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Articolo 608 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Abuso di autorità contro arrestati o detenuti

Dispositivo dell'art. 608 Codice penale

Il pubblico ufficiale, che sottopone a misure di rigore non consentite dalla legge una persona arrestata o detenuta di cui egli abbia la custodia, anche temporanea, o che sia a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell'Autorità competente(1), è punito con la reclusione fino a trenta mesi.

La stessa pena si applica se il fatto è commesso da un altro pubblico ufficiale [357], rivestito, per ragioni del suo ufficio, di una qualsiasi autorità sulla persona custodita (2).

Note

(1) La disposizione opera sul presupposto di un legittimo arresto o di una legittima detenzione cui è seguito un'indebita restrizione della libertà del soggetto, diversamente verrebbe infatti ad applicarsi il delitto di arresto illegale ex art. 606.
(2) Se si verificano percosse, lesioni o minacce, la norma in esame concorrerà con i reati di cui agli artt. 581, 582 e 612.

Ratio Legis

La disposizione in esame tutela il bene della libertà personale del soggetto detenuto, garantendo altresì l'interesse della P.A. ad uno svolgimento corretto delle proprie funzioni.

Spiegazione dell'art. 608 Codice penale

I delitti contro la libertà personale sono posti a tutela della libertà di movimento e di spostamento, che solo lo Stato, per mezzo dei suoi organi giurisdizionali, può limitare. La libertà personale rappresenta un diritto inviolabile ai sensi dell'articolo 13 della Costituzione, prevedendosi all'uopo la riserva assoluta di legge.

La fattispecie in oggetto punisce la condotta di chi alteri il trattamento legale dell'arrestato o del detenuto, peggiorando indebitamente lo stato di privazione della libertà personale, mediante la privazione della libertà residua.

Il delitto si configura nei confronti del pubblico ufficiale che sottoponga il detenuto a misure di rigore non consentite dalla legge o a vessazioni, di guisa che il soggetto passivo riceva un trattamento restrittivo ulteriore ed indebito rispetto a quello disposto dal giudice.

L'elemento soggettivo consiste nella coscienza e volontà di far soggiacere la persona arrestata o detenuta a misure di rigore, con l'intenzione di restringere maggiormente la libertà residua.

Massime relative all'art. 608 Codice penale

Cass. pen. n. 31715/2004

Integra il delitto di cui all'art. 608 c.p. (abuso di autorità contro arrestati o detenuti), la condotta del pubblico ufficiale che sottoponga la persona arrestata, di cui abbia la custodia, a misure di rigore non consentite dalla legge e vessazioni, di guisa che la sfera di libertà personale del soggetto passivo subisca un'ulteriore restrizione oltre quella legale, insita nella custodia. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la valutazione del giudice di merito che ha ritenuto integrato il delitto di cui all'art. 608 c.p. nella condotta di alcuni carabinieri che avevano condotto un minore tratto in arresto nel garage della caserma, dove lo avevano costretto a stare seduto con i piedi sollevati per essere colpito ai malleoli, a subire il gioco del soldato ecc., così ponendo in essere una nuova e diversa costrizione rispetto a quella legale da cui era derivata la lesione della residua libertà del minore).

Cass. pen. n. 9003/1982

Per configurare il reato di cui all'art. 608 c.p. non basta l'impiego della violenza nei confronti della persona in custodia, ma occorre che la sfera di libertà personale del soggetto passivo subisca, per effetto della violenza, un'ulteriore restrizione.

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