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Diritto bancario -

L'anatocismo bancario nel dialogo tra corti, legislatore e dottrina

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2017
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Lecce
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La questione dell’anatocismo ha per anni arroventato (e continua a farlo) le discussioni tra dottrina e giurisprudenza. A dir la verità, si tratta di una cervellotica guerra ideologica tutta italiana sulla legittimità o meno del calcolo degli interessi sugli interessi (basti pensare che in altri principali paesi europei, l’anatocismo è legittimo ed è pacificamente disciplinato dalle normative nazionali, pur temperato dalle norme poste a tutela del contraente debole). Il presente si propone come un lavoro di ricerca che ha lo scopo di trarre delle conclusioni nuove, alternative, sul tema oggetto di esame, dopo aver delineato un quadro più chiaro e lineare possibile del quadro giuridico di riferimento che taluni hanno denominato “babele normativa”. Le problematiche connesse all'anatocismo continuano ad essere motivo di contenzioso per una varietà di ragioni che derivano perlopiù dai diversi orientamenti giurisprudenziali all'attivo. Spesso si tratta di sentenze che propongono soluzioni differenti ai medesimi problemi e che quindi non fanno altro che accentuare il conflitto di vedute sul tema. Gli aspetti problematici che possono venire in considerazione nel contenzioso di diritto bancario in tema di anatocismo sono molti e saranno analizzati nel secondo capitolo: l'onere della prova, la dimostrazione della pattuizione dei tassi di interessi, gli elementi di calcolo per valutare se gli interessi e gli oneri addebitati in conto rappresentano interessi usurari, il significato e i limiti di validità della commissione di massimo scoperto, le spese addebitate e le valute per le operazioni del conto corrente bancario, la prescrizione dell’ azione di ripetizione dell’ indebito. Ovviamente ognuno di tali aspetti porta a conseguenze che rilevano nel calcolo dell'anatocismo, che risulta anche molto diverso a seconda dei criteri utilizzati. Il terzo capitolo invece avrà carattere comparatistico in quanto consisterà in un viaggio attraverso la regolamentazione della disciplina degli interessi dapprima nei principali paesi europei di civil law (che dunque, quanto a struttura ordinamentale ci sono più vicini) e in seguito nel panorama normativo dell’Inghilterra, un paese notoriamente di common law. Lo scopo di questa tesi è dunque, quello di realizzare un excursus storico sul tema dell’anatocismo, a partire dalla giurisprudenza degli anni novanta – che ha attivato l’interesse sul tema- passando per gli inevitabili richiami normativi risalenti agli anni cinquanta (le NUB) e ancor prima (le disposizioni del Codice Civile del 1942), soffermandosi sulle pronunce giurisprudenziali del 1999, 2000, 2004 e 2010 (che hanno fatto la “storia” del tema oggetto di esame), fino alla giurisprudenza più recente del 2014, 2015 e 2016, per poi proporre, utilizzando le normative di altri paesi dell’ Unione Europea, una soluzione, una tesi risolutiva. Tutto questo, senza dimenticare l’enorme impatto sociale che possiede il tema dell’anatocismo bancario. I protagonisti sono gli istituti di credito da un lato, con grandi possibilità economiche per poter affrontare al meglio un giudizio e i privati dall’altro lato. Questi ultimi sono spesso piccoli e medi imprenditori e purtroppo la cronaca ci ha talvolta reso edotti di tragici epiloghi, legati al contenzioso banca- cliente. L’argomento trattato è fatto di dialoghi (come evoca il titolo del lavoro), intercorrenti tra le corti (i nostri tribunali, la Suprema Corte di Cassazione, la Consulta), il legislatore (che a più riprese con d.l. e d.lgs – a volte dichiarati costituzionalmente illegittimi – ha preso parola) e la dottrina (dalle tesi minoritarie alle più autorevoli, sostenute da illustri giuristi). Un dialogo in continuo movimento, destinato a scolpire nel tempo la storia di questa strana creatura di creazione giurisprudenziale: l’anatocismo bancario.

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