Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 1283 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Anatocismo

Dispositivo dell'art. 1283 Codice civile

In mancanza di usi contrari (1), gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale (2) o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi (3).

Note

(1) Deve trattarsi di usi normativi.
(2) Da intendersi come la domanda volta a chiedere gli interessi sugli interessi.
(3) Ciò significa che non è possibile che gli interessi producano a loro volta interessi se non è trascorso almeno un semestre dalla nascita dell'obbligazione.

Ratio Legis

La norma è volta a preservare il debitore dalla possibile usura (644 c.p.): ecco perchè stabilisce che la capitalizzazione degli interessi può avvenire solo in base a precisi presupposti di legge.

Brocardi

Anatocismus
Usurae usurarum

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

35 L'anatocismo è rimasto regolato (art. 18) come al­l'art. 103 progctto della Commissione reale, che ha innovato all'art. 1232 cod. civ. solo in quanto ha consentito la capita­lizzazione semestrale anziché annuale degli interessi.
Questa riduzione di periodo è da accogliere, perché il valore odierno della moneta consente di ritenere che con l'importo di un semestre di interessi si può costituire una somma rile­vante, che il creditore potrebbe utilizzare come capitale; la riduzione perciò non comporta il pericolo di usura.
Rimangono integre le eccezioni di cui al primo capo­verso dell'art. 1232 cod. civ., che l'art. 18 specifica come riser­va, non soltanto degli usi del commercio, ma anche delle
disposizioni particolari di altre leggi.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

594 Le regole dell'anatocismo, che nella materia commerciale erano derogate dagli usi, in base al nuovo codice sono suscettibili di modificazione ad opera degli usi anche all'infuori del campo commerciale art. 1283 del c.c.). A maggior tutela del credito fu generalizzato al cinque per cento il saggio del frutto del capitale, estendendo a tutte le obbligazioni quello preesistente in materia commerciale art. 1281 del c.c., primo comma). Il medesimo saggio del cinque per cento è previsto per gli interessi convenzionali se le parti non hanno determinato per iscritto una diversa misura art. 1284 del c.c., secondo comma). E' parso però eccessivo escludere la prestazione degli interessi nel caso in cui la loro misura ultralegale non risulti dallo scritto (art. 1831, quarto comrna, cod. civ. del 1865). Tale esclusione era diretta a combattere l'usura; ma non ha più ragion d'essere di fronte al fatto che contro l'usura oggi può reagirsi penalmente. L'elisione di ogni obbligo di interessi ridondava peraltro, nei casi in parola, a vantaggio ingiusto del debitore, che finiva per godere dei capitali altrui senza alcun corrispettivo e poteva sentirsi incoraggiato a promettere spontaneamente un interesse usuraio per non corrispondere poi nemmeno quello legale. Non si è ripetuta la norma dell'art. 1830 cod.civ. del 1865 circa l'irripetibilità degli interessi non dovuti, perchè è sembrata inutile. Infatti, se la loro misura è contenuta in limiti leciti, la relativa corresponsione costituisce adempimento di un'obbligazione naturale per cui non è ammessa ripetizione (art. 2034 del c.c.); se invece gli interessi assumono proporzioni usuraie, la prestazione dell'eccedenza sulla misura legale, costituendo un illecito, dà luogo, come tale, a ripetibilità.

Massime relative all'art. 1283 Codice civile

Cass. civ. n. 8156/2016

La corresponsione degli interessi anatocistici presuppone che si tratti di interessi già dovuti almeno per sei mesi e che la parte richieda specificamente in giudizio la condanna al pagamento degli interessi che questi ultimi, da quel momento, produrranno, sicché, ove l'istanza sia ambigua e suscettibile di essere interpretata sia come volta ad ottenere il loro riconoscimento sia come richiesta degli interessi moratori destinati a maturare dopo la domanda e fino all'effettivo pagamento, il giudice del merito non può ritenere invocati i primi se l'esposizione degli elementi di fatto e delle ragioni di diritto della corrispondente pretesa non fornisca argomenti in tal senso, altrimenti incorrendo nel vizio di violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva riconosciuto gli interessi ex art. 1283 c.c. domandati dall'attore come il pagamento degli "ulteriori interessi", oltre quelli maturati e calcolati nell'atto di citazione).

Cass. civ. n. 13213/2008

In riferimento agli interessi che maturano, unitamente alla rivalutazione monetaria, sui crediti soggetti alla disciplina dettata dall'art. 429, terzo comma, c.p.c., tra cui, segnatamente, anche i crediti previdenziali ed assistenziali divenuti esigibili prima dell'entrata in vigore dell'art. 16, comma 6, della legge n. 412 del 1991, non può trovare applicazione il regime giuridico proprio delle obbligazioni pecuniarie, non avendo essi la natura di veri e propri «accessori» del credito «principale» bensì di componenti essenziali di una prestazione unitaria, cosicché, per un verso, il pagamento del solo credito originario viene a configurarsi come l'adempimento soltanto parziale della prestazione e, per altro verso, il giudice è tenuto a determinarli anche in assenza di domanda giudiziale. Ne consegue che, ove si domandi in giudizio l'adempimento del residuo credito per rivalutazione monetaria ed interessi legali su credito assistenziale maturato prima del 1° gennaio 1992, la somma richiesta a tale titolo deve essere maggiorata di rivalutazione monetaria ed interessi legali, in cumulo tra loro, non potendo operare in relazione agli interessi legali, la disciplina generale in materia di anatocismo recata dall'art. 1283 c.c.

Cass. civ. n. 11673/2008

Gli interessi anatocistici vanno riconosciuti anche in relazione alle prestazioni previdenziali, nei limiti consentiti dall'art. 1283 c.c., nulla disponendo l'art. 429 c.p.c. in materia di anatocismo. Ne consegue, pertanto, che solo gli interessi sulla somma capitale, al netto, quindi, della rivalutazione, producono ulteriori interessi.

Cass. civ. n. 2140/2006

Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano degli interessi con rinvio agli usi, o che fissano la misura in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell'usura (introdotte, rispettivamente, con l'art. 4 della legge 17 febbraio 1992, n. 154, poi trasfuso nell'art. 117 del D.L.vo primo settembre 1983, n. 385, e con l'art. 4 della legge 7 marzo 1996, n. 108), non sono retroattive, e pertanto, in relazione ai contratti conclusi prima della loro entrata in vigore, non influiscono sulla validità delle clausole dei contratti stessi, ma possono soltanto implicarne l'inefficacia ex nunc rilevabile solo su eccezione di parte.

Cass. civ. n. 870/2006

In tema di capitalizzazione degli interessi bancari, l'inapplicabilità dell'art. 1283 c.c. agl'interessi dovuti sui saldi debitori di conti correnti bancari non può essere fatta discendere dalla natura compensativa di tali interessi e dalla riferibilità di detta disposizione esclusivamente agli interessi corrispettivi e moratori, non potendo negarsi la natura corrispettiva degli interessi in questione, i quali rientrano certamente nell'ambito applicativo del principio in base al quale l'utilizzazione di un capitale o di una cosa fruttifera obbliga l'utente al pagamento di una somma proporzionale, e cioè corrispettiva al godimento ricevuto.

Cass. civ. n. 19882/2005

La nullità della clausola anatocistica di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi passivi, inserita nel contratto di conto corrente bancario da cui deriva il credito azionato in giudizio, è rilevabile d'ufficio dal giudice anche in grado di appello, rimanendo irrilevante, a tal fine, l'assenza di una deduzione (o di una tempestiva deduzione) del profilo di invalidità ad opera dell'interessato, la quale rappresenta una mera difesa, inidonea a condizionare, in senso positivo o negativo, l'esercizio del potere di rilievo officioso della nullità del contratto (art. 1421 c.c.).

Cass. civ. n. 15023/2005

La disposizione che ammette l'anatocismo, dettata dall'art. 1283 c.c. in materia di obbligazioni pecuniarie, non enuncia un principio di carattere generale valido per ogni specie di obbligazione, ma ha carattere eccezionale, e non è quindi estensibile ai cosiddetti debiti di valore, quali quelli derivanti da responsabilità aquiliana.

Cass. civ. n. 6187/2005

In tema di capitalizzazione degli interessi, il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all'art. 1283 c.c. e ad esso non è applicabile l'art. 1831 c.c., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario. Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l'art. 1857 c.c. non richiama l'art. 1831 c.c. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.

Cass. civ. n. 4092/2005

In tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 425 del 2000, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 76, Cost., l'art. 25, comma terzo, D.L.vo n. 342 del 1999, il quale aveva fatto salva la validità e l'efficacia — fino all'entrata in vigore della delibera CICR di cui al comma secondo del medesimo art. 25 — delle clausole anatocistiche stipulate in precedenza, siffatte clausole, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e, quindi, sono da considerare nulle in quanto stipulate in violazione dell'art. 1283 c.c., perché basate su un uso negoziale, anziché su un uso normativo, (mancando di quest'ultimo il necessario requisito soggettivo, consistente nella consapevolezza di prestare osservanza, mantenendo un determinato comportamento, ad una norma giuridica), e tale nullità è rilevabile d'ufficio, ai sensi dell'art. 1421 c.c., anche nel giudizio di gravame, quando (come nella specie) persista contestazione, ancorché per ragioni diverse, sul titolo posto dalla banca a sostegno della richiesta degli interessi anatocistici, rientrando nei compiti del giudice l'indagine sulla sussistenza delle condizioni dell'azione.

Cass. civ. n. 17076/2004

Le disposizioni generali in materia di anatocismo sono applicabili anche agli interessi relativi ai crediti di lavoro, senza che possa invocarsi un preteso eccesso di tutela, dipendente dall'operatività anche della rivalutazione del credito, o l'esistenza di un uso normativo contrario.

Cass. civ. n. 4830/2004

Dal principio stabilito nell'art. 1283 c.c., secondo cui gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi, consegue che il giudice può condannare al pagamento degli interessi sugli interessi solo se si sia accertato che alla data della domanda giudiziale erano già scaduti gli interessi principali (sui quali calcolare gli interessi secondari), e cioè che il debito era esigibile e che il debitore era in mora, e che vi sia una specifica domanda giudiziale del creditore o la stipula di una convenzione posteriore alla scadenza degli interessi.

Cass. civ. n. 3805/2004

Non si sottrae al divieto dell'anatocismo, dettato dall'art. 1283 c.c., l'apposita convenzione che, stipulata successivamente ad un contratto di garanzia e relativa alle obbligazioni derivanti da quel rapporto, preveda l'obbligo per la parte debitrice di corrispondere anche gli interessi sugli interessi che matureranno in futuro, in quanto è idonea a sottrarsi a tale divieto solo la convenzione che sia stata stipulata successivamente alla scadenza degli interessi.

Cass. civ. n. 14688/2003

In tema di obbligazioni pecuniarie, l'art. 1283 c.c. disciplina l'anatocismo prevedendo che «in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi». Ne consegue che, in mancanza di una convenzione successiva alla scadenza che determini un tasso diverso, gli interessi sugli interessi scaduti, chiesti dalla domanda giudiziale, sono dovuti esclusivamente nella misura legale.

Cass. civ. n. 7999/2003

L'attribuzione in favore del contribuente degli interessi sugli interessi scaduti, conseguenti a rimborso di imposte indebitamente versate, da parte dell'Amministrazione finanziaria, secondo la previsione di cui all'art. 1283 c.c., postula una specifica domanda del creditore-contribuente, autonoma e distinta rispetto a quella rivolta al riconoscimento degli interessi principali, sicché essa non può essere disposta d'ufficio dal giudice (nella specie: la Commissione tributaria regionale in sede di ottemperanza) al quale sia stata richiesta la liquidazione del credito principale e dei relativi interessi.

Cass. civ. n. 2593/2003

In tema di mutuo bancario, e con riferimento al calcolo degli interessi, devono ritenersi senz'altro applicabili le limitazioni previste dall'art. 1283 c.c., non rilevando, in senso opposto, l'esistenza di un uso bancario contrario a quanto disposto dalla norma predetta. Gli usi normativi contrari, cui espressamente fa riferimento il citato art. 1283 c.c., sono, difatti, soltanto quelli formatisi anteriormente all'entrata in vigore del codice civile (né usi contrari avrebbero potuto formarsi in epoca successiva, atteso il carattere imperativo della norma de qua — impeditivo, per l'effetto, del riconoscimento di pattuizioni e comportamenti non conformi alla disciplina positiva esistente —, norma che si poneva come del tutto ostativa alla realizzazione delle condizioni di fatto idonee a produrre la nascita di un uso avente le caratteristiche dell'uso normativo), e, nello specifico campo del mutuo bancario ordinario, non è dato rinvenire, in epoca anteriore al 1942, alcun uso che consentisse l'anatocismo oltre i limiti poi previsti dall'art. 1283 c.c. Ne consegue la illegittimità tanto delle pattuizioni, tanto dei comportamenti — ancorché non tradotti in patti — che si risolvano in una accettazione reciproca, ovvero in una unilaterale imposizione, di una disciplina diversa da quella legale.

Cass. civ. n. 17813/2002

La disciplina dell'anatocismo si applica ad un patto, qualificato dal giudice di merito come clausola penale, con cui le parti, per il caso di ritardo nell'adempimento di obbligazione pecuniaria, stabiliscano siano dovuti interessi e ne determinano la misura. (Affermando tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, con riferimento ad una pattuizione con la quale il debitore si impegnava a pagare, in caso di mancata restituzione della somma oggetto di obbligazione alla data pattuita, un interesse annuo del 24 per cento composto, aveva qualificato la pattuizione stessa come "penale" ed aveva conseguentemente escluso l'applicabilità della disciplina dell'anatocismo, di cui all'art. 1283 c.c.).

Cass. civ. n. 9653/2001

A tutte le obbligazioni aventi ad oggetto originario il pagamento di una somma di denaro sulla quale spettino interessi di qualsiasi natura, compresi quelli di cui agli artt. 35 e 36 del Capitolato generale d'appalto per le opere pubbliche, approvato con D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, è applicabile, in mancanza di usi contrari, la regola dell'anatocismo dettata dall'art. 1283 c.c., dovendo escludersi che il debito per interessi, anche quando sia stata adempiuta l'obbligazione principale, si configuri come una qualsiasi obbligazione pecuniaria, dalla quale derivi il diritto agli ulteriori interessi dalla mora nonché al risarcimento del maggior danno ex art. 1224, secondo comma, c.c.

Cass. civ. n. 12507/1999

La clausola di un contratto bancario, che preveda la capitalizzazione dei trimestrali degli interessi dovuti dal cliente, deve reputarsi nulla, in quanto si basa su un uso negoziale (ex art. 1340 c.c.) e non su un uso normativo (ex artt. 1 e 8 delle preleggi al c.c.), come esige l'art. 1283 c.c., laddove prevede che l'anatocismo (salve le ipotesi della domanda giudiziale e della convenzione successiva alla scadenza degli interessi) non possa ammettersi, «in mancanza di usi contrari». L'inserimento della clausola nel contratto, in conformità alle cosiddette norme bancarie uniformi, predisposte dall'A.B.I., non esclude la suddetta nullità, poiché a tali norme deve riconoscersi soltanto il carattere di usi negoziali e non quello di usi normativi.

Cass. civ. n. 1360/1999

Non è configurabile l'esistenza di usi normativi nel senso della capitalizzazione periodica degli interessi moratori dovuti in caso di ritardata corresponsione di sovvenzioni pubbliche, poiché solo le leggi che disciplinano le erogazioni pubbliche potrebbero contenere statuizioni in tal senso, direttamente, o mediante la previsione di una corrispondente convenzione. (Fattispecie relativa alle sovvenzioni ex art. 20, L. n. 856/1986 a favore delle società private già concessionarie di servizi marittimi locali del Medio e Alto Adriatico).

Cass. civ. n. 12675/1998

Nell'ambito delle operazioni tra Istituti di credito e clienti, l'anatocismo è generalmente applicato secondo un uso normativo che autorizza la deroga al generale principio di cui all'art. 1283 c.c. che, in mancanza di usi contrari, consente che gli interessi scaduti producano interessi solamente dal giorno della domanda o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza e sempre che si tratti di interessi dovuti da almeno sei mesi. Peraltro, tale uso normativo, che consente la percezione degli interessi secondo il sistema della capitalizzazione trimestrale, per il suo carattere derogatorio, trova applicazione limitata alla categoria di soggetti tra quali si è formato. Ne consegue la esclusione della sua operatività con riferimento agli oneri finanziari per il ritardato pagamento della sovvenzione alla cui concessione il Ministero della marina mercantile si sia obbligato nei confronti di società di navigazione ai sensi dell'art. 7 della legge n. 684 del 1974. (Nella specie, nella convenzione attuativa intervenuta tra la ricorrente e la pubblica amministrazione, erano state precisate le modalità del calcolo degli oneri finanziari per il ritardato pagamento, da computare sulla base del tasso di mercato a breve nella misura non superiore ai tassi «prime rate» stabiliti dal cartello interbancario. Peraltro, la Corte territoriale, la cui decisione è stata confermata dalla S.C., aveva ritenuto il rinvio convenzionale limitato alla misura del tasso di interesse e non anche alle modalità di calcolo attuate dalle banche nei riguardi della propria clientela, consistente nella capitalizzazione trimestrale).

Cass. civ. n. 9227/1995

I rapporti bancari regolati da usi normativi — dotati, cioè, dei caratteri obiettivi della costanza, della generalità e della durata, nonché del carattere soggettivo della opinio juris, che sono propri della norma giuridica consuetudinaria — in base ai quali la produzione degli interessi anatocistici prescinde del tutto dai presupposti fissati nell'art. 1283 c.c. Tali usi, essendo espressamente richiamati dalla menzionata norma, operano sul medesimo piano della stessa, onde hanno uguale natura delle regole stabilite direttamente dal legislatore, con la conseguenza che essi sono, come le norme di legge, soggetti al principio jura novit curia. Pertanto, di essi si può fare applicazione anche nel giudizio di legittimità ed indipendentemente dalle allegazioni delle parti e dalle considerazioni in proposito svolte dal giudice di merito.

Cass. civ. n. 3804/1988

Gli usi che consentono l'anatocismo, richiamati dall'art. 1283 c.c., sono usi normativi, in quanto operano sullo stesso piano di tale norma (secondum legem) come espressa eccezione al principio generale ivi affermato, onde essi hanno l'identica natura delle regole dettate dal legislatore ed il giudice può applicarli attingendone comunque la conoscenza (iura novit curia), con la conseguenza che anche in sede di legittimità è ammessa una indagine diretta sugli usi in questione e, una volta accertata l'esistenza, una decisione sulla base dei medesimi, indipendentemente dalle allegazioni delle parti e dalle considerazioni svolte in proposito dai giudici del merito.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 1283 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Anonimo chiede
venerdì 05/02/2016 - Puglia
“Si tratta di una polizza vita a vita intera, la stessa è stata liquidata dopo OMISSIS mesi dall'evento morte verificatosi in data OMISSIS, l'assicurazione ha emesso una cedola di euro OMISSIS! in data OMISSIS - periodo di osservazione OMISSIS; ne discende che l'ultimo stacco di cedola è stato quello del OMISSIS;
Infatti l'ass. nel prospetto della cedola emessa scrive: come previsto dalle con. generali, al capitale risultante dalle operazioni contabilizzate ad oggi.. abbiamo applicato la rivalutazione del 2% quale risulta al netto delle commissioni previste. Pertanto il valore della cedola maturata corrisponde a euro OMISSIS---- importo che stiamo accreditando con valuta il OMISSIS.
la cedola è datata OMISSIS.
la domanda è: la cedola (non accreditata in Banca) mi spetta? deve essere pagata? oltre per gli interessi maturati sul capitale per il ritardato accreditamento devono essere calcolati?
grazie.

Consulenza legale i 18/02/2016
Dal quesito posto sembra evincersi la stipula di un contratto di assicurazione con "polizza a vita intera", in base al quale si è stabilito che il premio versato fosse accantonato e producesse interessi. La polizza è stata liquidata, dopo la morte dell'assicurato, a favore del beneficiario. Come detto, si deduce che sul capitale si siano prodotti interessi che sono stati calcolati sul periodo di osservazione indicato, così come previsto dal contratto e cioè applicando il tasso di rivalutazione al netto dei costi sostenuti dalla compagnia.
Di regola, può accadere che gli interessi vengano ulteriormente accantonati, andando ad incrementare il capitale o che vengano corrisposti, di volta in volta, quando maturano. Quest'ultima sembra essere stata la scelta dei contraenti, come confermerebbe il fatto che l'assicurazione abbia staccato il OMISSIS una cedola corrispondente al valore degli interessi calcolati. Dunque, se il contratto prevedeva ciò, il beneficiario aveva diritto alla corresponsione degli interessi (cosa di cui si potrà trovare conferma esaminando il contratto e le c.d. "condizioni di contratto", di regola allegate ad esso). Quanto alla possibilità che gli interessi producano interessi, l'art. 1283 c.c. prevede che "In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi". Anche sotto questo profilo, quindi, sarà necessario considerare anche quanto previsto nel contratto e nelle condizioni di contratto.
Infine, la tempistica indicata induce a verificare un'eventuale prescrizione del diritto che però sembra da escludersi sulla base della disciplina di cui al codice civile. Infatti, l'art. 2952 c.c. (relativo alla prescrizione in materia di assicurazioni) individua in un anno la prescrizione per il diritto al pagamento delle rate di premio (co. 1); nel termine di due anni la prescrizione per gli altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione, ad esclusione del contratto di assicurazione sulla vita, i cui diritti si prescrivono in dieci anni (co. 2). Il diritto alla corresponsione degli interessi maturati sul capitale versato a causa di stipula di assicurazione sulla vita, quale diritto derivante dal contratto di assicurazione, può essere incluso in tale ultima ipotesi, quindi soggetto alla prescrizione decennale.
In conclusione, alla luce di quanto osservato, si consiglia di esaminare attentamente quanto stabilito nel contratto di assicurazione e nelle relative condizioni di contratto, nonché di contattare la compagnia assicuratrice per ottenere i necessari chiarimenti su quanto di spettanza.

Testi per approfondire questo articolo

  • Anatocismo, usura, interessi e commissioni

    Autore: Civale Fabio
    Collana: Diritto in chiaro
    Data di pubblicazione: maggio 2016
    Prezzo: 25,00 -5% 23,75 €
    La nuova disciplina introdotta dal decreto 14 febbraio 2016, n. 18, convertito dalla legge 8 aprile 2016, n. 49. Anatocismo, usura, interessi e commissioni nei rapporti bancari sono al centro di un acceso dibattito in ragione del crescente contenzioso e delle modifiche normative intervenute ad aprile 2016. L'opera pone al centro dell'analisi il rapporto banca - cliente, attraverso una ricostruzione analitica della normativa primaria e secondaria di riferimento, nonché delle più... (continua)
  • L'anatocismo
    Nei contratti e nelle operazioni bancarie

    Editore: CEDAM
    Data di pubblicazione: maggio 2010
    Prezzo: 32,00 -5% 30,40 €
    Categorie: Anatocismo

    Il volume offre uno studio sistematico dell'anatocismo bancario al fine di delineare le misure necessarie a contemperare l'esigenza di stabilità ed efficienza del sistema bancario e il principio di naturale fecondità del denaro, con l'esigenza di tutelare il cliente-consumatore da fenomeni usurari e forme di remunerazione del denaro non trasparenti o usurarie. Il volume, articolato in una pluralità di saggi, delinea la figura dell'anatocismo bancario, sia attraverso il... (continua)


→ Altri libri su Anatocismo ←