, se studenti di scuola media superiore o professionale, viventi a carico e senza un lavoro retribuito, per tutta la durata normale del corso di studio
    • non oltre il 26° anno di età, se studenti universitari, viventi a carico e senza un lavoro retribuito, per tutta la durata normale del corso di laurea
    • maggiorenni inabili al lavoro, finché dura l'inabilità.
In presenza di coniuge e figli, nulla spetterà al fratello e nipote della vittima.

In base alla legge di stabilità 2014, ai superstiti di lavoratori deceduti a decorrere dal 1° gennaio 2014, spetta una rendita calcolata sulla base della retribuzione massima convenzionale del settore industria (circa 30000 euro l’anno) nella misura del:

  • 50% al coniuge/unito civilmente
  • 20% a ciascun figlio
  • 40% a ciascun figlio di genitore divorziato.
Dal 2007, i familiari della vittima hanno diritto anche una prestazione una tantum (beneficium una tantum), erogata in un’unica soluzione, il cui importo è calcolato in base al numero dei componenti del nucleo familiare superstite.
Hanno diritto alle prestazioni:
  • il coniuge/unito civilmente
  • i figli legittimi, naturali, riconosciuti o riconoscibili, adottivi, fino al diciottesimo anno di età; i figli fino a 21 anni, se studenti di scuola media superiore o professionale, a carico e senza un lavoro retribuito; i figli fino a 26 anni, se studenti universitari, a carico e senza un lavoro retribuito; i figli maggiorenni inabili al lavoro.
Per gli eventi che si sono verificati dall’1 gennaio al 31 dicembre 2018, il beneficio per il nucleo familiare di 3 superstiti è fissato ad euro 9.000.

Infine, l’Inail eroga anche un assegno funerario ai familiari della vittima, per far fronte alle prime spese che dovranno affrontare. Dal 2019 l’importo di tale prestazione, anch’essa non soggetta a tassazione Irpef, è pari a 10.000 euro.

Tuttavia, qualora sia accertata anche una responsabilità colposa del datore di lavoro tra le cause del sinistro, cosa molto probabile considerato che l’attività è stata prestata in nero e non in regola, si avrebbe diritto anche al risarcimento del danno differenziale.

Per danno differenziale si intende la differenza tra il danno complessivo subito dal lavoratore e/o dai su, risarcibile in sede civilistica, e l’indennizzo già corrisposto dall’Inail.
Le prestazioni Inail, infatti, non hanno funzione risarcitoria, ma hanno il solo scopo sociale di garantire mezzi adeguati alle esigenze di vita del danneggiato.
Di conseguenza, non tutto il danno concretamente subito dai familiari del lavoratore deceduto (danno da perdita parentale), viene risarcito dall’Inail; quindi, il soggetto civilmente responsabile dell’incidente, se ce n’è uno, è tenuto a pagare tutti quei pregiudizi che non sono stati indennizzati dall’assicurazione obbligatoria.

La morte di una persona può causare ai suoi familiari un danno patrimoniale da lucro cessante, consistente nella perdita dei benefici economici che la vittima destinava loro o per legge (ad es., ex artt. 143 o 147 c.c.) o per costume sociale (a condizione che non si trattasse di sovvenzioni episodiche).
Il danno in questione (danno patrimoniale da lucro cessante) può essere liquidato sia in forma di rendita (art. 2057 c.c.), sia in forma di capitale.
Se viene scelta la liquidazione in forma di capitale, questa deve avvenire, secondo la giurisprudenza:
(a) determinando il reddito della vittima al momento della morte;
(b) detraendone la quota presumibilmente destinata ai bisogni personali della vittima o al risparmio;
(c) moltiplicando il risultato per:
(c') un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie, se sia ragionevole ritenere che, in mancanza dell'illecito, il superstite avrebbe continuato a godere del sostegno economico del defunto vita natural durante; in tal caso il coefficiente da scegliere dovrà essere corrispondente all'età della vittima se questa sia più giovane dell'alimentato, ed all'età di quest'ultimo nel caso contrario;
(c'') un coefficiente di capitalizzazione delle rendite temporanee, se sia ragionevole ritenere che, in mancanza dell'illecito, il superstite avrebbe continuato a godere del sostegno economico del defunto non già vita natural durante, ma solo per un periodo di tempo determinato; in tal caso il coefficiente da scegliere dovrà essere corrispondente alla durata presumibile per la quale sarebbe proseguito il sostegno economico.
In modo molto approssimativo, stimando che il reddito del lavoratore deceduto fosse destinato per il 50% al coniuge e che lo stesso avrebbe continuato a godere vita natural durante del sostegno economico si potrebbe calcolare un danno patrimoniale in forma di capitale di 612.000 euro.
Tale calcolo non tiene conto che, essendo il lavoratore in nero, lo stesso non avrebbe percepito una pensione di vecchiaia rapportata al reddito attualmente percepito.
Per quanto riguarda i figli, il risarcimento sarebbe di gran lunga inferiore, rapportato agli anni in cui avrebbero goduto del reddito del genitore in quanto economicamente dipendenti dallo stesso.
Per quanto riguarda fratello e nipote, salvo che percepissero benefici economici da parte del defunto, nulla sarebbe dovuto dal punto di vista del danno patrimoniale.

Infine, a seguito della morte di una persona verificatasi in conseguenza di un incidente causato dalla condotta illecita altrui - quindi, nel caso di specie, se la morte è stata causata da un fatto illecito del datore di lavoro - coloro che al momento del decesso si trovavano in una relazione affettiva con la vittima hanno diritto, ove ne provino l'esistenza, al risarcimento del danno alla propria integrità psico-fisica, patita a causa dell'evento luttuoso che li ha colpiti. Tale tipologia di danno viene comunemente detto "danno da perdita parentale" o "danno parentale".
Secondo le tabelle elaborate dal Tribunale di Roma, il danno da perdita parentale del coniuge nelle condizioni riferite potrebbe attestarsi intono a euro 294.000,00.
Un danno simile può configurarsi per i figli.
Ancora una volta, dal momento che il fratello e il nipote, non convivevano con il defunto e avevano solo sporadici rapporti telefonici, difficilmente potranno provare di aver subito un danno da perdita parentale.

Come rilevato, dal totale del risarcimento del danno dovuto dal datore di lavoro (patrimoniale e non patrimoniale) andranno detratte le somme eventualmente percepite dall'INAIL, per evitare una duplicazione del risarcimento.

Si ribadisce che i calcoli riportati sono approssimativi e costituiscono un’indicazione di massima. Le cifre potrebbero variare, anche di molto, a seguito di approfondimenti sulla situazione economica e familiare del lavoratore deceduto e della sua famiglia che non possono essere fatti in questa sede e, da non sottovalutare, in base all’orientamento del Tribunale che sarebbe chiamato a pronunciarsi sull’eventuale richiesta di risarcimento del danno.


Testi per approfondire questo articolo

  • La responsabilità del chirurgo estetico

    Collana: Legale
    Pagine: 110
    Data di pubblicazione: aprile 2019
    Prezzo: 20,00 -5% 19,00 €
    Il volume analizza, in modo del tutto operativo, il tema della responsabilità del chirurgo estetico. Dopo un breve excursus storico sulla chirurgia estetica, lo scritto si concentra sui casi di responsabilità del chirurgo estetico e verifica quale sia la natura di tale responsabilità, come essa debba essere accertata, quali siano i danni risarcibili (e come possano essere risarciti in sede giudiziale, ovvero stragiudiziale). L'opera affronta, poi, alcuni casi specifici di responsabilità e... (continua)