La norma in commento punisce l’
impiego di beni culturali provenienti da delitto.
Il
reato si caratterizza per essere
plurioffensivo in quanto il
bene giuridico protetto è duplice: il c.d. patrimonio culturale (tutelato dall’
art. 9 Cost.) e il patrimonio economico del proprietario, soggetto pubblico o privato, del bene.
Si tratta di un
reato comune poiché può essere commesso da “
chiunque”.
La condotta criminosa consiste - al di fuori dei casi di concorso nel reato dei casi previsti dall’
art. 518 quater del c.p. e dall’
art. 518 sexies del c.p. - nell’impiegare beni culturali provenienti da delitto in attività economiche o finanziarie.
Questa fattispecie riproduce la struttura del reato di
impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita di cui all’
art. 648 ter del c.p.: cioè, vengono ripresi gli elementi costitutivi del delitto appena richiamato (per la cui analisi si rimanda al commento dell’
art. 648 ter del c.p.), con l’elemento specializzante dell’oggetto del reato che è un bene culturale mobile proveniente da delitto (per la nozione di bene culturale, si richiama l’
art. 2 del codice beni cult. e paesag.).
Poiché la fattispecie in commento riprende strutturalmente impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
ex art. 648-ter c.p., è possibile estendere a essa le soluzioni elaborate da dottrina e giurisprudenza in relazione al predetto delitto, adattandole alle specifiche caratteristiche dell’oggetto materiale del reato.
Il reato in commento si configura qualora
il bene culturale provenga dalla precedente commissione di un altro delitto. Il reato presupposto deve essere un delitto (la ricettazione non si realizza se il bene proviene da una
contravvenzione o da un illecito amministrativo).
Peraltro, ai sensi del comma 2 della norma in esame, il reato sussiste anche quando l’
autore del delitto presupposto non è imputabile o non è punibile o quando
manca una condizione di procedibilità in relazione a questo delitto.
Quanto all’
elemento soggettivo, è richiesto il
dolo generico: ossia, la coscienza del carattere culturale del bene e la volontà di destinare tale bene ad un impiego in attività economiche o finanziarie.