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Articolo 343 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Apertura della tutela

Dispositivo dell'art. 343 Codice civile

Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause [48 ss. c.c., 330] non possono esercitare la [patria] potestà (1), si apre la tutela presso il tribunale del circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore [354] (2) (3).

Se il tutore è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro circondario, la tutela può essere ivi trasferita [45] con decreto del tribunale [disp. att. 38] (4).

Note

(1) Nel co. I si stabilise che la competenza del tribunale scaturisce dalla mancanza dei genitori; mancanza che implica mancato esercizio della potestà, e che - in base alla disposizione dell'art. 146 della L. 24 novembre 1981 n. 689 - va a sostituire il termine originario di "patria potestà".
(2) La norma fa esplicito riferimento al luogo della sede principale degli affari ed interessi, quindi ove il minore ha il domicilio, indipendentemente dal luogo in cui abbia stabilito la sua residenza.
(3) Si veda inoltre l'art. 6 della L. 1 dicembre 1970 n. 898.
(4) Il co. II è stato così modificato ai sensi dell'art. 139, d.lgs. 19 febbraio 1998 n. 51. Il domicilio del minore diviene quello del tutore poichè - anche sulla scorta di quanto stabilito dall'art. 43 del c.c. - si identifica con il luogo ove il minore ha la dimora abituale, quindi la residenza: essa giocoforza coincide con il luogo ove risiede la persona alla quale il minore è affidato (Cass. 2894/1968).

Ratio Legis

La tutela mira a proteggere i soggetti che non sono in grado di provvedere alla realizzazione dei propri interessi. Può essere volontaria, legittima o dativa, pur promanando sempre dal giudice allorchè ricorrano i presupposti legali.

Brocardi

Praetor parvulis subvenit
Tutela est vis ac potestas in capite libero ad tuendum eum qui propter aetatem suam sponte se defendere nequit

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

177 Nell'art. 343 del c.c., che disciplina l'apertura della tutela non è sembrato preciso far riferimento alla residenza dell'incapace, come era stato proposto, dovendosi invece prendere in considerazione, come fa anche il codice del 1865, il luogo del domicilio, in cui si accentrano gli interessi del minore, salva la possibilità di trasferire, in seguito a decreto del tribunale, la sede della tutela nel luogo del domicilio del tutore, se questi è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro luogo. Riguardo al giudice tutelare, era stato suggerito di istituire un giudice per gruppi di preture, ma non è sembrato opportuno estendere l'ambito territoriale del giudice tutelare, poiché, nell'interesse del buon funzionamento dell'organo, è necessario che esso segua da vicino la vita dei minori, espletando con ogni sollecitudine i complessi e delicati còmpiti che gli sono affidati.

Massime relative all'art. 343 Codice civile

Cass. civ. n. 18272/2016

La competenza per territorio in ordine alla procedura di tutela dell'incapace di cui all'art. 343 c.c. si radica nel luogo in cui si trova la sede principale degli affari e degli interessi dell'interdetto alla data della sua apertura, restando irrilevanti gli eventuali successivi spostamenti di dimora in ragione dell'applicazione del principio generale della "perpetuatio iurisdictionis", eccezionalmente derogabile, ai sensi dell'art. 343, comma 2, c.c., solo per giustificate esigenze riguardanti il collegamento tra il tutore e l'ufficio giudiziario cui è demandato il controllo sulla sua attività.
(Cassazione civile, Sez. VI-1, sentenza n. 18272 del 16 settembre 2016)

Cass. civ. n. 10373/2013

Il giudice competente per l'apertura della tutela dell'interdetto legale va individuato in quello del luogo in cui la persona interessata ha la sede principale degli affari od interessi, che coincide, ove l'interessato sia detenuto al momento in cui la sentenza di condanna è divenuta irrevocabile, con quello di abituale dimora nel cui circondario si trova la struttura di detenzione nella quale l'interdetto è ristretto, dovendosi ritenere inapplicabile il criterio del domicilio che presuppone l'elemento soggettivo del volontario stabilimento. Né rileva, ai fini dello spostamento della competenza, che, successivamente all'apertura della tutela e prima della nomina del tutore, l'interessato sia stato trasferito ad altra casa circondariale, operando il principio di cui all'art. 5 cod. proc. civ., senza che possa trovare applicazione l'art. 343, secondo comma, cod. civ., che presuppone la già avvenuta nomina del tutore.
(Cassazione civile, Sez. VI-1, sentenza n. 10373 del 3 maggio 2013)

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