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Articolo 3 Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917)

Base imponibile

Dispositivo dell'art. 3 TUIR

1. L'imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli oneri deducibili indicati nell'articolo 10 e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato.

2. In deroga al comma 1 l'imposta si applica separatamente sui redditi elencati nell'articolo 16, salvo quanto stabilito nei commi 2 e 3 dello stesso articolo.

3. Sono in ogni caso esclusi dalla base imponibile:

  1. a) i redditi esenti dall'imposta e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva;
  2. b) gli assegni periodici destinati al mantenimento dei figli spettanti al coniuge in conseguenza di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria;
  3. [c) i redditi derivanti da lavoro dipendente prestato all'estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto](1)
  4. d) gli assegni familiari e l'assegno per il nucleo familiare, nonché, con gli stessi limiti e alle medesime condizioni, gli emolumenti per carichi di famiglia comunque denominati, erogati nei casi consentiti dalla legge;
  5. d-bis) la maggiorazione sociale dei trattamenti pensionistici prevista dall'articolo 1 della legge 29 dicembre 1988, n. 544;
  6. d-ter) le somme corrisposte a titolo di borsa di studio dal Governo italiano a cittadini stranieri in forza di accordi e intese internazionali.

Note

(1) Lettera abrogata dal D.Lgs. 2 settembre 1997, n. 314.

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Consulenze legali
relative all'articolo 3 TUIR

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Chiara R. chiede
lunedì 27/05/2019 - Piemonte
“Buongiorno,
nel 2018 ho percepito 6 mesi di dis coll dall'INPS, dopo la cessazione del mio contratto da Assegnista di Ricerca presso l'Università di Torino. E' stata la prima volta che ho potuto usufruire di questa indennità, pur avendo già avuto in passato altri assegni di ricerca, perchè la dis coll è stata estesa ad assegnisti e dottorandi con borsa solo dal 2017. L'Assegno di Ricerca figura nella Certificazione Unica come "reddito esente", nel mio documento del 2018 figurava infatti nella casella 469. L'Ufficio Assegni di Ricerca dell'Università di ...omissis... mi ha dato di recente conferma scritta che questo reddito non deve essere presentato nella dichiarazione dei redditi, non configurandosi come lavoro dipendente e la C.U. viene emessa solo per documentare le ritenute previdenziali alla Gestione Separata INPS e per l'eventuale presentazione dell'ISEE.
Nella C.U. 2019 emessa dall'INPS per l'indennità dis coll ricevuta l'anno scorso l'importo viene invece riportato nella casella 2, come reddito da lavoro dipendente a tempo determinato, mentre mi aspettavo comparisse come reddito esente, tale e quale l'assegno di Ricerca. Ho sollecitato spiegazioni in merito all'INPS, che sostiene che le indennità di disoccupazioni sono soggette ad IRPEF, ma secondo me non hanno chiaro che devono fare riferimento anche al tipo di reddito che l'indennità va a sostituire, come indicato nell'art.6 del TUIR come leggo nel vostro sito. Vi chiedo di far luce su questo problema e come posso chiedere rettifica del C.U. all'INPS in caso risultasse che ho ragione io.
Grazie per l'attenzione,
cordialmente

Consulenza legale i 02/06/2019
A norma dell’art. 3, comma 3, lett. a) del TUIR sono esclusi dalla base imponibile i redditi esenti.
Nell’ambito di tale tipologia di redditi rientrano gli assegni per la collaborazione ad attività di ricerca conferiti dalle università, dagli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano, dagli enti pubblici e dalle istituzioni di ricerca di cui all’art. 8 del D.P.C.M. 30 dicembre 1993, n. 593, e successive modificazioni e integrazioni, dall’Enea e dall’ASI, così come precisato nell’Appendice del fascicolo 1 relativo alle istruzioni per la compilazione del Modello Redditi Persone Fisiche.
Infatti, sebbene la normativa fiscale delle borse di studio preveda un generale criterio di imponibilità ai fini dell’IRPEF, disposto dal comma 1 lett. c) dell'art. 50 del T.U.I.R., , che assimila ai redditi di lavoro dipendente “le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante”, vi sono, tuttavia, alcune ipotesi di esenzione specificamente individuate.

Tra le ipotesi di esenzione, ai sensi dell’articolo 6, comma 6, della legge 30 novembre 1989, n. 398, sono previste le borse di studio erogate dalle Università e dagli istituti di istruzione universitaria per:
  • la frequenza dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione;
  • i corsi di dottorato di ricerca;
  • lo svolgimento di attività di ricerca post-dottorato;
  • la frequenza di corsi di perfezionamento all’estero.
In particolare, il richiamato articolo 6 prevede che alle borse di studio sopra indicate si applicano le “disposizioni in materia di agevolazioni fiscali di cui all’articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476”.

In base a tale norma “Sono esenti dall'imposta locale sui redditi e da quella sul reddito delle persone fisiche le borse di studio di cui all'art. 75 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 e gli assegni di studio corrisposti dallo Stato ai sensi della legge 14 febbraio 1963, n. 80, e successive modificazioni, dalle regioni a statuto ordinario, in dipendenza del trasferimento alle stesse della materia concernente l'assistenza scolastica nell'ambito universitario, nonché dalle regioni astatuto speciale e dalle provincie autonome di Trento e Bolzano allo stesso titolo”.
Sono, altresì, esenti dall’IRPEF, ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 447, gli specifici assegni ivi previsti per la collaborazione ad attività di ricerca in favore di dottori di ricerca o laureati in possesso di idoneo curriculum scientifico.
Da ultimo, la legge 3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo, all’articolo 4 prevede l’applicazione del regime di esenzione dall’IRPEF di cui all’articolo 6, comma 6, della legge n. 398 del 1989, anche alle borse di studio per dottorato di ricerca, nonché alle borse di studio conferite dalle università per attività di ricerca post-lauream.

Venendo ora al tema della indennità di disoccupazione mensile, denominata DIS-COLL, occorre precisare che la stessa è stata istituita con l’articolo 15, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, in via sperimentale per l’anno 2015, in favore dei collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2015.
Successivamente, con ulteriori interventi normativi (articolo 1, comma 310, legge 28 dicembre 2015, n. 208 e articolo 3, comma 3 octies, decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19) il legislatore ha esteso la tutela rispettivamente agli eventi di disoccupazione verificatisi a far data dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 e dal 1° gennaio al 30 giugno 2017.
Infine l’articolo 7, legge 22 maggio 2017, n. 81, ha disposto, attraverso la modifica e integrazione dell’articolo 15 del modificato d.lgs. 22/2015, la stabilizzazione e l’estensione dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa DIS-COLL.
In particolare l’articolo 15, comma 15, del modificato d.lgs. 22/2015, ha previsto che a decorrere dal 1° luglio 2017 l’indennità DIS-COLL sia riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, nonché agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla data del 1° luglio 2017.
Il medesimo comma 15 bis ha inoltre disposto che a decorrere dal 1° luglio 2017 per i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio che hanno diritto di percepire la DIS-COLL, nonché per gli amministratori e i sindaci di cui al comma 1 dell’articolo 15 del modificato d.lgs. 22/2015, è dovuta un'aliquota contributiva aggiuntiva pari allo 0,51%.

In merito al trattamento fiscale, la Circolare INPS n. 115 del 19 luglio 2017, al punto 5, ha precisato che l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai soggetti in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° luglio 2017 in avanti è considerata - come quella riconosciuta ai soggetti in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2017 e fino al 30 giugno 2017 - ai sensi del comma 2, art. 6 del Tuir, reddito imponibile della stessa categoria dei redditi sostituiti o integrati e, pertanto, la ritiene soggetta al regime della tassazione ordinaria, ai sensi dell’art. 23 del DPR 600/73, con le aliquote previste all’art. 11 del T.U.I.R. e con il riconoscimento delle detrazioni di cui all'art. 12 del T.U.I.R. e all'art. 13 del T.U.I.R. del Tuir se richieste.
In considerazione di ciò, nella medesima circolare è precisato che l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, opererà a fine anno 2017 il conguaglio fiscale e rilascerà la relativa certificazione fiscale (mod.CU).

L’art. 6, comma 2, del TUIR, prima citato, dispone che i proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti.
La norma non dice che l’indennità è assoggettabile al medesimo trattamento tributario del reddito sostituito ma soltanto che costituisce reddito della medesima natura. Probabilmente in considerazione di ciò, l’INPS ha fondato il proprio convincimento sul fatto che il reddito in sostituzione del quale viene percepita l’indennità è, come detto prima, in via generale assimilabile a quello di lavoro dipendente, così come disposto dall'art. 50 comma 1 lett. c) del TUIR, prescindendo quindi dalle ipotesi di esenzione specificamente individuate dalle successive norme prima indicate.

È, tuttavia, condivisibile il dubbio che non si debba prescindere dal considerare anche tali disposizioni e, quindi, che l’indennità percepita a fronte di un reddito esente, seppure assimilabile a quello di lavoro dipendente, possa essere considerata essa stessa esente.
È chiaro che l’INPS non potrà modificare la certificazione unica rilasciata, avendo ormai assoggettato l’indennità corrisposta al regime della tassazione ordinaria.
Potrebbe essere, invece, opportuno presentare un'istanza all'Agenzia delle Entrate per ottenere chiarimenti in relazione al caso concreto e personale di cui si discute facendo ricorso all’istituto dell’interpello di cui all’art. 11, comma 1, lettera a) della legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente).

Nell’istanza, che va indirizzata alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del richiedente, si potrà prospettare la soluzione che la DIS-COLL debba essere considerata esente quando venga percepita in sostituzione di redditi esenti per espressa disposizione di legge.
Laddove l’amministrazione finanziaria dovesse condividere la soluzione prospettata o, qualora non si pronuncia nei termini di legge e si forma il silenzio assenso sulla soluzione interpretativa indicata, si potrà chiedere il rimborso delle imposte versate in riferimento all’indennità di cui si discute.
Si ricorda, da ultimo, che il parere espresso dall'Agenzia non vincola il contribuente, che può comunque decidere di non uniformarsi.